Preferiti dei bambini

Famiglia nel bosco

21 novembre 2025
20 risposte
Nicoletta C. aveva voglia di condividere:

Primo post

Ciao, ho bisogno di parlare di questa vicenda all'interno della comunità. Sono davvero atterrita e in preda allo sconforto.

Non riesco a capacitarmi della violenza delle istituzioni italiane. Dagli articoli e dalle foto che avevo visto finora, già si intuiva che questi genitori non sono due sprovveduti, ma a leggere quello che ha scritto (e come lo ha scritto) questa madre, abbiamo la conferma che sono persone di un'intelligenza e una maturità fuori dal comune, che hanno fatto una scelta consapevole e più che motivata, anche dalle evidenze scientifiche degli studi recenti. Citano Gabor Maté, praticano il gentile parenting e molto altro. 

A me sembra un modo di vivere ideale, li ammiro (e li invidio un po') per quello che sono riusciti a fare. Non riesco a credere che lo stato, che dice di voler proteggere questi bambini, abbia creato nelle loro vite il trauma orrendo della separazione. Sfasciare una famiglia felice, dove i figli sono accuditi con attenzione e amore, semplicemente perché non sono adeguati alle convenzioni folli della nostra società malata. Alziamo la testa, perché questi sono i colpi di coda di un sistema che ci sta portando all'estinzione (e con noi, tutti gli altri abitanti di questo meraviglioso pianeta)... Stiamo galoppando verso la distopia totale, cosa possiamo fare per resistere?

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Nicoletta C.    9 marzo

Al di là delle disgustose strumentalizzazioni politiche e mediatiche, continua il mio profondo senso di smarrimento, vista l'evoluzione drammatica di questa vicenda e gli esperti che si sono pronunciati invano contro la decisione del tribunale di allontanare i bambini dalla madre e separarli tra di loro. Parliamo di interventi della garante per i diritti dell'infanzia, dei legali della famiglia, della neuropsichiatra che ha steso la relazione (di cui il tribunale ha usato solo le parti che rientravano nella loro narrazione...), non del leone da tastiera o del politico di turno.

Sono sempre più arrabbiata e attonita, mi identifico con questa madre e mi sembra di impazzire al pensiero che chi dovrebbe tutelarci è in grado di infliggere traumi così gravi, anche prendendo decisioni che sono evidentemente arbitrarie.

Voi come vi sentite rispetto a questa storia? Come comunità possiamo fare qualcosa, mandare un segnale di solidarietà?

Alessandra    18 dic 2025

Ciao, capisco quello che dici ma la narrazione mediatica della vicenda è stata fin da subito parziale e alquanto distorta. Non è un caso "violenza istituzionale": c'è stata una segnalazione ai servizi sociali in quanto la famiglia ha avuto bisogno di soccorsi urgenti per un'intossicazione da funghi e una volta giunti in ospedale i genitori non volevano che ai figli venisse applicato il sondino nasogastrico perché avrebbe provocato un contatto con la plastica. Da lì è partito un monitoraggio durato più di un anno nel corso del quale sono state evidenziate alcune criticità (ad esempio in ordine alla sicurezza della casa familiare, ai profili relazionali e sanitari dei minori). Come è giusto che sia i dettagli non sono stati forniti sin da subito per la necessaria tutela della privacy dei minori. È di certo una storia da cui nascono tante riflessioni (migliori dei giudizi aprioristici,non solo nei confronti di questa famiglia ma anche di operatori sanitari, servizi sociali, magistrati che allo stesso modo non meritano la "macchina del fango" - addirittura le minacce da parte del governo - che gli è stata scagliata contro senza conoscere il loro lavoro). Insomma, è una vicenda un pò più complessa di come è stata diffusa sui media dove purtroppo vince la dinamica da "tifoseria", per cui bisogna schierarsi subito come "pro" o "contro" anche quando non si ha avuto - giustamente - modo di leggere nemmeno una carta... 

Carlotta    27 nov 2025

Team La Tela

Ciao Nicoletta, rispondo qui quello che sto rispondendo a chi mi chiede di parlarne.

