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Episodio 30 ·

Avrei voluto che l’homeschooling non mi piacesse – con Mamma Superhero

In questo episodio di Educare con Calma ho invitato Silvia D’Amico, che molti di voi conoscono come Mamma Superhero, a parlare di Homeschooling (ci sono molti più tipi di homeschooling di quanti io pensassi) e delle nostre relative esperienze educando i nostri figli in casa. Seguendo il filo di una conversazione piacevolissima, parliamo anche di due aspetti che secondo me sono importantissimi nell’homeschooling: la pazienza del genitore e il gioco autonomo.

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2. Co-schooling – educare a casa: un corso online su come affiancare il percorso scolastico (che non segue i tempi e gli interessi individuali dei bambini) giocando in casa in maniera produttiva.


Carlotta Cerri: [00:00:00] Benvenuti e benvenute a un altro episodio di Educare con calma. Questo è un episodio un po' diverso, perché non sarò sola, ma con me ci sarà una mamma che mi aiuterà a raccontarvi la realtà dell'home schooling. E parleremo anche di autonomia nel gioco che tutti volete sapere come fanno i bambini a giocare da soli, parleremo di pazienza. E lo faremo in termini molto reali, quindi senza troppi filtri. Prima, però, vorrei spiegarvi un momento come io con i miei bimbi faccio home schooling a casa, ovvero è un po' diverso secondo me da quello che è l'immaginario comune. Chi fa il mio corso co-schooling già lo sa che io quando dico home-schooling, in realtà non mi riferisco al termine home schooling che è nell'immaginario comune, ma il mio tipo di fare home schooling è un giocare con i miei figli in maniera produttiva, tra virgolette, come lo definisco io. Ma proprio senza seguire un curriculum vero e proprio, c'è un'idea generale senza una routine vera e propria, senza aspettative accademiche rigide. Diciamo che per me l'home schooling è molto spontaneo, segue il ritmo naturale che io definisco il ritmo biologico della famiglia. E quando parlo di ritmo biologico intendo proprio il ritmo naturale che vediamo nella famiglia. Ovvero, io so, per esempio, che in casa mia lavoriamo meglio, più concentrati, al mattino e magari subito prima di cena, e che invece dopo pranzo abbiamo bisogno di una camminata nella natura, per esempio. Queste osservazioni mi aiutano a capire qual è il ritmo biologico della mia famiglia. E di questo parlo anche nel corso, perché lo trovo importante. Poi, un'altra cosa che io faccio un po' diverso è che non facciamo attività vere e proprie. Usiamo veramente pochissimi materiali, tutti molto eclettici, quindi ogni materiale si presta a tantissimi modi diversi di essere utilizzato. E sono tutti i giochi che a me genitore, a me Carlotta, piacciono, perché io credo sia veramente importante che il momento di gioco sia piacevole anche per me. Io, per esempio, non sono una mamma che ama giocare e quindi mettermi lì a far muovere le figurine del Lego e farle parlare, ecco, quella non è la mia idea di divertimento. Per me quello è più Alex in casa nostra. Quindi per concludere, per farvi capire, quando dico home schooling mi riferisco un po' a un misto di tanti tipi di home schooling, un po' unschooling, quindi non concentrarsi sull'aspetto accademico, è un po world schooling, quindi lasciare che la scuola sia proprio il mondo che ci circonda, ed anche un po' co-schooling che forse è un termine che ho coniato io, ma che per me significa fare home schooling, ma allo stesso tempo mandare i miei figli a scuola quando troviamo delle scuole che ci piacciono in giro per il mondo, come è successo ad esempio a Singapore o in Nuova Zelanda. 
Quindi credo che questo vi aiuterà a seguire la conversazione con il mio ospite di oggi che è Silvia D'Amico, ovvero Mamma Super Hero. Ciao Silvia.

Silvia D'Amico: [00:03:09] Ciao Carlotta, grazie mille! Sono davvero entusiasta di essere qui con te oggi.

Carlotta Cerri: [00:03:14] Grazie a te per aver accettato la mia proposta. So che tu sei molto impegnata in queste settimane, poi sveleremo perché, ma ti ringrazio veramente tanto per aver trovato una mezz'ora per me. Ascolta, entriamo subito nel vivo della chiacchierata. Come dicevo nell'introduzione, io e te abbiamo credo due modi diversi di fare home schooling. Di questo ne parleremo più avanti, ma io penso che entrambe abbiamo una cosa in comune, nel senso che nessuna delle due voleva davvero fare home schooling! Ma ci siamo ritrovate immerse in questo? È così o no?

Silvia D'Amico: [00:03:51] Assolutamente sì. Assolutamente sì. Questa è una delle cose che io ho detto a mio marito quando ci siamo sposati, trasferiti in America e quando ho scoperto che cos'era l'home schooling, ho detto, ma è orribile, non lo farò mai. Non ci penso neanche di fare una cosa del genere. Quindi sì, è vero quello che dici.

