Lezione di nuoto difficile: seguire l'istinto o lasciare andare ?
Ciao a tutte,
vi scrivo per chiedere un parere e magari un po’ di confronto su una situazione che mi sta facendo riflettere parecchio.
Ismaele va in piscina da quando ha 4 mesi, sempre nella stessa piccola piscina privata dentro un appartamento. Fino ai 4 anni sono sempre entrata anch’io in acqua con lui; poi ha continuato con lezioni private, giocando con l’insegnante mentre io facevo cyclette (ero incinta in quel periodo).
Quest’estate, in piscina condominiale e al mare, ha iniziato a nuotare da solo “a cagnolino” e a divertirsi molto. Così ora volevo riprendere con un corso, sempre nella stessa piscina che conosce bene. Speravo nella stessa maestra, ma mi hanno proposto un maestro nuovo, molto affettuoso e allegro, che segue piccoli gruppi di bambini.
La prima prova non è andata benissimo: erano in tre, due più piccoli di lui che non galleggiavano ancora. Ismaele non ha voluto entrare in acqua e piangeva; il maestro ha insistito, diceva di non piangere, io sono intervenuta e alla fine siamo rimasti a guardare. A fine lezione è entrato un po’ e ha fatto alcune attività, ma con molte esitazioni.
Ho pensato che forse l’orario tardo (era dopo le 17) avesse influito, così questa settimana ho chiesto una lezione più tranquilla alle 16, solo lui e il maestro, io a bordo vasca a guardare.
Purtroppo anche stavolta non è andata bene: ha fatto poco, e ogni volta che non voleva fare qualcosa piagnucolava o chiedeva di uscire.
Devo dire che il maestro non mi ha convinta.
Da subito, prima ancora di entrare in acqua, ha mostrato poca sensibilità nel rispetto dei confini fisici: ha abbracciato Ismaele, gli ha dato un bacio sulla testa, fatto buffetti e carezze, e io non mi sono sentita a mio agio. Inoltre, dietro il suo modo allegro, ho percepito poca pazienza: già alla seconda volta parlava di ciò che “deve fare”, e quando Ismaele esitava si spazientiva visibilmente.
A un certo punto Ismaele ha chiesto di andare in bagno e il maestro ha detto che secondo lui era “pipì emotiva”… ma Ismaele non ha bisogno di inventare scuse per uscire: se non vuole stare in un posto, me lo dice apertamente.
Ora mi trovo a chiedermi se il problema sono io, che con la mia presenza non lo lascio “staccarsi”, o se invece devo fidarmi del mio istinto, che mi dice che questo maestro non è la persona giusta per lui in questo momento.
In più, Ismaele sta attraversando una fase in cui fa fatica a gestire la frustrazione: se non riesce subito in qualcosa, entra in crisi. È successo anche durante una prova di tennis — piangeva ogni volta che non gli riusciva un esercizio.
Avete vissuto situazioni simili?
Vi siete mai trovate tra il voler “lasciare andare” e il percepire che qualcosa non va bene?
Come capire quando è giusto insistere e quando invece fermarsi?
Grazie davvero a chi vorrà condividere la propria esperienza.
Team esteso
Ciao Claudia, mi ritrovo molto nel tuo "problema" è successo anche a mia figlia: non voleva entrare e la maestra l'ha presa in braccio forzandola, cosa che lei non ha apprezzato (non amando per niente il contatto fisico). Inoltre mi sono resa conto che non aveva voglia di fare un corso di nuoto ma voleva giocare liberamente in acqua. Quello che ho fatto io è stato spiegarle che quel corso serve per imparare a nuotare e serve anche per la sua sicurezza in acqua e che avremmo chiesto all'insegnante di non forzarla ma di aspettare i suoi tempi. Inoltre io penso proprio che la mia presenza fuori dall'acqua stesse peggiorando la situazione, infatti dalla seconda lezione sono andata via caricandola con mille "ce la farai, sei coraggiosa, diciamo alla maestra di non toccarti se non te la senti, ti dò un abbraccio che ti aiuta a darti forza ecc..." e ha magicamente funzionato! Ovviamente questa è la nostra esperienza ma se ritieni che quello non è il corso giusto per tuo figlio potreste provare a cambiare insegnante o posto magari?