Da parte mia, da famiglia che vive uno stile di vita simile al loro (sotto più aspetti di quanti se ne possano pensare!!), la notizia mi fa infuriare. Chi mi conosce, lo può ben immaginare.

Ne ho letto e studiato, compresi documenti legali, quindi conosco il caso molto bene e lo seguo attentamente da quando è iniziato. Nonostante questo, la mia scelta di non parlarne ora è intenzionale.

In parte perché cerco sempre di non scrivere con la rabbia, non penso che sia costruttivo. In parte perché la mia scelta da sempre è di trattenermi dal cavalcare le notizie di cronaca, a costo che sembri menefreghismo o disinteresse. Non lo è. È un modo sia per trattare le persone coinvolte come persone e non come notizie, sia per tutelare la mia salute mentale: avrai notato anche tu che, sia da una parte sia dall'altra, chi ne parla viene sotterrato di insulti, critiche e odio. Non sono disposta a offrirmi in pasto ai leoni da tastiera. 

Potrei decidere, come faccio spesso, di farne un episodio del podcast, quando la famiglia (che smetterei di chiamare «nel bosco» – anche questo è un modo per trasformali in notizia) non sarà più sotto i riflettori. 

La scelta chiaramente è più amplificata su IG, sia perché non è il mezzo giusto (permette un'informazione limitata e troppo superficiale), sia perché non mi interessa guadagnare follower in questo modo (tante persone cavalcano le notizie perché guadagnano followers), sia perché, come giustamente hai menzionato, queste notizie diventano polarizzanti e non sono disposta a pagarne il prezzo (la mia salute mentale).

Questa, invece, è una comunità sicura di cui mi fido, quindi mi sento di affidarvi un pochino della mia rabbia. È vero che non si può comparare nessuna vita, ma ci tengo a fare con voi una riflessione – e parlo di noi, non di loro, apposta: noi viviamo in un van, se non riempiamo l'acqua, non abbiamo acqua e dobbiamo fare affidamento a docce e bagno esterni; il nostro tipo di homeschooling è più unschooling, usiamo il mondo per imparare (e non abbiamo fatto quasi nulla di davvero didattico fino ai 7-8 anni dei bimbi); in vari posti del mondo abbiamo bevuto acqua di pozzo perché era quello che bevevano i locali che ci ospitavano (fidandoci di loro che ci dicevano che era pulita); noi abbiamo scelto di fare solo alcuni vaccini per i bimbi, quelli che secondo noi servono davvero a proteggere loro e la comunità (ma nei nostri viaggi abbiamo incontrato quasi più famiglie no-vax che a favore); ci sono state notti che il nostro bagno era pieno e se dovevamo andare in bagno andavamo fuori in natura (giuro, la vita in van è imprevedibile!); portiamo i bimbi dal dottore solo quando si ammalano (come un'intossicazione da cibo – sì, anche in boschi, potrei raccontarvi delle storie in cui siamo stati fortunati!) o quando abbiamo una preoccupazione specifica… potrei andare avanti.

Non entro nei dettagli della vicenda, perché non penso sia costruttivo (sono d'accordo con quello che ha scritto Rosalba : nessuno di noi ha la visione completa). Quello che mi fa arrabbiare, però, è questo: chi fa questa scelta di vita (anche proprio esatta, ci sono tante famiglie off-grid in giro per il mondo!) e ha soldi per farla, viene celebrato e ammirato; chi non li ha, viene preso di mira e, peggio, la sua vita rovinata. 💔 Più viaggio per il mondo, più divento sensibile a questi grandi squilibri di potere.

Infine, ci tengo a ricordare a tutta la comunità di non fare di tutta l'erba un fascio. Un esempio facile, tra i tanti che potrei portare:

  • Ci sono famiglie che fanno unschooling (o perfino homeschooling) senza prendersi davvero cura dell'istruzione per ideologie personali (ne abbiamo conosciute tante): quello può essere un disservizio per i bambini;
  • Ci sono tante famiglie che mandano i bambini a scuola, e devono accettare ambienti tossici dove gli adulti gridano e puniscono o i bambini sono alla mercé del bullismo: anche quello può essere un disservizio per i bambini.   

