Prese in giro tra bambini
Buongiorno a tutti! La mia bimba ha 6 anni, frequenta la prima elementare in una scuola molto piccola (sono 11 bambini totali).
Da qualche giorno viene presa in giro dai compagni più grandi per il suo abbigliamento.
ad esempio, ieri indossava una tuta da ginnastica lilla, normali pantaloni e felpa, e l'hanno derisa dicendole che era andata a scuola in pigiama. Oppure qualche giorno fa era molto freddo ed ha indossato per uscire un cappotto di lana grigio al ginocchio, anche li derisa perchè sembrava in vestaglia.
Generalmente sceglie lei cosa indossare - e vorrei che continuasse a sentirsi libera di scegliere, qualsiasi indumento sia. In casa cerchiamo di non usare etichette, di non commentare o giudicare una persona per il suo outfit (o fisico).
Mio figlio più piccolo ama il fucsia ed in estate quando fa molto caldo si trova bene con kaftani o abiti in cotone, questo non è mai stato un problema e mai criticato/osservato. Per me insomma possono mettersi qualsiasi cosa li faccia sentire a loro agio, non mi importa ne colore ne tipologia: per questo mi fa soffrire particolarmente il fatto che la mia bimba venga presa in giro e quindi si senta "in dovere" di vestire in un certo modo.
Ad oggi, lei mi ha solo riportato i fatti, non ha espresso un particolare disagio.
Ma questa mattina non ha voluto mettere il suo cappotto, che adora perché è "morbiduccio e calduccio". Ha proprio detto "fa freddo ma non me lo metto se no mi prendono ancora in giro".
Secondo voi, come dovrei comportarmi a riguardo? cosa dovrei dirle? quali sono le parole giuste? Non voglio accusare, additare, giudicare i compagni.
Ma mi piacerebbe che lei a sua volta non si sentisse giudicata e che rimanesse libera di mettere/essere quello che desidera mettere/essere.
Grazie
Team La Tela
Che brutto, ti sono vicina,
maria giulia toffol
💜
Anche io trovo queste situazioni davvero difficili: da un lato vogliamo dire loro che possono scegliere senza preoccuparsi del giudizio degli altri, dall'altro dobbiamo ammettere che sì, con questa mentalità potranno essere presi in giro e soffrirne (all'inizio, ma a lungo termine imparano a scindere il giudizio costruttivo da quello di cui non ha senso curarsi). E purtroppo dobbiamo bilanciarlo con il fatto che a casa molti genitori non educano al rispetto, alla diversità e alla rottura di stereotipi, quindi i bambini non imparano ad accogliere chiunque per come è: la vera tristezza è che questi bambini, per dire cose così, è perché spesso le sentono in casa (inizia tutto da frasi tipo: «Non uscire così che sembri in pigiama», frase che sembra innocua ma che è inutile e dice «devi fare come gli altri»: spesso queste osservazioni le creiamo noi genitori).
A noi in casa è successo con lo smalto: Oliver se l'è messo insieme a Emily ed era molto felice del suo smalto. Il suo gruppo di amici al parco giochi, che vedeva tutti i giorni, lo ha preso in giro e gli ha detto che era da femmina. Oliver ha risposto «Non è vero, lo mettono anche i maschi» e non ha smesso di metterlo (non ha smesso quel giorno per via degli amici, ma ora lo mette poco perché gli lascia le unghie «sporche», dice lui). Noi parliamo tantissimo di essere chi si è e fare ciò che si vuole (se non manca di rispetto ad altri): dello smalto avevamo parlato tanto e io avevo colto ogni occasione di far vedere uomini con lo smalto e così era più preparato quando è successo.
