Preferiti dei bambini

Aiuto per mutismo e crisi di rabbia bimba 6 anni

14 gennaio
1 risposta
Francesca cerca un consiglio:

Sono distrutta, ennesima serata passata tra pianti e urla senza fine. 
Mia figlia, 6 anni, fuori casa fa fatica a proferire parola: che sia la maestra, i nonni, un estraneo.. spesso non risponde neanche a semplici domande, sorride e non dice nulla.
Una volta tornata a casa, è un fiume in piena: soprattutto alla sera, va fuori controllo: urla, piange per tutto, risponde in modo maleducato. Con il fratellino il rapporto è altalenante: a volte gioca tranquillamente, altre lo prende a spintoni e lo sgrida, altre ancora gli si "attacca" per manifestazioni d'affetto non richieste e che diventano spesso eccessive (io e il papà a volte dobbiamo "strapparglielo" perché rischia di fargli male).
Non sappiamo più cosa fare, né a casa né fuori. Fuori: spronarla a parlare? Giustificare sempre i suoi silenzi, anche con persone che conosce perfettamente?
A casa: come aiutarla? Queste crisi sono davvero sfidanti e sfinenti, per lei e per noi.

Ma la domanda è sempre: perché??

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Chiara Franzoni    15 gennaio

Ambassador

Ciao Francesca,
innanzitutto vorrei darti un grande abbraccio.

Ti racconto un aneddoto che, leggendoti, mi è tornato alla mente.
Quando ero piccola e mi portavano alle feste di compleanno (questo sicuramente fino alla quinta elementare). Per tutta la durata della festa io non parlavo con nessuno e non facevo niente.

Ai miei tempi ;) le feste si svolgevano tutte a casa del festeggiat@. Mia madre mi lasciava lì e io immancabilmente rimanevo per 3 ore sotto al citofono in attesa...in silenzio...ferma in piedi.

Ado oggi mi chiedo mia madre cosa provasse quando glielo raccontavano, forse imbarazzo...vergogna...non lo so...

Mi ricordo benissimo però sia quello che provavo io, sia che i genitori venivano periodicamente a chiamarmi per tentare di coinvolgermi, sia quello che pensavo...

Era troppo per me...

Eppure per gli altri bambini che osservavo giocare, sembrava la cosa più bella e divertente del mondo. Io ero in blocco.

Come mi sono sbloccata? Non lo so...è passata quella fase e poi mi sono tuffata in quei momenti di gioco anche io. Ma quando ho visto Samu, ripetere in qualche modo questa modalità con le persone e i luoghi, l'ho riconosciuta subito. Tuttora non saluta sempre le persone, tuttora (sempre più raro) anche lui rimane in quella fase che dall'esterno sembra di limbo, mentre so che è la sua fase di comprensione. Quando è stanco si accentua di più.

Mi ricordo che abbiamo parlato già insieme in un tuo precedente post di alta sensibilità (io lo sono, come Samu lo è) e ad oggi riconduco e riconosco in questo tratto caratteriale questa sopraffazione.

E poi c'è il ponte dei 6 anni...che è un momento delicato per @ bimb@. Un momento in cui provano più senso di giustizia, più desiderio di autoaffermazione e "separazione" da noi al contempo le emozioni sono ancora lì, tante e ancora faticose da processare per una piccola persona. Soprattutto in momenti come la sera dove la stanchezza non aiuta.

Se non l'hai ancora visti ti lascio qui un paio di contenuti che mi hanno aiutato

Chiedi se sarebbe opportuno forzarla a parlare, la mia risposta onestamente è non lo farei. Lei in quel momento si sta rispettando, è fedele al suo sentire. Sta esplorando le sue emozioni di fronte alla richiesta esterna di comunicazione. 
Forse, opportunità che io non ebbi da piccola e che ho offerto a Samu, in un momento successivo di calma, proverei a parlarle, senza giudizio, offrendo connessione, per accoglierla e provare a condividere come si è sentita. Potresti provare con frasi come: "la zia ti ha salutato e ho visto che tu non le hai risposto, volevo farti sapere che per me va bene. Puoi scegliere tu quando parlare con le persone. Qual'è il primo pensiero che ti viene in mente quando la zia ti parla (le avresti voluto dire qualcosa?)?"

Questo tipo di dialogo ha prodotto con Samu conversazioni bellissime che mi hanno permesso di comprendere il suo mondo interiore e hanno contemporaneamente dato voce alla me bambina sotto a quel citofono...

Sentirsi accolto lo ha portato nel tempo ad uscire sempre di più dalla sua situazione di confort e ora sono rari questi momenti di pausa.

Hai provato a parlarne con lei? Cosa ti ha detto?
Se ti va ci aggiorni?
Intanto ti abbraccio forte e faccio il tifo per te!