Preferiti dei bambini

Qual è il limite tra autodeterminazione e collaborazione?

6 febbraio
8 risposte
Camilla cerca un consiglio:

Buongiorno Teliste,
stamattina grandissima litigata tra me e il mio compagno :( tutto nasce da una discussione veramente assurda tra lui e nostra figlia grande di 5 anni: di solito sto io vicino a lei mentre lei si veste ma stamattina ha dovuto farlo lui e non ha seguito la nostra procedura standard. Ha preso tutti i vestiti dal termosifone e glieli ha portati (in buona fede ovviamente voleva farle un favore) e lei è impazzita perché di solito prendiamo (prende) un vestito alla volta in modo che gli altri rimangano al caldo. Lei si è messa a urlare di rimetterli al posto e lui dando poca importanza alla richiesta le ha chiesto di lasciar perdere e che ci avrebbero messo di più a rimetterli a posto che non a infilarli subito e vestirsi. Litigata classica, ok. Il problema arriva quando lui mi interpella e io dico che lei avrebbe dovuto chiedere con calma e gentilezza di poter rimettere un pezzo sul termosifone mentre si infilava l'altro pezzo e che questa è la mia idea. A quel punto litighiamo io e lui perché lui afferma (nella rabbia) che io sto insegnando alla mie figlie a dover sempre fare le pulci su tutto, che ogni tanto dovrebbero capire quando non è il caso di impuntarsi che in questo modo è troppo faticoso perchè tutto diventa un dover contrattare e trovare un compromesso sulla qualsiasi, mentre lui dice che vuole che imparino anche la collaborazione e che invece così facendo noi insegniamo loro a mettere sempre davanti i loro bisogni rispetto ai bisogni della famiglia in generale e che quindi c'è sempre e solo l'esigenza del singolo rispetto alla comunità. Cosa ne pensate rispetto a questo? come si insegna la collaborazione senza farle diventare due "soldatini ubbidienti" che non sanno esprimere la loro volontà? 

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DEBORA R.    9 febbraio

Ciao Camilla, non ho risposte, consigli o osservazioni sulla tua domanda - ma è un punto che mi interessa molto e sul quale anch'io sto cercando di fare qualche ragionamento. Mio figlio farà a breve tre anni e è già iniziata la fase dell' autodeterminazione. Condivido con te il cercare di capire se c'è una sorta di equilibrio tra preparare i bambini con routine e con tutti gli strumenti dell'educazione a lungo termine che stiamo cercando di imparare senza però cadere nel essere servi dei bambini e delle loro esigenze, perché purtroppo almeno io vivo in un contesto nel quale sia il papà che io lavoriamo già dal mattino, perciò ci sono cose da fare per uscire di casa in tempo e non sempre si può avere una mattina perfetta e ideale per quello che vorrebbe il bambino, per portarla a termine senza pianti e senza rabbia o disregolazione. Come anche una parte di me sente che non sia giusto svegliarsi un'ora prima (alle 6, svegliandolo quindi di forza perché per ora dorme fino alle 7 e comunque certo giorni ha lo stesso sonno) per poter fare tutta la routine che il bambino vorrebbe fare per uscire di casa. E oltre a non sentirlo giusto Mi viene da dire che nel corso della sua vita il bambino non incontrerà sempre situazioni in cui le cose vanno come vuole lui con i ritmi che vuole lui e le sequenze che vuole lui, anzi spesso bisogna adattarsi a quello che ci circonda. Quindi come insegnare questo adattamento rimanendo nell'equilibrio tra quello che vuole il bambino e quelle che sono le necessità quotidiane a volte impreviste della famiglia e che la società ci richiede? 

Sara G.    7 febbraio

Ciao Camilla,
Situazione super comune anche a casa mia, compresa la dinamica tra mamma e papà :)
Ripercorrendo tutto con logica però, nel ragionamento del Papa noto questi aspetti:
- non considera quello che è un bisogno reale dei bambini: la coerenza; se cambiamo le routine senza prepararli e mettiamo fretta, per quanto possa esserci un buon motivo per farlo, otteniamo il risultato opposto. Il loro cervello va in blocco e non collaborano. Quindi semplicemente non funziona, non possiamo relazionarci a loro come faremmo con un adulto. 
- Quando il papà si rende conto che non funziona, per frustrazione dovuta a senso di impotenza torna ai metodi dell’educazione tradizionale e fa questo ragionamento ‘io sono l’adulto e so com’è meglio procedere secondo il principio del minimo sforzo’ e dunque di fatto non pretende collaborazione (che è già un controsenso), pretende ubbidienza. Del tutto comprensibile, ci ricado spessissimo anche io e sicuramente può funzionare (con me per esempio da bambina funzionava così) ma non mi piace quello che implica a lungo termine.
Non so se ti torna la mia lettura. 
Un abbraccio

