Copioni per praticare a non colpire
Premesso che il primo passo è capire il motivo palese o nascosto che spinge il bambino a colpire, io vedo che mio figlio lo fa per capire se sono consistente, se me ne vado e lo lascio lì (come facevo all'inizio) o se rimango, se reagisco e come reagisco (purtroppo sono stata inconsistente nel tempo perché è difficile essere colpita da un duenne e questa dinamica mi agitava molto).
Detto ciò, in uno sforzo di creare consistenza e di affrontare la cosa con razionalità più che emozione, ho pensato a un possibile scenario e a un climax di copioni. Mi farebbe piacere un parere. Come li cambiereste? Li trovate efficaci e comprensibili per un bambino di due anni?
Prima volta che colpisce
Mi stai colpendo e non mi piace. Puoi mostrarmi come riesci a essere gentile?
Se ripete
Ahi. Fa male quando mi colpisci. Se succede ancora mi allontano/fermo le tue mani per non essere colpita
Se ripete
Mi alzo per allontanarmi/ti fermo perchè fa male e non mi piace. Mi risiedo/ti lascio le mani quando sono sicura che sei tranquillo e non mi colpisci ancora. Come ti senti?vuoi mostrarmi come riesci a essere gentile?
Team La Tela
Ciao Alice,
che bellissima idea hai avuto a creare i tuoi copioni! 💜
Trovo che siano molto in linea con quello di cui ha bisogno il tuo bambino in questo momento: lo aiutano a fare pratica sia nel riconoscere quello che succede, sia nel regolare un comportamento che da solo, a due anni, non riesce ancora a gestire.
Ti suggerirei solo qualche piccolo aggiustamento, soprattutto per renderli il più chiari e accessibili possibile per la sua età. A due anni, infatti, meno parole e più concretezza fanno davvero la differenza: frasi brevi, dirette, accompagnate dal gesto.
Ad esempio, più che spiegare troppo o anticipare cosa succederà, può essere più efficace nominare quello che sta accadendo e intervenire subito con il corpo: fermare la mano, spostarti, proteggerti. È proprio questa coerenza tra ciò che dici e ciò che fai che lo aiuta a sentirsi contenuto e a capire il limite.
Anche la parte in cui inviti alla gentilezza o chiedi come si sente è molto bella nell’intenzione, ma (soprattutto se lui in quel momento è molto disregolato) può non essere efficace e quindi meglio che arrivi in un secondo momento, quando il cervello è tornato calmo. Nel pieno dell’emozione, infatti, ha soprattutto bisogno di essere contenuto, più che guidato a riflettere.
La direzione che stai prendendo è davvero centrata: stai costruendo prevedibilità, e per lui è esattamente quello che serve.
Ti consiglio anche di leggere queste due lezioni del Percorso: contengono linee guida su questo argomento e anche copioni molto utili.