Perché l'avverbio si chiama avverbio e non avaggettivo??
L’altro giorno, durante una lezione di italiano, uno dei miei studenti inglesi mi ha fatto una domanda simpatica:
Perché l’avverbio si chiama avverbio e non avaggettivo?
Nonostante la sua apparenza forse banale e stupidina, la domanda racchiude in sé un fondo di verità: l’avverbio, infatti, come tutti sappiamo, può modificare il significato — o, per meglio dire, l’azione — di un verbo (da cui, apparentemente, potrebbe derivare la parola avverbio), o la qualità di un aggettivo, quando in unione con esso.
Due esempi pratici per rinfrescarci la memoria
Carlotta chiamò immediatamente la polizia — l’avverbio immediatamente modifica l’azione del verbo e ci dice che Carlotta non solo ha chiamato la polizia, ma che lo ha fatto immediatamente.
Carlotta è una persona piacevolmente testarda — l’avverbio piacevolmente modifica radicalmente la qualità dell’aggettivo e ci dice che il parlante non ritiene la testardaggine di Carlotta una sua caratteristica negativa.
Con questa premessa, sembra quasi lecito chiedersi perché, allora, l’avverbio si chiami avverbio e non avaggettivo.
La risposta affonda le sue radici nel latino e ci dimostra che nell’etimologia, così come nella vita, le apparenze ingannano.
La parola avverbio deriva dal latino ed è composta dalla particella AD, che significa vicino, presso e dal sostantivo VERBUM, che non significa verbo, bensí parola, vocabolo — e sia aggettivi, sia verbi sono, appunto, parole.
Ricapitoliamo.
Perché l’avverbio si chiama avverbio e non avaggettivo?
Perché deriva da latino AD+VERBUM e verbum, in latino, significa parola. Quindi, per farla semplice, l’avverbio è quella parte indeclinabile del discorso che sta vicino alla parola.