Un momento di smarrimento nel ruolo di genitore
Primo post
Ciao a tutti, oggi scrivo perché, per la prima volta, mi sono sentita davvero in difficoltà nel mio ruolo di genitore e sento il bisogno di un confronto.
Mia figlia ha 7 anni ed è una bambina sensibile, rispettosa, curiosa e molto legata alla scuola e al desiderio di conoscere. Un venerdì esce da scuola in lacrime, così provata da faticare inizialmente persino a parlare. Con il tempo necessario a rasserenarsi, mi racconta che durante l’ora di arte aveva preso il suo “quaderno amico” (un quaderno o libro che i bambini possono utilizzare nei momenti di svago) e che il maestro glielo aveva sequestrato. Essendo venerdì, questo significava non poterlo riavere fino al lunedì.
Nei giorni precedenti avevo notato in lei un momento di maggiore introspezione (quello che io ho chiamato un suo piccolo “dark mood”): oscillava rapidamente tra momenti di gioia e di tristezza, a volte chiedeva di stare da sola in camera a leggere, e durante la ricreazione preferiva talvolta disegnare o scrivere in tranquillità. L’ho accompagnata cercando di rispettare il suo bisogno di spazio, senza forzare, e col tempo ho compreso che stava anche vivendo le prime consapevolezze emotive legate a un affetto nascente verso un compagno.
Il giorno prima dell’episodio aveva trovato un giornalino di “mercoledi” che l’aveva molto colpita. Credo perché rispecchiasse il suo stato interiore di quel periodo, ma anche perché conteneva frasi ironiche che la facevano sorridere ("mi piacerá un altro colore quando ne esisterá uno piu scuro del nero"). Per lei era diventato una sorta di piccolo rifugio: uno strumento di leggerezza, ma anche di elaborazione emotiva.
Il venerdì lo porta a scuola come quaderno amico e commette l’errore di tirarlo fuori durante la lezione. Non scrivo per giustificarla a priori: ha sbagliato, e questo per me è chiaro. Allo stesso tempo, conosco mia figlia come una bambina che, se accompagnata a comprendere l’errore, difficilmente lo ripete, e so che la lezione in questione era già stata appresa.
La prospettiva di restare senza quel giornalino per tutto il weekend l’ha profondamente scossa. Mi ha chiesto, tra le lacrime, di tornare a prenderlo dal cassetto della cattedra. Sapevo che il maestro non se ne sarebbe accorto, dato che l’insegnante di arte non ci sarebbe stato il lunedì.
In quel momento mi sono trovata davanti a un conflitto educativo che non avevo mai vissuto con tale intensità: da un lato il rispetto della regola e dell’autorità scolastica, dall’altro l’ascolto di un bisogno emotivo reale, in una fase delicata della sua crescita, sapendo che l’obiettivo didattico era stato comunque raggiunto.
Vi chiedo quindi un confronto sincero: come vi sareste mosse al mio posto? Sarò poi felice di condividere la scelta che ho fatto e le riflessioni che ne sono seguite.
Care Chiara e Rosalba , vi ringrazio davvero per le vostre risposte: le ho lette con attenzione e rispetto, e mi hanno aiutata a mettere ordine dentro.
Condivido ora cosa è successo, anche perché per me questo confronto ha senso proprio se è autentico.
In quel momento ero sinceramente smarrita. Non mi ero mai trovata davanti a un bivio educativo che sentissi così carico, e la prima cosa che ho fatto è stata chiamare mio marito, per non restare sola nella decisione e confrontarmi velocemente. Lui, molto più centrato di me in quel frangente, mi ha detto senza esitazioni: “Vai a riprendere il libretto”.
Prima di farlo, però, sono andata a cercare il maestro. L’ho intercettato, ma devo essere onesta: mi ha liquidata piuttosto in fretta, senza darmi molto spazio per spiegare o spiegarsi. Era chiaramente di corsa, poco disponibile in quel momento, e lo comprendo. La sua risposta, in sintesi, è stata che in questo modo mia figlia avrebbe imparato.
A quel punto non ho più esitato. In accordo con mio marito, ho detto a mia figlia, in modo semplice e rapido, che lo avremmo ripreso perché sapevamo che aveva compreso l’errore e il senso della regola, e che non era quello l’aspetto in discussione.
Siamo salite, c’era la maestra del doposcuola (lo sapevamo): le abbiamo spiegato brevemente la situazione, e lei con grande naturalezza ha preso il giornalino e l’ha restituito a mia figlia. Mia figlia, singhiozzando, mi ha ringraziata e mi ha abbracciata fortissimo. In quell’istante ho sentito con chiarezza di aver fatto la cosa giusta per lei, in quel momento preciso della sua crescita.