Ovviamente questo per me vale solo per il nuoto perchè penso sia necessario per i bambini e le bambine che sappiano stare a galla, se fosse un altro sporto non avrei "forzato" e probabilmente mi sarei già arresa alla prima lezione!
Sara
Ciao Claudia,
Capisco bene la tua richiesta di confronto, anche io ultimamente mi sto interrogando sulla questione. Nello specifico mi chiedo quale sia il confine tra l'assecondare le loro caratteristiche, il proiettare le paure della mia bambina interiore e cercare di dare loro degli strumenti per diventare degli adulti sereni.
Spoiler: non l'ho ancora capito!
Ti racconto due aneddoti per darti un po' di contesto.
Teo è un bambino di 4 anni che ha bisogno dei suoi tempi con persone e situazioni nuove.
1. Dai 10 mesi abbiamo fatto acquaticità insieme, al compimento del terzo anni era richiesto che entrasse in piscina da solo. Io non ci ho nemmeno provato dato che l'insegnate sarebbe stata la stessa che in due anni non era riuscita a guadagnarsi la fiducia di mio figlio durante le lezioni di acquaticità.
L'anno successivo complice il suo entusiasmo di andare in piscina con delle amichette l'ho iscritto, ma la lezione di prova è stata disastrosa. La maestra lo ha preso dalle mie braccia e mi ha detto di andare via, io da "people pleaser in evoluzione" l'ho fatto ma dopo 10 minuti (o 5 secondi) che lo sentivo piangere sono andata a riprenderlo. Ovviamente non è più voluto andare.
Quest'anno ci ho riprovato con amici e piscina diversi. Non ha voluto nemmeno mettersi il costume, nonostante avessimo fatto la merenda vista piscina tutti insieme. Abbiamo continuato guardando la lezione dei suoi amici. E chissà che non riproveremo.
2. Ultimamente dopo un inizio di scuola dell'infanzia direi regolare sta di nuovo facendo fatica a separarsi da me, come era già capitato in passato.
La mattina, con il mio cuore a spillo, lo lascio piangente alle maestre che devono tenerlo per non mi segua. Ovviamente stiamo riaggiustando il tiro sulla routine (grazie alle lezioni del percorso) e stiamo collaborando attivamente con le maestre per una strategia condivisa che possa aiutarlo.
Questo per dire che nel nostro personalissimo caso quello che cerco di fare è esporre spesso Teo a diversi contesti fuori dalla sua zona di comfort, accogliendolo e assecondandolo quando mi dice le cose. Anche se questo significa non mandarlo a lezione di nuoto fino a che non si sentirà pronto!
Nel contempo, però, per le questioni inderogabili nel nostro sistema di valori (tipo la scuola), cerco di aiutarlo nella gestione della frustrazione, supportandolo nel "lavoro che credo debba fare lui".
Spero che questa testimonianza ti sia stata di aiuto, e che abbia senso quello che ho scritto.
Sicuramente ha aiutato me mettere in fila una serie di sensazioni sparse e che ora hanno formato un disegno più chiaro.
Quindi ti ringrazio per aver condiviso il tuo dubbio!
Leggo volentieri se avrai voglia di rispondermi e continuare il confronto.
Buona giornata,
Esther
Insegnante
Ciao Claudia,
capisco molto bene il tuo dilemma, mi ci sono ritrovata in più occasioni.
Alla fine io scelgo sempre di seguire l'istinto, perché è una guida potente e troppo sottovalutata, e perché si basa sul fatto che nessuno conosce meglio tuo figlio e i vostri valori di te.