Ciò che che rientra «nella norma» e segue le regole non sempre è più giusto. 
Ciò che esce «dagli schemi» e non segue le regole non sempre è più giusto.

Nicoletta C.    2 dic 2025

Grazie Carlotta per la tua risposta. Ci tenevo molto a sapere come la pensi e ti confesso che mi sembrava strano il tuo silenzio, perlomeno all'interno della comunità, ma ora capisco e apprezzo le tue motivazioni (e riconosco in me il solito bisogno di validazione, molto gratificato dalla tua risposta - ciao, piccolo ego di Nicoletta🤷😅). 
Credo che sia tutto sintetizzato nelle ultime due frasi del tuo commento: purtroppo, nessuna scelta è automaticamente garanzia di "giusto" o "sbagliato". Ognuno cerca di agire secondo la propria coscienza, ma siamo tutti influenzati da mille variabili, e spesso gli algoritmi ci fanno vedere informazioni diverse... È molto utile avere un luogo sicuro, come questo, dove confrontarci. 
Spero dal profondo del mio cuore che tutto si risolva al meglio per questa famiglia. Personalmente, mi piacerebbe molto una puntata del podcast, magari con loro come ospiti, anche più avanti, when the dust settles... 
Grazie sempre, ti abbraccio🙏

Rosalba    25 nov 2025

Team La Tela

Ciao Nicoletta,
credo che questo sia uno di quei casi in cui provare a fare un passo indietro. Certamente è comprensibile cercare di capire ed empatizzare, ma è una situazione su cui probabilmente è poco utile (anche nell'interesse degli stessi bambini) farci prendere «di pancia». 

Sembra abbastanza lampante come una parte di politica stia cercando di usare questa vicenda per dirottare l'opinione pubblica in un senso ben preciso; dall'altro lato, non credo che da fuori possiamo davvero comprendere la complessità dell’intera storia – né attraverso gli articoli o post che sono stati scritti a centinaia  e nemmeno attraverso le dichiarazioni, per quanto toccanti, dei diretti interessati.

Non mi sento di poter (o voler) vedere un giusto o uno sbagliato assoluto: mi auguro invece soltanto che le persone preposte a tutelare questi bambini — servizi sociali, Carabinieri e giudici — stiano facendo il loro lavoro con coscienza, con la massima attenzione e con l’unico obiettivo della sicurezza e benessere dei piccoli.

Questo è qualcosa che da fuori non possiamo sapere davvero. Possiamo avere opinioni, sensazioni, paure… ma la verità completa non la conosciamo, e forse il punto fondamentale è ricordarci che la realtà è quasi sempre più complessa di come appare sui giornali e nelle reazioni sui social.

Capisco però il tuo sconforto, perché tocca corde delicate: la libertà educativa, la fiducia nelle istituzioni, la paura di una possibile ingerenza nelle nostre scelte. Ma credo anche che, proprio per questo, sia importante non lasciarci travolgere dalla narrazione più allarmistica: fa male a noi, e non aiuta nemmeno a nutrire le conversazioni su questi argomenti.

Ti mando un grande abbraccio 💜

Nicoletta C.    25 nov 2025

Grazie per il tuo commento Rosalba. È una posizione molto saggia la tua, ma come hai intuito sto facendo una grande fatica a non lasciarmi prendere "di pancia" da questa storia. Anche se nella vita ho fatto scelte diverse e meno radicali, mi immedesimo molto in questi genitori e solo il pensiero della separazione da mio figlio mi fa tremare i polsi.

stefano r.    23 nov 2025

Insegnante

La vicenda è troppo complessa per essere ridotta a chiacchiere e al semplice "sono o non sono d'accordo".

La famiglia era seguita da mesi, dopo che i bambini avevano avuto un'intossicazione da funghi velenosi (se fossero morti avremmo avuto la stessa reazione di solidarietà per le loro scelte?).
In questo periodo i genitori hanno rifiutato gli incontri con i servizi sociali, rifiutato gli accertamenti sanitari, non hanno fornito documenti sulla sicurezza dell'abitazione, non hanno seguito l'iter necessario a convalidare l'homeschooling, hanno portato i figli in TV per sostenere la legittimità delle loro scelte.....

