Stai cercando il corso Educare a lungo termine? Leggi qui

Quando arrivano i NO dei bambini

In questo episodio mi sono auto invitata sul mio podcast! ūüėā Scherzo, vi racconto tutto nell'episodio, ma vi annuncio che non sono sola: mi fa le domande Sara Mariottini, logopedista pediatrica ‚ÄĒ avr√† tutto senso quando ve lo racconto, giuro!

Episodio 117
Salva

Parliamo dei NO dei bambini e degli adulti (spoiler: sono tutti correlati ai limiti che impostiamo!) e di come viverli con pi√Ļ‚Ķ calma.

Una frase bellissima che ha detto Sara:

¬ęLa riflessione personale √® il regalo pi√Ļ grande che possiamo fare¬Ľ. E io aggiungerei, ricevere. Grazie di cuore, Sara.

Nell’episodio menziono questo video.

Ps. Purtroppo in alcuni momenti in cui parlavamo entrambe l'app che uso ha dato la priorità alla mia voce e creato piccole interferenze nella voce di Sara (avrei preferito il contrario). Grazie per la vostra pazienza e cercherò di svelare l'arcano. 

Carlotta: [00:00:00] Benvenuti e benvenute ha un nuovo episodio di Educare con calma. In questa mezz'ora è successo di tutto, quindi vi racconto brevemente che cosa è successo. Oggi è giovedì 8 dicembre, festa dell'immacolata, e io e Sara ci siamo rincorse, adesso poi vi racconto anche chi è Sara, ci siamo rincorse per settimane per fare una diretta su Instagram. Alla fine ci diciamo, siamo libere entrambe, ce la facciamo entrambe oggi, facciamola anche se è festa. Allora ci armiamo proprio all'ultimo minuto, lo comunichiamo su Instagram, mettiamo le storie, eccetera eccetera. All'una e mezza mia, 10:30 sue perché siamo in due fusi orari diversi, ci mettiamo a fare questa questa diretta e Instagram ci sbatte fuori, cioè non vuole che ci colleghiamo nel senso che lei riesce a collegarsi alla diretta, ma io non riesco ad entrare nella sua diretta. Allora proviamo un paio di volte, cambiamo account, andiamo nel mio account e stessa identica cosa e alla fine, alla faccia di Instagram, per questo io vi dico non fidatevi mai di Instagram, costruitevi il vostro business anche fuori da Instagram, fuori dai social media, ed è per questo che ve lo dico, perché non ce l'abbiamo fatta alla fine, Quindi, alla faccia di Instagram, ci siamo spostate sul podcast e facciamo questa cosa un po' strana perché in realtà io di solito invito persone a parlare del loro lavoro, mentre in questo caso era Sarah che aveva invitato me a parlare del mio lavoro o comunque della mia specialità e quindi faremo questo, nel senso che sarà lei a farmi le domande e io risponderò. Praticamente, mi sono auto invitata sul mio podcast. Sara, per chi non ti conosce, anche perché anche io e te ci siamo appena conosciute, presentati, dicci chi sei e cosa fai.

Sara Mariottini: [00:01:53] Allora io sono Sara Mariottini, sono una logopedista e mi occupo soprattutto della fase precoce del linguaggio, quindi di accompagnare i genitori nella fase proprio del primo linguaggio, 12, 36, 48 mesi e aiutarli nella pratica professionale, quindi in studio proprio attraverso un lavoro diretto sul bambino, attraverso il gioco eccetera eccetera, ma anche indirettamente attraverso le consulenze e raccontando ai genitori come possano essere veramente strumento e fonte proprio di apprendimento del linguaggio da parte dei propri piccoli. E quindi ecco, questo in sintesi è un po' quello di cui mi occupo. Nella pratica chiaramente lavoro sia in presenza che on line, nell'ultimo anno soprattutto e quindi lavoro un po' in tutta Italia.

Carlotta: [00:02:44] Mentre ti presentavi mi è venuto in mente 1.000.000 e mezzo di domande da farti sul tuo lavoro. Quindi adesso vediamo quanto tempo abbiamo. Però magari potrebbe essere anche interessante provare a fare anche un episodio bonus da questa esperienza insieme, già che siamo qua siamo insieme, magari, ne approfittiamo e prendiamo due episodi con una fava. Ok quindi, vediamo adesso che cosa ci permetterà il tempo. Nel frattempo lascio la parola a te.

Sara Mariottini: [00:03:26] Assolutamente sì. Io non vedevo l'ora di intervistarti perché sei un mito veramente, da quando ti ho scoperto attraverso i podcast, perché poi ti ho scoperto in qualche intervista che ti hanno fatto e poi ho scoperto il tuo podcast, il tuo profilo e il tuo sito. Di tutto, insomma. Quindi non vedevo l'ora di poterti fare le mie domande che sono una piccola parte delle domande, perché chiaramente ho scelto una tematica, ma si aprirebbe un mondo anche dal mio punto di vista. La tematica appunto è quella dei no.

Carlotta: [00:03:57] Che bello per quanto mi hai detto, grazie.

Sara Mariottini: [00:03:59] Grazie a te. La tematica è quella dei no perché nelle consulenze on line che faccio con tantissimi genitori esce fuori proprio il problema di saper gestire questi no che all'inizio sono appunto dati dal genitore, ma ad un certo punto la situazione cambia e il bambino che inizia ad usare questi no e in molti casi diventa faticoso, o molto faticoso, gestire quei no che possono essere insomma dati dal bambino in situazioni un po' difficili. Quindi ti volevo proprio fare un po' di domande rispetto a questo. La prima intanto è quella di capire in quale fascia di età il bambino inizia a capire questo no?

