Preferiti dei bambini

Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di educare con calma.
Oggi parliamo di educare alla diversità, un tema che sulla tela cista davvero
particolarmente
a cuore perché crediamo che sia la chiave di volta di molte altre convers
azioni importanti.
Per farlo mi piacerebbe partire da una frase che sentiamo o leggiamo spesso, va
bene
estre diversi.
È una frase che spesso nasce da intenzioni valide, vuole accogliere, vuole
includere,
vuole rassicurare e pure quando diciamo a un bambino va bene estre diverso, st
iamo
comunque suggerendo anche se in modo implicito che esiste una norma e che lui o
lei o qualcun'altro
in qualche modo si colloca fuori da quella norma.
Come se ci fosse uno sfondo neutro, uniforme, e poi delle eccezioni che si dist
inguono, ma
la realtà è una altra, la realtà è che non esiste uno sfondo neutro, non es
iste una norma
da cui ci si discosta, esistono solo differenze, siamo davvero tutti unici e
quindi tutti
diversi.
Sul tela torniamo spesso su questo tema io personalmente torno spessissimo su
questo argomento
su questa conversazione con i miei figli e ci torniamo da prospettive diverse,
anche attraverso
strumenti molto concreti pensati proprio per i bambini, due di questi sono le
nostre famosissime
guide anti tabu che dal 2020 rompono, sgreto la nottivamente i tabu nelle famig
lie italiane,
ne abbiamo vari e ma quelle più evidenti per educare alla diversità in man
iera proprio attiva
sono storia arcovaleno che nasce con l'idea di accompagnare i bambini e noi
adulti insieme
a loro, anzi forse prima noi adulti a guardare alla diversità di genere, non
come a qualcosa
da tollerare, ma come alla struttura stessa della realtà esistono vari tipi di
amore, esistono
vari modi di amare e nessuno è giusto, nessuno è sbagliato.
E l'altra è siamo tutti unici e diversi che ci accompagna ad avviare e nutrire
la conversazione
sulla disabilità, che è una porta d'accesso incredibilmente accessibile, scus
ate il gioco di
parola, per educare alla diversità.
Le guide anti tabu sono strumenti in cui crediamo molto e riduttivo dirlo così
, ma sono proprio
delle basi, delle fondamenta per noi, della nostra offerte, della nostra prop
osta sulla tela,
perché contengono strumenti sia per il genitore che i bambini, il libro per l'
infanzia può
essere poi davvero un motore immenso e potentissimo per avviare la convers
azione.
E quando la avviamo così con intenzione in maniera attiva la conversazione non
resta teorica
e non viene rimandata ai momenti giusti, sto facendo le virgolette con le mani,
che poi in
realtà rischiano di non arrivare mai, ma entra proprio nella cuoti di anità,
creando quello
spazio, condiviso, in cui tutte le domande, tutti i dubbi dei bambini possono
essere accolti
e approfonditi, in cui si può parlare di quella cosa lì, perché spesso i b
ambini hanno solo
bisogno di questo, di qualcuno che gli dica, "Hey, guarda che di questa cosa
nella nostra
famiglia si può parlare", uno dei messaggi importanti che offreamo in questi
contenuti
è proprio che la diversità non è un eccezione alla norma, la diversità è
la norma stessa,
ognuno è diverso in modo suor, rispetto a qualcuno in qualcosa, quel prato
verde è compatto
che da lontano sembra tutto uguale, setti avvicini è fatto di infinite variet
à di colori
e consistenze, non so se l'avete mai notato andando in montagna, io me lo ric
ordo perfettamente
in nova Zelanda che magari stavamo facendo un sentiero che ci portava questa
collina completamente
verde e poi quando arrivavili, invece non era completamente verde, ma era fatta
di tantissime
chiazze di terra, di marroni diversi, e questa differenza nell'educazione non
è piccola,
perché se continuiamo a parlare della diversità come qualcosa da accettare,
da tollerare, il
messaggio che rische di arrivare ai nostri figli e che le differenze siano
qualcosa da gestire,
più che da comprendere. Se invece iniziamo a raccontarla per quello che è, ov
vero una condizione
condivisa, il modo in cui funziona il mondo, in cui funzionano tutte le persone
, allora cambia
anche il modo in cui i bambini guardano se stessi e gli altri. Ok, mi sono pers
a in una delle
mia ragnatele di pensieri, ma questo concetto è quello di cui ho parlato in
maniera un pochino
più strutturata, anzi molto più strutturata, in una newsletter passata che ho
chiamato la diversità
come mindset di vita, venne leggo un pezzettino. Sentirsi diversi e accettarlo
è un tema
amicaro perché le nostre scelte di vita ci hanno portati a essere diversi
dalla maggior parte delle
persone che conosciamo e qui ho messo diversi tra virgolette. Viviamo in un van