Io non so chi ha ragione e magari la loro scelta può sembrare affascinante e può essere basata sui migliori principi dei migliori pedagogisti/filosofi moderni, ma i bambini non sono estensioni dei genitori, hanno diritti propri che vanno salvaguardati.

Per lo meno dovremmo cercare di riflettere e, una volta di più, sospendere il nostro giudizio e credere invece nel giudizio di chi ha le competenze per giudicare queste situazioni.

Nicoletta C.    24 nov 2025

Grazie Stefano per il tuo commento. Infatti un'altro "pericolo" di queste storie è cadere nella trappola della polarizzazione del dibattito, nel tifo. Cerco di essere obiettiva e mi rendo conto che ho informazioni diverse dalle tue, e questo sicuramente porta a pareri diversi. Io ho letto che si sono attivati per regolarizzare le incongruenze e sono collaborativi con le autorità, pur volendo mantenere questo stile di vita. Faccio presente che in Italia moltissime abitazioni non hanno l'agibilità e il certificato di staticità sismica (purtroppo riguarda anche l'edilizia scolastica, ogni tanto ci scappa il morto perché crolla un soffitto o un cancello...). Sul caso di intossicazione, posso dire che ne capitano a migliaia ogni anno in Italia, vedi casi di botulino recenti o gente che raccoglie e mangia cose a caso, anche senza vivere nel bosco. Hanno sbagliato e responsabilmente si sono subito rivolti all'ospedale...
Mi sembra che la storia di questa famiglia sia il simbolo della nostra mancanza di libertà di vivere secondo un sistema diverso. Come se portassero via i figli a Carlotta perché vivono in un van, riesci ad immaginarlo? 

stefano r.    25 nov 2025

Insegnante

Non mi sembra assolutamente la situazione di Carlotta, è un confronto che può venire naturale vista la piattaforma in cui scriviamo, ma sono realtà totalmente diverse e imparagonabili.
Soprattutto non mi sembra che si stia facendo la guerra a un "sistema di vita diverso", il tribunale sta giudicando sulla base delle conseguenze delle scelte fatte.

Una cosa è raccogliere per sbaglio dei funghi tossici mentre vado in gita una domenica, un'altra è vivere regolarmente di quello che coltivo e di quello che trovo nel bosco. Ripeto, se fosse morto un bambino tutti (credo anche tu) penseremmo che sono dei pazzi sconsiderati.

In ospedale pare abbiano rifiutato di usare i sondini naso-gastrici per la lavanda gastrica perchè fatti di materiali plastici (non parliamo di vaccinazioni e di altri accertamenti sanitari) e dopo oltre un anno dalla segnalazione mancavano ancora i servizi essenziali in casa e le utenze.
Queste elementi sono riportati nelle relazioni dei servizi sociali e del tribunale e quindi dovrebbero essere fatti reali (se pensiamo invece che tutti facciano carte false allora non discutiamo neanche...). 
E in ogni caso la valutazione è in corso, nulla è stato deciso in maniera definitiva.

Ci sono 15.000 bambini in homeschooling in Italia, ci sono famiglie che vivono in maniera "rurale", coltivando, riciclando, evitando gli sprechi, ci sono famiglie che gestiscono rifugi e vivono gran parte dell'anno in alta montagna, ci sono famiglie che vivono in van e viaggiano a tempo pieno... Nessuna di queste viene segnalata o "sfasciata".
Anche le migliori motivazioni però possono portare a scelte e a conseguenze estreme e in uno stato di diritto i bambini coinvolti devono essere tutelati.

