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Episodio 20 ·

Transessualità: intervista a Ethan Caspani

In questo episodio di educare con calma ho invitato Ethan Caspani a parlare di transessualità.

Ethan è nato femmina, ma a 19 anni ha capito di essere un ragazzo trans e ha iniziato la transizione. In questo episodio ci racconta la sua storia, come l'hanno presa i suoi genitori, che difficoltà ha trovato con la società e mi (ci) insegna una delle realtà che credo sia importante conoscere per crescere figli rispettosi a tutto tondo. 

Parliamo anche della difficoltà di vivere in una lingua maschilista e dell'importanza di fare un minuscolo sforzo e usare i pronomi corretti quando ci riferiamo a persone trans (e se non li conosciamo, chiederli!). Ci tengo a ringraziare Ethan, non solo per condividere la sua storia con me, ma anche per avermi dato un bellissimo esempio di come calibrare le parole e parlare con rispetto. 

Quando cambiamo il linguaggio, iniziamo a cambiare l’educazione.

Trovate Ethan su Instagram come @caspisan.


Carlotta: [00:00:00] Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di Educare con calma. Oggi per cambiare un pochino, ho un ospite qui con me, ma prima di annunciarlo vorrei fare una breve introduzione perché probabilmente non è un ospite che vi aspettereste su un podcast di genitorialità. Se mi seguite però saprete che da quando sono madre mi sono appassionata moltissimo, e secondo me anche necessariamente, alle tematiche sul pregiudizio, e mi sono resa conto che anche se io mi reputo una persona molto aperta intellettualmente, in realtà ho dei pregiudizi inconsci che spesso si manifestano solo nel momento in cui vivo una determinata esperienza e ho capito che il modo migliore per combatterli è, indovinate?, informarmi! Credo che si abbia molto più pregiudizio verso ciò che non si conosce e quindi il mio modo di combattere il pregiudizio è studiare e imparare dagli altri per poter poi io stessa essere un esempio per i miei figli perché alla fine se io ho dei pregiudizi inconsci, per esempio, e non mi preparo mentalmente per rimuoverli, per cambiare il dialogo per cambiare la conversazione è molto più facile che senza volere in situazioni in cui io stessa mi sento scomoda o a disagio, io dica frasi colme di pregiudizio. Quindi ho deciso di invitare sul mio podcast persone che possano insegnarmi. Ho voglia di imparare da queste persone, dalle loro esperienze di vita e l'ospite di oggi è una persona che secondo me può insegnare tanto riguardo a una realtà molto presente di cui si parla, però, erroneamente troppo poco. Il suo nome è Ethan e lui è un ragazzo che è nato femmina, ma che a un certo punto della sua vita ha capito che si sentiva un ragazzo e ha deciso di iniziare la transizione. Ciao Ethan benvenuto, come stai?

Ethan: [00:01:57] Bene, te invece?

Carlotta: [00:02:00] Anch'io grazie molto bene, siamo in due fusi orari diversi, tu sei alle otto e mezza di sera e alle io otto e mezza di mattina.

Ethan: [00:02:08] Esatto.

Carlotta: [00:02:09] Grazie veramente infinite per aver accettato di venire a raccontarci la tua esperienza qui sul podcast, so che è un podcast per genitori e non proprio sulle tue corde, ma io credo davvero che tu abbia qualcosa da insegnare non solo ai giovani che si trovano nella tua stessa situazione, ma anche ai genitori di futuri giovani che potrebbero trovarsi nella tua stessa situazione. Quindi ti chiedo veramente proprio solo un favore: se dico cose non corrette, non appropriate, cavolate immense, per piacere fermami e non esitare a correggermi. Siamo qui per imparare.

Ethan: [00:02:48] Ok va bene, lo farò, grazie.

Carlotta: [00:02:51] Ok ,iniziamo allora. Prima di tutto mi piacerebbe che ci raccontassi un pochino la tua esperienza, ovvero quando hai capito di non sentirti donna, quanto è passato da lì a fare coming out con la tua famiglia, come lo hai detto alla tua famiglia, come lo hanno preso. Vai.

