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Il pannolino si lascia, non si toglie!

Il titolo la dice già lunga: secondo me è tutto più facile quando è il bambino a lasciare il pannolino e non l’adulto a toglierglielo.

Episodio 46
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In questo episodio richiestissimo da tantissime mamme e anche alcuni papà (giuro!), vi racconto la nostra esperienza con lo “spannolinamento” di Oliver ed Emily e spero di lasciarvi qualche semino per la mente. Se ci arrivate, alla fine dell’episodio riassumo i messaggi che per me sono importanti.

Spero che vi sia utile e vi aspetto nei commenti dell’episodio sul mio sito: spero mi diate anche consigli sui pannolini / mutandine lavabili come vi chiedo nell’episodio. 😉

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Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di Educare con Calma. Oggi ho deciso di raccontarvi un po’ della nostra esperienza con il lasciare il pannolino, chi ha il mio corso educare a lungo termine sa che secondo me il pannolino non si toglie, il pannolino si lascia. 

Che cosa significa? Significa che scegliamo di seguire lo sviluppo naturale del bambino, quindi non seguiamo delle linee guida che dicono che il pannolino si toglie ai 2 anni o 2 anni e mezzo, ma prendiamo questa decisione osservando il bambino o la bambino e di comune accordo, rendendolo un processo. Significa che quando il pediatra ci dice di aspettare fino ai 2 anni prima di togliere il pannolino, sappiamo che quella è un’età indicativa per tenere le antenne allerta e notare dei segnali, perché verso i 2 anni e mezzo (non ai 2 anni e mezzo) è quando il bambino o la bambina sono pronti a lasciare il pannolino, quando iniziano a dominare lo sfintere e ce lo dimostrano inviandoci dei segnali, come il fatto che il bambino o la bambina sappia tirarsi su e giù i pantaloni perché ricerchiamo ovviamente l’autonomia e poi anche che si interessi al bagno, che ci guardi quando facciamo pipì, che cerchi privacy per fare pipì o cacca ecc ecc ecc.

Non sto a raccontarvi tutti i segnali, perché in questo episodio preferisco non parlarvi della teoria che potete leggere ovunque su internet e anche sul mio corso nell’unità “Lo spannolinamento”, ma oggi voglio raccontarvi più che altro la nostra esperienza con il pannolino con entrambi Oliver ed Emily.

Oliver ed Emily hanno tolto il pannolino in maniera completamente simile ma il loro percorso è stato completamente diverso, come tutto il resto d’altronde. 

Quando è nata Emily Oliver aveva 22 mesi e portava ancora il pannolino ma andava già alla scuola Montessori. Era nella comunità infantile di Casa del Mar, che è una scuola Montessori autentica, tradizionale a Marbella e quindi è stato accompagnato dalle insegnanti. Non so se lo sapete, ma in una scuola Montessori tradizionale quello che fanno le guide è proprio accompagnare il percorso per lasciare il pannolino con rispetto: ogni volta che si deve cambiare il pannolino, si invita il bambino o la bambina a fare tutto in autonomia, a tirarsi giù i pantaloni, a togliersi il pannolino sporco (si fa tutto il processo in piedi, perché all’età in cui i bambini e le bambine tolgono il pannolino è un’età in cui devono e vogliono con tutti se stessi praticare l’indipendenza e la volontà, ed è per questo che si sentono tante storie di bambini che quando li si mette sul fasciatoio, gridano e urlano, perché vogliono autonomia, vogliono farlo da soli, per questo cambiarli in piedi anche se è più difficile per il genitore, spesso aiuta moltissimo in questi casi). Quindi vi dicevo che la guida poi invita il bambino o la bambina a sedersi sul water per fare pipì, a pulirsi, a rimettersi il pannolino e a rivestirsi. Non avete idea di quanto tempo un assistente Montessori passi in bagno con i bambini in una comunità infantile! Che poi certamente in una scuola Montessori è tutto più facile, perché i bambini e le bambine hanno l’esempio l’uno delle altre: ci sono bambini dai 18 mesi ai tre anni quindi i bambini e le bambine più grandi che hanno già lasciato il pannolino mostrano alle più piccole come fare, mentre le bambine o i bambini più piccoli sono incuriositi da questa indipendenza e da questa capacità e provano ad emularli, quindi veramente tutto il processo succede molto spontaneamente e se il genitore a casa utilizza lo stesso metodo, allora è semplice lasciare il pannolino. A casa il genitore può fare lo stesso: al cambio del pannolino, può invitare il bambino o la bambina a fare pipì nel water (senza forzarlo, ricordatevi che non stiamo cercando di togliere il pannolino, stiamo accompagnando il processo): se non fa nulla non importa, se invece fa pipì guardiamo insieme nel water e diciamo “Hai fatto pipì, guarda!”. Non c’è bisogno di premi, di biscotti, di adesivi, di bravo, di applausi, di niente di tutto ciò perché noi genitori vogliamo promuovere l’automotivazione, quindi vogliamo che il bambino o la bambina imparino determinate capacità, determinati comportamenti perché vogliono, non perché aspettano il premio o la ricompensa o l’applauso o il bravo.