Infine bisognerebbe secondo me fare questa riflessione: 
cosa avremmo pensato se queste scelte le avessero fatte NON due genitori bianchi e occidentali che motivano le loro decisioni citando studi e letteratura scientifica, ma magari due genitori africani che, per necessità o preferenza, decidono di vivere in condizioni simili?
Anche in quel caso avremmo difeso la loro libera scelta perchè i bambini sono (sembrano?) felici e perchè alla fine piacerebbe a tutti staccarsi un po' da questa società malata?
Oppure saremmo inorriditi di fronte a quel disagio? Come il nostro "illustre" Ministro che ha subito fatto il paragone con i campi Rom?

Se vivere nella natura, coltivare la terra, allevare animali, senza andare a scuola e senza godere di acqua corrente, riscaldamento e luce elettrica fosse una cosa ammirevole, coraggiosa e legittima allora dovrebbe essere così per tutti, non solo per le famiglie in cui si legge Gabor Matè.

Queste valutazioni non si possono e non si devono fare considerando le motivazioni dei genitori, ma considerando le conseguenze che le loro decisioni hanno sui bambini.

Carlotta    27 nov 2025

Team La Tela

Nicoletta C. quella stessa frase l'ho detta io stessa a varie mie amiche: come se portassero via i bambini a me perché non facciamo nessun test ufficiale per la scuola, non li portiamo a controlli pediatrici se non hanno nessun problema di salute e non sempre abbiamo accesso a servizi decorosi (se vedeste alcuni dei servizi nei posti dove abbiamo pernottato… più di una volta ci è capitato che uscissero rane dalla doccia o di trovarle per terra nel bagno – ai tropici è abbastanza comune). Inoltre, i miei figli a volte vanno nei boschi o nella giungla con le scuole e mangiano erbe e piante (questo lo fanno anche famiglie teliste, di homeschoolers o no, che vivono in campagna, tra l'altro): una volta i miei figli hanno provato a replicarlo da soli (siamo stati fortunati, ma poteva anche capitare un'intossicazione!). Questo ci rende genitori meno attenti ai bisogni dei nostri figli? Noi pensiamo di no.

Tutto questo, però, non dice nulla di quella famiglia. Parla solo di noi e delle altre famiglie che ho conosciuto e citato. Potrei espormi davvero su questa famiglia solo se la conoscessi personalmente – che significherebbe anche mettere sul piatto della bilancia, per esempio, la serenità quotidiana e il benessere fisico ed emotivo di questi bambini al di là dell'intossicazione, (che può succedere a chiunque). stefano r. nonostante la mia visione sia fondamentalmente diversa dalla tua, non sono non d'accordo con te. Scrivi molti punti validi in cui non entro, perché per me questa tua frase è la più importante: 

«Dovremmo sospendere il nostro giudizio e credere invece nel giudizio di chi ha le competenze per giudicare queste situazioni».

Negli ultimi 10 anni che ho fatto questo lavoro, ho vissuto indirettamente troppe situazioni, vicine o lontane, simili o no (un esempio facile sono i casi di divorzio) in cui chi aveva le competenze non ha affatto, in alcun modo, assicurato il bene dei bambini, ma solo seguito regole (non valide). Su questo probabilmente Karen Taranto   può riportarci varie situazioni. 

Ecco, spero solo questo non sia uno di quei casi – e dai documenti legali che ho letto, per ora non ne sono sicura. Chiaramente sono pronta a ricredermi in qualsiasi momento veda conferma chiara che sia stato fatto davvero il bene di questi bambini. 

stefano r.    27 nov 2025

Insegnante

Carlotta le considerazioni sulla vostra vita sono naturalmente indiscutibili, ma continuo a pensare siano situazioni diverse.

Mi sembra che le realtà che descrivi, nel vostro caso, siano conseguenza fondamentale di una sola vostra scelta: vivere viaggiando anche in paesi poveri.
Non mi sembra che abbiate fatto la scelta intransigente e radicale di rifiutare per principio le comodità del mondo moderno: quando le avete a disposizione le usate, quando mancano vi adattate, e in ogni caso il van ha tutti i comfort, imprevisti a parte (sono un camperista anche io).
Quando tornate in Europa tornate a vivere i case "tradizionali", non in roulotte nel bosco.