Ethan: [00:03:09] Allora diciamo che la storia è un po' lunga. Quindi inizio a partire  dalla mia infanzia perché io ho vissuto la mia infanzia non facendo caso al mio genere. Quindi mi comportavo e vivevo come un maschietto, come mi sentivo di essere. Mi piaceva stare e giocare coi maschi. Odiavo vestirmi femminile, odiavo i giochi femminili. E diciamo che quindi mi vivevo la mia infanzia così, però non facevo caso al genere quindi non è che dicevo "io mi sento un maschio". In realtà, non ci facevo proprio caso. Poi durante l'adolescenza mi si sono sviluppati i caratteri sessuali femminili. A quel punto ho cercato di omologarmi verso il femminile perché così, in teoria, doveva essere e nel tempo ho iniziato a sentirmi un po' soffocare. E verso i 16-17 anni ho iniziato a sentire un disagio che reputavo un po' strano. E dopo, con questo disagio, ho iniziato ad informarmi su quale potesse essere il motivo di questo disagio per cui mi sono informato molto tramite internet e ho trovato la realtà trans, cioè il fatto che le persone possono in realtà cambiare genere e questa cosa l'ho scoperta un po' tardi, verso i 18 anni, ed esattamente verso i 19 anni ho capito di me, cioè mi sono detto "Io sono così, io sono un ragazzo trans", perché io in realtà provavo un disagio verso le mie caratteristiche femminili e mi sentivo proprio un uomo. 
Poi ,vabbè, ho fatto un percorso facendomi aiutare da una psicologa, quindi mi sono fatto aiutare da dei professionisti e sono entrato in un'associazione che si occupa di disparità di genere.

Carlotta: [00:05:13] Tutto questo, scusami se ti interrompo, ma tutto questo i tuoi genitori lo sapevano già, o no?

Ethan: [00:05:18] No, non ancora.

Carlotta: [00:05:19] Hai fatto tutto da solo, è stato un percorso abbastanza solitario.

Ethan: [00:05:23] Esatto. Diciamo che magari qualche spunto l'avevo messo qua e là per loro. E infatti verso i 20-21 anni, ora non ricordo precisamente, ho fatto coming out con i miei genitori e con i miei parenti e l'ho fatto tramite una lettera. Io ho passato circa un mese per scrivere questa lettera, ho cercato di scrivere tutto quello che sentivo e l'ho consegnata a loro, e diciamo che, mio padre, la prima cosa che mi ha detto è "Va bene, io lo sapevo già". Lui ha detto che l'aveva già capito perché comunque sia io lo manifestavo in ogni caso. E invece mia madre, diciamo, che all'inizio ha passato una fase del lutto, così la chiama lei, perché comunque sia da una parte ha dovuto dire addio, tra virgolette, alla persona che ero prima, per accogliere una nuova persona, e lo dico, sempre tra virgolette, perché in realtà è la persona che sono sempre stato. Quindi diciamo che mia madre ha subito questa fase del lutto, come la chiama lei. 
Però ora come ora, lei è la mia più grande sostenitrice, mi supporta in tutto e abbiamo migliorato il nostro rapporto perché non c'è più quella incomprensione davanti a noi, ma si è aperta come una breccia, una porta e riusciamo a comunicare meglio. Ed è uguale con gli altri miei parenti e amici.

Carlotta: [00:06:52] Che bello, guarda io mi sono anche mezza emozionata quando me l'hai raccontato. L'avevo già sentita la storia su un'altra intervista, ma ti giuro che ogni volta arriva dritta al cuore, soprattutto perché io spesso mi ritrovo a pensare, e se Emily mia figlia ,che adesso ha quasi quattro anni, venisse da me un giorno e mi dicesse "Io sono un bambino", mi chiedo come reagirei? A questa cosa ci penso spesso perché credo sia importante visualizzare per riuscire a prepararsi, poi uno non è mai preparato insomma a questi cambiamenti ecco, però diciamo che comunque sì, ci penso, e c'è un podcast tra l'altro molto bello, non so se lo conosci che si chiama, How to be a girl, e racconta...

Ethan: [00:07:39] No, non lo conosco. 

