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Su Montessori contro il mondo «reale»

Educo mio figlio Montessori, ma fuori "il mondo reale" è tutt'altro: come faccio?

Carlotta Cerri
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«Educo mio figlio Montessori, ma fuori "il mondo reale" è tutt'altro: come faccio?».

Ricevo spesso questa domanda: quando si sceglie un'educazione alternativa a casa, come si affronta il mondo reale? I genitori mi scrivono: «A scuola usano castighi e punizioni e Montessori per noi non è un'opzione; i nonni, con tutte le buone intenzioni, non riescono a cambiare i loro metodi. In casa applichiamo Montessori, ma nella vita reale posso fare poco. Come aiuto i miei figli?».  

Magari è vero che che nella "vita reale" si possa abbia poco controllo, ma so per certo che anche i genitori che mandano i bambini alla scuola tradizionale o che li lasciano con i nonni lunghe ore, a casa possano scegliere (e trarre benefici da) Montessori, respectful parenting, educazione dolce, disciplina positiva per educare i propri figli a casa.

Il nucleo famigliare (soprattutto nei primi sei anni) è il punto di riferimento più importante per un bambino. Quello che fanno i genitori in casa è ciò che farà la differenza tra la percezione di giusto e sbagliato nella mente dei bambini. Questo è esattamente l'aiuto di cui i bambini hanno bisogno per affrontare un mondo diverso da quello che trovano in casa.

Ma vi inviterei a riflettere sulle parole: la vita reale. Parlare di realtà riferendosi a quello che trovate fuori casa sminuisce le scelte che fate in casa. L'educazione a lungo termine che avete scelto È LA VOSTRA REALTÀ.

Credeteci, fate della vostra scelta una parte del vostro stile di vita – non solo un metodo di educazione che va un po' contro corrente — e vi assicuro che anche la vostra mentalità cambierà.

Gli altri e il loro comportamento non possiamo controllarli. Il mondo fuori sarà sempre meno ideale di quello che possiamo creare noi stessi in casa, dove tutto dipende da noi e dal lavoro che siamo disposti a fare su noi stessi. L'educazione a lungo termine non è mirata al mondo fuori, è un percorso intimo e personale dell'individuo che si riflette sulla famiglia – e che, chissà, magari ispira altri individui e altre famiglie.

Nella pratica

E per rispondere alla domanda "Come aiuto i miei figli?" in termini più pratici:

  • Parlate con loro delle scelte degli altri (insegnanti, nonni…), senza giudizio: descrivete una situazione e fate notare la differenza con ciò che fate voi, come famiglia, in casa;
  • Fate loro domande, chiedete che cosa hanno provato quando hanno sentito una determinata frase ("se non stai fermo, arriva l'uomo cattivo") o visto una determinata azione (l'insegnante che mette l'amico in punizione);
  • Chiedete loro "E noi come facciamo nella nostra famiglia?". Usate questa espressione "nella nostra famiglia" quando affrontate questi argomenti, per far notare che possiamo scegliere di fare diversamente dagli altri, che possiamo educarci in maniera diversa, che possiamo scegliere le parole che usiamo, i comportamenti, le (re)azioni: questo aiuta i bambini a capire che come ci comportiamo e quello che diciamo è SEMPRE una scelta personale.
  • Siate coerenti nelle vostre scelte. Non cedete alle minacce o alle bugie bianche quando nient'altro sembra funzionare. Non perpetuate comportamenti e mentalità che non vorreste vedere nei vostri figli. Abbiate fiducia nell'educazione che avete scelto e nel cambiamento che volete promuovere. Se vogliamo che il "mondo reale" sia sempre meno diverso, dobbiamo educare prima noi stessi.  

Crescere i nostri figli a lungo termine potrebbe non sembrare che abbia senso nel nostro presente, ma farà la differenza nel loro futuro.


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