, viaggiamo tempo
pieno e facciamo homeschooling. Mamma, noi siamo diversi da molte persone, mi
disserò un giorno,
come è dato di fatto dopo l'ennesimo. Ma voi non andate a scuola, detto da un
nuovo amico stupito
al parco giochi. Lo notano anche se non ci siamo mai definiti diversi, anche se
evitiamo con
intenzione di giudicare, scelte e stili di vita altrui, a partire da come gioc
ano altri
bambini al parco giochi o come si comportano altri genitori. E per me era
importante non parlare
della nostra diversità come di qualcosa che riguarda solo noi, ma come di
qualcosa che
accomuna tutti, perché siamo tutti diversi. Anche coloro che ci sembrano più
simili, a noi, siamo
prati verdi e homogenei da lontano, ma da vicino abbiamo chiazze di terra in
vista e una natura
biodiversa. Nessuno è scluso. Oggi Oliver ed Emili vivono la nostra diversità
come una
caratteristica, né positiva, né negativa e non solo nostra. È una caratter
istica che appartiene
a tutti gli individui, in maniera diversa, accogliere e normalizzare la divers
ità come tra virgolette
condizione di ogni individuo. Ci ha insegnato, non solo, a vivere la quasi come
se fosse un mindset
di vita, ma negli anni ha anche per me i suoi bambini di non prendersela quando
li fanno sentire
diversi in maniera poco piacevole. Un giorno, per esempio, eravamo in un agrit
urismo e Oliver
ed Emili giocarono a lungo con un gruppo di bambini. Alla sera ci chiesero,
cosa è Nike?
Io e Alex rimanemmo sorpresi e chiedemmo perché volessero saperlo, ci raccont
arono che ne
avevano parlato gli altri bambini, ma come? Non sapete che cos'è Nike? Gli ave
vano detto
ridendo, "Hey Luca, hai sentito? Non sanno che cos'è Nike?" disse uno. Gli ch
iedemmo
come li aveva a fatti sentire. Gli sembro strano che quei bambini ridessero per
qualcosa
che non faceva davvero ridere secondo loro, ma erano più curiosi che scomodi.
Vi ha dato
fastidio, ho chiesto loro. No, abbiamo risposto a tutte le loro domande sul
nostro stile di vita
e poi abbiamo continuato a giocare. Risposero. Spiegammo loro che cos'è la
marca Nike e che va
di moda tra i giovani e parlamo dell'importanza di imparare a non camminare per
forza su una strada
solo perché ci camminano tutti, anche perché non è mai tutti. Poi ci assicur
amo che sapessero
che quello si chiama "prendere" in giro e che non è gentile il modo in cui que
i bambini
avevano approcciato la diversità era da bulli, anche se era mossa dalla curios
ità.
Approfettammo anche per riflettere sul fatto che quel modo di fare e di parlare
racconti più
della loro poca gentilezza che della nostra diversità. Vedere la diversità
come un'esperienza normale
e comune della vita di ognuno ci aiuta anche ad potenziare il bullismo che sp
esso si nutre
proprio della scomodità che nasce dalla diversità altrui. Ecco all'inizio di
questo episodio ho detto
che il tema dell'educazione alla diversità è estrettamente intrecciato a mol
te conversazioni importanti
e una di queste è proprio quella sul bullismo. A questo proposito vi ricordo
che sulla tela potete
trovare tutta la nostra offerta anti bullismo, che è una raccolta di contenuti
,
construmenti con creti per genitori, insegnanti e bambini tra cui le nostre due
masterclass sul bullismo,
una pensata per genitori e insegnanti e una invece destinata a essere vista
proprio da bambini e ragazzi,
anche insieme a i genitori. Io per esempio lo vista proprio da poco con i miei
figli che hanno adesso
9 e 11 anni. Settivati a profondire l'argomento, ne ho parlato anche in un
episodio del podcast e in un articolo
del blog, vi lascio entrambi nei relazionati a questo episodio sulla pagina
della tela. Basta che
andiate sulla tela.com/podcast e cerchiate il numero dell'episodio oppure and
ate sulla tela.com e nella
lente di ricerca scrivete il titolo di questo episodio e lo trovate facilmente.
Quindi questo è il punto.
Possiamo passare da va bene essere diversi, a siamo tutti diversi. La divers
ità è la condizione
umana per eccellenza. Quando iniziamo davvero a guardare così questo tema,
cambia anche il modo in cui
stiamo dentro ad alcune fatiche della quotidianità. Ad esempio, quante volte
ci siamo preoccupati che
nostro figlio potesse sentirsi diverso? Quante decisioni abbiamo preso, ostiamo
prendendo proprio per
evitare che succeda. Magari pensiamo, se non gli compro quella marca di Scarpe,
se non lo lascio guardare
quei film di cui parlo a tutti. Se non gli do ancora al cellulare, se faccio
homeschooling, poi si
sentirà diverso dagli altri. E sì, certo, posso succedere che si senta diver
so e allora la domanda diventa.