Carlotta: [00:04:43] Uhhhh, su questa domanda possiamo fare una conferenza di una giornata intera, per√≤ prover√≤ a essere il pi√Ļ breve possibile. Dunque. C'√® differenza tra capire il no, ed essere in grado di agire sulla base di quel no. Quindi questa √® la prima cosa che dobbiamo dire, nel senso che i bambini di et√† inferiore ai, diciamo, tre anni, non capiscono il no nel modo in cui pensa la maggior parte dei genitori. E poi sia chiaro che una piena comprensione del no, non √® che si verifica magicamente quando il bambino compie tre anni, √® un processo di sviluppo e adesso lo vediamo. Perch√© dico questo? Perch√© il no √® un concetto astratto che √® in diretta opposizione, si scontra proprio con il bisogno evolutivo dei bambini piccoli di esplorare il proprio mondo, di capire il mondo a livello cerebrale, di sviluppare il proprio senso di autonomia e iniziativa. Certo, tuo figlio potrebbe sapere, tra virgolette, che tu non vuoi che lui faccia una cosa, lui o lei; potrebbe anche sapere che otterr√† una reazione di rabbia da parte tua, se lo fa, tuttavia non riesce a capire il perch√©, non riesce a capirlo nel modo in cui un adulto pensa che possa capirlo e non pu√≤ agire sulla base di quel no, perch√© per farlo ha bisogno di forza di volont√†. E i bambini non iniziano a sviluppare la forza di volont√† fino ai, io odio dare et√†, per√≤ direi cinque minimo, sei, sette anni di et√†, perch√© altrimenti un bambino o una bambina ti guarda prima di fare una cosa che sa che non dovrebbe fare, poi sorride e la fa lo stesso? Non perch√© √® malefico, non perch√© ci sfida. I bambini sono fondamentalmente buoni dentro. Io non credo alla narrativa della societ√† che ci dice che ci provocano apposta e finora sono stata davvero felice di non crederci, perch√© mi ha permesso di vedere i miei figli sotto una luce completamente diversa, di accogliere le loro emozioni con empatia e comprensione e beneficio del dubbio. Quindi, secondo la ricerca sullo sviluppo, l'autocontrollo, la forza di volont√† si sviluppa nel corso di molti anni e alcuni dei maggiori cambiamenti avvengono tra i 3 e i 7 anni. Ma ovviamente ci sono tantissime variazioni individuali. Stiamo parlando molto, molto, molto in generale, anche perch√© poi alcuni bambini hanno pi√Ļ difficolt√† a regolarsi e a regolare le proprie emozioni e hanno bisogno di pi√Ļ tempo. Dipende poi anche moltissimo dall'esempio di autoregolazione che hanno in casa, come gestiscono la rabbia i genitori? Ma non entriamo l√¨ perch√© senn√≤ ci vogliono due giorni di conferenza. Il lavoro di sviluppo di una persona tra 0 e 6 anni √® esplorare e sperimentare. Quindi √® normale e sano che quando il nostro no va contro questo bisogno intrinseco, i nostri figli ci dicano no. Nel momento in cui noi cerchiamo di fargli fare una cosa e loro invece vogliono farne un'altra, perch√© il loro maestro interiore dice, io voglio esplorare, scoprire quella cosa, √® normale che ci dicano no, ed √® sano. E immagina quanto li confondiamo, anzi quanto li confonde, essere puniti per fare una cosa che sono programmati a fare da un punto di vista dello sviluppo, √® una confusione incredibile si trovano davvero di fronte a un dilemma esistenziale a livello subconscio. Cio√®, obbedisco ai miei genitori, oppure seguo il mio bisogno intrinseco di sviluppare autonomia e iniziativa esplorando e sperimentando nel mio mondo? √ą un dubbio amletico, praticamente.

Sara Mariottini: [00:08:32] Esistenziale.

Carlotta: [00:08:33] Esatto. Ovviamente questo non significa che ai bambini dobbiamo lasciare fare tutto quello che vogliono. I limiti, non smetterò mai di ripeterlo, credo di ripeterlo in tutti gli episodi e dirette eccetera eccetera, i limiti sono fondamentali, i limiti e le regole li fanno sentire al sicuro, ci fanno sentire al sicuro, perché creano un senso di fiducia di cui i bambini hanno bisogno, soprattutto nei primi sei anni, sei in maniera insomma molto generale, prendetelo sempre come un elastico il mio riferimento all'età. Quindi, ecco, in questi primi anni stanno proprio creando un attaccamento con i genitori, stanno capendo come funziona questo attaccamento, ed è intrinseco il loro bisogno di essere amati e se io li sgrido o li punisco per il loro istinto di esplorare il mondo, che ripeto è il loro lavoro, non possono farne a meno, è così che si sviluppano, è proprio come imparare una lingua. Immaginate quando si impara una lingua, tu ce lo puoi raccontare bene, se non ci sono problemi...

Sara Mariottini: [00:09:44] Certo, problemi a livello uditivo, o anche muscolare, fonatorio, insomma di tutto quello che è coinvolto nell'imparare una lingua...