Il giudizio, che come ho scritto, non può arrivare da me. 
Questa storia però mi ha fatto molto riflettere e penso che sia l'esempio di come anche le migliori teorie, se portate all'eccesso, possono rivelarsi controproducenti e di come il buon senso e la razionalità, e non le credenze dogmatiche, dovrebbero sempre essere la nostra guida ultima.

Carlotta    28 nov 2025

Team La Tela

Sono d’accordo con te, su quello che scrivi. Mi chiedo e ti chiedo: controproducente per chi, in questo caso? 

Parlo del prima della visita in ospedale e di tutta questa tragedia che ha separato la loro famiglia. Prima, quando vivevano nella loro casa e nello stile di vita che avevano scelto, era controproducente per chi? 

Carlotta    28 nov 2025

Team La Tela

Ps. Certo, sono situazioni molto diverse (grazie anche a disponibilità economiche diverse, come menzionavo). 😊 La mia era una riflessione sulla condanna (non tua) di uno stile di vita: perché condannarlo a prescindere? Perché la loro scelta è una «credenza dogmatica» e il mio è uno stile di vita? 💔

stefano r.    28 nov 2025

Insegnante

Cerco di spiegarmi, ma stiamo entrando nel giudizio di realtà complesse e solo minimamente conosciute che ci eravamo promessi di evitare.
Mi baso su quello che ho letto, ovviamente.

Prima di tutto non penso che le possibilità economiche di questa famiglia fossero inesistenti. Sono due genitori occidentali, colti, che nella loro vita hanno fatto svariati lavori e che a un certo punto hanno deciso di smettere di lavorare per sottrarsi allo stress del denaro.
È stata una scelta lungo la strada, non sono due poveri disgraziati arrivati con un barcone che han conosciuto sempre e solo miseria e degrado.

Secondariamente, la vostra vita dimostra certo delle scelte inconsuete e con una serie di conseguenze, ma anche, come scrivevo, la flessibilità e l'intelligenza di modificare queste scelte quando necessario e di non rifiutare a priori quello da cui vi siete allontanati.
Non fuggite "in toto e in ogni caso" la realtà sociale: se vi fermate a lungo i bambini vanno a scuola, cercate di godere di alcune comodità, ecc...
Invece sembra che questa famiglia abbia più volte rifiutato le proposte che le venivano fatte, proprio per non modificare nulla della loro vita (pare che anche il loro avvocato si sia "dimesso" per mancata apertura alle proposte che ricevevano).

Quando si arriva a questi estremi di fanatismo e intransigenza secondo me si arriva all'errore, qualsiasi sia la motivazione di fondo (religiosa, sanitaria, sociale, pedagogica....).

Infine: secondo te davvero la cosa migliore per questi bambini era continuare a vivere in quel modo? Senza riscaldamento e senza bagno, non perché sono capitati in un paese freddo e hanno il wc chimico pieno, ma perché i loro genitori hanno scelto di vivere così in qualsiasi giorno di qualsiasi stagione, nonostante a pochi chilometri ci fosse un paese dove, forse, gli avevano offerto sistemazioni alternative?
Non sarebbe stato più intelligente (meglio) trovare qualche compromesso per continuare il loro stile di vita senza però vivere come nel 1930?

Cosa pensi dovrebbe fare uno stato di fronte a delle scelte genitoriali estreme?

Il limite tra tutela e ingerenza è sottilissimo e tantissime volte si vedono delle incongruenze clamorose, ma io penso che sia dovere di uno stato tutelare i diritti dei più deboli, i bambini in questo caso.
Penso (spero!) che se la famiglia avesse dimostrato la flessibilità e l'intelligenza di cui sopra nessuno avrebbe preso la difficile decisione di allontanarli da casa.

Carlotta    28 nov 2025

Team La Tela

Hai ragione, non mi ero resa conto che la mia domanda potesse sfociare nel giudizio della loro vita: la immaginavo più come esercizio di giudizio verso la nostra facilità a giudicare. Quello è un tipo di giudizio che mi piace (ancora) intrattenere di tanto in tanto.