Carlotta: [00:07:40] Te lo consiglio, è veramente carino, e racconta la storia di un bimbo che a tre anni ha comunicato ai suoi genitori che era una bambina. E ovviamente c'è tutta la storia di come è stata questa transizione e in base, alle emozioni che ha provocato su di me questo podcast, praticamente finito in lacrime ad ogni episodio, ho capito che devo, anzi voglio, fare parecchio lavoro su me stessa, perché mi piace pensare che reagirò alla grande, però poi le emozioni magari entrano in gioco.

Ethan: [00:08:18] Sì, non è facile. Per esempio lo vedo in mia madre. Lei ha capito  informandosi molto e da una parte siamo riusciti ad aprirci l'uno con l'altra. Quindi lei ha iniziato a capirmi meglio a capire come approcciarsi a me e io ho potuto vivere diciamo tranquillamente esprimendo chi sono, quindi poi alla fine la situazione è migliorata con tutti quanti. Per fortuna, che si è aperta questa porta, di solito si mettono in mezzo dei muri. Però nel mio caso si è aperto un portone.

Carlotta: [00:08:58] E senti, invece, la società come l'ha presa? Quanto è stato facile o difficile sentirti proprio accettato nella società? Mi piacerebbe che mi raccontassi un aneddoto positivo e un aneddoto negativo, se hai voglia.

Ethan: [00:09:16] Allora diciamo che io posso parlare della società italiana, perché io vivo in Italia, è un po' ignorante in questa materia, ma ignorante non proprio in modo dispregiativo, ignorante proprio perché ignora.

Carlotta: [00:09:30] Ignora, non conosce.

Ethan: [00:09:33] Quindi la difficoltà di vivere in questa società come ragazzo trans proprio sta in questo, che le persone non sanno dell'esistenza della transizione, o magari lo conoscono questo fatto, ma lo associano soltanto alle donne trans quindi sono persone nate in un corpo maschile che poi hanno transizionato verso il femminile e lo associano alla prostituzione, quindi non sanno che esistono ragazzi trans come me e non sanno che in realtà trans non significa prostituzione. Ecco diciamo che la difficoltà maggiore è il fatto che, dato che la società non è a conoscenza di questa realtà, io mi sono trovato spesso a dover raccontare di me in diverse situazioni. Quindi magari qua posso metterci un aneddoto negativo, chiamiamolo. Sì, delle esperienze negative sono per esempio quando mi chiedono i documenti, perché io ora come ora sono diciamo in terapia ormonale quindi assumo ormoni testosterone da circa tre anni, però ho ancora i documenti al femminile per cui il mio aspetto esteriore non combacia con la mia carta di identità e quindi quando magari mi chiedono i documenti al pub, al bar, o in discoteca, anche se in questo periodo non si può andare, mi ritrovo a dover spiegare di me davanti a diverse persone. Perché per esempio all'entrata della discoteca dietro di me c'è una fila di ragazzi, e io blocco la fila perché devo spiegare "guardate questo in realtà sono io". Magari dover tirare fuori dal portafoglio l'attestato psicologico che appunto attesta che in realtà sono io questa persona e lì mi crea abbastanza disagio. Non è una bella cosa e secondo me è anche una lesione alla propria privacy. Oppure anche, per esempio, negli ospedali che devo spiegare tutto. Quindi diciamo che i maggiori disagi li ho subiti in questo. Non ho subito delle vere discriminazioni, per esempio insulti, per fortuna, perché comunque sia sono circondato da persone aperte di mente e le ho subite un po' di più magari sui social perché io sui social faccio attivismo e racconto la mia storia e magari ogni tanto lì esce qualche commento, qualche insulto, però non ci faccio molto caso. Un aneddoto positivo potrebbe essere come specificato prima, il fatto che riesco a relazionarmi meglio con le persone, sono più disinvolto e più calmo, non devo più nascondermi, prima era come se dovessi mettermi una maschera.

Carlotta: [00:12:24] Certo, adesso ti senti te stesso.

Ethan: [00:12:26] Esatto, sono me stesso e sono molto più felice, quindi penso che l'aneddoto positivo sia tutto questo.

Carlotta: [00:12:34] Certo, è molto bello sapere che non hai subito discriminazioni nella vita reale, perché si sentono anche di queste storie, e parecchie purtroppo.

Ethan: [00:12:44] Sì, ce ne sono, ce ne sono.

