Preferiti dei bambini

Pensieri a ragnatela sulla religione

Dopo una delle tante discussioni con mia madre che non accetta che non credo in Dio.

Fondatrice de La Tela
16 dicembre 2015
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Al momento di questo post, Oliver ha 9 mesi.

Negli ultimi dieci giorni la mia mamma è stata qui. Come ogni volta che ci ritroviamo per più di qualche giorno sotto lo stesso tetto, l’inevitabile confronto sulla religione si fa strada in punta di piedi per poi esplodere inferocito. Quando si tratta di religione, siamo ai poli apposti, io e la mia mamma.

Lei crede, io no. Sono stata cresciuta cattolica, ho il battesimo, la comunione e perfino la cresima. Poi la mia amica Paola si è suicidata. Del suo funerale ho un solo ricordo, a parte il dolore: sua madre, con un sorriso sulle labbra, si alza e dice — mi permetto di parafrasare —, «sono felice perché so che la mia Paola è con Dio».

Allora avevo i miei dubbi di adolescente su Dio, ma per lo più credevo.

Quel giorno, però, per una ragione misteriosa, quelle parole innescarono una bomba ad orologeria nella mia mente, che sarebbe presto esplosa lasciando dietro di sé un più totale e permanente ateismo.

Che mia madre non ha mai apprezzato, né accettato.

Questa volta, la conversazione nacque dalla mia frase «Nessun dolore al mondo mi farebbe credere di nuovo in Dio. O credi o non credi». Probabilmente in risposta a qualcosa del tipo, «Non permetterti mai di sfidare Dio, anche se non ci credi».

Questo mi porta alla prima ragione per cui oggi, dopo 14 di ateismo, 14 anni dal suicidio di Paola, non sono religiosa.

La mancanza di flessibilità

Questa è una delle ragioni per cui non credo in Dio. Perché noto che spesso la fede manca di logica e flessibilità, che per me sono veri e propri valori.

Come si può sfidare qualcosa che non si crede esista?
Perché parlare di Dio senza fede è sfidarlo?

Se credessi che i vampiri non esistono e lo dicessi ad alta voce, nessuno mi direbbe Non sfidare i vampiri. Per me, Dio e i Vampiri sono la stessa cosa, perché non credo che nessuno dei due esista. Non temo una punizione divina, perché non credo che ne esista l’artefice.

Credo, invece, nella scienza, nella natura, nell’energia che ognuno di noi trasmette e amo la teoria di Neil De Grass Tyson: siamo tutti polvere di stelle. Se per te questo è Dio, allora credo in Dio. Pe me è così semplice – e se chi crede in Dio fosse più flessibile, penso che lo vedrebbe allo stesso modo.

L'uso della paura

Quando ero incinta di Oliver e ho comunicato a mia madre che non avrei battezzato i miei figli, mi ha detto che li stavo condannando all’inferno. Lasciai perdere, perché, da non credente, è una frase che non mi tocca.

Ma l'uso della paura per ottenere obbedienza è sicuramente un’altro dei motivi per cui non credo. Ci sono già così tanti mostri reali — le malattie, le carestie, i demoni nella propria mente, gli esseri umani che fanno le guerre — di cui avere paura e per cui confrontare quotidianamente il pensiero della paura, che non mi sembra necessario vivere anche nel timore di un’irreale punizione divina.

E poi non mi piace comunque il concetto di non fare del male per non ricevere una punizione, l'inferno. Come non mi piace il concetto che si debba fare del bene per ottenere una ricompensa, il paradiso. Cresco perfino i miei figli senza premi né punizioni, per instillare in loro autostima, auto regolazione, auto motivazione: lo stesso, voglio imparare ad applicarlo alla mia vita.

Accettare la morte senza aldilà

L’ho già scritto in vari post, perché la morte, da sempre, mi spaventa e con la morte, da Paola, faccio i conti nella mia mente. Voglio confrontarmi quotidianamente con il pensiero della morte, ma non con l’idea di andare in un posto migliore: semplicemente pensando che il corpo smetterà di funzionare e cesserà l’esistenza su questa terra.

Questo è banale, lo so, ma sono convinta che solo ricordarsi che possiamo morire possa farci apprezzare davvero che adesso stiamo vivendo. Pensare alla mortalità del corpo, alla fine di ciò che abbiamo, ha un retrogusto dolceamaro.

Creare ponti invece di pareti

La religione, per come l'ho conosciuta crescendo in Italia, innalza muri tra culture. Non promuove accettazione dell’altro, soprattuto se di un credo diverso o se non in linea con l’idea di essere umano che si trova nella Bibbia – etero, bianco, con un ruolo sociale ben definito.

Io voglio insegnare ai miei figli — attraverso la scoperta del mondo, il multilinguismo, l’idea montessoriana di educare alla pace — a creare ponti tra culture, non muri.

Parliamone

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