E noi è così che abbiamo fatto con Oliver quando aveva circa 2 anni, quindi Emily aveva 2-3. Oliver aveva un’amica a scuola, Lola, che era leggermente più piccola di Oliver ma aveva già il desiderio di lasciare il pannolino quindi è stata la… precorritrice del lasciare il pannolino nella comunità infantile. E Oliver la osservava spesso, mi diceva la guida, e un giorno mi ha detto che lui voleva le mutandine, non me l’ha detto in realtà, perché Oliver a due anni non era ancora verbale, usava delle parole sciolte qua e là ma non diceva ancora frasi intere, ma ha cominciato togliendosi il pannolino da solo in casa, poi un giorno mentre stendevamo si è messo le mutando di Alex, spesso se io prendevo il pannolino lui lo rimetteva nell’armadio e quindi mi ha comunicato a gesti che non voleva più mettere il pannolino. Ma io non mi sentivo pronta, ero appena diventata mamma di due, mi stavo ancora abituando e non ero assolutamente pronta a lasciare il pannolino. Ma sapendo che sarebbe stato molto più efficace seguire l’interesse di Oliver e assecondare il suo desiderio di indipendenza di autonomia, ho raccolto tutte le mie energie positive, ho comprato un set di mutandine e ho detto ad Oliver, va bene puoi usare le mutandine… Ma ho fatto un errore ovvero ero troppo nervosa all’idea che avesse degli incidenti (noi li chiamo incidenti, non mi sono mai chiesta se sia la parola giusta, a dire il vero, ma è così che li chiamiamo). Quindi continuavo a ripetergli ogni due minuti: “Oliver, vieni, andiamo in bagno”, avevo praticamente messo una sorta di timer mentale in cui ogni cinque 10 minuti lo portavo a fare la pipì e questo è stato sbagliatissimo da parte mia per due motivi: 1. Oliver capisce che io non mi fido di lui e 2. Si frustra perché spesso interrompo il gioco. Ho capito in fretta che il mio approccio non stava funzionando, ma purtroppo Oliver si era già frustrato e quindi dopo un paio di giorni mi ha detto che rivoleva il pannolino e io onestamente ho tirato un sospiro di sollievo, perché non mi sentivo assolutamente pronta. 

E quindi l’ho lasciato rimettersi il pannolino e istintivamente lo avrei visto come un regresso, ma mi sono poi ripetuta qualcosa che spiego nei corsi e che mi diceva la mia mamma, che è “vale cambiare idea”, non sempre i progressi sono lineari, spesso si può anche regredire per poi andare avanti, che se prendo una decisione poi posso cambiarla ecc ecc  credo che questo sia qualcosa con cui lottano tanti genitori, questa sensazione del se fai questo poi non puoi più tornare indietro, se togli il ciuccio non puoi tornare indietro, se smetti di allattare non puoi tornare indietro, se lo metti nel suo letto non puoi tornare indietro… È un po’ quella mentalità degli estremi che io preferisco abbandonare per preferire il compromesso o semplicemente seguire l’istinto. 

