Preferiti dei bambini

Autoaffermazione o vera e propria sfida?

15 dicembre 2025
1 risposta
Beatrice cerca un consiglio:

Ciao a tutt*, 
sono Beatrice mamma di Cassandra (3 anni), da prima che nascesse mia figlia seguo Carlotta e LaTela, sia perché risuona con il mio modo di essere sia come stile genitoriale. 
Sono qui per raccontare un episodio avvenuto l'altro giorno. Premetto che erano 2/3 giorni che Cassandra non andava a scuola per via di un leggero raffreddore e oltre a questa condizione a "stranire" la solita situazione era la presenza della zia che ci era venuta a trovare da lontano. Questo per dire che non eravamo nelle condizioni di "solita routine". 

Era un mercoledì e alle 17.30 saremmo dovuti uscire per andare alla lezione settimane di musica, che a lei piace molto. Cassandra ha iniziato a piangere dicendo che era stanca e che non voleva andare. Ho fatto non poca fatica ad acconsentire, in quanto Cassandra aveva dormito fino a poco prima, e sapevo quindi che non era particolarmente stanca. Confrontandomi con mio marito, abbiamo però deciso di crederle e di validare la sua stanchezza, rispettando la sua decisione di non andare a musica. 
Poco dopo seduti sul divano, Cassandra se ne esce dicendo con soddisfazione evidente (non ricordo più le parole esatte) "Ho vinto io, non sono andata a musica". Devo dire che questa frase mi ha un po' spiazzato, cerco sempre di crederle, anche se a volte il mio istinto mi dice altro, lo faccio per un "bene superiore": quello di far nascere in lei lo spirito critico, la fiducia nelle sue sensazioni, la consapevolezza che gli adulti possono sbagliare ed il coraggio di opporsi anche a noi che siamo i genitori... Proprio ascoltando Carlotta, non avevo mai visto questi comportamenti come sfide, ma le sue parole hanno risvegliato in me un dubbio e fatto percepire il contrario. 
Secondo voi la sua affermazione "Ho vinto io" è segno dell'autoaffermazione e quindi di crescita  o gliele stiamo dando "tutte vinte" come direbbe qualche parente più agé promotore dell'educazione tradizionale?

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Rosalba    19 dic 2025

Team La Tela

Ciao Beatrice, è una riflessione molto interessante.

Mi sento di rassicurarti, soprattutto perché, vista l’età di Cassandra, quella frase mi sembra una chiara espressione del testare i limiti, che è esattamente il loro lavoro in questa fase: capire fin dove possono arrivare, che effetto hanno le loro parole, le loro scelte, le loro decisioni. 

Quindi, prima buona notizia: fa parte del suo percorso evolutivo, come avevi intuito anche tu. Il famoso «gliele date tutte vinte» è reale solo in situazioni in cui manca del tutto (o quasi) l’equilibrio tra libertà e limiti... che non credo proprio sia il vostro caso. Prima di tutto, perché il fatto che tu sia qui a porti domande, a interrogarti su ciò che è successo e a fare il lavoro per educare a lungo termine, descrive proprio il contrario, cioè che siete dentro a una ricerca consapevole di equilibrio tra ascolto, rispetto e confini.

Seconda buona notizia: che tu come prima cosa le abbia creduto e dato fiducia, è proprio quello che spesso ci invita a fare Carlotta. Se ti va, potresti approfondire nella masterclass sulle bugie (anche se in realtà non è detto che in questo caso la stanchezza fosse una bugia, questa masterclass secondo me potrebbe aiutarti a fare chiarezza – ti ricordo che è inclusa nell'abbonamento):

Nel Percorso ci sono anche lezioni e copioni:

Ti abbraccio!