Piange quando lo lascio al nido, ancora. SOS Mamma distrutta
Ciao a tutte e tutti,
ho bisogno di un consiglio... ma anche di una parola gentile, perché stamattina non riesco a smettere io di piangere.
Nostro figlio Milo, 3 anni, frequenta il nido da quando aveva 18 mesi (quindi ormai è il secondo anno scolastico, nello stesso nido). Abitiamo in Francia.
Il primo anno piangeva spesso alla separazione e andava controvoglia. Frequentava solo la mattina e anche io probabilmente non ero pronta a lasciarlo. Pensavamo fosse una fase.
Abbiamo iniziato il secondo anno con fiducia (è cresciuto, sta fino al pomeriggio).
Invece OGNI mattina ci dice che lì non ci vuole andare e si oppone in ogni modo all'uscita di casa. Entra a testa bassa, come se andasse in prigione...
Da un mese ha ripreso a piangere ogni mattina, a casa o al momento di lasciarlo. Sia con me, sia con il papà. E sembra peggiorare di giorno in giorno.
E' normale che pianga ancora, dopo tutto questo tempo? Conosce il posto da un anno e mezzo, le ragazze lo coccolano all'arrivo.
Non mi sembra più solo "una fase", ma qualcosa di più radicato.
Stamattina, ancora, me lo sono dovuto staccare di dosso a forza mentre urlava "voglio stare con te mamma, non andare via!!!" in un pianto DISPERATO.
Cerco di mettere in pratica i consigli sulla separazione (prepararlo con calma, non allungare il momento, parlare con calma) ma non funziona. E tra l'altro quando si attacca trovo veramente difficile andare via velocemente.
Sono uscita con il cuore spezzato e con un nodo alla gola, sensazione che non mi abbandona. Mi sento terribilmente in colpa.
Ci dicono (e gli credo) che piange solo per i primi minuti, poi "va tutto bene".
Milo è un bambino molto sveglio, vivace, gioioso, con tutte le caratteristiche di un 3enne che fatica a gestire le emozioni e la rabbia anche aggressiva (morde, picchia, ma solo chi ama). E' esuberante e "fisico" con noi, con la famiglia e con gli amici.
Al nido è completamente un altro bambino: introverso, in disparte, timidissimo, non parla. Questo ci dispiace perché sappiamo che significa che non si sente a suo agio.
Non ci sono stati cambiamenti significativi nella nostra famiglia, passiamo molto tempo insieme, tempo di qualità.
Ci chiediamo se non sia questo il punto: sta "talmente bene" con noi, facciamo mille cose interessanti insieme, che vuole assolutamente restare sempre con noi. Mi pare assurdo, ma forse dovremmo farlo "annoiare" con noi, per spingerlo a voler fare altro?
Io mi sento malissimo per questa situazione, soprattutto pensando che a settembre inizierà la scuola materna (in Francia è obbligatoria), ci saranno molti più bimbi per classe e meno personale, metodi tradizionali, sarà veramente "abbandonato" a sè stesso e alle sue emozioni.
Da poco ho scoperto La Tela e ho divorato tutte le risorse del percorso riguardo l'ansia da separazione, le routine, le emozioni, ecc.
Penso che stiamo lavorando bene, l'abbiamo preparato, mettiamo in pratica tutte le strategie possibili, non capisco cosa stiamo sbagliando o come possiamo aiutarlo.
Grazie se qualcuno vorrà condividere esperienze simili o darci un consiglio, e scusate il lungo sfogo.
Ok stare sulla panchina del disagio, ma non riesco a scendere...
Team La Tela
Ciao Sarah,
ti capisco tanto tanto, per noi è andata così e la fase è durata davvero tanto tempo (anni 🙈). So che in quei momenti è davvero tanto difficile (impossibile? 🥲) di fronte alla sua disperazione, rimanere lucide e ricordarsi che quella disperazione è «solo» comunicazione e che sta imparando pian piano (mooolto piano, per alcuni bimbi più di altri).