Carlotta: [00:12:46] E poi mi ha colpito un po' quello che dicevi del fatto che comunque la gente spesso e volentieri, ovviamente, ti ferma e ti fa domande. Che è un po' la stessa curiosità, diciamo, che ha generato in me il fatto di chiederti di essere ospite sul podcast. Perché diciamo che è un po' ovvio che la tua storia, essendo diversa, generi curiosità e domande, soprattutto se scegli di renderla pubblica (e io ti ringrazio perché lo fai, non tanti hanno il coraggio di farlo perché secondo me ci vuole coraggio), ma io credo moltissimo nel potere delle parole e nel fatto che si debba cambiare il linguaggio per cambiare l'educazione, quindi ti chiedo, ma te lo chiedo proprio perché voglio imparare, ci sono delle domande che ti danno fastidio, che non vorresti ricevere. E visto che io credo sia comunque importante sentirsi a nostro agio a fare domande quando non conosciamo qualcosa, come pensi che magari si potrebbero cambiare o riformulare queste domande per avviare invece una conversazione sana?

Ethan: [00:13:55] Ok, allora diciamo che io come persona sono molto aperta a rispondere alle varie domande che mi vengono fatte, anche perché ho deciso un po' questo stile di vita, nel senso di mostrarmi agli altri, e non nascondere ciò che sono, ecco. Però c'è una domanda in particolare che mi dà molto fastidio e che penso sia una grossa mancanza di rispetto ed è la domanda inerente i miei caratteri sessuali primari, cioè quando le persone magari mi chiedono "Ma cosa c'hai lì sotto?". Questa è la domanda del secolo e questa domanda mi dà fastidio per vari motivi. Il primo è che è un fatto molto, molto personale e non deve essere di dominio pubblico. È strano che la gente vada a chiedere ad una persona magari sconosciuta, perché sono gli sconosciuti che mi fanno queste domande in genere, ad una persona sconosciuta cosa c'è lì sotto ... si va proprio a ledere la privacy di questa persona. Il secondo motivo è il fatto che le persone che fanno queste domande, o questa domanda in particolare, denotano il fatto che non ti rispettano come persona, come ciò che sei, ma è come se loro pensassero che se non sei operato, quindi se non hai fatto l'operazione, la riassegnazione chirurgica del sesso, allora non sei, per esempio nel mio caso, un uomo, quindi magari pensano che se non ho fatto l'operazione per la costruzione di un fallo, pensano che non sono un uomo a tutti gli effetti. E quindi una vera mancanza di rispetto. Poi ci sono tante altre domande che mi fanno, ma in genere sono domande di cui la curiosità è giustificata.

Carlotta: [00:15:58] Sì certo, assolutamente, anche se credo tenderei sempre a dare il beneficio del dubbio. Nel senso che comunque anch'io mi sento curiosa, perché è una realtà che non conosco, ma come mi sentirei curiosa nell'imparare qualsiasi cosa che non conosco, ecco, però sì, c'è un limite, c'è proprio un limite che è il rispetto dell'individuo, il rispetto della privacy.

Ethan: [00:16:24] Esatto, poi io penso che questo limite ci debba essere ancora di più se si parla con persone sconosciute, perché magari io posso essere anche molto disponibile a dirlo e a parlare di me. Però in quel momento sono io a dire "guarda, sono disponibile per cui fammi tutte le domande che vuoi, fammi anche quel tipo di domanda, anche se scomoda, tu falla". Allora questo è un conto. Però ci sono persone che magari non vogliono parlare di sé, non se la sentono, gli crea disagio, bisogna anche capire chi si ha davanti. A me dà fastidio questa tipologia di domanda se fatta in un contesto inopportuno, se fatta magari in un contesto in cui si sta parlando della transizione, si sta parlando della mia storia e delle persone trans magari a quel punto sarei disposto anche a rispondere. Io comunque non sono operato lì sotto e non ho intenzione di farlo, non ho intenzione di farlo perché come operazione è un'operazione abbastanza complicata e io mi sento uomo, comunque sia, a prescindere da cosa c'è lì sotto. Quindi io ora come ora mi sento bene con me stesso.

Carlotta: [00:17:34] Non senti di dovere andare oltre, o di dover fare ulteriori cambiamenti.