Quella sera ha voluto dormire abbracciando quel giornalino, e questo ancor di piu mi ha fatto capire quanto questo episodio la abbia scossa.
Il giorno dopo, a colazione, con calma e serenità, abbiamo ripercorso insieme tutto l’accaduto. Abbiamo parlato delle sue emozioni e della regola, del perché non si tirano fuori certi oggetti durante la lezione. Lei ha capito benissimo, senza bisogno di ulteriori “rinforzi”.
Ora resta per me la parte che sento più faticosa (e meno naturale): parlarne a freddo con il maestro. Ho un colloquio con lui il prossimo mese e so che sarà importante trovare le parole giuste, non per accusare, ma per raccontare il punto di vista di una madre che conosce profondamente la propria figlia e che non mette in discussione le regole, bensì le modalità.
Vi ringrazio davvero per avermi offerto sguardi diversi, rispettosi e profondi. Questo confronto, anche nelle divergenze, è esattamente ciò di cui avevo bisogno.
Team La Tela
Grazie di cuore Stefania, per esserti aperta con fiducia e per averci raccontato come avete gestito questo momento. 💜
Sul colloquio con il maestro ti capisco tanto, ne ho uno un po' complicato fissato per domani con le maestre della mia bimba... coraggio a vicenda per entrambe!
Un abbraccio anche a te allora !
Ambassador
Grazie Stefania per questa condivisione così profonda e sincera!
Mando a te e Rosalba tutte le energie positive per questi colloqui. Sono con voi e faccio il tifo per voi!
Team La Tela
Ciao Stefania, grazie intanto di essere qui a chiedere confronto e a condividere.
Immagino che avere davanti la possibilità di recuperare un oggetto che in quel momento aveva una grande importanza per lei, sia stato sfidante.
Per rispondere alla tua domanda, credo che avrei trattato la sua richiesta di riprendere il giornalino come una duplice opportunità: di modellare con il mio esempio e al tempo stesso mostrare accoglienza delle sue emozioni.
Scegliere di non recuperare il giornalino in realtà lo vedo non tanto dal punto di vista del rispetto «dell'autorità scolastica»: quello che cerco di comunicare ai miei figli è che è valido contestare l'autorità, se notiamo comportamenti che non sentiamo validi (come, in questo caso, la punizione di non restituire il giornalino a fine giornata), ma che noi scegliamo di contestare con la comunicazione.
E quindi, come Chiara, avrei cercato poi il modo di instaurare un dialogo con l'insegnante sul tema punizioni.
Ti abbraccio forte 💜
Ambassador
Ciao Stefania!
grazie per la tua condivisione.
Trovo davvero preziosa la tua capacità di osservazione, ascolto e accoglienza verso la tua bimba.
Credo che saper accogliere profondamente le sue emozioni sia un regalo immenso per la sua vita e per la vostra connessione.
Come mi sarei comportata in questa situazione.
Avrei parlato con il maestro nel primo momento utile, gli avrei offerto il mio punto di vista... spiegandogli perchè trovo deleterie e controproducenti le punizioni...che ci possono essere modi più efficaci e rispettosi di educare al rispetto delle regole.
Ne avrei parlato alla riunione di classe (lo feci) per offrire il mio punto di vista anche alle altre famiglie.
Se fossi entrata a prendere il libro nel cassetto penso che avrei avuto difficoltà a sostenere un dialogo sul piano che davvero ritengo prioritario e più utile a lungo termine.
La priorità per me sarebbe stata anche la testimonianza sul rispetto delle regole a discapito di un "interesse" personale.
Con rispetto delle regole intendo (se ho capito bene la situazione), introdurmi nel plesso scolastico dopo la fine delle lezioni che so essere vietato per motivi di sicurezza.
Mostrare a Samu il rispetto delle regole (la cui infrazione avrebbe potuto mettere in difficoltà anche il personale preposto nella sua responsabilità di controllo) sarebbe stato prioritario.
Gli avrei spiegato che se anche non mi vede nessuno, scelgo di essere coerente con quello che per me è giusto.
Sull'aspetto di accoglienza verso la sofferenza di mio figlio avrei fatto quello che hai fatto tu con grande sensibilità. L'avrei ascoltato e avrei accolto la sua emozione. Mi sarei seduta sulla panchina del disagio con lui. In un momento di calma successivo gli avrei parlato di quella emozione cercando di esplorarla insieme, gli avrei spiegato le mie motivazioni, avremmo parlato di regole e conseguenze (a volte dettate dall'intorno su cui non abbiamo sempre il controllo) e gli avrei raccontato il modo in cui avrei testimoniato il mio pensiero nel dialogo col professore.
Sarò qui ad accogliere la tua scelta se vorrai condividerla.
ti abbraccio