Spero anche io quello che speri tu 💜anche se per crederci dovrei  riscrivere nella mia mente tante esperienze di persone a me vicine e lontane. 

Spero che possano riunirsi presto e che sia i bambini sia i genitori abbiano supporto emotivo per elaborare questo trauma. 

Nicoletta C.    2 dic 2025

"Cosa pensi dovrebbe fare uno stato di fronte a delle scelte genitoriali estreme?"
Valutare se i bambini sono sereni o stressati, amati o maltrattati, nutriti o denutriti. 
Riscaldamento, elettricità, acqua... C'era tutto, ma da fonti diverse. Mica stavano al buio e al freddo... Semplicemente vivevano "off grid", ovvero senza "utenze". Una giornalista che è andata a trovarli ha visto la bimba che faceva il bagno in una vasca di acqua fumante davanti al camino. In casa c'erano 22 gradi. In cameretta c'erano le lucine. Usano laptop e telefoni. Non vivono come nel 1930 (e anche se fosse, non mi risulta che sia illegale). 
Sapete qual è la prima causa di morte tra i giovani? Il suicidio. E accade sempre più precocemente. E allora c'è qualcuno che si ferma, si fa delle domande sul nostro modo di vivere, studia e poi prova a intraprendere una strada diversa. Anche sbagliando. Ma non sono scelte "estreme" quelle di separarci dai nostri figli a pochi mesi per lasciarli tutto il giorno con degli estranei? Dargli il telefonino in mano a un anno (o anche prima)? Educarli in modo "tradizionale", creando delle voragini emotive? "Nutrirli" a suon di merendine e proteine animali, fino a farli ammalare? Qui lo stato cosa dovrebbe fare allora? 
Nel dibattito sulla vicenda di questa famiglia, mi sembra di riconoscere la stessa mentalità colonialista occidentale: siamo andati dai "selvaggi" di tutti i continenti, che per certi versi stavano meglio di noi, a insegnare loro come si sta al mondo, quale Dio dovevano pregare, come si dovevano vestire e comportare...e adesso guardiamoci intorno. 
❤️‍🩹

stefano r.    2 dic 2025

Insegnante

Purtroppo sappiamo benissimo anche anche bambini abusati e maltrattati possono essere felici e sereni, non può essere solo questo il metro di giudizio.

Non ho altro da aggiungere a quello che ho già scritto e penso sia ormai inutile continuare a discutere.
L'integralismo delle decisioni è sempre sbagliato e non permette di vedere il buono che esiste sempre anche in chi ha idee diverse. 
Adesso sembra che, finalmente, questa famiglia sia scesa a patti e abbia accettato dei compromessi. Spero e credo che ora tutto si risolverà.

Nicoletta C.    2 dic 2025

Anch'io sarei scesa a patti pur di non perdere i miei figli, ma mi chiedo se sia giusto o meno costringerli a vivere diversamente, visto che la loro scelta era fatta con cognizione di causa... 

Volevo comunque ringraziarti per questo scambio. Anche se non siamo totalmente d'accordo, ho apprezzato il tempo che hai dedicato a rispondermi. Gli argomenti che hai sollevato sono uno spunto di riflessione per me importante, proprio perché provengono da un punto di vista diverso. 🙏

Francesca    22 nov 2025

Ciao.
Non seguo le tv e non ero a conoscenza di questa vicenda direttamente, ne avevo sentito parlare in famiglia soltanto .. Ma dopo aver letto il tuo post ho aperto il link e devo dire che mi ha colpito tantissimo e sono rimasta scossa per la decisione di separare questa famiglia.
 Siamo circondati da questa corsa al consumo sfrenato che ahimè porta solo ad essere infelici e confusi, quando invece basterebbe concentrare le attenzioni su quello che realmente è essenziale.
Quindi chapeau  a questi genitori che avevano scelto di allontanarsi da questa frenesia che è oggi la quotidianità, spero che la vicenda si risolva nel migliore dei modi.. 

Nicoletta C.    24 nov 2025

Lo spero anch'io... Se si crea un precedente di questo tipo, secondo me è gravissimo. Grazie per la tua risposta!