Carlotta Cerri: [00:04:10] Infatti, è proprio un po' la reazione che ho avuto io. Quindi ti capisco perfettamente perché anche io non volevo assolutamente fare home schooling. Ho sempre pensato e detto che il tempo è mio. E io do molto valore al mio lavoro, il mio lavoro viene prima e non sono disposta assolutamente a sacrificarlo per stare dietro all'istruzione dei miei figli. E credo che per te sia stato un po' lo stesso. Però quando abbiamo iniziato a girare per il mondo ho scoperto che in realtà per noi era molto più semplice di quello che io pensassi, magari perché avevo un'idea sbagliata dell'home schooling, o magari perché ho scoperto  un tipo nuovo di home schooling che funziona per me. A te è successo lo stesso? Qual è stata la tua esperienza? Come ti trovi?

Silvia D'Amico: [00:05:01] Sono d'accordo perché i miei pregiudizi e il fatto che non conoscessi molto bene l'home schooling mi portavano a pensare che io dovessi fare una specie di specchio, quindi rispecchiare esattamente l'ambiente scolastico a casa. E quest'idea proprio mi faceva sentire imprigionata e anche incapace, perché non sono andata a scuola per studiare come si fa l'insegnante. Sono traduttrice, interprete, quindi non mi è mai interessato insegnare. Anche quando mi chiedono, mi insegni l'italiano, mi fai lezioni di questo? No, io odio insegnare, non voglio insegnare. Quindi avevo questa idea che dovevo riprodurre esattamente l'ambiente scolastico a casa mia e quindi no, non lo volevo fare. Poi mi sono accorta, trovandomici dentro, che non è così, che l'apprendimento del bambino può davvero, come dici tu, essere organico e spiegarsi, quindi aprirsi in modi diversi, in momenti diversi, con metodologie, approcci diversi.

Carlotta Cerri: [00:06:03] Esatto, sì, tra l'altro mi ha fatto sorridere quando hai detto, io non ho studiato e non volevo fare l'insegnante. Perché io invece sì, io ho fatto l'insegnante per otto anni. 

Silvia D'Amico: [00:06:13] È vero, me lo avevi raccontato.

Carlotta Cerri: [00:06:15] Ne avevamo parlato nel tuo episodio sul multilinguismo.

Carlotta Cerri: [00:06:19] E io infatti ho fatto l'insegnante a Marbella per otto anni, ma comunque non volevo assolutamente insegnare ai miei figli. Anzi, proprio forse per quello. E poi una cosa che hai detto interessante è proprio il fatto che una delle ragioni per cui io proprio non volevo farlo è perché comunque pensavo di rispecchiare la scuola e mi sentivo completamente inadeguata. Però, a parte questo, io credo che io e te abbiamo comunque due approcci molto, molto diversi all'home Schooling e che forse il tuo, da quello che io ho capito, è un po' più strutturato. E così o no, ti va di raccontarci un pochino?

Silvia D'Amico: [00:06:57] Vero. Allora, come ho detto prima, non mi era mai passato per la mente l'idea di fare home schooling. Ci siamo ritrovati a farlo a causa della pandemia, perché io non volevo essere legata alle scelte statali o distrettuali del posto in cui viviamo, per cui ogni settimana dovevo ricevere l'email e mi veniva detto, sì, questa settimana si va a scuola, o no, questa settimana si fa didattica a distanza. Non volevo appoggiarmi o fare affidamento su questo fatto. Quindi, tra i due mali, ho scelto quello di avere comunque la costanza e creare questa nuova abitudine nei bambini e anche in me stessa, cioè organizzarci in modo tale che i bambini stessero a casa e facessero home schooling. Quindi questa è stata la ragione per cui noi abbiamo scelto questa strada. Una volta che abbiamo scelto di fare così, Zoi, la mia grande aveva cinque anni all'epoca e doveva iniziare il Kindergarten che è la classe dei cinque anni, quindi dopo imparano a leggere, a scrivere e imparano i numeri, tutto. Quindi a quel punto io mi sono trovata un po' stressata e ho detto ok, accetto e cedo sull'home schooling, però voglio essere guidata, voglio avere un appoggio, un supporto e qui negli Stati Uniti esistono un'infinità di curriculum diversi. Quindi tu puoi trovare tutti i tipi di curriculum che danno focus, o si concentrano su particolari materie, o inclinazioni del bambino, preferenze della famiglia, quindi in questo siamo molto avvantaggiati. Ho scelto il curriculum che ritenevo più opportuno per le nostre esigenze, per le dinamiche della nostra famiglia, per quello che insomma mi è stato anche consigliato da chi fa home schooling da tanti anni e quindi abbiamo questo programma da seguire dove ci sono delle lezioni settimanali, adesso non so quanto tu voglia che io vada nei dettagli...

Carlotta Cerri: [00:09:07] Si raccontaci, raccontaci, che ci interessa. Almeno, a me interessa.

