Dobbiamo essere attivamente antirazzisti

31 maggio 2020, 7:20.

Alex, Oliver ed Emily stanno guardando il lancio di #spacex. La scena cambia dall'interno del razzo ai commentatori e Leland Melvin, un astronauta nero, è uno di questi.

Alex dice ai bimbi: "Anche quel signore è un astronauta".

Pausa.

Oliver: "Ma deve essere bianco, come gli altri due".

Alex è senza parole. Non ha idea del perché Oliver abbia fatto un commento del genere sul colore della pelle. Forse perché i due astronauti nel razzo erano bianchi.

Pensa per qualche secondo, poi dice: "Possono essere di qualsiasi colore".

Emily, "Rosa?".

Alex, "Certo".

Ma Alex è confuso. Oliver non ha mai, mai, mai commentato il colore della pelle prima d'ora. Prende tempo mostrando ai bambini un video di Leland Melvin che va nello spazio e nota che le tute spaziali sono tutte di diversi colori. Ed è allora che mette insieme i pezzi: Oliver stava parlando del colore delle tute. Melvin indossava una tuta blu nel video, gli astronauti nel razzo una bianca. In quel momento, Oliver dice:

“Qui è arancione!”, confermando il pensiero di Alex.

È incredibile quanto pregiudizio subconscio abbiamo, anche quando non vogliamo, anche quando cerchiamo di esserne consapevoli: la mente di Alex è andata dritta al colore della pelle, Oliver il colore della pelle non l’ha neanche notato.

Semplicemente dicendo "Possono essere di qualsiasi colore", prendendo tempo per riflettere su cosa dire, non tirando in ballo la pelle in nessun momento e non dando per scontato di capire il significato delle parole di Oliver, Alex ha salvato la situazione. Ma sarebbero bastate poche parole diverse (tipo “anche le persone nere possono andare nello spazio”) per mettere nella testa dei bambini che il colore della pelle delle persone è qualcosa da notare.

Questo mi ha fatto pensare a una frase che mia sorella @crimedotcom ha condiviso stamattina: "Non è abbastanza essere non razzisti, bisogna essere attivamente antirazzisti". (Angela Davis)

Oggi più che mai.

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