La mia bimba ha sempre amato l'acqua, dopo il primo corso di acquaticità verso i 2 anni, andato abbastanza bene, dato che io ero in acqua con lei e potevo guidarla e mediare rispetto ad alcune cose che cmq non mi risuonavano (come costringerla a fare i tuffi o andare con la testa sott'acqua perché "se non lo fa ora non lo farà mai più"), quando sarebbe poi dovuta entrare da sola, sono bastate due lezioni per capire che non era il posto giusto: oltre a non accogliere il suo bisogno di rassicurazione al distacco, la lasciavano attaccata al bordo per la maggior parte della lezione, le facevano fare giusto due o tre cose mentre per il resto del tempo era costretta a stare ferma infreddolita e soprattutto forzavano e insistevano anche se non si sentiva pronta a fare alcune cose. Non voleva più andare, mi sono fidata e le ho permesso di non proseguire. In estate al mare con maschera e pinne nuotava tranquillamente in mare aperto. L'anno dopo cambiamo piscina, chiedo di parlare con l'istruttrice in anticipo spiegandole le sue particolarità, l'alta sensibilità e l'alto contatto, e un po' di difficoltà ancora nella gestione della pipì. Scelgo un corso in cui io posso fare nuoto libero nella vasca accanto per poter esserci in caso di bisogno. Alla prima lezione tutto bene, salvo di nuovo l'averle fatto fare poco e quindi aver patito il freddo, alla seconda chiede di fare pipì, mi chiamano, la accompagno, dopo 10 minuti mi richiamano sempre per la pipì dicendo che era tutta una scusa per vedere me... peccato che la pipì l'ha fatta davvero! Questo non essere stata creduta, ed etichettata come "furba" ha segnato anche quell'esperienza, e dopo un'altra lezione in cui l'ha portata la nonna (e quindi non so bene cosa sia successo) non è più voluta andare. Di nuovo mi sono fidata.
A giugno le ho fatto fare una lezione privata con un'insegnante meravigliosa che le ha proposto tantissimi giochi didattici, con moltissima pazienza e accoglienza, e quest'estate al mare ha acquisito ulteriore sicurezza anche senza pinne, facendo capriole, piccole immersioni, tuffi.
Due settimane fa siamo andati in piscina tutti insieme e dal niente ha iniziato a fare avanti e indietro a stile libero ed a dorso come se niente fosse...
Mi viene sempre in mente una puntata del podcast di Carlotta in cui diceva di non forzare i bambini a fare cose per cui non sono pronti, e raccontava forse di Oliver costretto a fare un tuffo controvoglia...
Ecco ho avuto la conferma di quello che lei diceva lì, cioè che senza forzature, e con i giusti stimoli, i bambini ci arrivino da soli quando sono pronti, alla faccia di chi afferma con tracotanza "se non lo fa ora non lo farà mai più".
W l'istinto!!!
Un abbraccio
Ciao Claudia, questa mattina ho letto la tua richiesta di consiglio.
Nel mentre ho seguito la masterclass di Carlotta sull'autostima e ti ho pensata perché ci sono diversi esempi simili agli episodi che riporti!
Te la consiglio, è stupenda e da un sacco di spunti che non vedo l'ora di mettere in pratica!
A presto,
Micol
Team La Tela
Ciao Claudia,
a noi è successa una cosa simile a danza.
Mia figlia, che allora aveva sei anni, ha seguito tutto l’anno il corso: andava volentieri, ma io per mesi ho avuto la sensazione che la maestra fosse troppo rigida (e come te, mi chiedevo continuamente se fossi io a esagerare).
Non assistevo alle lezioni, ma ogni volta che mi fermavo anche solo un attimo – per pagare la retta o aspettare che finisse – mi colpiva soprattutto il fatto che non la vedessi mai sorridere.
Così ho iniziato a fare qualche domanda a Federica, e piano piano ho messo insieme i pezzi: la maestra le chiamava «stelline», ma poi si arrabbiava se non riuscivano a fare un passo, elogiava solo le bambine più promettenti e spesso faceva paragoni tra loro. Quando però chiedevo a mia figlia se si trovasse bene, mi diceva di sì e che amava la danza, quindi ho continuato a fidarmi di lei (anche se dentro di me restava quel dubbio costante).
Poi è arrivato il periodo delle prove per il saggio di fine anno, che ho scoperto con mia grande sorpresa essere un momento super carico di aspettative (manco dovessero ballare alla Scala, povere bimbe 😅). Federica ha iniziato ad avere remore, e un giorno, appena arrivati davanti alla scuola, è scoppiata in lacrime dicendo che non voleva entrare. Ci è voluto un po’ per dirmi il motivo: la maestra aveva iniziato ad alzare la voce spesso, pretendendo che tutto fosse «perfetto» e il clima era di costante stress e tensione.