Ethan: [00:17:38] Esatto.

Carlotta: [00:17:39] E poi hai detto una cosa importante, che non ti dà fastidio parlarne in contesti in cui si sta parlando proprio di quello, anche perché comunque magari parlandone puoi proprio aiutare qualcuno che sta vivendo la tua stessa situazione, quindi questo è molto bello. Ma appunto per tutti gli altri, per chi non ti conosce e ti incontra per strada, magari sarebbe meglio aspettare, o partecipare a quei momenti in cui magari in un'intervista tu lo racconti, invece di chiederlo e quindi questo è sicuramente un ottimo spunto.

Ethan: [00:18:12] L'ultima cosa che vorrei aggiungere su questo aspetto è che è anche importante parlare  dell'operazione ai genitali perché appunto pochissimi ne parlano. E una cosa che voglio dire è che quel tipo di operazione non denota la persona che sei, per cui io appunto come ho specificato mi sento uomo anche senza avere un fallo. Quindi la gente mi deve rispettare in questo.

Carlotta: [00:18:41] Senti, la mia vita è un po' tutta in inglese, meno in italiano, e voglio parlare della questione dei pronomi. Ti racconto un piccolo aneddoto molto brevemente. Noi con i bambini andiamo spesso in un bar dove il barista è un ragazzo che si trucca molto vistosamente, ed è veramente bravissimo, si fa questi trucchi da spettacolo e palcoscenico che a me piacciono tantissimo e ovviamente attira l'attenzione dei bambini, tant'è che un giorno i bimbi mi hanno fatto alcune domande sul trucco, e non sul fatto che fosse un ragazzo a metterlo, perché per loro è la stessa cosa. Ma io quando parlavo di lui, o lei, non sapevo che pronome utilizzare e allora mi sono detta "adesso glielo chiedo". Però poi mi sono bloccata per paura di offendere e magari questo non sapere come comportarmi comunque denota la mia poca conoscenza sul tema. Quindi ti chiedo, secondo te, come avrei potuto chiederglielo e quanto è importante secondo te che si usino i pronomi giusti, perché ovviamente adesso tu sei un ragazzo a tutti gli effetti, io ti vedo e sei un ragazzo, non ho alcun dubbio, ma magari all'inizio della tua transizione c'era appunto questa, diciamo, come si dice, non mi viene la parola...

Ethan: [00:20:12] Discordanza tra il mio aspetto esteriore e…

Carlotta: [00:20:16] Esatto. E quindi ti avrebbe dato fastidio che qualcuno ti chiedesse che pronomi usi?

Ethan: [00:20:23] Allora, è una domanda un po' complicata, perché alla fine siamo tutti diversi quindi magari a me potrebbe non dare fastidio, ma a qualcun altro sì. Io dico che in genere è sempre meglio chiedere piuttosto che usare il pronome sbagliato, è un modo per chiederlo magari potrebbe essere soltanto "come ti chiami?" perché dal nome spesso si capisce se usare il pronome femminile o maschile. Se io dico che mi chiamo Ethan, o che mi chiamo Italo, allora usi il pronome maschile. Se io dico che mi chiamo Francesca allora a quel punto dici "ok allora forse devo usare il pronome femminile".

Carlotta: [00:21:00] Guarda ti giuro che avevo pensato mille modi, ma questo non l'avevo pensato. Quindi fantastico.

Ethan: [00:21:07] Questa potrebbe essere una cosa. Poi se magari il nome risulta un po' ambiguo, unisex, allora magari a quel punto potresti anche chiedere "Quali pronomi vorresti che io usassi con te?", piuttosto che usare quelli sbagliati, magari oserei così. Poi, non ho mai incontrato nessuno che si arrabbiasse dopo questa domanda, anzi di solito siamo tutti ben disposti a rispondere.

Carlotta: [00:21:38] Quindi dici che la prossima volta che vado al bar posso chiederglielo. Anzi inizierò dal nome e seguirò il tuo consiglio, inizierò proprio dal nome e speriamo che abbia un nome che si capisca, così finalmente posso risolvere questo dilemma, perché secondo me comunque, io ho visto che in alcune persone quando si usa il pronome sbagliato e ti parlo dei circoli inglesi perché non frequento circoli italiani, per me è proprio facile usare il pronome giusto nel senso che magari è più difficile in inglese quando vogliono che si usi "they" perché è veramente complicato parlare in terza persona plurale di un individuo. Però alla fine è proprio un minuscolo sforzo che io devo fare, quindi se per me richiede così poco sforzo e per l'altra persona ha un valore così importante, perché no?