Per cui, ricorda solo che non stai sbagliando nulla, ti abbraccio forte e spero che questa fase passi presto. A volte, dopo settimane o mesi in cui non vediamo la luce, ci sorprendono e dall'oggi al domani è passata. Per questo ti consiglio di non pensare adesso al prossimo anno, ti caricheresti solo di ulteriore ansia, e magari da qui al prossimo anno scolastico la situazione sarà diversa.
Se lui, dopo il distacco è tranquillo e quando vai a prenderlo lo trovi sereno, non mi preoccuperei, a meno che non ci siano altre osservazioni su cui riflettere, magari confrontandovi con le educatrici del nido. Questa lunga fase è fisiologica e fortemente collegata all'attaccamento. 💜
Forse alcuni li avrai già ascoltati / letti, ma ti lascio qui alcuni contenuti per aiutarti a capire e gestire questo periodo faticoso (e puoi trovare altre lezioni interessanti nella categoria Scuola):
Grazie di cuore Rosalba per la tua risposta e i tanti spunti di riflessione. Ho ascoltato nuovamente tutti i contenuti a riguardo.
Nel frattempo sono "incappata" nell'argomento Alta sensibilità, ho scoperto di essere una di quelle persone e mi sono spiegata il perché della mia reazione. Inutile dire che ci devo lavorare...
Un abbraccio e grazie ancora
Ambassador
Ciao Sarah,
mi dispiace arrivare "tardi" al tuo momento di sconforto. Avrei voluto abbracciarti proprio in quel momento in cui non smettevi di piangere per dirti che ci sono...sono accanto a te!
Il tuo racconto mi arriva dritto dentro perchè io sono stata una bambina che ha fatto davvero moltissima (issima issima) fatica nel momento della separazione. Ho da sempre ricordi vividissimi di me al nido in attesa che tornassero a prendermi.
Forse non sono la persona "giusta" per consigliarti. Capisco profondamente la tua tristezza e anche la sua.
Anche Samuele ha fatto molta fatica all'infanzia (non fece il nido). Piangeva tutte le mattine. Il primo istinto fu quello di immedesimarmi pensando che prima o poi si sarebbe abituato....come (non) feci io....Poi, il dialogo con le maestre, pur nella divergenza di vedute con loro, mi ha cominciato ad aprire degli interrogativi.
Cercai di andare a fondo di quelle sensazioni che provavo nel dialogo con Samu. E piano piano capimmo quali erano le sue reali difficoltà.
Quello che mi ha aiutato in sintesi fu allenare il mio istinto. Cercare di osservare e ascoltare Samuele e capire nel suo pianto cosa ci fosse...senza troppi allarmismi, ma rimanendo quel giusto "vigile" per capire a fondo che realtà stava vivendo.
Nel tuo racconto ci parli che le maestre dicono che poi lui si rasserena, ma dici anche che quando è lì "è completamente un altro bambino: introverso, in disparte, timidissimo, non parla"...
Hai avuto modo di parlare di questo con loro? Che ritorno hai avuto? Che ti suggerisce l'osservazione e la conoscenza che hai di lui?
A me aiutava molto la sera (lo facciamo ancora adesso), a letto prima di dormire, avere un momento in cui parlavamo delle cose che ci erano capitate quel giorno. Cominciai a parlargli delle emozioni, anche le mie, e furono quelli i momenti in cui lui mi permise di capire cosa provava...ovviamente a parole sue...
Non so se queste sono delle vie che possono risuonare valide per voi, ma desideravo offrirtele, nella consapevolezza che qui (come hai già visto anche tu) puoi trovare tantissimi strumenti che possono continuare ad aiutarti in questa fatica e soprattutto puoi continuare ad avere un luogo per appoggiarti quando ti sentirai di averne bisogno.
Desidero nutrire speranza con te! So che ce la farai e che questa fatica non durerà per sempre. Intanto ti abbraccio forte forte e se ti andrà, facci sapere come procede.
Grazie Chiara (ancora!) della tua vicinanza e testimonianza.
Spero di riuscire a fargli esprimere come si sente e perché, quando sarà più grande (per ora le risposte a cosa c'è o chi è che non va sono "niente" e "nessuno"...)
Un abbraccio