«Sei piccolo» (una frase che dicono a mio figlio e triggera me)
Primo post
Chiedo aiuto alla comunità, perché di solito riesco sempre a trovare le parole giuste per aiutare mio figlio nelle situazioni difficili. Questa volta però sono in difficoltà, perché il suo “problema” è anche un trigger per me.
Mio figlio ha 4 anni ed è il più piccolo della scuola, non solo fisicamente ma anche anagraficamente. Questa cosa contrasta molto con il suo carattere: è sveglio, curioso e molto intraprendente.
L’altro giorno mi ha raccontato che alcuni compagni gli fanno notare che lui è piccolo, intendendo proprio di statura, e che questa cosa gli dà fastidio. Di solito ha sempre la risposta pronta: per esempio, una volta un bambino gli ha detto che la sua maglia rosa era “da femmina” e lui ha risposto tranquillamente: “Ognuno ha i suoi gusti. Se non ti piace, non guardarla.”
In questo caso però non è riuscito a rispondere.
La cosa che mi mette in difficoltà è che io stessa ho vissuto la stessa situazione da piccola. Ancora adesso, quando qualche compagno di mio figlio mi dice che presto sarà alto come me, io mi limito a constatare il dato oggettivo… ma dentro mi dà fastidio.
Mi chiedo quindi: come posso aiutare lui senza trasmettergli anche il mio vissuto? Come si interrompe questa piccola catena?
Team La Tela
Ciao Elena,
Ti rispondo in maniera un po’ più dettagliata perché è una conversazione molto importante e che mi tocca da vicino, ma all’opposto: io sono molto alta e ho sempre frequentato studi di danza – una torre in un paesino di villette a schiera.
Quindi prima di tutto, sappi che non sei sola e che non hai sbagliato (se questa voce emerge dentro di te mentre leggi, notala, fai un respiro e «Dille sei solo una delle voci dentro di me, ora abbasso il tuo volume così posso concentrarmi»).
La tua storia
Quello che descrivi mi colpisce, perché stai già facendo la cosa più difficile: hai visto il tuo zaino dentro la situazione di tuo figlio. Il fatto che tu stessa, ancora oggi, ti trattenga di fronte ai commenti sulla tua altezza ti racconta che quella ferita non si è ancora del tutto chiusa, che ci sono tanti sassolini «altezza» nel tuo zaino. Non è scontato riconoscerlo: prenditi un momento per celebrarlo.
Allo stesso tempo vale la pena fermarsi un momento proprio su questa domanda: è possibile che quello che vedi in lui sia soprattutto un riflesso del tuo disagio? È possibile che lui ti abbia detto qualcosa come «Mi hanno detto che sono piccolo» e tu abbia interpretato con la lente della tua storia personale?
Come hai già ben notato, i figli sono lo specchio di ciò che pesa dentro di noi: anche se non vuoi, se quando lui ne parla, tu reagisci in modo diverso, con più tensione, più attenzione, con domande che arrivano dal tuo disagio, con più «segnali» che quella cosa lì è delicata… lui lo capta, perché i bambini sono «porosi».
Ti faccio un esempio (invento)
Magari lui era confuso perché gli amici dicevano una parola che conosce, «piccolo», ma ridendo e puntando il dito: questo gli fa sentire una sensazione «nella pancia» ed è diversa da quando si dice la parola «piccolo» con affetto o descrivendo un insetto. Quindi lui viene da te a processare quella situazione e, oltre alla tua accoglienza verso quella sensazione, trova il tuo disagio: questo gli dice che quella sensazione che ha provato è un problema.
Tra l’altro nella masterclass sul bullismo puoi trovare spunti interessanti, non perché questo sia un episodio di bullismo, ma perché è relazionato a come gestire le persone che provano a rimpicciolirci:
Non hai fatto nulla di sbagliato, chiariamoci: è naturale mettere nostri sassolini nello zaino dei nostri figli e saperlo ci permette di fare tante cose utili, in primis lavorare suo nostri sassolini separatamente da loro.
Nel pratico, adesso
Ricordati che anche se ti dice che gli ha dato fastidio, tuo figlio non vive necessariamente le stesse esperienze emotive che hai vissuto tu nell'infanzia. Per lui quella cosa lì non è così carica come lo è per te.