Quindi io in quel momento ho detto ad Oliver “ok rimettiamo il pannolino” e sono stata felice di questa decisione anche perché ho avuto tempo di [prepararmi che sarebbe successo da lì a poco. È andata avanti con il pannolino qualche settimana e poi me l’ha fatto di nuovo capire, perché chiaramente era pronto per lasciare il pannolino… io allora avevo fatto mente locale, avevo imparato dai miei errori, avevo comprato un vasino (che la prima volta non avevo ancora) e l’ho comprato di quelli con la base che si toglie perché così mi portavo dietro la base piccola nei posti dove sapevo che ci sarebbe stato un bagno e mi faceva stare più serena e poi mi ero ricordata da sola di fidarmi del processo, di fidarmi del fatto che lui fosse pronto e di cercare di controllarlo meno e anche di ricordarglielo meno. Poi se volte mi rendevo conto che era passata già untora e mezza o due, gli prendevo la manina e gli dicevo “vieni, ti accompagno a fare pipì” invece di chiedergli se ne avesse bisogno e spesso così veniva più felicemente. Insomma, cercavo di fidarmi il più possibile, ma anche si aiutarlo ad avere il più successo possibile. Di notte, invece, anche se Oliver mi chiedeva di non mettere il pannolino, io o lo convincevo o glielo mettevo quando si addormentava (che non è la cosa migliore perché al mattino si ritrova con il pannolino e sicuramente il messaggio non è di fiducia), ma io avevo bisogno di dormire il più possibile senza preoccuparmi anche di quello o dover fare 7 lavatrici alla settimana e quindi ho optato per il compromesso, ma devo ammettere che è durato poco perché il pannolino era sempre asciutto al mattino e poco dopo l’abbiamo tolto definitivamente. Oliver non ha mai più avuto un incidente di notte né di giorno, ed è davvero rarissimo che abbia incidenti, sono capitati ma davvero molto sporadicamente.

E questo rispecchia molto bene il carattere di Oliver, perché lui è un osservatore, prima di fare le cose preferisce fermarsi e osservare: forse l’ho già detto in qualche episodio ma ricordo che prima di decidersi a scendere dallo scivolo quando andavamo al parco giochi, ha osservato i suoi amici salire e ascender per mesi, finché probabilmente si sentiva sicuro di sé, sapeva di essere pronto, ed è salito e sceso. Idem con il pannolino, probabilmente ha sperato così tanto tempo osservando la sua amica Lola che alla fine era sicuro di sé e probabilmente fossi stata meno ansiosa io, già la prima volta sarebbe stato un successo. 