Carlotta: [00:09:58] Esatto, se non se non ci sono problemi, o disabilit√†, prima o poi la lingua si impara. E qui √® la stessa cosa, cio√® un bambino non pu√≤ fare a meno di scoprire e imparare il mondo perch√© √® cos√¨ che si sviluppa. Se io lo blocco sto mandando un messaggio sbagliato. Per esempio uno su tutti, sto dicendo loro di non fidarsi del proprio istinto, o di non essere curiosi ed esploratori, perch√© questo porta i miei genitori a distaccarsi da me. E gli adulti di oggi sono i bambini di ieri. Quanti adulti conosciamo che credono di non valere, di non meritarsi l'amore di altre persone perch√© quando sbagliavano da piccoli venivano puniti con la privazione dell'amore dei genitori? Quando mi emoziono e sono appassionata parlo troppo veloce. Per√≤ questo per dire che i primi sei anni sono davvero un momento importantissimo della vita di una persona in cui si sta formando la sua personalit√†. E io voglio che i miei figli imparino a prendere decisioni, che dicano sono una persona capace, posso provare, posso fare errori, posso imparare da quegli errori, per√≤ sono amato. Fondamentalmente, sono una brava persona. Tra l'altro, ultima parentesi e poi finisce il primo giorno di conferenza c'√® una dimostrazione molto interessante che spiega in termini davvero concreti, palpabili, lo sviluppo intellettuale e pu√≤ secondo me aiutare i genitori a vedere con i propri occhi perch√© i bambini non riescono a capire alcuni concetti, come per esempio il no e non riescono a capirli come i genitori si aspettano che possano farlo. Questa dimostrazione si rif√† alla teoria della conservazione di Piaget, che √® uno psicologo, filosofo, pedagogista che io amo molto e che visse nel periodo di Maria Montessori negli ultimi anni del 1800, prima met√† del 1900, forse addirittura lui mor√¨ negli anni '80, se non ricordo male, quindi molto contemporaneo a Maria Montessori, ma visse pi√Ļ a lungo. E la teoria della conservazione √® la capacit√† di pensiero logico che consente a una persona di capire che una certa quantit√† rimane la stessa nonostante cambi il contenitore, la forma o le dimensioni. E qua tu starai pensando Carlotta, ma che cosa stai dicendo? Sei proprio fuori? Ti spiego. Questo si pu√≤ fare in diversi modi. Anzi, poi magari potrai mettere anche nelle note dell'episodio un link a un video che lo dimostra molto meglio di quanto possa spiegarlo io a parole. Per√≤ immagina di prendere due palline di did√≤ e chiediamo al bambino di renderle proprio uguali della stessa dimensione. Quando abbiamo stabilito che sono uguali, poi, davanti ai suoi occhi ne appiattiamo una e la mettiamo sul tavolo vicino a quella normale che non abbiamo appiattito e chiediamo di quella appiattita, questa √® pi√Ļ grande, pi√Ļ piccola o √® uguale all'altra? E ehm. Un bambino di tre anni molto probabilmente ti dir√† che non sono pi√Ļ uguali e ti dir√† anche quale pensa sia pi√Ļ grande. Mentre un bambino di 5 o 6 anni ti dir√† che sono uguali e pu√≤ anche darsi che sappia spiegarti il perch√©. Lo stesso con l'acqua, per esempio, prendiamo due bicchieri uguali, li riempiamo d'acqua, chiediamo al bambino se c'√® la stessa quantit√†, quando siamo sicuri che ci sia la stessa quantit√†, davanti ai suoi occhi prendiamo un bicchiere pi√Ļ alto e pi√Ļ stretto e versiamo il contenuto di uno dei bicchieri nel bicchiere alto. E chiediamo di nuovo al bambino, qual √® che ha pi√Ļ acqua? Il bambino o la bambina di tre anni, dir√† probabilmente che non sono uguali e ti dir√† quale bicchiere ha pi√Ļ acqua. Un bambino di cinque sei anni ti dir√† che sono uguali, che la quantit√† di acqua √® uguale e ti spiegher√† il perch√©. Questo, come dicevo prima, so che non c'entra direttamente con quello di cui stiamo parlando, ma secondo me c'entra tantissimo ed √® molto interessante per far capire ai genitori che mi dicono, eh ma io gliel'ho detto tante volte che non si fa e lo fa ancora anche se sa benissimo che non si fa. In realt√† i bambini non possono capire i no come noi pensiamo che possono capirli e inoltre devono imparare la stessa cosa in tantissimi contesti diversi prima di interiorizzarla. Quindi se ancora non lo fanno, non √® perch√© ci sfidano, non √® perch√© vogliono provocarci, √® perch√© non l'hanno ancora imparata.

Sara Mariottini: [00:14:19] Adesso che hai chiuso ho capito perfettamente l'esempio che stavi spiegando. Veramente interessantissimo. E dai una luce cos√¨ diversa da quella che appunto magari un genitore si aspetta di vivere e vive in un modo diverso la cosa, quindi non riflette su alcune dinamiche che si possono creare. E senti, invece, quando √® il bambino a iniziare a dire no, e dal punto di vista linguistico spesso i genitori mi raccontano sia tra le prime parole, ma comunque sia, quando iniziano a sperimentare questo no, sia prima sia con bambini un pochino pi√Ļ grandi intorno ai due anni e mezzo che iniziano ad usare questo no in contesti in cui il genitore non pu√≤ fare a meno invece di far fare una determinata cosa perch√© magari √® importante, chess√≤, mi viene in mente, dobbiamo andare a dormire, dobbiamo andare all'asilo e in quel momento magari il genitore non ha scelta e quindi quel no del bambino deve necessariamente diventare un s√¨. Come fare?¬†