A quel punto per me è stato chiaro che non era più il posto giusto per lei, e la bambina stessa mi ha detto che non voleva andare più.
Ovviamente ogni situazione è diversa, ma credo che quando qualcosa dentro di noi «stona» vale sempre la pena mettersi in ascolto. Tu hai già notato comportamenti molto concreti (come il mancato rispetto dei confini fisici o la poca pazienza), quindi direi che non è solo una sensazione.
Magari potresti provare a parlare con questo maestro prima di decidere se proseguire o meno. Spesso il confronto chiarisce molto, in un senso o nell’altro (e infatti io mi pento di non aver chiesto un confronto con la maestra quando avevo quelle sensazioni).
Invece, per quanto riguarda il discorso più generale delle crisi da frustrazione, che magari a volte sono più evidenti quando iniziano una nuova attività, potrebbe darti spunti utili la masterclass di
Viola Koyuncuoglu
:
E invece nel Percorso trovi queste lezioni:
Grazie mille per aver condiviso la tua esperienza e per i consigli.
Ambassador
Ciao Claudia,
grazie mille per la condivisione.
Capisco benissimo i tuoi dubbi e ti voglio raccontare quello che è successo a noi venerdì scorso. Era arrivato finalmente il giorno della prova per iscriversi al corso di nuoto per i miei due piccoli (è da questa estate che chiedevano di farlo e noi eravamo ben contenti di supportare questa scelta).
Una volta sul posto però fin da subito è emerso un clima non in linea con il nostro modo di educare.
L'istruttore, senza neanche presentarsi (ho chiesto poi io il nome), ha detto alla più grande di entrare in acqua. Lei, era leggermente titubante, ma è entrata vogliosa comunque di impare qualcosa di nuovo già dalla prima lezione. Dopo di che non le è stato spiegato cosa dovesse fare ed è rimasta lì senza che nessuno le spiegasse nulla.
Il primo istruttore è andato via e ne è arrivata un'altra che come prima cosa si è rivolta a noi genitori dicendo "sicuramente voi avete paura dell'acqua? non è così?". o.O
Intanto il piccolo di 3 anni è stato messo in acqua ma dopo avergli detto di aggrapparsi al bordo anche lui è stato lasciato lì. Dopo poco, spaventato, ha chiesto di uscire e dato che tremava per il freddo lo abbiamo asciugato e rivestito.
L'attenzione della seconda istruttrice era tutta per chi già frequentava ma anche con loro volavano frasi del tipo: "Se non fai questo la mamma si arrabbia", "vedi che la mamma non è contenta se...". A un certo punto si sono spostati verso la zona in cui la piscina ha l'acqua più alta e mia figlia è stata proprio lasciata da sola. Al che ha provato a fare dei piccoli esercizi con tanta pazienza facendomi delle domande, e riferendomi che se le avessero dato la possibilità avrebbe senz'altro fatto altro.
All'uscita abbiamo provato a parlare con il referente che si è scusato in parte, cincisciando a delle soluzioni e dicendo che avrebbe parlato con l'istruttrice. Ma sostanzialmente veniva detto che erano i nostri bambini che non ce l'avevano fatta e che si poteva riprovare in un altro momento.
La sera abbiamo fatto una riunione di famiglia con in bambini ed è emerso che non ci siamo sentiti di stare in un ambiente così poco accogliente e lontano dai nostri valori. Noi dunque abbiamo deciso di seguire il nostro sentire e fermarci, il ritornare lo avremmo sentito troppo una forzatura.
p.s. La bimba ha voluto sapere poi quali altri sport offrisse il paese e ha scelto di provare la ginnastica ritmica. Ha frequentato già due lezioni e ha notato un sacco di differenze di approccio, tornando a casa serena, divertita e rilassata!
grazie Alessandra, mi fa piacere sapere di non essere l'unica a fare attenzione alle mie sensazioni.
Anche io ho deciso che queste prove potevano bastare e poco fa ho parlato con la maestra con cui abbiamo iniziato (che è anche una dei soci) e abbiamo deciso di fare un passo indietro e riprendere le lezioni individuali con lei. Poi vedremo se più avanti saremo pronti per spostarci in una piscina con un corso più strutturato. Per ora va bene così e sono felice di aver semplificato.