Valentina Lamonaca    7 febbraio

Ambassador

Ciao Camilla,io penso che la situazione sia  più semplice di come la poni nella tua domanda.
Tra te e la tua bambina si è instaurata un'abitudine di comportamento dettata dal vostro accordo su come organizzarvi al mattino. 
Venendo meno l' abitudine, così come l'avete stabilita ed instaurata tra voi, tutto è saltato nella mente della tua bambina.
 Chiaramente poi nella rabbia e nella frustrazione nel non essersi riusciti ad accordare su come proseguire la vestizione e sicuramente nella fretta di doversi organizzare, le parti non erano più in equilibrio tra loro per una comunicazione che non fosse in conflitto. 
Sai bene che la collaborazione deve essere reciproca e che se qualche cambiamento deve essere introdotto in una routine già ben avviata, vanno anticipati i tempi e spiegato il perché del cambiamento stesso.
Scattiamo sempre perché si innesca dentro di noi l' idea che ad un certo punto (per fretta o stanchezza) i nostri figli debbano ubbidire punto e basta e che spiegare sempre non serve perché ci sono delle situazioni in cui non si può.
Capita anche a me di cadere nella stessa situazione e discussioni con mio marito che ritiene che io tra i due sia a volte troppo "condiscendente" e pronta a scendere a compromessi con i miei figli. Andando però a ritroso nella storia  arrivo sempre alla conclusione che il conflitto è nato o da una mancata collaborazione da parte di mio figlio perché disregolato (eccessiva stanchezza) o mancata collaborazione da parte dell' adulto perché disregolato anch'egli per stanchezza o perché è intervenuto un cambiamento che è stato malgestito più spesso da entrambe le parti.
Quindi sì, la mia risposta è: si può insegnare la collaborazione ma è sempre a due corsie.
L'adulto è sempre il capitano della barca ❤️
Spero di esserti stata  d'aiuto.
Un caro abbraccio 🫂 

Elisa    8 febbraio

Quindi la collaborazione la imparano da noi, come per ogni altra cosa siamo uno specchio: se vedono che cerchiamo di collaborare lo copieranno nella loro vita (in futuro). Credo che fino ad una certa età sia inutile cercare questa capacità in loro, è chiedere troppo giusto? Sì ci ho riflettuto anch’io ieri sera ed ero arrivata a queste conclusioni anch’io 😄 ma capita che quando sono frustrata ritorno a queste domande senza capire subito le risposte 😔 

Camilla    9 febbraio

Ciao Valentina,
grazie per la tua risposta. Certamente in questo caso specifico mi trovi assolutamente d'accordo. Il cambio di routine di certo non ha aiutato, ma in realtà quello che volevo chiedere al di là dell'esempio specifico non per forza troppo corretto, è che anche in altre situazioni (dove il cambio di routine non c entra nulla) capita di cadere in questo schema, ovvero dove l'adulto richiede collaborazione (magari anche con una certa fretta) e il bambin invece che affidarsi si impunta perché ha sempre una sua idea e quindi tutta la famiglia si deve fermare per capire approfondire e spiegare perché sarebbe meglio fare cosà invece che così. In sostanza detto proprio in maniera molto basic la domanda è: è giusto quindi dover sempre dare spazio al singolo individuo che richiede in TUTTE le situazioni di vita approfondimenti/chiarimenti/dialogo/spiegazioni mettendo in secondo piano il bisogno generale famigliare di quel momento, o sarebbe auspicabile spiegar loro che ogni tanto potrebbero anche fidarsi di noi e fare quello che chiediamo senza troppe contestazioni? 
spero di aver chiarito il mio dubbio... grazie infinite!!!

Valentina Lamonaca    10 febbraio

Ambassador

Ciao Camilla, cerco di spiegarmi meglio. Certo che se nostro figlio è al parco ed a un certo punto dobbiamo andar via perché ci siamo già stati per tanto tempo ma lui non vuole saperne e comincia a dimenarsi ( situazione tipo) tirando capelli e dando calci, non spieghiamo, diciamo che è ora di andar via ma con tutta la calma possibile e senza lasciarci travolgere da quell' onda emotiva del momento, lo prendiamo in braccio ed andiamo, senza nessun spiegone. In quella situazione di disregolazione nessuna spiegazione legata alla comprensione delle esigenze familiari, avrebbe attecchito nel suo cervello. 
In generale, io credo che a qualunque età, vada bene spiegare (ovvio che parliamo di brevi frasi quanto più il bambino è piccolo) poi dipende sempre dal nostro stato emotivo del momento, il finale. È a quello che mi riferivo. Certo che se non c' è tempo, va detto che non c' è tempo e bisogna affrettarsi ma sempre senza perdere la calma.
So che la parte più difficile è proprio questa ma questa è proprio la chiave.
Spero di essere stata più chiara :-)

Elisa    6 febbraio

Ciao Camilla, questa é un conflitto che qualche volta si insinua anche nella mia mente, leggerò le risposte volentieri 🤗

stefano r.    6 febbraio

Insegnante

Leggo i commenti senza avere risposte.
La discussione tra te e tuo marito avviene periodicamente nella mia testa, tra me e me.