Carlotta: [00:15:30] Altra domanda stile secondo giorno di conferenza. Ma √® interessante quello che hai detto ad un certo punto, che spesso √® quasi una delle prime parole che ci ricordiamo, la percezione che sia una delle prime parole, ed √® interessante questo perch√© alcuni studi pensano proprio che la fase dell'autoaffermazione, e la fase dell'autoaffermazione √® quando un bambino capisce di essere una persona a s√© stante, capisce di essere, Io, e cio√® sono una persona separata da mia madre, separata da mio padre, non sono una loro appendice... questa fase alcuni studi dicono che inizia proprio quando il bambino inizia a dire la parola no e finisce quando inizia a dire la parola io, e a quel punto ha preso piena consapevolezza di s√©. Questo lo spiego nel mio corso Educare a lungo termine, per√≤ hai detto questa cosa e mi √® venuto in mente questo studio che √® veramente molto interessante. Ora, la tua domanda ha una risposta diversa a seconda di ogni contesto, di ogni genitore, di ogni genitrice, di ogni bambino, di ogni bambina, di ogni famiglia. Quindi √® davvero difficile dare una risposta universale, perch√© non so quanto √® pieno il calice emotivo di quello adulto, non so qual √® il momento di sviluppo del bambino, non so che percorso ha fatto l'adulto, non so che educazione ha ricevuto l'adulto e quindi qual √® l'educazione che tende a perpetrare, non so che giornata hanno avuto, se hanno dormito ieri notte, eccetera eccetera eccetera. Quindi √® davvero davvero difficile, difficile, difficile rispondere a questa domanda con onest√† intellettuale. Ma. Posso dire questo. Troppo spesso i genitori dicono no e impostano limiti che non rispettano e non tengono in considerazione i tempi del bambino, che sono lenti, che sono lunghi, dilatati. Nell'educazione che io diffondo, i no sono preferibilmente pochi, chiari, sensati e soprattutto validi per tutti, nel senso che se io dico a mio figlio che non pu√≤ stare davanti allo schermo dell'iPad, ma poi ho tutto il giorno in mano il cellulare, non √® molto onesto intellettualmente, ma questo lasciamolo per il terzo giorno di conferenza.... Quindi, se i limiti non sono pochi e non sono chiari, si rischia di confondere il bambino. Cio√® mia madre mi dice no per tutto, quale no devo davvero ascoltare, quale no √® davvero importante e per questo io nel mio corso parlo di no sof√† e di no fuoco. E qua mi sto ancora concentrando sul no che dicono i genitori perch√© per rispondere alla tua domanda ha molto pi√Ļ valore iniziare dal no che dicono i genitori che dal no che dicono i bambini. Nel mio corso ti dicevo distinguo tra no sof√† e no fuoco e sto parlando dei no che dice il genitore. I no sof√†, e l'ho inventato io questo termine, sono quelli che possono diventare dei s√¨, per esempio, invece di non giocare con i cuscini del sof√† perch√© poi li lasci sempre in disordine, io ti dico giocaci, ma quando finisci li rimetti in ordine. E se hai bisogno del mio aiuto per rimettere in ordine ti aiuto. I no fuoco invece sono quelli che dobbiamo far rispettare a tutti i costi, perch√© ne va della sicurezza, per esempio, non puoi toccare il forno bollente perch√© ti ustioni. Non importa se piangi perch√© vuoi toccarlo, io sono capitano della barca, sono responsabile del tuo benessere e il forno non lo puoi toccare. Ma anche qui, c'√® modo e modo di far rispettare il limite. Uno √® gridare, minacciare, insegnare attraverso la paura, se tocchi il forno chiamo la polizia, che in realt√† non sta insegnando nulla, non sta insegnando a fare o non fare qualcosa perch√© √® la scelta giusta, sta insegnando semplicemente a fare o non fare qualcosa perch√© abbiamo paura, che poi √® il motivo sbagliato e genera adulti che parcheggiano nel posto riservato alle persone disabili solo se c'√® il rischio di una multa. L'altro modo? √ą, mi abbasso al tuo livello, al livello dei tuoi occhi, mi inginocchio, accolgo la tua emozione, accolgo le tue lacrime e ti dico, ti capisco, capisco che sei arrabbiato perch√© non puoi toccare il forno, non posso comunque lasciarti toccare il forno, hai bisogno di un abbraccio, oppure vieni, andiamo di l√† e lo prendo gentilmente in braccio e lo accompagno lontano dalla fonte di pericolo.

Sara Mariottini: [00:20:16] E in questo caso anche dare la spiegazione del perché penso che sia fondamentale, oppure in alcuni casi è controproducente, perché magari aggiungo cose che non sono importanti in quel momento.

Carlotta: [00:20:28] Dipende dall'et√† del bambino, direi. Per√≤ se un bambino molto piccolo non darai la spiegazione. Io tendo a consigliare di usare quanto meno parole possibili, soprattutto quando un bambino √® in crisi, quando il suo cervello coccodrillo √® attivo e sveglio. Quindi io direi, in quel momento meno parole usiamo meglio √®. E questo crea anche un senso di fiducia perch√© comunque in quel momento i nostri perch√© non arrivano alla mente razionale, quella conversazione sul perch√© possiamo farla quando siamo tutti calmi e rilassati, dopo, a cena, a posteriori, per√≤ nel momento di crisi i perch√© non arrivano al cervello razionale quindi la cosa migliore che possiamo fare √® rispondere alle emozioni non rispondere al comportamento. Con i bambini pi√Ļ piccoli, io ricordo con Emily, per esempio, quando c'era qualcosa da fare anche quando io volevo che lei facesse qualcosa invece di, mettiamo lavarsi le mani, invece di dirle, Emily dobbiamo andarci a lavare le mani perch√© hai toccato questo, hai toccato quello, i germi di qua e di l√†, io semplicemente la prendo per mano con un sorriso e le dico, Vieni, andiamo! E cominciamo a camminare verso il bagno. Questo √® molto pi√Ļ efficace di qualsiasi tecnica di convincimento. E poi magari a met√† strada si accorgono dove stiamo andando e allora dicono, No, non voglio lavarmi le mani. E allora l√¨ possiamo iniziare la conversazione di cui ti avrei parlato adesso, che √® come facciamo a fare rispettare il nostro no, o come reagiamo al loro no. Questo √® un po' pi√Ļ complicato.