Ethan: [00:22:36] Esatto. Cioè io penso che il pronome sia una cosa importantissima, come il nome perché denota la nostra identità. E se qualcuno dovesse usare pronomi sbagliati con me, come i pronomi femminili, e dovesse chiamarmi con il mio nome femminile che mi avevano assegnato alla nascita, sarebbe proprio una mancanza di rispetto e una forma di violenza, perché significa andare a negare la mia identità, andare a negare l'identità di genere equivale a negare l'identità di una persona, quindi significa cancellarla e anzi far sì che il tuo punto di vista sia al di sopra del mio, perché se tu mi parli al femminile, significa che il tuo punto di vista per te è più forte del mio e andiamo così a negare l'autodeterminazione di una persona, cioè il nostro essere individui e che siamo tutti dotati comunque sia di una certa individualità ecco, che ci contraddistingue. Quindi penso che l'importanza del nome e del pronome sia questa.

Carlotta: [00:23:36] Certo, poi, comunque veramente è uno sforzo minuscolo da parte di chi deve usare un pronome, è solo una parola, è solo un pronome, quindi veramente secondo me è importante fare questo sforzo. E senti, invece, parlando proprio ancora della lingua un attimo, mi è venuto in mente che l'italiano è una lingua molto maschile, ad esempio l'inglese è più facile perché appunto, si può sempre usare il pronome they e quindi è sempre molto più facile togliere un po' il genere dal linguaggio, mentre in italiano invece è veramente complicato. Io ho scritto una serie di volumi per una collezione italiana sul metodo Montessori e ho fatto tantissime ricerche per cercare di non usare sempre il bambino / i bambini al maschile e tutte le ricerche, ovvero tutti i metodi, mettere l'asterisco, usare la e capovolta, o usare la u, usare il trattino basso, usare questo, usare quello, la chiocciola. Alla fine era molto difficile, quindi abbiamo dovuto lasciare e usare il maschile perché anche con la correlazione dell'articolo determinativo, indeterminativo, veramente complicato. Quindi mi chiedevo, cosa ne pensi tu di questa cosa, che cosa usi tu? Usi uno di questi metodi nello scritto?

Ethan: [00:25:05] In realtà io no, cioè non uso uno di questi metodi però dipende anche nel contesto in cui sono. È una questione molto complicata, appunto, perché è difficilissimo cambiare una lingua, per poterla cambiare significa che tutte quante noi persone italiane ci dobbiamo mettere d'accordo sul cambiarla, quindi è veramente molto, molto difficile e ormai il maschile nell'italiano è entrato come termine neutro. Poi, questa è una mia opinione. Da parte mia il maschile lo vedo come termine neutro e basta, non lo riferisco al termine maschile, all'interno dell'italiano, cioè se dicono, tutti, io lo intendo come termine generico quindi tutti potrebbe essere maschile / femminile / non binario. 
E poi però comprendo che magari ci sono delle persone come le persone non binarie, che introduco un attimino: praticamente sono quel tipo di persone che hanno un'identità di genere che non si riferisce né al femminile né al maschile. Quindi magari potrebbero sentirsi sia uomini che donne, nessuno dei due, e quindi diciamo che queste persone hanno ancor più bisogno del termine neutro. Però io non essendo una persona non binaria, non so quanto questa cosa faccia soffrire una determinata persona. Quindi da parte mia non me la sento nemmeno di dire "no lasciamo il termine maschile neutro" perché magari ad un'altra persona potrebbe veramente creare un certo disagio e se crea disagio a qualcuno significa che magari dobbiamo mettere in discussione questa cosa.

Carlotta: [00:26:47] È un discorso complicato.

Ethan: [00:26:49] È molto complicato, magari nello scritto è un po' più facile, perché uno quando scrive si sofferma un attimo a pensare e quindi magari l'asterisco, o la u, la riesce a mettere, nel parlato diventa molto complicato e appunto significa rivoluzionare un'intera lingua, che bisogna anche chiedersi "è realmente possibile farlo?".

