Preferiti dei bambini

Un passo avanti e uno indietro

Una storia sull'essenza dell'essere genitore a lungo termine.

Fondatrice de La Tela
15 maggio 2021
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Se pensi che solo perché scrivo corsi online per genitori io sappia sempre come comportarmi con i miei figli, ti sbagli: anche se insegno a te l'Educazione a Lungo Termine, anche io a volte mi sento inadeguata come madre.

Sapere e saper fare non è la stessa cosa.

Soprattutto con Oliver, perché lui è così simile a me che spesso mi mette di fronte a uno specchio che non voglio vedere: il suo forte senso di giustizia, la sua frustrazione quando le cose non vanno come vuole, la sua inflessibilità, le sue grandi emozioni… spesso non le so gestire io, le mie grandi emozioni, come posso insegnarlo a lui?

Vorrei avere empatia, capirlo, stare dalla sua parte ed agire come il genitore che so essere in teoria. E invece spesso faccio fatica. Non solo: a volte, in quei momenti, faccio persino fatica a provare amore – e questo è uno di quei pensieri scomodi che fa bene all'anima trasformare in parole.

Ma aver deciso di Educare a Lungo Termine significa accettare che la mia relazione con i miei figli va di pari passo alla mia evoluzione personale. E quindi continuo ad analizzarmi, processare, imparare ed evolvere.

Faccio due passi avanti e tre indietro, perché non c'è progresso senza regresso.

L'aneddoto personale 

Oggi ti racconto un passo indietro e uno avanti – tutto nel giro di mezz'ora.

Siamo a fare una passeggiata, i bimbi sono in bici. Oliver è partito da casa felice, ma al primo incrocio noi tutti vogliamo andare da una parte e lui dall'altra. Si arrabbia e comincia ad andare veloce in bici.

Lo raggiungiamo, lo fermiamo e gli diciamo che non possiamo permettergli di andare in bici quando è arrabbiato, perché mette in pericolo se stesso e gli altri.

Quella che era iniziata come una mattinata piacevole si trasforma presto in malumore per tutti, complice il fatto che questi cambi d'umore sono frequenti nelle ultime settimane.

Siamo fermi sul marciapiede, proviamo a parlare, ma Oliver non vuole parlare, vuole solo rimontare sulla sua bici, ma non possiamo permetterglielo. Provo a mantenere la calma il più a lungo possibile, ma ormai sono al limite: Oliver mi urla di andare via. È la goccia che fa traboccare il vaso: gli dico «Tanto non avevo nemmeno voglia di stare qui con te» e me ne vado, lasciandolo lì con Alex.

Il passo indietro

Non sono riuscita a fare il passo più importante dell'Educazione a Lungo Termine: focalizzarmi prima sul mio comportamento e regolare me per beneficiare la relazione. So che in queste situazioni la mia calma è la sua calma e so che non perdere la pazienza è l'unico comportamento produttivo, ma questa volta la teoria non si è trasformata in pratica.

Torno a casa con Emily e aspetto che arrivino anche Oliver ed Alex. Arrivano dopo un po', a piedi, Alex spingendo la bici di Oliver.

Oliver è ancora arrabbiato e rimane fuori, seduto su un tronco.

Riparare è lo strumento più potente

Ora che sono calma e ho avuto tempo di processare, so che è la mia occasione per riparare: su La Tela sappiamo che riparare è uno degli strumenti più importanti che abbiamo nella nostra cassetta degli attrezzi. Fortunatamente, negli ultimi anni ho potuto fare tanta pratica e ora ci metto meno tempo a trasformare la rabbia / frustrazione in comunicazione e riparazione.

Vado da Oliver e gli chiedo se posso sedermi con lui o se ha bisogno di più tempo. Non mi guarda, ma mi fa cenno di sedermi.

Stiamo in silenzio un po' e poi metto da parte tutto l'orgoglio e l'educazione tradizionale che ho ricevuto. Non gli faccio un sermone tipico della gerarchia genitore-figlio «Andare in bici quando sei arrabbiato è sbagliato blablabla», che porterebbe più distanza e meno connessione. 

Invece, mi prendo carico prima della mia parte. E gli dico:

«So che è difficile gestire la rabbia, soprattutto quando sentiamo che quello che sta succedendo è ingiusto. Tu volevi andare in bici e noi non te lo permettevamo: questo ti è sembrato ingiusto. È vero? [fa sì con la testa] Sì, ti capisco. Voglio dirti che io ho sbagliato, ho perso la pazienza e mi dispiace. La prossima volta vorrei provare a fare le cose diversamente, sto imparando. Ora sei più calmo?».

Mi guarda e mi abbraccia. Quando un bambino (una persona) si sente visto e capito, le barriere si abbassano, le distanza si accorciano e ha anche più voglia di collaborare. Questo è ciò che vogliamo per la relazione a lungo termine, la squadra: siamo «io e te contro il problema», non «io contro di te». 

Parliamone

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