E ovviamente ho imparato dai miei errori con Emily, ma con Emily è comunque andato tutto diversamente. Emily ha una fortissima sicurezza in sé che sembra che la faccia sentire quasi invincibile in tantissimi aspetti della sua vita: lei è di quelle che a 7 mesi non camminava ma voleva salire e scendere dallo scivolo e si buttava. Emily ha tolto il pannolino a 17-18 mesi, anche complice il fatto che con lei è quando io sono passata ai pannolini lavabili, che secondo me aiutano moltissimo il processo di lasciare il pannolino perché danno al bambino o alla bambina molta consapevolezza: sente il peso del pannolino, sente il bagnato sulla pelle, collega il fare pipì al pannolino bagnato e alla sensazione scomoda di bagnato, mentre l’usa e getta assorbe talmente tanto che non c’è questa correlazione. Se mi seguite anche sul blog, ne ho scritto e saprete che per me i pannolini lavabili sono stati proprio un prima e un dopo sotto tantissimo aspetti. Quindi quando eravamo in Canada nell’estate del 2018, (anche li usavamo i lavabili perché noi anche in viaggio abbiamo sempre utilizzato i pannolini lavabili), Emily aveva 17-18 mesi e già lì voleva girare senza pannolino perché in casa c’era un vasino e devo dire che spesso arrivava al vasino senza problemi. Altre volte si dimenticava, e quindi pulivamo insieme, ma in maniera molto tranquilla, perché io ero più tranquilla. Ad agosto siamo rientrati a Marbella e lei il pannolino proprio non lo voleva più (inoltre Emily era molto verbale quindi si faceva capire bene) e allora l’abbiamo tolto. Ricordo davvero pochi incidenti, ma questo è coinciso con l’inizio della scuola Montessori, che invece non è andato molto bene, Emily piangeva spesso, e secondo me anche perché lei stava lavorando su altro: lei stava concentrandosi sul lasciare il pannolino, non aveva capacità di concentrarsi anche sul distacco da me. Allora visto che potevo permettermi di tenerla casa, ho deciso che preferivo che affrontasse un traguardo alla volta e ho rimandato l’inizio dell’asilo per concentrarci sul pannolino, e ammetto che andava alla grande, ormai pensavo che l’avessimo abbandonato per sempre, perché Emily andava in bagno autonomamente e stava andando benissimo. Ma il caso ha voluto che poco più di un mese dopo io sia finita in ospedale per un mese che è stato un po’ traumatico soprattutto per lei perché ha dovuto smettere di allattare e iniziare ad andare all’asilo perché Alex non poteva non lavorare e anche se le insegnanti sono state meravigliose e l’hanno aiutata tantissimo, in quel periodo lei ha avuto una fortissima regressione. Cambiava cinque o sei mutandine al giorno, ma insieme all’insegnante avevamo deciso di non tornare al pannolino e di accompagnarla, quindi nonostante i mille incidenti e diurni continuavamo ad usare il pannolino solo di notte.

Questo è durato per un paio di mesi, ma poi quando siamo tornati alla normalità anche gli incidenti sono diminuiti e abbiamo definitivamente lasciato il pannolino di giorno, sebbene gli incidenti non siamo mai completamente spariti, almeno un paio di volte a settimana succedeva e soprattutto a scuola, dove era più concentrata (ma fortunatamente trovava l’appoggio e l’accoglienza delle insegnanti che non ne facevano un problema, quindi è andata avanti tranquilla e alternando anche settimane completamente asciutta). 

Quando nel giugno del 2019 siamo partiti per questo viaggio, ci siamo ovviamente portati dietro i pannolini lavabili perché Emily li usava sempre di notte, ma ormai durante il giorno arrivava sempre in bagno, quasi senza eccezioni. Dicembre 2019 in Vietnam mi dice che lei il pannolino di notte non lo vuole più, andiamo a comprare delle mutandine in più in un mercato e decidiamo di provare. È stato un disastro, si svegliava bagnata e spesso anche due volte e notte, che in un airbnb non è proprio ideale e in più io con questo pensiero dormivo poco, ancora meno di quanto già non dormissimo e quindi l’esperimento è durato solo qualche giorno e poi le ho spiegato che il suo corpo non era ancora pronto. Lo accetta e nel marzo 2020 siamo in Nuova Zelanda e qui esprime di nuovo il desiderio di togliere il pannolino. Compro le traversine, non so se chiamano così, e facciamo il grande passo. Finalmente Emily è pronta, pochissimi incidenti e con le traversine e due pigiami riusciamo sempre a cavarcela, quindi veramente ci siamo detti: “Questa è la volta buona!”. Se non che dopo quasi un anno, anno in cui ripeto era raro che Emily avesse un incidente, si svegliava lei di notte per chiamarci se doveva andare in bagno e anzi alcune sere l’abbiamo perfino vista andarci da sola che siamo rimasti di stucco, e inoltre questo aver lasciato il pannolino è anche coinciso con la prima volta in vita sua che ha cominciato a dormire con costanza tutta la notte o comunque svegliandosi proprio solo una volta, e se sapete la nostra storia di privazione del sonno, è davvero un miracolo per me… e niente, dopo tutto questo, quindi non usavamo nemmeno più le traversine, le avevo date in beneficienza, avevo venduto perfino tutti i pannolini… cosa succede? Lei ritorna a fare pipì a letto. E questo è successo circa un mese e mezzo fa, come se il suo corpo si fosse dimenticato come trattenere la pipì di notte. E siamo ancora oggi in quella situazione: nel senso che sono più le notti in cui fa la pipì nel letto che quelle in cui è asciutta. E questo ci ha obbligati nell’ultimo airbnb in Nuova Zelanda a comprare pannolini usa e getta che mi è dispiaciuto tantissimo, ma purtroppo non avevamo una lavatrice quindi era impossibile e poi ora che comunque voglio darle il suo tempo e non voglio forzarla, dovrò ricomprare almeno 3 pannolini lavabili: ho già una vaga idea sulla marca, ma se avete un consiglio lo accetto volentieri e vi chiedo di lasciarmelo nei commenti dell’episodio sul mio sito: sto cercando un pannolino mutandina di quelli che si tirano su però ovviamente con booster e vi dico anche che non mi sono piaciuti i pop-in (che invece è una delle mie marche preferite per i lavabili) perché la misura più grande stringe troppo sulle cosce di Emily.

