Bambino sensibile etichettato a scuola
Ciao telisti! È un periodo difficile per me, con il grande di 9 anni.
Io non so più come fare, dalla mia ho che lui si fida molto di noi perché lo ascoltiamo senza giudicare. A volte però quando mi racconta come si sente in classe mi sale una rabbia, perché viene additato come il bambino che non gli va mai bene nulla, che piange per tutto e che è offendino . Quest’ultima parola l'ha detta anche la maestra a mio figlio. E lui ci è rimasto parecchio male.
Perché dice “se non posso andare a parlare alle maestre da chi vado” “almeno voi mi ascoltate “ tutto questo lo ha detto piangendo a dirotto e singhiozzando. Io sono sicura di avere gli strumenti giusti per affrontare queste cose. Ma perché davanti ad un bambino che sta male dentro, la scuola si gira dall’altra parte?. Perché non aiutare le emozioni di questi bimbi e farne anche una lezione.
Io non sono un insegnante ma mi spiace che nel 2026 con tutto quello che succede non ci si soffermi su queste cose. Il programma va bene ma la salute mentale è importante. Io a volte non so cosa dirgli! Se non “ti capisco deve essere difficile.”
scusate lo sfogo, mi piacerebbe avere dei consigli su come affrontare la situazione e se devo parlare alle maestre… Grazie a tutti!
Team La Tela
Ciao Noemi,
è una grande fatica, ti capisco, e spesso in questi casi è difficile guardare ai lati positivi della situazione. Io non ho potuto fare a meno di soffermarmi su questa bellissima frase: «Almeno voi mi ascoltate». 😍
Il fatto che lui sappia di avere in voi un porto sicuro è qualcosa di grande, e non è casuale: lo avete costruito giorno dopo giorno, ed è proprio questo che, nel tempo, farà la differenza nel suo modo di stare al mondo (nonostante la fatica di incontrare altre persone che purtroppo non lo supportano come fate voi).
Come ci ricorda Carlotta in un episodio del podcast ispirato al libro di Michelle Borba: un solo adulto di riferimento può fare la differenza. 💜 Te lo lascio qui, ascoltarlo (o riascoltarlo) secondo me può farti un gran bene in questo momento:
Il lavoro di Educazione a Lungo Termine che voi state facendo adesso sarà quello che gli permetterà di avere «successo» nella vita, non nel senso di performance o risultati, ma nel senso di riuscire a restare in contatto con sé stesso, riconoscere quello che sente, chiedere aiuto quando ne ha bisogno, costruire relazioni in cui si sente visto e rispettato.
Quello che già gli dici, accogliendo le sue emozioni e facendo domande dettate dalla curiosità di capire come si sente, è tutt’altro che poco: in questa situazione, gli serve proprio sapere che qualcuno è disposto ad accogliere la sua fatica (anche se non sai ancora se e come sarà possibile risolvere il problema).
Allo stesso tempo, vale sempre la pena di provare ad aprire un varco con la scuola: più che come un confronto o una correzione, sarebbe utile impostarlo come un tentativo di comprensione reciproca: «Ci piacerebbe capire insieme a voi come aiutarlo quando si trova in difficoltà». Questo sposta il piano della conversazione, perché apre uno spazio di collaborazione invece di creare una distanza.
Può aiutare arrivare con esempi concreti, raccontando cosa succede e soprattutto come lui vive quelle situazioni — cosa dice quando torna a casa, come si sente — così da rendere visibile anche quella parte emotiva che a scuola magari resta nascosta dietro al comportamento. Se ci sono state parole che ti hanno colpita, puoi riportarle restando in una posizione di curiosità: «Quando ci ha raccontato X, mi sono fermata a pensarci e mi chiedevo cosa succede in quei momenti in classe».
Sul blog trovi alcune linee guida per prepararti: