Riuscirò a recuperare il rapporto con mio figlio di 9 anni?
Insegnante
Ciao Teliste e Telisti!
Oggi ho davvero bisogno di chiedere aiuto perché non so più cosa fare con mio figlio, R. , quasi 9 anni. Mi scuso se questo messaggio sarà un po’ lungo ma la fatica è tanta e io e mio marito siamo sfiniti.
Non sappiamo davvero più cosa fare con lui, quali strategie adottare e quali professionisti interpellare (negli anni ci siamo rivolti a psicologi e pedagogisti ma i metodi proposti funzionano un pochino e poi torniamo nel caos!)
Non cadrò nella trappola di dare etichette a R. , ma il rapporto con lui è seriamente messo a dura prova da alcuni suoi comportamenti. A tavola: mangia pochissimo, con una varietà di alimenti molto limitata e la cosa che ci mette in difficoltà è il suo pretendere continuo alimenti poco o per niente sani (che in casa non abbiamo quasi mai ma se siamo in giro è un disastro!). Tante volte mi preoccupo seriamente per la sua salute .
Dormire: non è ancora in grado di dormire da solo. La sera per addormentarsi ha bisogno di una presenza al suo fianco ma ci sono volte che non ce la fa e allora viene nel lettone e anche quando si addormenta nel suo letto poi di notte comunque arriva in mezzo a noi. Dice che ha paura anche se non sa bene esprimere di cosa nello specifico.
Attività in famiglia: se la cosa che scegliamo di fare in famiglia non gli piace (e questo può includere sia cose effettivamente per lui non stimolanti tipo commissioni, spesa ecc ma anche passeggiate in natura, visite a musei e attività ludiche varie) diventa davvero pesante riuscire a gestirlo - lamentele, opposizioni, richieste simili a ricatti (vengo se poi guardo la tele , se poi mi comprate un gelato, ecc… cose che non hanno connessioni logiche tra loro). Inutile dire che il clima in famiglia e l’umore della giornata sono particolarmente influenzati da questi suoi comportamenti.
Cura personale: a quasi nove anni non ha ancora interiorizzato la necessità di lavarsi i denti tutti i giorni (più volte al giorno figuriamoci), farsi una doccia come si deve, non camminare scalzo in luoghi pubblici, tenere ordine tra le sue cose personali, comprendere dove c’è un pericolo e quindi dove sarebbe meglio non fare una determinata cosa (esempio sporgersi troppo da una roccia in montagna )…insomma prendersi cura di se stesso.
Aiuto in casa : zero! Anche se glielo si chiede con gentilezza o proponendo giochi divertenti non vuole collaborare. Tecnologia: quando abbiamo visto che aveva sviluppato una dipendenza dagli schermi abbiamo tolto tutto e questo è stato l’unico ambito in cui abbiamo visto dei risultati , anche se lui pare non aver ben capito il perché lo abbiamo fatto e ogni occasione è buona per chiedere di poter guardare la tele (video giochi banditi!)
A ciò si aggiungono le litigate con le sue due sorelle (C. di 11 anni e C. di 2 anni - si R. e’ il famoso figlio di mezzo!!) che spesso sfociano in comportamenti maneschi e con parolacce.
Insomma io e mio marito siamo allo stremo. Ogni tanto ci guardiamo e sconsolati ci diciamo che non c’è più possibilità di recupero per questo bambino , speriamo solo che crescendo non prenda brutte strade (e questo pensiero è ciò che più mi assilla e più mi mette l’ansia ).
Personalmente faccio così fatica con lui perché in moltissime cose lo vedo così diverso da me , non sono proprio in sintonia con lui . Anche quando provo ad instaurare dei momenti di connessione con lui, parlando del più e del meno oppure facendomi raccontare come si sente e cosa lo mette in difficoltà lui alla fine vuole ottenere qualcosa da me che sia un dolce oppure tempo schermo. E allora a me lí cadono davvero le braccia e penso : perché devi fare così? Non possiamo semplicemente confrontarci senza che ci siano dietro richieste?
Tutta la teoria appresa qui su La Tela la so , arricchita anche da percorsi paralleli ma molto simili con psicologi e pedagogisti come dicevo ma i risultati non si vedono .
A volte mi dico che anagraficamente ha 9 anni ma forse ha bisogno di attenzioni e cure come un bambino molto più piccolo perché magari gli sono mancate quando era effettivamente piccolo.
Vi prego dateci una mano , un punto da cui ripartire .
Grazie di cuore per avermi letto fino a qui, vi abbraccio
Ilaria
Team esteso
Ciao Ilaria,
ho letto le tue parole e immagino quanta stanchezza ci sia dietro, ma anche quanta dedizione e desiderio di capire tuo figlio.
Vorrei offrirti qualche spunto per guardare la situazione da prospettive diverse, senza la pretesa di trovare soluzioni immediate, ma con l’intento di restituire un po’ di fiducia e respiro.
1. Osservare le dinamiche familiari legate alla ricompensa
Può essere utile provare a osservare che cosa accade, in famiglia, quando si parla di collaborazione, regole o riconoscimento.
Spesso i bambini imparano il meccanismo della ricompensa semplicemente osservando che è il modo in cui gli adulti intorno a loro ottengono ciò che desiderano.
Riflettere su come si è costruito questo schema nel tempo può aprire nuovi spazi di connessione, in cui il dialogo prenda il posto della contrattazione.
2. Riconoscere i bisogni evolutivi reali
A nove anni la cura personale non è ancora una norma interiorizzata né tanto meno un bisogno ma una competenza che si sviluppa gradualmente.
L’autonomia inoltre si costruisce quando un bambino può provare, sbagliare e riprovare senza sentirsi giudicato, anche se gli esiti non corrispondono alle aspettative dell’adulto.
3. Rivedere le aspettative e accogliere la diversità
Nel tuo racconto emerge anche la fatica di sentirti a volte distante o “fuori sintonia” con tuo figlio. È una sensazione dolorosa, lo capisco, ma non significa che ci sia qualcosa di rotto.
A volte ciò che ci allontana è la distanza tra l’immagine di nostro figlio che, senza accorgercene, abbiamo costruito nella nostra mente e la realtà.
Accettare la sua unicità, con i suoi tempi e i suoi modi, è spesso il primo passo per ritrovarsi davvero.
E rispetto alla tua domanda: “Riuscirò mai a recuperare il rapporto con mio figlio?” la risposta è assolutamente sì.
Ti chiedo scusa se ho semplificato la situazione e se magari non ti ritrovi in tutto quello che ho detto: ho cercato di parlare in termini generali non conoscendo da vicino la vostra storia.
Ad ogni modo ricordati che ci vuole tempo, pazienza e fiducia.
Con affetto,
Giada
Insegnante
Cara Giada,
ti ringrazio tantissimo per avermi risposto e per essere stata così precisa nel fornirmi consigli.
Ti seguo anche sul tuo podcat perchè ho anche una figlia di quasi 12 anni quindi avevo già avuto modo di apprezzarti anche in quel contesto.
Grazie per avermi illustrato con lucidità e coerenza la situazione, è proprio vero che quando siamo immersi fino al collo in alcune dinamiche non riusciamo più ad avere il distacco che a volte serve per ripartire e ricominciare.
Con affetto ti abbraccio!
Team esteso
Grazie a te e avanti tutta🥰
Team La Tela
Ciao Ilaria,
grazie di cuore per aver condiviso con tanta sincerità e vulnerabilità quello che state vivendo. Si sente tutta la fatica, ma anche tutto l’amore e la cura con cui stai cercando di capire tuo figlio e di accompagnarlo nel modo migliore possibile. 🌿
Prima di tutto, voglio dirti che non siete soli. Quello che descrivi — la sensazione di non sapere più da dove ripartire, di provare tutto e non vedere risultati stabili — è qualcosa che tante famiglie vivono, soprattutto quando un bambino ha bisogni forti, ritmi propri o una sensibilità che non sempre trova spazio nel mondo come vorremmo.
Hai già fatto moltissimo: chiedere aiuto, fermarti a riflettere, provare strade diverse, metterti in discussione… sono passi enormi, anche se ora può sembrare che non bastino.
Vorrei lasciarti uno strumento pratico che per me e la mia famiglia è stato prezioso. Quando mi accorgevo di vedere solo gli aspetti che non funzionavano, ho iniziato a scrivere ogni giorno una piccola cosa positiva o gentile che notavo in mio marito. Questo mi ha aiutata a cambiare prospettiva, a comunicare con più empatia e meno critica.
Poi ho proposto di trasformarlo in un’attività di famiglia: abbiamo messo in casa un barattolo con bigliettini e matite colorate, dove ognuno scrive o disegna un gesto positivo o una qualità che ha notato in un altro membro della famiglia. Durante le riunioni familiari li leggiamo insieme, ed è diventato un momento di connessione profonda e di gratitudine reciproca. 💜
Nel frattempo, ti incoraggio a prenderti anche cura di te — lo so, può sembrare impossibile quando ci si sente esausti — ma a volte il primo passo per “rivedere la luce” è proprio quello di alleggerire un po’ la pressione che ci mettiamo addosso come genitori.
Ti mando un abbraccio grande, pieno di comprensione e calore.
Sono qui per te!
Milena
Insegnante
Grazie Milena per le tue parole e per i consigli che mi hai offerto. A volte nella fatica si perdono di vista anche i piccoli gesti che possono fare la differenza e tu mi hai aiutata a riscoprirli. Provo a ripartire da questo!
Con grande affetto ti abbraccio!
Team La Tela
Ciao Ilaria, ti abbraccio forte e mi dispiace arrivare solo ora. 💜
Come sta andando (se ti va di aggiornarci)?
Quello che racconti è tanta fatica, e mentre leggevo immaginavo quella sensazione di aver già provato tutto, di conoscere la teoria, ma non riuscire a farla funzionare nella pratica (e ricordavo le volte che anche io l'ho provata).
Spesso quando siamo stanchi e la relazione con un figlio ci mette così tanto alla prova, il lavoro più efficace non è «fare meglio», ma fare meno, spostando lo sguardo da ciò che non funziona a quello che può diventare un punto d’incontro.
Magari hai già provato, ma che ne pensi di fare un passo indietro?
Quando come in questo caso ci sembra che ci sia da lavorare su tutto – alimentazione, sonno, collaborazione... – un modo per non sentirsi sopraffatti potrebbe essere ripartire da cose piccolissime. Immagino che in questo momento sia davvero difficile, ma prova a dirti: «non scelgo questo mio comportamento per farlo cambiare, ma per riconnettermi a lui».
Potresti provare partendo dall’osservazione e dal focalizzarti su un solo comportamento che fai fatica a gestire: in quali momenti ti sembra più rilassato? Quando si chiude? A volte, presi dalla fatica, iniziamo a vedere solo i comportamenti negativi (non collabora, non dorme da solo...) e ci focalizziamo così tanto che anche cose che (prese singolarmente) sarebbero gestibili, diventano pesi enormi.
Potrebbe essere molto utile anche nutrire il dialogo familiare attraverso le riunioni di famiglia, ti lascio su questo un post recente di
Giada Vettorato
, la nostra persona di riferimento su preadolescenza e adolescenza. In questo modo dedichereste uno spazio apposito all'ascolto e all'allenamento al confronto (e potrebbe essere uno spazio in cui R. magari piano piano si sentirà comodo a esprimere i propri bisogni).
Se ti va, dimmi cosa ne pensi.
Un caldo abbraccio 🫂
Insegnante
Ciao Rosalba, ti ringrazio molto per avermi risposto e per avermi dato quello spunto per trovare un punto di ri-partenza. In questi mesi le cose non sono molto cambiate rispetto a quest'estate quindi ciò che mi hai consigliato è davvero calzante.
Mi piace davvero molto il fatto di cambiare prospettiva: non devo voler cambiare mio figlio ma devo provare a riconnettermi con lui. E anche le riunioni in famiglia sono uno strumento potente: qualche tempo fa le facevamo poi, ahimè, come spesso accade, la quotidianità ci ha risucchiato e lo abbiamo accantonato. Ma è tempo di rispolverarlo, grazie per avermelo ricordato!
Con grande affetto ti abbraccio!