Sara Mariottini: [00:22:15] Perché di nuovo dipende da situazione a situazione. Ed è una riflessione difficile che cerca di abbracciare un po' magari situazioni generali chiaramente, non stiamo a disquisire per situazioni particolareggiate perché sarebbe veramente molto difficile individuare, come dicevi prima, il contesto, il genitore, il modello educativo, il bambino, la notte passata e qualsiasi situazione o dinamica circostante.

Carlotta: [00:22:45] Esatto, assolutamente, questo √® super importante ripeterlo perch√© senn√≤ ci ritroviamo i genitori che giustamente ci dicono, eh ma io ho provato a fare quello che hai fatto tu e quello che dici tu, per√≤ in realt√† non ha funzionato e non ha funzionato per una miriade di fattori, non perch√© tuo figlio √® cattivo, o perch√© tu sei un cattivo genitore, semplicemente perch√© tutte le circostanze non erano allineate. Quindi facciamo l'esempio del parco giochi, che √® un ottimo esempio perch√© tutti dobbiamo lasciare il parco giochi a un certo momento, e tutti i bambini non vogliono lasciare il parco giochi, non vogliono andare via dal parco giochi. Quindi, io cosa posso dire? Posso dire a mio figlio, se non vieni immediatamente, non ti porto pi√Ļ al parco. Che √® un po, diciamo magari la narrativa che tendiamo ad utilizzare di pi√Ļ, la frase che tendiamo ad utilizzare di pi√Ļ perch√© noi siamo stati cresciuti con questo tipo di educazione. Ed √® anche una bugia, tra l'altro, perch√© √® veramente improbabile che non andremo pi√Ļ al parco giochi se quel parco giochi, per esempio, √® l'unico vicino a casa. Diverso se fosse un parco giochi nel sud Italia perch√© siamo in vacanza, magari glielo dici ed √® ok. E in realt√† se riusciamo a non mentire ai nostri figli credo si sia gi√† a cavallo, perch√© proprio uno degli obiettivi pi√Ļ importanti della genitorialit√† √® costruire la fiducia. Posso invece trovare degli stratagemmi, diciamo, tra l'altro io sul blog ho un post proprio dedicato a come andare via dal parco giochi senza crisi, mio figlio mi dice no e io invece di reagire mi fermo un attimo, penso e dico, vedo che non vuoi lasciare il parco giochi, che cosa possiamo fare? Ci sono davvero dei piccoli stratagemmi che possiamo utilizzare, per esempio, Ok, decidi tu, tra quanto andiamo via dal parco giochi, 5 minuti o 10 minuti. Io gli sto dando due opzioni, gli sto dando due opzioni di cui nessuna delle due √® restare al parco giochi.

Sara Mariottini: [00:24:51] S√¨, √® una cosa che propongo anch'io quando per esempio i bambini non sono appunto verbali, o lo sono ma parzialmente, quindi ancora hanno solo le prime paroline, proporre una scelta che sia una scelta con risposta chiusa permette al bambino di essere pi√Ļ tranquillo perch√© cos√¨ non ha da argomentare perch√© magari non riesce, ma allo stesso tempo di dare certezza al genitore che la scelta √® tra queste due e quindi insomma, non c'√®, non c'√® scampo, non c'√® un'alternativa remota.

Carlotta: [00:25:20] Esatto. Quello che dobbiamo fare √® andare a casa, non c'√® un'altra soluzione in questo momento. Ma come lo facciamo, quello pu√≤ deciderlo il bambino. Possiamo scrivere su un pezzettino di carta 5 minuti o 10 minuti e poi metterglielo in tasca, oppure possiamo scrivere proprio l'ora sul pezzettino di carta, metterglielo in tasca e poi ogni tanto andiamo a chiederglielo e lo controlliamo, verifichiamo se √® uguale a quello che c'√® sul nostro orologio, se √® uguale dobbiamo andare via. Possiamo dargli un timer, possiamo per esempio chiedere il loro aiuto, ok, conto fino a venti e poi dobbiamo andare, preferisci aiutarmi a portare la borsa in macchina o preferisci tenere tu la chiave e poi aiutarmi ad accendere la macchina, e su questa risposta non ci sar√† dubbio. Per√≤, spesso e volentieri tanti genitori mi dicono, eh va beh, ma cos√¨ √® come dargliela vinta. No, non √® come dargliela vinta. Stai ottenendo tu, genitore, quello che vuoi in una maniera cooperativa invece che partendo dalla forza e partendo dall'autorit√†, che non √® l'obiettivo della genitorialit√†. E poi, cosa succede se nessuna funziona, nessuno stratagemma funziona ed √® un bagno di lacrime, crisi totale? √ą ora di prenderlo in braccio con gentilezza e dire capisco che vuoi restare, dobbiamo andare a casa e andiamo. E a volte succede, a volte non c'√® altra soluzione. Ma posso assicurare che pi√Ļ creiamo una relazione di fiducia, pi√Ļ siamo costanti e coerenti con il nostro metodo educativo, basato sul rispetto dell'altra persona, meno no diciamo e pi√Ļ accogliamo le emozioni, meno ci saranno queste crisi. E lo so e lo dico pro non piacendomi parlare come manuale di genitorialit√†, ma lo dico perch√© l'ho vissuto io con i miei figli, perch√© il mio modo di educare sarebbe stato completamente diverso e invece mi sono messa in gioco,¬† mi sono messa in dubbio e ho scelto health parenting, questa disciplina positiva e l'ho applicata nel mio quotidiano e ho visto i risultati. Oggi vedo i risultati che i miei figli hanno sei otto anni. Comincio a vederli oggi. Prima no, perch√© arrivano a lungo termine. Per questo io la chiamo educazione a lungo termine.