Silvia D'Amico: [00:09:12] Ho comprato questo curriculum, in particolare dotato del manuale per l'insegnante, il work book, quindi l'esercizio per il bambino. E poi in dotazione c'erano una serie di libri e materiali, tra cui anche giochi educativi, come per esempio i regoli che so che in Italia dicono siano superati e si suggerisce qualcos'altro, ma in questo curriculum erano inclusi. Oppure le lettere tattili che quindi il bambino può ricalcare mentre impara a scrivere e altri giochi, altre attività di questo tipo. E credo che il curriculum sia 32 settimane delle 52 settimane dell'anno, 32 sono trascorse con l'insegnamento e ogni settimana è uguale. Nel senso che lunedì si presenta la lettera della settimana, quindi la lettera A per apple....mela, perché il fatto che io insegni in italiano ai miei figli ha creato qualche problema. Quindi la a di mela non andava molto bene, comunque sorvoliamo. Lunedì si presenta la nuova lettera e ci sono delle schede da fare. Il martedì ci si dedica alla scrittura, quindi al pregrafismo e a vari giochi e cose legate alla scrittura. Il mercoledì è il giorno della matematica e così via. Adesso non ricordo esattamente, ma la cosa stupenda è che seguendo questo curriculum il giorno scolastico dura 1 ora, 1 ora e mezza, quindi io inizio alle nove, faccio tutte le attività del libro e massimo alle 10:30 abbiamo finito. Il che mi porta a pensare, se mia figlia fosse stata al Kindergarten sarebbe stata dalle otto di mattina alle 14:00 a fare cosa?, cosa fanno questi bambini per 5 ore a scuola? Se lo stesso programma e lo stesso livello di sviluppo si può raggiungere a casa con 1 ora, 1 ora e mezza di studio? E poi i bambini hanno tempo di giocare, andare a trovare i cugini, stare con i nonni, andare al museo e andare allo zoo, o in fattoria, o in tutti i posti dove ci possiamo recare e come famiglia possiamo vivere delle esperienze. Quindi è stato un po' illuminante. Io dico a mia cognata che si è trovata esattamente nella stessa situazione e anche lei con i suoi figli sta facendo home schooling che avrei voluto odiare l'home schooling, perché avrei voluto non trovarmi bene con questo metodo e poter dire no, tu devi andare a scuola, tu tornerei a scuola. Adesso io non sto dicendo che non manderò mai i miei figli a scuola, ma devo dire purtroppo che ci stiamo trovando abbastanza bene e quindi così ogni giorno ci sono anche attività sensoriali, tattili, un sacco di idee da fare con la farina, con la sabbia, con le lenticchie e il riso, per cui diventa veramente un apprendimento giocando. Io, diciamo, che lo seguo alla lettera, questo curriculum, questo programma. Cerco di spuntare tutte le caselle, mentre invece so che ci sono altre famiglie che fanno home schooling e che sono molto più rilassate e che dicono, va bene oggi saltiamo e andiamo lì. Anch'io lo faccio quando penso che sia necessario, ad esempio durante le vacanze di Natale, o anche a dicembre, abbiamo visitato vari villaggi natalizi, abbiamo fatto veramente pochissime attività scolastiche. Però io nella mia mente organizzata, sistematica, ordinata come sono, mi piace spuntare le caselle e fare esattamente come mi viene detto. E questo finora ha funzionato. Spesso mi chiedono, ma come fai a insegnare ai bambini? Perché la maestra l'ascoltano e alla mamma no, con la mamma si è più ribelli, con la mamma si ha più familiarità a dire di no. Però dipende tutto da come tu presenti l'attività e tu non dici, adesso andiamo a scuola e devi fare questo in questo momento senza tener conto del fatto che tuo figlio in quel momento sta avendo una crisi di pianto, cioè, bisogna anche essere flessibili, bisogna anche riconoscere lo stato emotivo e fisico del bambino. È un po' prenderla a scherzare, non nel senso che non diamo peso all'insegnamento e all'apprendimento, ma coinvolgerli in maniera fantasiosa, in maniera spiritosa. Perché poi alla fine i bambini sono curiosi. Loro vogliono imparare, vogliono apprendere, vogliono scoprire cose nuove. 
Quindi la lettera della settimana di solito corrisponde o a un animale, ad esempio abbiamo avuto la c di cow, che per me è la c mucca (ahahahahaha), e ora siamo alla e di elefante...

Carlotta Cerri: [00:14:28] Fantastico! Elefante funziona in tutte le lingue...

Silvia D'Amico: [00:14:30] Esatto. Oppure ci sono ad esempio parti dell'albero, la foglia, oppure mi viene in mente e la v di verdure, questa è un'altra bellissima lettera bilingue...
Una cosa che voglio precisare, perché sicuramente alcune delle persone che mi seguono e che ascolteranno l'intervista lo sanno, io ho una tata perché lavorando da casa e avendo deciso di fare home schooling avevo comunque bisogno di qualcuno che tenesse i bambini. Per far sì che i bambini, Zoi in particolare non restasse indietro con l'inglese, dato che io ho deciso di insegnare in italiano, ci alterniamo una settimana io e una settimana la tata, quindi lei fa la settimana seguendo il libro, seguendo il curriculum in inglese, tutto in inglese. Io faccio la mia settimana in italiano, leggendo i libri in italiano, facendo ad esempio dei lavoretti o dei giochi in italiano, per cui i bambini hanno tutte e due le lingue. 