Carlotta: [00:27:15] Certo. Non abbiamo più molto tempo perché io cerco sempre di fare episodi leggermente corti perché noi genitori non abbiamo molto tempo di ascoltare. Però volevo ancora farti veramente due domande: la prima, se potessi lanciare un solo messaggio a un bambino, o a un ragazzo, o una ragazza, una bambina, che si sente nato nel genere sbagliato. Quale sarebbe?

Ethan: [00:27:42] Per un bambino o una bambina è un po' più difficile, per l'adolescente io direi di viversi il momento come si sentono di viverlo. Per cui se si sentono magari di viverlo esprimendosi al maschile, esprimetevi al maschile, se volete esprimervi al femminile, esprimetevi al femminile, e un altro messaggio che gli darei sarebbe di chiedere aiuto. Io penso che l'aiuto sia importantissimo perché affrontare questa situazione da soli non è facile, per cui chiedere l'aiuto magari anche ai genitori. Poi ovvio che non è facile chiedere a loro perché sono molto inesperti, però se sono adolescenti minori e vogliono magari affacciarsi a degli psicologi o psicologhe, allora a quel punto devono chiedere aiuto ai genitori. Penso che un buon genitore debba comprendere il proprio figlio o la propria figlia.

Carlotta: [00:28:41] Sono assolutamente d'accordo. E allora chiudo con un'ultima domanda che è la domanda che faccio a tutti coloro che intervisto e ti chiedo se c'è una domanda che non ti ho fatto, ma a cui ti piacerebbe rispondere.

Ethan: [00:28:56] Aspetta che ci penso un attimino …

Carlotta: [00:29:02] Non è una domanda facile.

Ethan: [00:29:05] No, ma mi dirai tu come potrebbe essere la domanda. Una risposta che vorrei dare è quella di far capire ai genitori che noi nasciamo così. Quindi come potrebbe essere formulata la domanda?

Carlotta: [00:29:18] Non lo so, ma hai già detto tutto. Ethan hai già detto una cosa bellissima. Quindi la domanda non serve, hai già risposto.

Ethan: [00:29:27] Sì appunto, vorrei dire ai genitori che noi nasciamo così e non siamo deviati, che siamo persone per bene, in genere, e poi dipende da ognuno di noi.

Carlotta: [00:29:42] Dipende anche dal tipo di educazione che ricevi.

Ethan: [00:29:44] Esatto. Io mi reputo una persona per bene, con una certa morale, quindi dobbiamo essere rispettati per quello che siamo.

Carlotta: [00:29:54] Guarda sei stato piacevolissimo ed è dire poco. È stato assolutamente un piacere e sono veramente felice perché so che questa intervista piacerà e aiuterà e, almeno per me, è stato un imparare ad ogni tua parola, soprattutto perché hai una capacità di calibrare le parole che è veramente non comune. Io ci faccio tantissimo caso perché è un qualcosa a cui cerco io stessa di arrivare, ed è difficilissimo cambiare il linguaggio e calibrare le parole, soprattutto nel parlato e non nello scritto. E tu hai proprio questa capacità, l'avevo già notata in altre interviste e te lo volevo dire quindi grazie mille, grazie davvero a te. E chiudiamo proprio così ci salutiamo e magari chi lo sa, prima o poi magari ci troveremo di nuovo su questo podcast tra anni e anni. C'è qualche social che vuoi condividere con chi ci ascolta, magari vogliono seguire la tua storia.

Ethan: [00:31:05] Sì, è il mio profilo Instagram che si chiama @caspisan e sul mio profilo Instagram possono seguire la mia storia perché posto vari contenuti su di me.

Carlotta: [00:31:14] Perfetto, io poi lo metterò comunque nelle note dell'episodio. Quindi ottimo. Ti ringrazio Ethan. Grazie mille a te per il tuo tempo. Alla prossima.

Ethan: [00:31:24] Ciao, ciao ciao.

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«Educare con calma» è un bel principio di cui a me mancava solo un dettaglio: la calma. Questo podcast è un resoconto del mio viaggio interiore di genitore.