Questo è davvero un problema. Anche su questo mi piacerebbe leggervi ancora un
pezzettino di quella
newsletter. La scomo di tà spesso appartiene a noi adulti. A volte ci preoccup
iamo che i nostri
figli sperimenti in emozioni scomode di fronte alla diversità, ma poi se and
iamo a scavare,
scopriamo che quella paura è solo nostra e spesso non è nemmeno un'emozione
nuova e un riflesso
di ferite aperte, quando eravamo noi bersaglio di dita puntate. È una sens
azione che affonda le sue
radici nel passato e che continuiamo a trascinarci nel presente. Come quella
volta che ci siamo sentiti
diversi perché eravamo gli unici senza cellulare a scuola, o non poter ancora
uscire la sera, o non
ricevere regali a Natale, o per i vestiti che indossavamo, o perché non parlav
amo bene la lingua,
perché vivevamo in campagna, negli anni ti assicuro, ho sentito le storie più
incredibili.
Ognuna si era insinuata in uno o nell'altro genitore e si rifletteva sulle scel
te con i loro figli.
Scelte fate per tutelare i bambini dalla scomo di tà, ma in realtà per proteg
gere se stessi ed
evitare di tornare a rivivere quella sensazione indirettamente attraverso di
loro. Possiamo
scegliere di non trasmettere ai nostri figli, i nostri traumi e possiamo farlo
solo in domina
lavorando su di noi. Provà a osservare e riscrivere il tuo rapporto con il
sentirsi diversi, esplore la
tua storia personale, ritorno sui momenti della tua vita in cui hai sentito il
peso della nona
partenenza della diversità e mentre esplori quella storia nota anche tutte le
emozioni che si
collegano al bisogno di appartenere e al disagio della diversità. Riconoscere
questi pattern e già un
primo passo e ti aiuta a non riversare le tue paure sui tuoi figli che è un
preziosissimo allenamento
da portare in ogni relazione. Magari adesso stai pensando, ok Carlotta ma
quindi quando
nostro figlio, nostra figlia arriva da noi con quella sensazione, quella di
sentirsi diverso, di
sentirsi fuori posto. Allora cosa facciamo? Cosa diciamo? Ci sono delle frasi
che spesso usiamo quasi
automaticamente in questi momenti. Frasi che sono detto con amore, con intenz
ione di proteggere,
di rassicurare, ma che a volte rischiano di passare ai bambini un messaggio
diverso da quello che
volevamo trasmettere. Vi porto due di questi esempi, di questi copioni
automatici perché sono quelli
che i genitori mi condividono più spesso. Il primo è, ma che ti importa, tu
pensate, è una frase che
nasce dal desiderio di alleggerire e dire, non dare peso a quella presa in giro
, a quella esclusione,
a quel commento, ma spesso quello che arriva ai bambini e qualcosa di diverso,
il messaggio che arriva
è quello che senti in questo momento, non conta poi così tanto. Invece, prima
ancora di aiutarvi
bambini a lasciare andare, la cosa più importante è sempre, sempre, sempre
stare li con loro, in quel
disagio e fargli sentire che quello che provano ci interessa, come ti ha fatto
sentire, cosa hai pensato
in quel momento, che cosa hai provato? Sentirsi capiti e visti aiuta molto più
che sentirsi rassicurati
troppo in fretta. Il secondo copione automatico che vi invito a cambiare questo
, tu sei speciale,
peggio per loro se non ti capiscono. Anche qui, l'intenzione è bellissima, vog
liamo proteggerli,
rinforzarli, ricordarli il loro valore, però senza corgercene rischiamo di cre
are una separazione,
noi dona parte gli altri dall'altra, i sensibili i diversi i migliori contro
chi non capisce. Invece,
possiamo proprio spostare il focus, capisco che tutti sia sentito diverso in
quel momento. Secondo
tre c'è qualcosa per cui anche loro a volte si sentono diversi. Questa, chiar
amente seguita da tutto
quello che abbiamo detto prima, quindi rimanere con loro prima in quel disagio
perché prima dobbiamo
connettere e poi razionalizzare, prima dobbiamo connettereci al corpo, all'emoz
ioni e poi andare al
piano di sopra del cervello che è la logica. Ma questa è una prospettiva che
cambia anche il modo in cui
accompagniamo alcune scelte familiari che magari possono far sentire i bambini
diversi in certi contesti,
perché a questo punto il focus si sposta da come faccio a evitare che mio fig
lio si senta diverso,
a come posso aiutare mio figlio, mia figlia, a stare dentro a quella sensazione
, senza vivere la come
qualcosa che lo separa dagli altri, o lo fa sentire da meno, lo fa sentire sbag