Carlotta Cerri: [00:15:32] Bellissimo questo!, tu sei super organizzata veramente. In confronto il mio tipo di fare home schooling, se tu vedessi le nostre giornate delle nostre settimane, il nostro è veramente unschooling in confronto al tuo...

Silvia D'Amico: [00:15:46] Però stai dando una esperienza diversa ai tuoi figli. Cioè, non so se arriverei ad essere più strutturata girando il mondo, perché insomma le dinamiche, le vostre giornate saranno sempre diverse, sicuramente.

Carlotta Cerri: [00:16:00] Questo sicuramente. Adesso un po' meno perché siamo fermi in Nuova Zelanda per via della pandemia. Ma sì, in generale diciamo che le nostre giornate anche qui sono abbastanza diverse l'una dall'altra, anche quando sono simili. Comunque io proprio non sono quel tipo di persona organizzata. Cioè, io magari ascolto una conversazione dei miei figli al mattino, che magari erano qua ieri e dicevano degli strafalcioni sui numeri, delle cose tipo, questo è più grande di quello, cioè 30, è più grande di 50. O cose così. Allora io mi faccio una piccola nota mentale, poi gli dico, vorrei giocare con voi, vorrei farvi vedere una cosa, allora magari lavoro proprio su quelle cose. Però ecco, il mio è proprio un input che ho, di seguire loro, forse seguendo un pochino la filosofia Montessori, anche se ho delle mie strutture mentali, tra virgolette, e so che magari oggi vorrei fare quello, poi magari sento qualcosa e la giornata cambia. Comunque, effettivamente riconosco che avere un programma e seguirlo alla lettera, probabilmente anche per me, per come sono fatta io, sarebbe un aiuto, perché comunque a me piace marcare caselle. Probabilmente sarebbe un aiuto, ma non sono mai riuscita a mantenere quel tipo di routine, nonostante ci avessi provato all'inizio a farmi uno schema per la settimana. E alla fine ho dovuto cedere al fatto che io sono un tipo di persona diversa.

Silvia D'Amico: [00:17:33] Però l'home schooling è bello anche per questo, perché ognuno è diverso. Ad esempio, una mia amica qui negli Stati Uniti, che fa home schooling da 3 o 4 anni, i suoi figli sono più grandi, hanno forse 10 e 08 anni, lei, invece di acquistare un curriculum già pronto, bello e pronto, siccome ce ne sono infiniti qui negli Stati Uniti, lei crea il suo curriculum per i suoi figli personalizzato e quindi c'è un grande lavoro dietro. Lei può seguire l'interesse dei bambini, ma deve pianificare le lezioni di sana pianta. Perché lei è così. Cioè le piace essere responsabile della ricerca, di collegare le varie materie in maniera organica. Io non lo potrei fare mai, uscirei pazza. Quindi è bello l'home schooling, perché ho visto e ho conosciuto anche persone che adesso sono grandi, che sono state istruite in maniera completamente diversa, chi è andato a scuola, chi ha fatto home schooling, chi ha fatto unschooling, ma sono cresciute bene, nel senso che sono persone capaci, sono persone intelligenti. Questo per dire che ognuno è diverso, ognuno impara in modo diverso e anche noi genitori dovremmo essere un po' più flessibili da questo punto di vista. Sì, quindi, dico, penso che i tuoi figli cresceranno alla grande.

Carlotta Cerri: [00:18:57] Guarda, credo anch'io. Forse all'inizio c'erano più dubbi, tra virgolette, o magari più sensi di colpa, starò facendo a sufficienza, non staranno facendo a sufficienza. E invece piano piano si sono proprio dissolti. Perché comunque vedo che alla fine, anche facendo quel poco che faccio io, noto che loro sono comunque interessati, che hanno, proprio come dicevi tu all'inizio, quell'amore per il sapere, quella curiosità che è ancora molto viva. Mentre io mi ricordo che quando insegnavo ai piccolini a Marbella, ricordo che spesso e volentieri questa curiosità svaniva, quando andavano a scuola e dovevano stare lì, a volte dalle 08:00 alle 16:00, perché questa era la routine delle scuole inglesi del metodo internazionale a Marbella già dai tre anni. Io vedevo che non volevano fare più niente a casa e non volevano neanche andare a scuola. E questo mi aveva fatto ragionare molto. E come dicevi tu, anche io volevo non mi piacesse l'home schooling, invece mi piace e dico purtroppo, perché anch'io avrei preferito non amarlo. Ma oggi penso potrebbe essere veramente una soluzione anche per il futuro. 
E poi prima pensavo a una cosa, io e te possiamo permetterci, tra virgolette, di fare home schooling perché lavoriamo da casa, ma mi chiedevo se tu fossi stata in Italia invece che in America, conoscendo la situazione italiana, come l'avresti affrontata? Ti saresti buttata lo stesso nell'home schooling anche senza tutti questi aiuti che ci sono? Che ne pensi? Lo so che è difficilissimo rispondere a questa domanda...

