Preferiti dei bambini

Alta Sensibilità e Piscina... si può!

10 marzo
3 risposte
Elisabetta aveva voglia di condividere:

Ciao a tuttə,

oggi voglio portarvi una condivisione che spero sarà di ispirazione o di speranza a qualche altra famiglia, oltre che dare una carezza a tutti quei genitori che stanno crescendo bambini AS, che spesso ci chiedono di dedicare ancora più attenzione ad alcune situazioni.


La nostra bimba F. di 3,5 anni è Altamente Sensibile (un tratto innato, studiato da Elaine Aron, che comporta una maggiore reattività agli stimoli ambientali ed emotivi, grazie alle quali le persone che ce l'hanno elaborano le informazioni in profondità, mostrando forte empatia, intuizione e alta sensibilità sensoriale) e a inizio anno scolastico ci siamo trovati davanti a una sfida: la sua scuola dell'infanzia organizzava un corso di piscina "obbligatorio" a partire da questo marzo.

Per una PAS la piscina è un ambiente particolarmente sfidante: il freddo, il bagnato, il rumore, lo svestire/vestirsi, l'essere toccata (ad esempio per essere lavata o asciugata), l'essere senza vestiti; in questa particolare situazione, in aggiunta: F. non ama l'acqua, l'ambiente nuovo, i compagni che fanno caos, delle istruttrici sconosciute che ti chiedono di fare qualcosa a cui bisogna rispondere o reagire. 

Per prima cosa, abbiamo preso tempo: abbiamo comunicato che non avremmo aderito e che per quella giornata F. non sarebbe andata in asilo. Poi abbiamo cercato di capire quali fossero i nostri obiettivi, e come prepararci. Per noi, la cosa importante era che F. prendesse confidenza con l'acqua, imparasse a non averne paura e a starci dentro in sicurezza. Allora abbiamo preso contatto con una piscina poco fuori dalla città in cui abitiamo dove fanno delle lezioni private di famiglia e da settembre a gennaio siamo andati tutti e quattro (compresa la sua sorellina di 4 mesi) un volta al mese. F. ha reagito in modo incredibile: inserita in un contesto sicuro e di comfort, ha preso subito confidenza con l'ambiente e l'istruttrice, arrivano in pochissime lezioni a tuffarsi mettendo la testa sotto l'acqua e a divertirsi. 

A quel punto abbiamo rifatto una "riunione" tra genitori per capire come procedere. Per noi la priorità NON ERA inserirla forzatamente in una situazione sociale ma in cui sarebbe stata a disagio, ma vista la risposta molto positiva della prima parte del nostro percorso, abbiamo deciso di proseguire e preparare le condizioni affinché lei potesse avere gli strumenti per affrontare al meglio almeno una lezione con i compagni, per poi poter anche decidere di non aderire all'attività.

Il nostro concetto era inserire questa sfida in un percorso educativo che le insegnasse che: alle sfide si può arrivare preparati, si può scegliere di provarci, e poi si può anche scegliere di non proseguire - dopo quella prova. Anche per questo, in tutto questo processo, lei è sempre stata coinvolta e ascoltata - ma anche guidata da noi aiutandola a visualizzare come quello che stavamo facendo rientrasse in un percorso a lungo termine.

Abbiamo allora preso contatto con la struttura dove sarebbe andata con la scuola, spiegato la situazione e chiesto due lezioni private con la stessa istruttrice che avrebbe seguito poi i suoi compagni. L'abbiamo accompagnata noi fino allo spogliatoio, lasciandola poi in vasca insieme all'istruttrice. Già la prima volta, F. si è divertita molto; la seconda è sbocciata.

Abbiamo allora concordato con la struttura una "lezione di prova" insieme alla classe, per giudicare effettivamente come sarebbe andata in mezzo al gruppo. Con il cuore in gola ho ricevuto video di nostra figlia che, pur con la serietà dovuta alla sua elevatissima percezione sensoriale, si divertiva e faceva le attività insieme agli altri. 

Questa esperienza e questo percorso ci hanno commossi e motivati e ci hanno insegnato molte cose

  • fermarsi e prendere tempo, coordinarsi sugli obiettivi e avere il coraggio di uscire dal seminato ci permette di avviare un'educazione che sia davvero nostra, non una copia di quella degli altri o di quello che la società ci chiede
  • la preparazione è davvero alla base di un'educazione sostenibile e a lungo termine - abbiamo iniziato a settembre un percorso che ci permettesse di arrivare a marzo con degli strumenti, e siamo arrivati in tempo e preparati
  • l'osservazione e il coinvolgimento di nostra figlia e l'adattamento del percorso sono essenziali, in ogni situazione e ogni giorno. se non la osserviamo non possiamo "aggiornare l'immagine che abbiamo di lei", e se rimaniamo rigidi sulla strada che abbiamo definito questa potrebbe non essere più quella più adatta per la nostra famiglia
  • si cresce nel comfort, non nel disagio - parafraso uno degli ultimi post de Latela perchè è una verità davvero profonda.
  • chiedere è la chiave. chiedere e spiegare e provarci spesso porta a un confronto virtuoso con chi e quello che abbiamo attorno e permette di avere successo nei nostri obiettivi

Troppo spesso veniamo sopraffatti dalle richieste del mondo esterno, anche quando sentiamo che la nostra famiglia per stare bene dovrebbe andare ad un'altra velocità o in altre direzioni. Dovremmo sempre avere il coraggio di rallentare, farci domande e lavorare per adattare la strada a una che ci somigli davvero.

Un abbraccio a tuttə,

Elisabetta

ps. Se ti ritrovi nella situazione e sei di Torino scrivimi pure in DM e ti passo i contatti delle realtà che con così tanta gentilezza ed empatia ci hanno capito e accolto!

pps. Ovviamente niente di tutto questo sarebbe possibile senza i contenuti di Viola Koyuncuoglu  sull'alta sensibilità e il lavoro del team de La tela.

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Manuela    18 marzo

che bello! ♥️ siete stai una vera squadra! Un abbraccio a tutti 

Rosalba    11 marzo

Team La Tela

Elisabetta, che commozione e che felicità! 💜

Siete una squadra meravigliosa e una grande ispirazione a credere in noi stessi come genitori.

Grazie di cuore di averlo condiviso, e grazie anche per esserti presa il tempo di descrivere così bene tutto il processo: può essere di grande aiuto ad altre famiglie.

Alessandra Mingolla    11 marzo

Ambassador

Grazie di cuore Elisabetta di questa meravigliosa e preziosa testimonianza!