(Le nostre) Filippine con bambini

Un recap delle tappe che abbiamo scelto nelle nostre tre settimane nelle Filippine.

Carlotta Cerri
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Di ritorno in Europa dal Giappone, ci siamo fermati tre settimane nelle FIlippine e abbiamo scelto, come sempre, esperienze un po' off the beaten track. Ve lo faccio vedere e vi racconto qualche highlight. La prima parola che mi viene in mente? Scalzi.

Grazie Filippine, per tutto ciò che ci hai insegnato.

El Nido

Abbiamo passato circa una settimana sulla spiaggia nel piccolo e umile resort Eco Sanctuaries sulla spiaggia NacPan. Abbiamo fatto la nostra solita routine: lavoro, scuola e vita + camminate sulla lunga spiaggia. I bimbi hanno fatto un sacco di amici; una famiglia che abita poco più avanti ci ha invitati a casa loro, ci ha offerto noci di cocco, i bimbi hanno giocato a pallacanestro (un cerchio di metallo attaccato a un albero in mezzo alla foresta); abbiamo imparato che il loro bagno e una fossa tra gli alberi e che ogni mattina i bambini caminano 2h ore arrivare a scuola e altre 2 per tornare. Abbiamo poi invitato i bimbi, Dave e Rexi, a mangiare a pranzo da noi e passare una giornata con Oliver ed Emily.

Hanno vissuto in questo buco che hanno fatto il primo giorno con altri bambini
Ogni giorno questi tramonti
Questa è una delle mie foto preferite
Emily che gioca con Banji

Purtroppo, non lo consiglierei perché un'azienda si è messa ad affittare quads (!) proprio su questa spiaggia e quindi ne passano in continuazione: che peccato quando le persone sono così disconesse dalla natura. 

Corón

Siamo stati una settimana in una casa galleggiante: le Paolín Houseboats nella laguna protetta Laknisan. Paolo è un italiano che dopo un grande dolore nella sua vita ha deciso di lasciare il suo lavoro in una multinazionale milanese, ha comprato una barca a vela e ha girato. Quando è arrivato in questa laguna, l'ha sentita casa. Ha fatto un patto con la tribù che possiede la laguna e ha creato un business in cui da lavoro ad almeno un membro di ognuna delle 250 famiglie della tribu.

All'isola di Corón (la cui silhouette dal mare sembra una fradgo sdraiato) si arriva solo in barca dal porto dalla città di Coron (che no, non è sull'isola di Corón) e qui a Paolín si gira solo in SUP o canoa: per andare a pranzo, prendi la canoa e vai al ristorante. Abbiamo fatto un'escursione di mezza giornata che ci ha portati a fare snorkeling, al Kayangan Lake e al Barracuda Lake: ma no, questo non posso descriverlo a parole. Posso solo dire che non tornerei in molte parti del mondo: qui sì.

Quando sei in una laguna incredibile, ma l'attrazione sono i gatti al ristorante 😅
Salendo verso uno dei laghi sull'isola di Corón
Lago Barracuda

Una delle mie cose preferite del viaggio: i nostri figli hanno infiniti genitori surrogati.
Paolo, il visionario che ha creato tutto questo.

La fattoria di Eden

Alex ha trovato questa fattoria su AirBnb e ha pensato, «Perché no? Mettiamoci in gioco!». Eravamo in camera con ragni, insetti e un geko che ci faceva la cacca sul letto; il bagno era all'aperto e la doccia un secchio con una catinella. 

L'unico spazio comune era il bancone della «cucina», ovvero un fuoco su brace in una «stanza» all'aperto creata su una struttura di cemento e coperta da un tetto di foglie di cocco: era lì che ogni giorno lavoravamo (ho finito di scrivere le ultime pagine del mio libro Cosa sarò da grande seduta su quella panchina) e dove mangiavamo colazione, pranzo e cena, preparati da Eden, una ragazza con tanta saggezza, conoscenza ed esperienza da non sembrare aver vissuto solo i suoi anni. Il resto era natura, alberi di ogni tipo (dal cacao all'ananas), cani, gatti, maialini liberi, galline, un bufalo di nome Toro che li aiuta ad arare i campi di riso.

Lo spazio comune

Proprio in quei giorni passava un tornado sulla costa, diretto verso il Giappone. Ha piovuto senza sosta per i 3 dei 4 giorni che siamo stati lì, la terra era fango, attraversata da piccoli fiumiciattoli. L'unico posto semi asciutto dove potersi sedere (in camera c'erano solo letti) erano proprio quelle panchine che vedi nella foto sopra. Sì, per un attimo mi sono pentita di aver prenotato per così «tanti» giorni, era davvero fuori dalla mia zona di comfort. Poi è successo questo:

Come passavano le loro giornate

I bimbi hanno tenuto gli infradito per un po', poi Oliver se li è tolti, Emily l'ha seguito e alla fine eravamo tutti più scalzi che non, a camminare nel fango. Non solo: per tutti e 4 i giorni i bimbi non si sono mai lamentati, non hai mai detto «Mi annoio», non ci hanno mai chiesto schermi. Hanno giocato con «nulla» – o con «tutto» ciò che conta e serve, ho poi pensato.

Ed è allora che l'ho capito. Ogni volta che io e Alex scegliamo esperienze che allargano la nostra zona di comfort, Oliver ed Emily non allargano la loro: la costruiscono. Non c'è una morale, mi piace che ognuno ci legga quello che sente: volevo condividerlo con te perché per me è stato un prima e un dopo nella riflessione sulla zona di comfort.

Con Eden, con cui hanno passato ogni secondo di ogni giorno

Grazie, Filippine, per i piedi sporchi e per tutto ciò che ci hai insegnato. Lascio le nostre storie in evidenza su IG qui.

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Carlotta
Ciao! Sono Carlotta, creatrice de La Tela e viaggiatrice a tempo pieno insieme alla mia famiglia, Alex, Oliver ed Emily.