Silvia D'Amico: [00:20:44] In primo luogo voglio rispondere a chi dice che in Italia è vietato fare home schooling. Non è vero. Assolutamente non è vero. In Italia si può fare home schooling, conosco delle mamme, le ho conosciute su Instagram che lo fanno da anni e si può fare, si deve soltanto presentare la documentazione giusta per dire i miei figli verranno istruiti a casa. Non esistono curriculum, che io sappia, da acquistare, quindi sarebbe stato difficile anche per me sapere che cosa s'impara in prima elementare, come si scopre?, non ne ho idea. Non so se sono in grado di rispondere alla tua domanda. Probabilmente mi sarebbe piaciuto farlo proprio per lo stesso motivo per cui lo faccio qui, e cioè che avrei dato regolarità, avrei creato un'abitudine nei miei figli piuttosto che andare a scuola quando le scuole sono aperte, o restare a casa. Io ho un po' di avversione per i dispositivi elettronici, quindi farli stare davanti al computer per 5 ore secondo me non è adatto alla loro età, ma anche essere costretti a prestare attenzione a uno schermo. Non lo so, non ho esperienza in questo ambito, ma così a pelle non mi piace l'idea, quindi mi piacerebbe pensare che sì, ci avrei provato, avrei in qualche modo cercato di assecondare l'istruzione in maniera un po' diversa.

Carlotta Cerri: [00:22:30] Sì, anche secondo me l'avresti fatto. Ascolta, una cosa che credo spaventi un pochino i genitori quando si parla di home schooling è proprio quello di cui parlavamo all'inizio. Io sono un genitore, i miei figli non mi ascoltano come ascoltano l'insegnante. Io personalmente credo che questo sia un po' un mito e credo che dipenda moltissimo, come dicevi tu, dal tipo di relazione che c'è in casa, ma anche dal tipo di approccio che si ha. Se io cerco di fare un'attività di matematica in un momento in cui mio figlio è concentratissimo a fare una costruzione dei Lego, sto sbagliando io, è normale che lui non ne abbia voglia. Tu ce l'hai già raccontato un pochino, ma ti va di cercare di farci capire un po' come tu gestisci sia la tua pazienza, sia la loro autonomia proprio in termini reali? Quanto lavori con loro e quanto invece fanno da soli?

Silvia D'Amico: [00:23:32] Allora vorrei fare una premessa, vorrei dire che io non sono mai stata una persona paziente, non sono mai stata una persona lenta all'agire. Sono sempre stata molto impulsiva e quando sono diventata mamma questa impulsività e questa impazienza mi hanno messo i bastoni fra le ruote, perché non puoi essere mamma con queste caratteristiche. Ero così disperata e frustrata da questo tipo di relazione e da quello che sentivo dentro che mi sono andata a studiare, a scoprire questo famoso e benedetto Respectful Parenting, che è una filosofia educativa fondata da Magda Gerber. Molte delle nozioni dei principi sono simili alla filosofia Montessori, o ad altri approcci molto più dolci. Ma io sono partita come mamma con l'idea che i miei figli avrebbero dovuto essere dei soldati, dovevano fare quello che dico io, quando lo dico io e senza se e senza ma. Quindi questa è la premessa. Cioè io ero destinata al fallimento perché non puoi sviluppare una relazione coi tuoi figli in questo modo, basata così.

