Stavo meglio nell'emergenza
Ciao a tutti,
ho solo voglia di condividere un pensiero strano, che mi gira per la testa.
Mio figlio di 3 anni è nato gravemente prematuro, abbiamo passato 102 giorni in terapia intensiva neonatale. Quando è nato stava per morire, e abbiamo passato il primo periodo di ricovero, con il dubbio di ritrovarlo vivo il giorno dopo. L'ospedale era lontano, mi alzavo tutte le mattine alle 6.30, andavo in ospedale fino a dopo le 21 e tornavo a casa. Durante il giorno stavo seduta a fianco all'incubatrice, leggendo per lui, occupandomi delle sue terapie più semplici, osservando gli schermi delle macchine alle quali era attaccato, facendo colloqui coi dottori.... Ogni 4 ore giorno e notte mi tiravo il latte per simulare la poppata al fine di non perdere il latte per quando mio figlio sarebbe stato capace di alimentarsi da solo. Il tutto fra progressi e regressioni, tensioni, pianti, conquiste... tornando a casa tutte le sere senza di lui. Senza mai poterlo accarezzare (perché i prematuri non si possono accarezzare). Un magone infinito notte e giorno. Una distanza forzata innaturale.
EPPURE.
Rimpiango quella sensazione che provavo: mi sentivo esattamente al mio posto. Non sentivo la mancanza di nulla. Non ero indecisa sul cosa fare, non mi sentivo in colpa se al posto di pulire i pavimenti ero in ospedale. Ero esausta, impaurita, insicura, arrabbiata, confusa.... Tutto tranne che indecisa. Quel senso di sicurezza e di zero rimpianti mi manca. Quella sensazione di sapere esattamente quello che dovevo fare (stare vicino a mio figlio ogni giorno dal mattino alla sera senza mai allontanarmi) senza dover valutare opzioni, stabilire priorità, sentirmi in colpa per le scelte fatte... mi manca.
Ovviamente è stata una sofferenza infinita che ancora oggi devo superare.
Ma era bella quella determinazione.
Nella mia quotidianità mi sento così insicura, sempre in bilico fra scelte da fare in ogni istante: "pulisco la cucina o preparo i giochi per i bimbi? Leggo un libro o faccio ginnastica? Porto i bimbi fuori o cerco di intrattenerli in casa? Cerco di preparare una cena elaborata e completa o faccio pasta in bianco e gioco di più con loro?" All'infinito.... E un instante dopo aver fatto una qualche scelta, mi sento in colpa per le opzioni escluse. Sempre e solo scelte da fare. E mi sento insicura, anche se sono la mamma dei miei bimbi mi metto sempre in discussione davanti agli altri.
Come si fa a raggiungere quella fermezza? Possibile che solo in stati di emergenza io mi senta davvero "a posto"?
Non chiedo consigli, avevo solo bisogno di esternare. Grazie La Tela per darci questa possibilità.
Un abbraccio
Ciao Giorgia!
Come ti capisco! Noi non abbiamo vissuto la TIN, ma situazioni di salute ci hanno obbligato a mettere l'automatico, e in effetti la sensazione a volte è proprio quella che descrivi.
Adattarsi all'emergenza non per la sua piacevolezza, ma per la sua routine; avere la testa sgombra, pronta all'azione perchè a null'altro devi pensare se non eseguire.
Non sentirti in colpa per questo. Molti lo provano, pochi ne prendono coscienza e lo ammettono.
Ti abbraccio!
Marti
Ciao Martina,
oddio grazie davvero mi commuove sapere che non è strano quello che provo! Non ho mai parlato con un professionista di queste cose e me le ragiono da sola a modo mio e sono sempre nel dubbio di vivere troppo nel mio mondo.
Grazie ancora
Come giustamente dice qui qualcuno, "tutte le case sono in fiamme": non fatti ingannare da quello che vedi fuori :-)
Ti abbraccio! Marti
Ambassador
Ciao Giorgia, grazie per il tuo sfogo condiviso. Aiuta tanto a ricordarci che "tutte le case sono in fiamme💜"
Un caro abbraccio
Team La Tela
Ciao Giorgia,
grazie per aver aperto il tuo cuore così. Le tue parole risuonano tanto, credo che molte di noi si ritroveranno in quello che hai scritto. Ti mando un abbraccio stretto. 💜
Insegnante
Ciao Giulia. Ti leggo e penso che deve essere stato molto molto dura la situazione vissuta alla nascita di tuo figlio.
Sentirsi perse nel dubbio è molto stancante… ti abbraccio