Colloquio con le maestre: chiacchiera troppo, che fare?
Insegnante
Ciao!
Come sempre quando ho un dubbio questo forum è il mio primo pensiero!
Avrei bisogno di un consiglio.
Ieri sono stata al colloquio con le maestre di mio figlio di 9 anni (4' elementare - scuola "tradizionale"). I riscontri sono stati molto positivi a livello didattico, in classe si dimostra partecipativo, si impegna, svolge i compiti assegnati con costanza, fa interventi pertinenti. A livello di comportamento hanno riconosciuto che ha un carattere molto socievole ed allegro e non riscontrano problematiche se non una: durante le lezioni continua a ridere cercando l'intesa con altri compagni anche non vicini di banco.
Questo fatto ripetuto nel corso delle giornate genera nervosismo nelle insegnanti che non riescono a fare lezione con tranquillità perchè poi il clima generale della classe si guasta e perdono l'attenzione dei bambini. Mi hanno chiesto esplicitamente: "Signora, come possiamo fare per aiutare il bambino a capire che durante la lezione non si deve comportare così?" .
Ho apprezzato la loro apertura a cercare insieme una soluzione che però, sul momento, non siamo state in grado di trovare. Loro hanno proposto di far presente al bambino che a fine anno il comportamento influirà anche sui voti scolastici. Dal mio lato non sposo molto questa idea per diverse ragioni, tra le quali il fatto che so che non è l'argomentazione giusta per aiutare mio figlio a migliorare questo suo lato del carattere.
Quello che sia io che le insegnanti riscontriamo è un atteggiamento ancora un po' infantile sotto certi aspetti quindi forse far leva sul fatto che dobbiamo insieme fare un percorso per diventare un po' più maturi e capire che ci sono situazioni in cui sarebbe opportuno comportarsi in un certo modo. La tentazione di dirgli che se riuscirà in questo obiettivo ci sarà qualche sorta di premio è forte ma non voglio cascarci! Vorrei davvero che fosse un miglioramento che matura da dentro ma non so bene come fare!
Ieri sera ho cominciato a parlargliene e la sua prima reazione è stata: "Ma io non riesco a non ridere con i miei amici!" . Ecco... cominciamo bene! 😂
Team La Tela
Ciao Ilaria,
intanto che bella la domanda aperta e collaborativa delle maestre: non è davvero scontato! 😍
Quello che descrivono non è un «problema di comportamento», né di «immaturità» (non nel senso che dovrebbe essere più maturo di così): è un bambino di 9 anni che sta ancora imparando a regolare l’impulso e il bisogno di connessione.
Non stiamo parlando di disinteresse o opposizione. Stiamo parlando di un bambino socievole, allegro, che durante la lezione cerca lo sguardo dei pari. E non dobbiamo dimenticare che a 9 anni l’intesa con il gruppo è molto importante.
Quando lui dice: «Non riesco a non ridere», sta descrivendo un dato reale: in quel momento l’impulso è più forte della sua capacità di autoregolazione.
Quindi secondo me la domanda non è: «Come lo convinciamo a smettere?», ma: «Cosa sta succedendo nel suo sistema nervoso quando accade?»
Può darsi che sia bisogno di scaricarsi o di sentirsi parte del gruppo proprio in quel momento, magari perché la lezione è lunga, richiede concentrazione prolungata o lo mette sotto una piccola pressione interna? La risata diventa regolazione e connessione insieme: abbassa la tensione e allo stesso tempo rafforza il legame con i pari.
Dall'altro lato, chiaramente c'è l'esigenza dell'insegnante, di non disturbare la lezione (su questo tra l'altro potremmo parlare del fatto che grossa parte del problema deriva probabilmente dal sistema scolastico tradizionale e dalle lunghe sessioni di lezione frontale ad un'età in cui i bisogni dei bambini sono chiaramente anche altri...) 😞
Ma, per rimanere sul concreto dell'esigenza di equilibrio: minacciare il voto o agganciare il cambiamento a una ricompensa rischia di spostare tutto sul piano esterno. Funziona magari nel breve termine, ma non costruisce competenza interna.
Probabilmente avrai già visto questi contenuti, ma te li lascio perché magari anche rileggerli potrebbe sbloccarti riflessioni utili:
Magari potresti parlarne con lui, facendogli domande, in un momento di calma di entrambi. L'obiettivo dovrebbe essere non dirgli cosa fare, ma aiutarlo a conoscersi e osservare oggettivamente cosa succede in lui in quei momenti.
Ad esempio:
Quando sei lì e ti viene da ridere, cosa senti nel corpo? Succede più quando sei stanco? Quando la lezione è lunga? O magari quando incroci lo sguardo di qualcuno?
Naturalmente lo scopo non è fare un «interrogatorio», ma capire insieme a lui come allenare la consapevolezza.
Non so se può esserti utile, ma ho provato a immaginare cosa direi a mio figlio se fosse successo a noi:
«Capisco che sia difficile e allo stesso tempo la maestra ha bisogno di un clima tranquillo per lavorare. Come possiamo aiutarti a trovare un modo per tenere quella risata per dopo?»
Magari insieme potete inventare una micro-strategia concreta (e ancora meglio se concordata con le insegnanti), come fare un respiro profondo.
Infine, con le insegnanti, potresti restituire tutto questo e dire che non credi che la leva del voto lo aiuti a crescere davvero: «Sta ancora imparando e mi piacerebbe lavorare insieme su strategie concrete di autoregolazione. Se vedete che inizia a cercare lo sguardo dei compagni, potremmo concordare un segnale discreto per aiutarlo a riportare l'attenzione alla lezione?».
Un grande abbraccio e aggiornaci poi, se ti va 💜
Insegnante
Ciao Rosalba,
come sempre grazie infinite per i tuoi spunti. Proprio questa mattina ho parlato con lui e quello che è emerso è che i suoi compagni lo fanno ridere (magari con piccole battute che per gli altri sono insignificanti ma per lui invece davvero divertenti) e che questi sguardi e risate arrivano nei momenti in cui le lezioni secondo lui sono "noiose".
Ho provato a parlargli, ti farò sapere come va.
Grazie ancora, un abbraccio!❤️