Silvia D'Amico: [00:24:47] Tu ridi Carlotta, ma non sai i miei pianti. E questo fatto che io abbia deciso di fare home schooling e lo stia facendo con successo è sicuramente dovuto al fatto che ho rigettato un'educazione tradizionale basata sulla superiorità del genitore, basata sul fai come dico io, basata sul ti punisco perché non ubbidisci. Quindi questa è una premessa fondamentale. Una volta che io ho iniziato a lavorare su me stessa, a capire come poter crescere i bambini senza questi obblighi, senza queste costrizioni, mi è venuto un po' più facile, anche se a volte ancora oggi faccio fatica a relazionarmi con loro e guidarli all'apprendimento. Perché se io vedo che scalciano e si rotolano a terra quando devono fare la paginetta di letterine, il mio istinto era, ed è, al 50 per cento delle volte quello di urlare e comandare di venirsi a sedere sulla sedia. Ma avendo studiato e avendo imparato che il bambino impara solo in un contesto emotivo positivo, che il suo comportamento è frutto di una serie di stati d'animo, disagi, tensioni, stress che non sanno esprimere, devo interpretare quel comportamento e cercare di creare quella connessione di cui loro hanno bisogno per entrare di nuovo nella zona apprendimento. Quindi la mia pazienza si è dovuta allenare un po' come un muscolo, come quando vai in palestra e prima fai due kg, poi man mano vai, vai crescendo. Ed è stato molto difficile. Adesso io ho imparato a osservarli, ad ascoltarli in maniera più trasparente e quindi non mi impongo, tra virgolette, ma creiamo insieme queste routine, queste abitudini per cui loro sanno che adesso si fa questo, e quando, ad esempio, capita che no, non lo voglio fare, allora ci sediamo insieme e cerchiamo di capire perché si sentono così. Chiedo. Forse hai fame, forse hai sete, forse sei stanco. Forse preferisci scegliere un'altra attività da fare, prima piuttosto che fare la paginetta vuoi fare venti salti. E non è viziare, perché c'è anche questa credenza, stai viziando tuo figlio. No, stai aiutando tuo figlio a capire se stesso. E in questo modo quando lui crescerà e saprà riconoscere quello che sente dentro, quello che prova e penserà, ah, forse ho fame, forse ho sete, forse ho bisogno di andarmi a fare una corsa, forse sono stanco, forse ho lavorato troppo, sono troppo stressato, quindi non so se questo risponda alla tua domanda, però io è questo quello che sto cercando di fare. Un'altra cosa bellissima che ho scoperto e adattato da una mamma di Instagram acacde quando loro ad esempio fanno la paginetta di letterine, la lettera E, ad esempio. Mio figlio Luca, che ha quattro anni  sta facendo lo stesso curriculum di Zoi che ne ha cinque perché non volevo fare due curriculum separati, perché così fanno tutti insieme, anche se sono diversi. Lui è un perfezionista, lui se non gli viene precisa come se fosse stampata, inizia a piangere, urlare, si butta a terra e non vuole fare più niente. Mentre invece l'altra, Zoi è un'artista, per lei la precisione è soggettiva, lei fa le lettere così come come le vengono. Quindi, per incoraggiare queste benedette paginette di scrittura che sono importanti se vuoi imparare a scrivere, mi sono ingegnata che ogni riga che loro finivano, gli disegnavo una faccina, una faccina che ride e una faccina sorpresa, una faccina con gli occhi a stella, dei cuori, così che loro avessero anche l'entusiasmo di finire quella riga e queste piccolezze, quindi seguire il bambino che comunque è entusiasta, il bambino vuole fare bene, il bambino vuole stare bene. Queste piccolezze, che magari sono difficili da pensare e da applicare al momento, possono fare la differenza. Perché se io sto lì a gridare col cucchiaio di legno, scrivi tutte le letterine correttamente!, non avrò lo stesso risultato di quando io sono lì coi pennarelli colorati che disegno delle faccine.

Carlotta Cerri: [00:29:45] Esatto, quindi tu alla fine stai comunque lì vicino a loro, mentre loro fanno la maggior parte delle attività.

Silvia D'Amico: [00:29:50] Sì. Quell'ora, ora e mezza che noi dedichiamo alla scuola, di solito tra le nove e le 10:30 del mattino. Io ho la terza figlia a letto che fa già il primo riposino della mattina e sono lì con loro, quindi leggiamo la lezione del giorno, il libro del giorno, parliamo della lettera del giorno. Poi quando loro fanno le schede, se io vedo che sono tranquilli, vado a fare un caffè, ma sono nella cucina accanto, non me ne vado al computer. Se poi hanno bisogno di qualsiasi cosa, io sono lì presente e nel giro di 1 ora e mezza abbiamo finito.

Carlotta Cerri: [00:30:28] Certo, guarda, mi fa sorridere, perché la risposta a questa domanda, non volendo, è veramente una piccola anteprima di tutto il mio corso co-schooling perché credo che abbiamo un approccio molto simile, nonostante utilizziamo delle strutture e dei curriculum veramente diversi. Quindi questo mi fa molto piacere. Ma a proposito di autonomia, perché tu hai detto che stai lì vicino a loro in questa ora e mezza in cui lavorate e fate, appunto, attività più didattiche, ma io so e vedo che i tuoi figli comunque sono molto autonomi anche nel gioco. Lo vedo dalle tue storie perché ti seguo su Instagram e mi piacerebbe parlare un po' di gioco autonomo. E sto guardando il tempo di questo episodio e sto pensando che per il gioco autonomo probabilmente dovremmo fare un episodio a parte, perché io e te avremo da parlare per ore. Uno, perché io non so se tu lo sai, ma ho scritto un manuale per la collezione Gioca Impara con il metodo Montessori, che si chiama giocare da soli e parla proprio di quello. E due, perché tu fai ogni anno dei webinar proprio sul gioco autonomo, quindi io e te di questo potremmo fare un episodio extra. Chissà che non esca, ma mi piacerebbe, visto che non abbiamo tantissimo tempo. Mi piacerebbe che magari in questo episodio ci dicessi i tuoi tre consigli top per favorire il gioco autonomo in casa.

Silvia D'Amico: [00:32:05] Ok? Tre consigli top. Io di solito nel webinar di cui parli racconto di come strutturare il gioco autonomo con due prerequisiti e sei elementi essenziali. Ma se dobbiamo riassumere, io direi che una delle cose principali è fare guidare il bambino, cioè il gioco deve essere diretto dal bambino. Il bambino è il protagonista, ma è anche il regista, il produttore, è lui perché il gioco è per il bambino, non dev'essere per l'adulto. Quindi facciamo guidare il bambino e se noi lo imitiamo. 
Quindi uno, deve essere il bambino a guidare. 
Due, il genitore deve imitare il bambino, in questo modo il bambino si sente validato in un certo senso e si sente più sicuro di quello che sta facendo. 
E numero tre? Non critichiamo, non lo critichiamo, perché se noi andiamo a criticare il suo gioco, lui pensa, ah non so giocare da solo, e allora ho sempre bisogno di qualcuno accanto a me, ho sempre bisogno di qualcuno che mi mostri come fare. E come si dice, gli si tarpa le ali. E l'obiettivo non viene raggiunto perché se il bambino si convince di aver bisogno dell'adulto accanto è finita, non è più gioco autonomo, è il gioco insieme che è anche importante, ma non è quello che vogliamo raggiungere in quel particolare momento.

Carlotta Cerri: [00:33:38] Esatto, sì, non criticare, magari proprio anche il fatto di non interrompere se vediamo 1 minuto di concentrazione, anche se mette un pezzo di un puzzle nel posto sbagliato, chi se ne frega. È una delle prime cose che io nel lontano 2016 quando ho cominciato a scrivere i miei primi corsi, è una delle prime cose che ho notato perché io interrompevo Oliver in continuazione, ma in continuazione, cioè non c'era un secondo della sua giornata in cui io non stessi facendo la radiocronaca di quello che lui stesse facendo. E quindi ho dovuto veramente cambiare questo comportamento e credo che sia stato proprio uno dei fattori che ha favorito anche il successo della concentrazione dei miei figli, il fatto che non li interrompo e non li critico.

Silvia D'Amico: [00:34:31] Io nel mio webinar faccio questo esempio, immagina che tu stai preparando un minestrone e sei lì a tagliare verdure e io vengo dietro la tua spalla e dico, ma la patata così la tagli? Ma no, aspetta, no, la cipolla è troppo grande. Ma perché ci metti i broccoli nel minestrone? Se io comincio a fare così, tu che fai?, ti giri e dirai, allora fattelo tu il  minestrone. Io così non lo voglio fare.

Carlotta Cerri: [00:34:54] Hai descritto mio marito in cucina quando io cucino. Perché io sono negata a cucinare. Quindi il risultato qual è? 

Silvia D'Amico: [00:35:00] È che tu dici, allora cucina tu, io non cucino.

Carlotta Cerri: [00:35:08] Esatto.

Silvia D'Amico: [00:35:09] Con i bambini è uguale. Se noi stiamo lì a criticare, ad aggiustare, a commentare tutto il tempo, il bambino dice basta, non lo faccio, allora vengo, mi aggrappo alla tua gamba e piagnucolo tutto il tempo perché non ho niente da fare.

Carlotta Cerri: [00:35:25] Esatto, sì, la mia mente sta esplodendo di cose che vorrei dire, ma lo rimandiamo al prossimo episodio. Lo faremo questo episodio, dai. Però per concludere io so che tu a brevissimo lancerai un tuo corso online sulla genitorialità e mi piacerebbe che ce ne parlassi.

Silvia D'Amico: [00:35:48] Sì, o sto facendo, è vero. Il corso apre le iscrizioni lunedì 8 febbraio e per una settimana sarà possibile acquistarlo. E il motivo per cui ho deciso di fare questo corso è che io ero una mamma come ho descritto durante questa intervista. Ero rigida, mi sentivo imprigionata, non vedevo l'ora che i bambini andassero a scuola, cioè mi sentivo insoddisfatta, infelice. Mi svegliavo la mattina e dicevo, devo stare tutto il giorno coi bambini, aiuto, aiuto. E oggi sono, non dico all'opposto, ma quasi. Mi sveglio e sono tranquilla del fatto che la mia giornata sarà per lo più trascorsa con i bambini e allora sono andata lì a riflettere e a documentare questa trasformazione dal punto A al punto B in cui mi trovo, perché penso che ci siano molte mamme che si trovano nella stessa situazione o che vogliono adottare un tipo di educazione diversa, ma non si sanno allontanare da quella tradizionale che invece è fondata su minacce, punizioni, urla, eccetera. Oppure mamme che veramente si sentono incapaci e hanno bisogno di una mano, perché io penso che possiamo migliorarci anche con l'aiuto di altri. 
È la stessa cosa quando vuoi diventare interprete, cosa fai? 
Vai a studiare da chi è già interprete. Per gli altri mestieri, si fa, per le altre professioni è normale. Perché per la professione del mestiere più importante del mondo, che è quello di crescere esseri umani, invece pensiamo che deve essere fatto tutto da soli? Quindi io nel mio piccolo ho voluto documentare questo percorso. Sono dodici lezioni. Io li ho chiamati, i dodici superpoteri delle mamme, giusto perché il mio podcast è Mamma Superhero, il mio profilo è @mammasuperhero. Quindi mi piace l'idea che ogni mamma è un supereroe e deve soltanto imparare a conoscere quei superpoteri che ha già.