In breve: io sono dell'idea che non si debba criticare, ma credo sia giusto contestare i comportamenti sbagliati e parlare di come alcune frasi che le persone dicono non sono gentili, del fatto che siamo sempre noi a scegliere che persona vogliamo essere (e il nostro linguaggio ne fa parte), che cos'è il bullismo (le prese in giro ne sono una forma), e che esistono persone non gentili e che si divertono a criticare le nostre scelte anche se a loro non cambiano nulla: il nostro lavoro è contestare la non gentilezza e dare più valore a ciò che pensiamo noi (e poi anche imparare a non farlo con altri).
Credo che aiuti dare ai bambini copioni che possano usare per rispondere a chi li prende in giro: «A me piace, e quello è ciò che conta»; «Non devi metterlo tu, deve piacere solo a me»; «È una giacca, anche se a te sembra una vestaglia»… E poi mostrare loro foto di altre persone adulte e non che indossano quello che indossano loro (cercherei su internet persone in tuta e grandi giacche per fargliele vedere).
Una cosa che noi spieghiamo sempre riguardo ai bulli è che sono persone che per sentirsi grandi loro devono far sentire piccoli gli altri, ma non è colpa loro: probabilmente a casa hanno genitori che fanno lo stesso con loro e immaginiamo quanto debba essere difficile per loro (pensando a quanto lo è per noi quando loro si comportano così). Questo non li giustifica, ma aiuta a capire da dove arriva e anche a darci meno importanza: la presa in giro diventa quasi una «debolezza» della persona che la fa e aiuta a non farsene carico, a «restituirla al proprietario». Il discorso è molto più ampio, ma ci tenevo a lasciarti il mio punto di vista.
Team La Tela
Ciao Maria Giulia,
ti mando un grande abbraccio: il momento in cui iniziano ad avvenire queste dinamiche credo che sia davvero penoso e faticoso per ogni genitore 💜
Da un lato razionalmente penso che prima o poi accade, è fisiologico, e dobbiamo imparare a gestire la cosa, dall'altro lato (istintivo) mi dispiaccio inevitabilmente che i miei bambini, o quelli di altri genitori quando leggo o sento condivisioni come la tua, siano costretti già a subire così piccoli negatività del mondo esterno.
Eppure, anche questo possiamo provare a farlo diventare una cosa positiva, possono nascere belle conversazioni e riflessioni anche per noi. Inoltre penso che in un certo senso sia «meglio» imparare ad affrontare da piccoli questi scogli, in questa fase in cui i bimbi sono più disponibili all'ascolto e al dialogo con noi genitori (un po' diverso sarà in adolescenza, mi sa...). Adesso abbiamo più possibilità di aiutarli a trovare gli strumenti per gestire queste situazioni.
Sai che proprio ieri mio figlio (9 anni) mi ha raccontato di ben due episodi simili?
Lui fino a oggi devo dire che non si è mai trovato in contesti di bullismo o prese in giro, fortunatamente la classe di primaria in cui si trova è composta da bambini che agiscono con rispetto (dico fortuna non a caso perché invece il contesto sociale della zona in cui viviamo è in generale spesso l'opposto). Proprio per questo in cuor mio sapevo che con questi episodi ci avremmo «sbattuto la testa» comunque presto.
Gli episodi che mi ha raccontato sono in breve questi:
- all'allenamento di basket un bambino lo ha deriso perché indossava una fascia per i capelli (lo ha chiamato più volte Cappuccetto Rosso... che poi comunque la fascia era nera, quindi boh 😅 e gli ha anche dato una specie di scappellotto per togliergli la fascia);
- alla lezione di catechismo un bambino ha deriso lui e un altro amichetto, chiamandoli «fidanzatini» 🤦🏻♀️ (da quest'ultima cosa puoi intuire il contesto sociale a cui accennavo).
È in assoluto la primissima volta che mi racconta episodi del genere, quindi ti dico come ho risposto (ma ti dico anche che non sono del tutto soddisfatta delle parole che ho scelto).
Ho detto che mi dispiaceva, che purtroppo ad alcuni bambini non sono stati dati dai loro adulti gli strumenti giusti per comportarsi in modo gentile, e che dovremmo provare noi, con il nostro comportamento, a mostrare loro la gentilezza.
Però ho detto anche che se questi bambini dovessero continuare ad infastidirlo (e soprattutto se usano le mani come nel caso del bambino a basket) deve rivolgersi all'adulto di riferimento, quindi il coach ad esempio.
Ho intenzione di riprendere l'argomento, perché mi sono resa conto di avergli fatto una sola domanda (come hai reagito?) e non avergli chiesto ad esempio la cosa più importante, cioè come si è sentito (grazie
Chiara
per i tuoi spunti di riflessione).
Nel tuo caso, potresti raccontare a tua figlia un episodio analogo che è capitato a te da bambina/ragazzina?
Mi viene in mente ad esempio di quando da ragazzina andavano di moda gli shorts cortissimi e io non mi sentivo a mio agio, ero tra l'incudine di volere adeguarmi alle altre compagne, e il martello di fare di testa mia... e ho scelto di fare quello che mi faceva stare bene: ecco, le chiederei cosa la fa stare meglio, e se la decisione fosse al momento di adeguarsi, non insisterei, ma cercherei comunque anche in futuro modi in altre conversazioni per fare passare il concetto che è bene fare ciò che fa stare bene noi, e non ciò che va bene agli altri.
Se ti va, aggiornaci poi su come si evolve la situazione 💜
Insegnante
Ciao Maria Giulia,
Mi si stringe il cuore a pensare alla tua bambina presa in giro! Dev'essere molto difficile sia per lei che per te, che la vedi derisa.
È molto bello che tu voglia cercare le parole per aiutarla senza accusare i compagni e molto importante il tuo desiderio che sia libera di vestire come preferisce.
Penso sia altrettanto importante che si vesta come vuole (e affronti le prese in giro) solo se si sente pronta. Insomma, come per fare un tuffo dalla scogliera, anche difendere la propria libertà va fatto rispettando le proprie paure e i propri tempi.
Riguardo a come parlarne, mi vengono in mente degli spunti che magari possono tornarti utili:
* Puoi aiutare la tua bambina a ragionare su quello che succede, con delle domande a cui lei può dare risposta. Usando le domande eviti i giudizi e anche lunghi discorsi difficili da seguire e assimilare. (L'importante è che siano realmente domande aperte, non che suggeriscano la risposta.
Ad esempio "Secondo te perché fanno così?", "Perché per loro sono così importanti i vestiti che uno indossa?", "Pensi che ci siano altri contesti in cui puoi indossare la tuta lilla?", "ti viene in mente qualche soluzione?"...
A mio parere sarebbe ideale aiutarla ad arrivare da sola al concetto che quelle prese in giro dipendono dalla visione "ristretta" di quei bambini e che non sono un limite assoluto per la sua libera scelta: che può essere una buona soluzione evitare di usare a scuola i vestiti che la portano ad essere derisa, ma che può usarli benissimo lì dove sa che nessuno la deride!
* Mi vengono in mente le storie delle prime donne ad usare i pantaloni (nel nostro paese mia nonna è stata una delle prime e ne andava molto orgogliosa): potresti fare una ricerca e raccontargliele, per ragionare insieme sulla questione delle mentalitá, sulla possibilità di essere ribelli, ma anche su cosa comporti esserlo.
* Potreste anche divertirvi a osservare immagini di abiti in varie culture del mondo e dopo divertirvi a disegnare degli abiti inventati da voi. Ancora più divertente: usare vestiti tuoi o stoffe per fare la vostra sfilata di moda.
Potrebbe essere utile per riflettere sulle diversità culturali e sul proprio gusto personale, libere dai giudizi.
Spero che queste riflessioni ti tornino in qualche modo utili e che siano spunti per approfondire l'argomento con la community. 😉
Ti abbraccio!