Sara Mariottini: [00:27:37] Educare a lungo termine.

Carlotta: [00:27:41] Ti racconto proprio un aneddoto che √® successo giusto l'altro giorno. L'altro giorno avevo promesso a Oliver che il giorno dopo l'avrei portato sui rollerblade da solo, perch√© Emily √® un po' pi√Ļ lenta e lui vuole sempre andare veloce. E il piano era che io sarei andata su uno scooter elettrico e lui sui rollerblade. Ne abbiamo parlato con Emily, perch√© preparare i bambini √® importantissimo e lei aveva accettato. Ovviamente arriva il giorno di andare con Oliver sul rollerblade e teoricamente Emily sarebbe rimasta a casa, grandissima crisi, Emily voleva venire con noi e si √® messa a piangere. Non ha funzionato nemmeno dirle, vieni con me sullo scooter elettrico perch√© lei voleva proprio proprio andare sui rollerblade. E quindi niente, era un blocco totale, un muro. Io avrei potuto dirle, ecco, sei egoista, prometti le cose poi non le mantieni, non hai diritto di piangere tu in questa situazione perch√© √® Oliver che dovrebbe piangere perch√© stiamo prendendo il suo tempo, non c'√® nessun motivo di piangere. Tutte frasi che io conosco benissimo, che mi sarebbero venute completamente naturali e spontanee. E invece mi sono seduta vicino a lei in silenzio e le ho detto, ti capisco, anche tu vuoi venire sui pattini con noi, vuoi un abbraccio? Ci ho messo un po', io ho aspettato con calma, con le braccia aperte, dopo pochi minuti lei √® venuta a prendersi l'abbraccio. Quando il suo respiro si √® calmato le ho detto, capisco che vuoi andare anche tu sui rollerblade. Oggi non √® possibile. Quello che sono disposta ad offrirti per√≤ √® questo, O vieni oggi con me sullo scooter elettrico, oppure andiamo io e te domani senza Oliver. Che cosa scegli?

Sara Mariottini: [00:29:29] Sempre due opzioni.

Carlotta: [00:29:30] Sempre le due opzioni, sempre lo stesso risultato, ovvero lei non va sui pattini, non ottiene quello che vuole. Sceglie lei, però, perché i bambini hanno bisogno di scegliere ed è così che costruiscono se stessi. E in quella determinata occasione lei ha scelto di venire sullo scooter e siamo usciti tutti felici. Per me, quello che io sono disposta ad offrire nella genitorialità è proprio questo concetto, quello che sono disposta ad offrire è questo, ed è importantissimo e funziona tantissimo perché mette anche in conto e in preventivo le mie emozioni, ovvero quello che io genitore provo in quel momento di grande frustrazione. E di tutto questo parlo anche nel mio corso Educare a lungo termine. Ora voglio solo dire un'ultima cosa che quel giorno questo ha funzionato perché io avevo dormito bene, il mio calice emotivo non era pieno, avevo avuto una giornata produttiva a lavoro, ero andata d'accordo tutto il giorno con mio marito. E perché lavoro da anni su questo tipo di approccio di comunicazione, che è anche la ragione per cui so che qualunque adulto può scegliere e iniziare un percorso simile al mio. Basta, chiudo. Non so so neanche se ho risposto alla tua domanda alla fine.

Sara Mariottini: [00:30:46] Assolutamente sì. Facendo un cerchio e inserendo tante di quelle riflessioni importanti tipiche per chi ti ascolta,  e io che ti ascolto rimango ore ad ascoltarti perché veramente sei un fiume in piena. 

Carlotta: [00:31:04] Sono pensieri a ragnatela.

Sara Mariottini: [00:31:05] Sì, però, riesci a coinvolgere e a far capire. Ecco una cosa che ti volevo dire e che secondo me è molto importante, e che osservo anche nelle tue modalità, è quello di avere cura nella scelta delle parole che non è assolutamente scontato, per me un grandissimo esempio e penso che lo sia, anzi lo è sicuramente, anche nei confronti dei bambini, per i bambini.

Carlotta: [00:31:40] Assolutamente. Io lo dico sempre le parole, il linguaggio, non solo trasporta mentalità, ma le modella, ha un potere incredibile di modellare mentalità, di creare mentalità. Quindi assolutamente d'accordo con te.

Sara Mariottini: [00:31:55] Bellissimo. Questo poi traspare perch√© poi la cosa bella √® anche essere noi stessi con i nostri bimbi, no? Quindi se noi ci riconosciamo anche mentre siamo altro, perch√© non siamo solo genitori, ma siamo anche altro, e comunque manteniamo fede a questo nostro valore, a questo nostro stile comunicativo, poi riusciamo ad esserlo anche in modo vero e naturale, anche con i nostri bambini. √ą un lavoro, no?, penso ci sia un grande lavoro da fare perch√© comunque siamo abituati, abbiamo ricevuto un'educazione molto diversa, per√≤ ecco √® grazie a strumenti, posso dire strumenti?, educatori e formatori come te, che insomma si pu√≤ imparare tanto. Senti quindi la tua domanda diciamo che volevo farti √® questa, in definitiva quindi ci sono dei no che aiutano veramente a crescere e dei no che invece possiamo evitare un po'. Ce l'hai gi√† anche detto.