Carlotta Cerri: [00:35:48] Certamente i nostri due corsi, il tuo e il mio, Educare a lungo termine, sono probabilmente molto simili e quindi magari a casa staranno pensando, ma perché Carlotta le fa pubblicità o perché parla del suo corso?, se è in competizione. Ma la mia non è una questione di generosità, anche se io mi ritengo una persona generosa, io ho fatto nella mia carriera di mamma un'infinità, una miriade di corsi online e in ognuno ho trovato degli spunti che mi hanno resa la madre che sono oggi, quindi è per questo che io cerco sempre di, tra virgolette, promuovere il lavoro delle persone che stimo, anche se è simile al mio, anzi, soprattutto se è simile al mio, perché alla fine, se remiamo tutti insieme nella stessa direzione, io credo che qualcosa lo cambiamo. Se ci fossi solo io, con i miei due corsicini online, probabilmente cambierei 150 persone. Invece così magari ne cambiamo 150.000 persone, se siamo in tre o in quattro. Quindi credo che veramente valga la pena, non vedersi come una competizione, ma vedersi come una squadra.

Silvia D'Amico: [00:39:14] E questo lo apprezzo molto. Non è facile pensare come pensi tu e non è un pensiero molto diffuso. Io la penso come te, sono assolutamente d'accordo e anche io ho fatto vari corsi per genitori, vari corsi per migliorarmi come persona, di crescita personale e sviluppo personale e sempre se tu hai la mente aperta e sei disposto a metterti in gioco e a migliorarti, puoi imparare da chiunque veramente, puoi imparare anche dai tuoi stessi figli. Sono loro i più grandi maestri. Incredibile, incredibile.

Carlotta Cerri: [00:39:50] Sì, assolutamente. Sono veramente contenta di questo tuo nuovo corso online. Ripetiamo che le iscrizioni aprono l'8 di febbraio. Che cos'è lunedì?

Silvia D'Amico: [00:40:00] Lunedì? Eh sì. Fino al 15 febbraio, quindi dall'8 al 15, il corso è acquistabile. Dopodiché il gruppo di partecipanti inizierà questo percorso di sei settimane insieme. E poi in futuro sicuramente lo lancerò ancora, però adesso mi voglio concentrare su questo gruppo e dare a loro tutte le mie attenzioni.

Carlotta Cerri: [00:40:18] Bello, bello, molto bello, anche il tipo di formato e niente. Io ti auguro un in bocca al lupo, ti faccio un grandissimo in bocca al lupo perché so che cosa significa lanciare un corso on line. Quindi l'emozione mista a terrore, sì, le notti insonni, il lavoro che non finisce mai, i dettagli che non ti sembrano mai perfetti. Però guarda, sono sicura che sarà veramente molto bello. 
Grazie a te per avermi dedicato questo tempo.

Silvia D'Amico: [00:40:55] È stato un piacere, bellissimo.

Carlotta Cerri: [00:40:57] Rimaniamo in predicato per fare questo episodio del podcast sul gioco autonomo, perché secondo me sarebbe interessante per tutti.

Silvia D'Amico: [00:41:06] Io sono disponibile, quando vuoi.

Carlotta Cerri: [00:41:08] Io tra l'altro, ne ho già uno registrato sul gioco autonomo che non so esattamente quando uscirà, perché lo hai capito io non ho proprio scalette. Io faccio un po' le cose così. Ma sì, mi piacerebbe anche veramente affrontare il discorso con te. 
E con questo ti saluto Silvia, sei stata gentilissima, come sempre piacevolissima e ti ringrazio.

Silvia D'Amico: [00:41:28] Grazie Carlotta, anche tu. Le nostre conversazioni potrebbero andare avanti per ore. Penso che l'episodio che ho registrato con te sia il più lungo che io abbia mai registrato con tutti i miei ospiti. Perché abbiamo questa affinità, potremmo parlare veramente a ruota libera.

Carlotta Cerri: [00:41:46] Esatto, quindi perdonatemi. Lo so che non è proprio un episodio corto di quelli che piacciono a me, ma spero che vi piaccia, spero che vi abbia dato dei consigli utili. 
Grazie a Silvia e alla prossima.

Silvia D'Amico: [00:42:00] Ciao, alla prossima.

Carlotta Cerri: [00:42:02] Non le ho neanche chiesto di raccontarci dove potete trovarla, ma ve lo racconto io. La potete trovare anche su www.mammasuperhero.com o su Instagram come @mammasuperhero. E sul suo podcast, indovinate?, Mammasuperhero. È molto facile.

Carlotta Cerri: [00:42:28] Quindi cercatela, seguitela e se vi interessa il suo corso vi ricordo che le iscrizioni sono dall'8 di febbraio al 15 di febbraio e siamo nel 2021. Se ascoltate questo episodio tra qualche anno non lo so che cosa starà facendo allora. Basta. 
Quindi vi ricordo che potete trovare me invece sul mio sito www.latela.com, ma anche su Instagram e Facebook come @lateladicarlottablog. E quindi non mi rimane che dirvi buona giornata, buona serata o buonanotte a seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao.

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«Educare con calma» è un bel principio di cui a me mancava solo un dettaglio: la calma. Questo podcast è un resoconto del mio viaggio interiore di genitore.