Sono preoccupata? No. Non sono preoccupata. Credo che il corpo di Emily tornerà a trattenere la pipì di notte quando sarà pronto, e nel frattempo non voglio che si senta forzata a lasciare il pannolino, non voglio svegliarla di notte per portarla a fare pipì a meno che non si svegli lei, perché l;’ho già fatto in passato e per me non ha funzionato particolarmente, magari ha aiutato un po’ ma non ci metterei la mano sul fuoco, perché fermamente che sia semplicemente questione di praticare l’abilità di trattenere la pipì di notte o svegliarsi quando sente lo stimolo. Inoltre non voglio farle pensare che sia un problema, non voglio che si senta in imbarazzo, non ce n’è bisogno, quindi non faccio comparazioni né ne parlo più di tanto. Quando si sveglia asciutta, battiamo il cinque e le dico: “Allora vai a rimettere il pannolino nel letto che lo usiamo anche stasera” e quando è bagnata ci battiamo il cinque e le dico “vedrai che il tuo corpo si ricorderà presto come fare, devi solo dargli più tempo”.

E voila, questa è la nostra peripezia con il pannolino, che non è ancora finita, quindi spero che presto ci sarà una seconda parte con la fine delle peripezie dei nostri eroi, ma spero che il messaggio sia arrivato e il messaggio è:

  1. Il pannolino non si toglie, si lascia. Diffidate di tutti i siti dove leggete titoli tipo “10 trucchi per togliere il pannolino” ecc ecc perché secondo me partono dal presupposto sbagliato. 
  2. Che anche questo è un processo e non è sempre lineare, non è fatto di certezze e verità assolute, è fatto di progressi e regressi e la coda migliore che possiamo fare è accoglierli, accogliere il bambino o la bambina e non forzare il processo, nemmeno quando ci sembra strano (come sembra strano ora a me con Emily che dopo quasi un anno ritorni a fare pipì nel letto), ma semplicemente sapere che strano può esserlo, ma per questo non significa che sia anormale. Anzi, se c’è una cosa che posso dirvi con certezza, è che la maggior parte delle fasi di sviluppo e dei comportamenti dei bambini che ci preoccupano, alla fine della fiera sono normali. Dovremmo rilassarci un po’ di più, dimenticarci i se e i ma e prendere un giorno alla volta.                   

E questo è quanto. Spero che ad alcuni di voi questo episodio sia stato utile e se avete domande specifiche, lasciatemele nei commenti dell’episodio sul mio sito www.latela.com (e anzi vi lascio il link nelle note).

Mi trovate anche su instagram e Facebook. 

Buona serata, buona giornata o buona notte a seconda di dove siete nel mondo. 

Un abbraccio, ciao.   


 

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