Carlotta: [00:32:58] Diciamo che ho gi√† risposto un pochino nella domanda precedente. Per me i no che fanno crescere sono quelli che davvero costruiscono la fiducia nella relazione, piuttosto che quelli che rompono la fiducia nella relazione. Di solito la fiducia nella relazione si rompe, soprattutto perpetuando questa sensazione di gerarchia tra genitore e figlio, perch√© a quel punto non c'√® fiducia reciproca. A quel punto c'√® una relazione di, io sono il genitore, tu fai quello che dico io, ma questa non √® un no, non pu√≤ sviluppare una fiducia, pu√≤ sviluppare timore, pu√≤ sviluppare obbedienza. Ma l'obbedienza, anche quella, non √® l'obiettivo della genitorialit√†. Provo anche a farvi un paio di esempi pi√Ļ pratici, se mi vengono, io sono pessima con gli esempi pratici, in realt√† per√≤ ci per√≤ perch√© secondo me davvero pu√≤ aiutare tantissimo a capire. Non scendere dal marciapiede perch√© ti prende sotto una macchina e muori, ecco quello √® un no che io sono disposta a fare rispettare a costo di far piangere mio figlio. Un no come non toglierti le scarpe per strada perch√© √® sporco, ecco forse quello non √® un no che direi che faccia crescere. Secondo me a volte ci lasciamo un po' fuorviare da quello che √® l'aspettativa della societ√†. Per esempio uno si aspetta che sono in giro con la nonna, uno si aspetta che io dica a mio figlio di darmi la mano quando attraversa la strada. √ą davvero pericoloso che attraversi la strada da solo. E davvero quello il no che vogliamo rinforzare, o il no che vogliamo rinforzare √® fermarsi alle strisce? Per me, per esempio, quello √® il limite su cui vogliamo lavorare. Io non so quanti genitori mi scrivono dicendomi, non vuole darmi la mano quando attraversiamo, √® sempre un no. E s√¨, lo so perch√© tuo figlio sta su questo ponte. Sta andando verso la sua indipendenza e tu gli tarpi le ali e non lo fai sentire grande in situazioni in cui tranquillamente puoi farlo sentire autonomo, indipendente, intraprendente. Quindi perch√© togliergli quella possibilit√† di fare quel pezzo di strada con te che tu sei l√¨ vicino? Se succede qualcosa, succede anche con te l√¨ vicino. E anche se non ha la mano, o anche se ha la mano. Quindi ecco, questo √® un qualcosa che io invito davvero tanto i genitori a fare, ovvero, pensare a qual √® il limite essenziale, a qual √® la regola essenziale, a il no essenziale. E poi, invece di dire ai nostri bambini che cosa fare, possiamo trovare un modo di coinvolgerli nella decisione come dicevamo prima, in modo che senta proprio questo senso di potere decisionale e di autonomia, perch√© in realt√†, lo so che l'ho gi√† detto prima, per√≤ noi pensiamo che cos√¨ facendo gliela stiamo dando vinta, ma lo pensiamo non perch√© davvero lo crediamo, lo pensiamo perch√© ce lo dice la societ√†, ce lo hanno detto i nostri genitori, ce lo dicono i nonni, ce lo dicono i bisnonni.

Sara Mariottini: [00:36:19] Sentiamo la vocina che ci dice, eh però...

Carlotta: [00:36:22] Esatto, sentiamo quella vocina per√≤...non vuoi lavarti i denti adesso? Va bene, quando vuoi lavarti i denti? Non √® che gliela sto dando vinta. Non √® che gli sto dicendo non lavarti i denti, poi io per carit√†, ho anche detto quello, non lavarti i denti per stasera, te li lavi domani, perch√© piuttosto che evitare una crisi ... non penso che cambi nulla se non se li lava per un giorno, anche per una settimana, cosa che non √® mai successo perch√© poi alla fine quando assecondi i bambini loro in realt√† ti ritornano, ti restituiscono quella fiducia, perch√© √® davvero cos√¨, quel senso di decisione, quel potere decisionale che diamo ai bambini in realt√† ci ritorna con gli interessi e sta costruendo le persone che sono, sta costruendo, sta insegnando loro a capire cosa √® giusto e cosa √® sbagliato. Ok, √® giusto che io mi lavo i denti, per√≤ lo decido io quando. A Me √® successo. Ricordo una volta che ho detto a Oliver, ascolta, capisco che adesso non vuoi lavarti i denti, quando vuoi lavarli? E lui ha risposto, tra 1 minuto. E gli ho detto, ok va benissimo tra 1 minuto e mettiamo il timer di 1 minuto e quando √® suonato lui √® andato a lavarsi i denti. Anche perch√© i bambini non hanno il senso del tempo. E il timer √® uno strumento che io uso tantissimo cos√¨ lo costruiscono. Per√≤ ecco, questo piccolo, piccolo, piccolo cambio di mentalit√†, ovvero quale decisione posso lasciare prendere a mio figlio?, √® veramente un piccolo strumento che fa tantissima differenza. E poi anche essere rispettosi quando facciamo le richieste, cio√® se io gli dico, √® pronto da mangiare, vieni a tavola e lui mi dice no o mi ignora, magari perch√© stava facendo qualcosa di davvero importante, stava giocando e il gioco √® il lavoro del bambino e io l'ho interrotto. Quindi perch√© deve essere tipo un soldatino che risponde al mio comando e fa qualcosa immediatamente interrompendo qualsiasi cosa che sta facendo. Io stessa quando mio marito mi dice, √® pronta la cena, se sto finendo un lavoro, gli dico ho bisogno ancora di 10 minuti, iniziate voi e io poi arrivo e cos√¨ la stessa cosa faccio con i miei figli. E poi sempre dare le due opzioni, quello funziona veramente tantissimo anche quando pensiamo che un bambino piccolo non capisca completamente quello che stai dicendo, cos√¨ facendo, dando le due opzioni, cambiando un po' quella narrativa, mettendo a tacere la vocina nella tua testa, piano piano ti alleni a essere rispettoso nei suoi confronti invece che dare comandi. Cercare di trovare un po' la via di mezzo. Per√≤ per me le due cose pi√Ļ importanti, che fanno davvero, davvero la differenza, sono, uno: avere empatia. Perch√© quando tuo figlio piange o ha una crisi, spesso la cosa pi√Ļ importante per ritrovare la calma √® proprio dirgli, ti capisco, non serve nient'altro, anche solo ti capisco, e funziona. E poi rimanere in silenzio finch√© non si calma e provare a capirli davvero perch√© spesso e volentieri i bambini percepiscono quando davvero diciamo ti capisco e lo pensiamo davvero, oppure non lo pensiamo e lo stiamo solo dicendo. E per questo √® importante, secondo me, imparare ad osservarli, perch√© solo osservandoli, proprio come scienziati, senza intrometterci troppo spesso, possiamo scoprire chi sono. E poi il numero due: capire, interiorizzare nel profondo che √® probabile che dovremo insegnare le cose pi√Ļ e pi√Ļ volte prima che i bambini siano pronti a livello di sviluppo a capirle davvero.