liato. Quando parlo di tutto
questo, uno degli esempi che vi porto di più è proprio quello sul cellulare,
che è una fatica davvero,
molto concrete e molto diffusa tra le famiglie, e che cominciamo a vivere
sempre prima, purtroppo,
e che ha moltissimo che fare con l'educazione alla diversità, con quella sens
azione di non appartenere
se non abbiamo il cellulare. Questo noi lo sappiamo molto bene perché tantiss
ime famiglie sulla tela che
fanno l'educazione al benestre digitale insieme a noi scegono di aspettare
prima di dare uno smartphone
in modo consapevole e coerente con i propri valori, e poi magari arriva al
momento però in cui il figlio
la figlia torna a casa e lo presenta proprio come una richiesta dicendo maccel
anno tutti, dietro a quella
frase molto spesso. Non c'è solo il desiderio di avere un oggetto, ma c'è
magari la percezione di essere
l'unico o uno dei pochi senza di non potere entrare nella chat di gruppo, di
non vedere cosa si scrivono gli
altri, di non poter partecipare a quel flusso continuo di messaggi contenuti
che per i coetani è normale,
e questo per un ragazzo, una ragazza, si traduce facilmente in una sensazione
di esclusione o di
distanza dal gruppo. In questi casi il punto non è evitare che si sentano
così, perché quella
sensazione può esserci e anche senso che ci sia, ma il punto è evitare a
stare dentro a quella
esperienza e a quei bisogni senza trasformarli automaticamente in qualcosa da
risolvere subito,
cambiando direzione, per esempio dando il telefono, se in quel momento non è
la scelta che sentiamo
valida per la nostra famiglia. Ma questa è una conversazione molto più fatica
e molto più ampie,
quindi se vi vado a approfondire questo passaggio proprio del cellulare in man
iera più concreto,
sulla tela trovate la masterclass focus il primo smartphone, un passaggio da
accompagnare. Questa
masterclass abbiamo chiesto a Giulia dall'aglio di crearla, proprio per aiutare
i genitori a capire
come stare in questa fase e quali strumenti possono aiutare a vivere la comp
più consapevolezza e meno
reactività. È davvero molto completa, siamo felicissimi del risultato di come
è venuta, abbiamo già
ricevuto tantissimi feedback stupendi e quindi vi consiglio di andare a recuper
arla. Se avete l'abbonamento,
vi ricordo che tutti i contenuti di cui vi ho parlato finora, le masterclass,
le guidi antitabue,
eccetera, sono incluse nell'abbonamento a tutta la tela, insieme naturalmente
al percorso per
educare a lungo termine alle dirette con le professioniste, al forum della
comunità eccetera eccetera. E anzi,
in chiusura, vi lascio proprio con uno dei piccoli semini che troverete all'
interno della masterclass
che io penso valga davvero, non solo per il cellulare, ma in generale e il
semino è questo, l'educazione
alla diversità inizia da quando i nostri bambini sono molto piccoli, inizia in
tutte quelle piccole
scelte quotidiane, in cui senza corgercene mostriamo i nostri figli che si può
essere diversi, senza essere
sbagliati, senza sentirsi sbagliati. Ad esempio, quando raccontiamo una scelta
che non è la più
comune tra quelle intorno a noi, che può riguardare il modo in cui viviamo,
cosa mangiamo, come ci vestiamo,
come festeggiamo o non festeggiamo il natale e la raccontiamo con naturalezza,
senza giustificarla,
stiamo già facendo educazione alla diversità. Questo tipo di educazione avv
iene tutti i giorni e in
tutte queste piccole occasioni quotidiane abbiamo davvero l'opportunità di
mostrare ai bambini che
non esiste un solo modo giusto di essere, e che la diversità non è un'ecce
zione da tollerare,
ma è una parte normale della vita, dell'umanità di ogni individuo. Ed è
proprio questo che li aiuterà
poi a stare anche dentro alle fatiche più grandi, anche per oggi è tutto. S
pero di aver piantato qualche
semino e vi do appuntamento al prossimo episodio di educare con calma. Vi ric
ordo che se volete
commentare potete farlo sulla tela.com/podcast cercando il numero delle episodi
o scrivendo il titolo
nella barra di ricerca e venite ad unirvi alla conversazione. O ad iniziarla,
se non ci sono ancora
commenti, perché unirsi alle conversazioni fa parte del lavoro per educare a
lungo termine per
cambiare l'educazione insieme e anche per sentirci meno soli. Non mi rimane che
augurarvi buona giornata,
buona serata o buona notte, a seconda di dove siete nel mondo. Ciao, ciao.