Magari sta semplicemente cercando parole per una situazione nuova: la cosa più efficace che puoi fare secondo me, è:
- Prima di tutto validare la sua sensazione: «[ripeti ciò che ti dice, crea sicurezza] Ti hanno detto che sei piccolo. [chiedi le sue emozioni] Come ti ha fatto sentire? [aspetti risposta, se non arriva lasci qui a processare. Se arriva:] Ho capito, ti ha dato fastidio»)
- Poi puoi aiutarlo a trovare la sua risposta. Il fatto che con la maglietta rosa abbia risposto da solo, ci dice che 1. Ne è capace e 2. magari ne avevate già parlato (e quella conversazione non ha bagaglio per te). Magari qui gli mancano «solo» le parole, perché i commenti o le prese in giro sulla diversità toccano qualcosa di cui non avete ancora parlato a fondo o che non ha ancora processato o che, per come hai risposto, gli è arrivato con una piccola bandierina rossa.
A questa età trasformerei il trovare la risposta in un gioco
«Se qualcuno ti dice che sei X, cosa potresti dirgli?» usando parole come gentile, simpatico, cattivo, birichino; anche buffe come rosa, una scimmia… Questo aiuta a creare leggerezza e connessione. Poi senza dargli più importanza delle altre: «Se qualcuno ti dice che sei piccolo, cosa potresti dirgli?». Per ognuna, lascialo esplorare e poi puoi anche offrire una risposta tu: «Puoi dirgli “Sì, sono piccolo. Posso nascondermi nei posti piccoli piccoli quando giochiamo a nascondino!” (diglielo come se fosse un superpotere)»;
Questo gioco non è un gioco di una volta, se lo rendi divertente potete farlo tante volte! «Giochiamo al “Se qualcuno ti dice?’»: se lo rendi divertente con qualche frase assurda buttata dentro, magari ti diranno di sì. E la prossima volta potresti offrire questa risposta: «Abbiamo tutti altezze diverse, tu sei alto così e io così (indicando con le mani)».
Aggiungi sfumature al ricordo
Quello che noi non trasformiamo in un problema può diventarlo anche per i nostri figli, se nel momento in cui ce lo raccontano non riusciamo a separare la nostra storia dalla loro, ma non significa che lo sarà per sempre: anche questo gioco sopra è una forma di riparazione e riparare aggiunge sfumature al ricordo.
Questo vale anche per te, tra l’altro. Guardati allo specchio e immagina come avresti potuto rispondere con umorismo (o no) nelle varie fasi della tua vita: «Sì, sarei perfetta per imparare ad andare a cavallo!»; «Sì, mi sono candidata per il paese degli Hobbit, sto aspettando risposta»; «Sì, mi serve lo sgabello anche per il primo piano del frigo». Questo può essere anche un piccolo spazio di riparazione per te (per me lo è stato).
Una cosa che amo della genitorialità è proprio questo: a volte interrompere una catena significa «semplicemente» accompagnare i nostri figli per un sentiero su cui noi, da piccoli, siamo stati lasciati soli. 💜
Nel lungo termine
Il consiglio di Alessandra è molto valido e ti consiglio di leggere quei contenuti (la masterclass sull'autostima è una delle mie preferite!). Le famiglie in cui si parla di diversità in modo naturale (qualsiasi diversità, di corpi, di gusti, di modi di essere e vestirsi) costruiscono nei bambini una base solida, una fiducia in sé difficile da silenziare. Tuo figlio ha già una sua bussola interna, continua a nutrirla.
Ti abbraccio forte!
Grazie di cuore
Ambassador
Ci sono poi anche un altro paio di letture che potrebbero offrirti supporto in questo momento e che mi sento di consigliarti: il libricino "Siamo tutti unici e diversi" presente nella guida sulla disabilità (pur essendo un tema differente, aiuta tantissimo a riflettere sull'unicità di ciascuno di noi) e "Quante cose possiamo fare" (dove si evince sempre che i corpi non sono tutti uguali). Ti lascio i link sotto:
Ti mando un forte abbraccio!
Grazie di cuore seguirò i tuoi consigli