Sara Mariottini: [00:40:08] Quindi la pazienza.

Carlotta: [00:40:10] Esatto, la santa pazienza. Non prendiamo il comportamento dei nostri figli sul personale, anche quando i nonni ci dicono, eh, ma guarda che ti metterà i piedi in testa. Non pensiamo che il comportamento di nostro figlio determini sia il suo valore, perché dobbiamo cercare di concentrarci sullo scindere il comportamento dalla persona, quindi le sue azioni, da chi è. E poi anche che tutto questo non determina il nostro valore di genitore, perché la maggior parte delle volte non è così. E poi un bonus, che mi ha preso mentre parlavo, e gran finale, possiamo controllare solo noi stessi e le nostre azioni. Quindi invece di cercare di controllare il comportamento dei nostri bambini, dobbiamo davvero iniziare a imparare a controllare il nostro comportamento, concentrarci su quello. Perché quando arriva il no, spesso questo si traduce nell'allontanarlo da un comportamento inappropriato non con le minacce, non con la violenza fisica, verbale, con le urla, con la paura, ma semplicemente con il nostro esempio e mostrandogli un'alternativa di che cosa fare, mostrandogli empatia. Non so se si è capito.

Sara Mariottini: [00:41:21] Assolutamente, benissimo, un plus, grazie veramente. Penso che comunque la tematica sia molto profonda e in realt√† sei riuscita a districarti. E poi penso che l'obiettivo sia sempre quello di dare degli spunti di riflessione, perch√© poi la riflessione personale √® il regalo pi√Ļ grande che si possa dare. Quindi se siamo riusciti a dare questo ...

Carlotta: [00:41:54] Hai ragione, bellissima questa frase. D√† proprio senso a quello che √® la mia percezione verso l'evoluzione personale, cio√® si pianta il semino e poi magari da una parte germoglia, da un'altra parte non germoglia, da una parte c'√® pi√Ļ acqua e germoglia prima, dall'altra parte germoglia dopo, per√≤ piantare quel semino √® importante perch√© in realt√† l'evoluzione personale la deve fare ogni singolo individuo, non possiamo farla noi per loro.¬†

Sara Mariottini: [00:42:18] Grazie Carlotta!

Carlotta: [00:42:21] In realtà io ringrazio te per queste domande bellissime. Grazie mille Sara, alla prossima.

Sara Mariottini: [00:42:33] Grazie a te. Ciao.

Carlotta: [00:42:35] Letteralmente, pi√Ļ improvvisato di cos√¨ questo episodio non poteva essere e quindi ringrazio ancora una volta Sara che si √® prestata a questo esperimento. Sono felice di averlo fatto, anche se √® poco convenzionale intervistarmi sul mio podcast, per√≤, alla faccia di Instagram, siamo riusciti a regalarvi anche questa chiacchierata che¬† avevamo in un certo senso gi√† preparato e speravamo veramente di potervi regalare presto. E quindi non mi rimane che ricordarvi che mi trovate anche su www.latela.com e su Instagram come @lateladicarlottablog.¬† E buona notte o buona serata o buona giornata a seconda di dove siete nel mondo. Ciao. Ciao.

Parliamone

Accedi alla conversazione

Parla di questo post con il team La Tela e tutta la community e unisciti alle conversazioni su genitorialità, vita di coppia, educazione e tanto altro.

Ti potrebbe piacere anche

Che cosa significa educare con fermezza? Quando educhi a lungo termine, √® possibile che ti senti confusa o confuso su che cosa significa educare con ‚Äúfermezza‚ÄĚ. Nell‚Äôeducazione a lungo termine, quando cerchi di evitare castighi, punizioni, magari puoi sentirti confusa o confuso, quando senti parlare di fare rispettare i limiti o rispondere con fermezza ai figli.¬† Impostare i limiti e farli rispettare con fermezza √® importante. I bambini hanno bisogno di limiti per sentirsi al sicuro, per pot...
1 min
Reel