Crescere una bambina dal pensiero critico: tra dialogo, limiti e frustrazione
Insegnante
Buongiorno a tutti, torno a scrivere per chiarirmi le idee e, con le vostre risposte, ampliare la mia visuale.
Mia figlia M. ha 3 anni e 3 mesi, è una bambina molto sveglia e ricettiva, si esprime bene e si fa valere. Non è certamente una "patatona" che fa tutto quello che le si chiede senza discutere, non lo è mai stata.
Nell'ultimo anno, complici anche le mie letture su LaTela, abbiamo sempre cercato di avere un approccio gentile, di dialogo, di richieste espresse e limiti imposti con gentilezza, di ascolto...
spesso le diciamo "se non sei d'accordo, dopo avermi ascoltato, puoi dirmelo con gentilezza, ti ascolterò".
Ovviamente questo non si tramuta in un accondiscendenza completa, non può fare sempre quello che vuole, ma nel complesso ci fidiamo di lei e le lasciamo molta libertà e autonomia e raramente abbiamo imposto obbedienza cieca.
Neanche a dirlo, M. ha interiorizzato benissimo e in fretta questi concetti: ci tiene testa e discute su quasi tutto quello che la trova in disaccordo.
Il "problema" è che non lo fa in maniera assurda o infantile. Molto spesso le sue obiezioni sono assolutamente plausibili e valide, semplicemente però in quel momento quello che vuole lei non si può fare o avere.
Le dici "M. adesso andiamo a vestirci, è ora di andare all'asilo", lei risponde "papi, non ho voglia di andare all'asilo. Perchè non chiamiamo la babysitter così sto con lei?".
Oppure "M. adesso mangiamo la cena, il succo eventualmente lo bevi dopo se hai ancora fame/sete", lei risponde "papi ho una buona idea, lo bevo insieme alla cena, ok?".
Gli esempi sono infiniti....
Vi lascio immaginare la fatica e la pazienza che ci vuole per rispondere con gentilezza e razionalità a ogni sua osservazione. Le lotte di potere sono spesso inevitabili.
E' molto brava a dire quello su cui non è d'accordo, ma naturalmente non riesce a gestire la frustrazione che nasce quando ascolta le nostre decisioni.
Nei momenti di suo nervosismo o crisi, lei si infervora e dice "DAI PAPI, NON HO VOGLIA DI DISCUTERE!", oppure "NON VOGLIO LITIGARE", oppure "NON E' UNA TUA DECISIONE!".
Nei momenti di nostro nervosismo o crisi è automatico il passare a pretendere obbedienza. Punto. E' così perchè lo dico io, non si può sempre fare quello che vuoi tu.
Sono preoccupato per due motivi:
1. è bene che mia figlia si comporti così a 3 anni? questo davvero la aiuterà adesso e nella vita? Anche all'asilo notano che a volte non accetta le attività proposte, perchè tende a voler decidere cosa, quando, come farlo.
Se le chiedi della sua giornata, capita che dica "non ho fatto questo o quello perchè non volevo, l'ho detto alla maestra e lei si è arrabbiata".
2. ammesso che sia un tratto di carattere positivo, come uscire dalla lotta di potere? Come farle capire che sì, la sua voce conta e io l'ascolto, ma alla fine decido io, anche se lei mi fa delle obiezioni valide? Come farle capire che non è lei che sbaglia se mi tiene testa e io mi innervosisco?
Vi leggo, grazie
Ciao Stefano! Se fossimo stati davanti a una birra mi avresti vista annuire tutto il tempo sorseggiando mentre ti ascoltavo. ;)
Mio figlio è un po' più grande della tua oggi ha 5 anni ma ha da sempre argomentato anche lui così bene.
Ricordo una volta che ci eravamo messi d'accordo con degli amici per vederci ad un parco e lui non voleva venire, visto che era l'unico gli dissi "non puoi scegliere tu per tutti" la risposta? "e voi non potete scegliere per me, io so cosa è meglio per me". Come contraddirlo? La mia risposta in quel caso fu "Hai ragione sai, ma a volte tu scegli anche per me e io ti seguo perché so che la tua scelta anche se a me non piace a te fa stare bene. Questa volta il piano non possiamo cambiarlo ma possiamo cercare un modo per farci andare bene questo momento". Fece tutto il viaggio dicendo "io resterò arrabbiato tuuuutto il tempo e nascosto dietro di te. Perchè sono triste, non volevo venire oggi". Il mantra che risuonava nella macchina di risposta era "ok, va bene, lo capisco, hai tutte le ragioni di questo mondo farai solo ciò che ti sentirai di fare".
In questi casi/situazioni sono disarmanti, ma poi ci sono altri momenti in cui queste "fatiche" diventano risorse. Stare nel disagio non è da poco!!!
Respira e accetta. Non sta lavorando solo tua figlia stai lavorando anche tu su te stesso e hai molti più muri da abbattere di lei.
Team La Tela
Ciao Stefano, ti ringrazio tanto per questa condivisione, perché penso racconti qualcosa di fondamentale: crescere i nostri figli con rispetto e fiducia non significa crescere bambini sempre d’accordo o sempre docili. Significa piuttosto crescere bambini con pensieri propri, emozioni autentiche e una voce che si sente (a volte molto forte 😅).
Hai fatto e stai facendo un grande lavoro: lo si capisce da come parli di tua figlia, dalla cura con cui la ascolti, e soprattutto dalla consapevolezza con cui ti interroghi.
E sì, credo proprio che sia un bene che si comporti così, anche se è difficile da gestire. Una bambina che a tre anni sa argomentare, esprimere dissenso, proporre alternative, dimostra già senso critico e consapevolezza di sé, e credo che questo sia uno degli obiettivi più preziosi dell’educazione a lungo termine. Lo dico anche da mamma di una bambina molto tenace (molto più del fratello maggiore, che invece ha sempre avuto una personalità più facilmente «convincibile»), che all'età della tua bimba facevo a volte fatica a guidare, ma che – adesso che ha 8 anni – è una bambina sicura di sé ma anche molto empatica e consapevole dei limiti (spesso, non sempre eh! 🤪).
Naturalmente, la scuola e la società non sempre sono pronte ad accogliere questi bambini. Lo sappiamo: in genere è più comodo (e facile) quando i bambini dicono sempre «ok». Ma non è più giusto.
Ciò non significa che non debba imparare a collaborare, accettare dei limiti e fare cose che non ha scelto quando necessario. Ma questo è un processo, non un traguardo immediato (e in questo processo capisco la fatica che senti 💜).
Guidare significa accogliere le emozioni, ascoltare le obiezioni, e poi prendere decisioni che a volte non piaceranno. Ad esempio, puoi dirle: «Capisco il tuo punto di vista, e hai ragione su tante cose. Ma in questo momento la mia decisione resta questa, anche se so che è difficile da accettare». Oppure: «Hai delle idee molto interessanti. Alcune possiamo accoglierle, altre no. Vedo che questo ti provoca rabbia/tristezza/frustrazione, va bene provare questa emozione».
In pratica, l'obiettivo non è convincerla a essere d’accordo, ma farla sentire vista e rispettata, anche quando non ottiene ciò che vuole.
Ti lascio alcune lezioni del percorso + una newsletter passata che possono aiutarti in questa fase. Magari le hai già lette/ascoltate, ma a volte fa bene ritornare su concetti che ci servono e magari osservarli con occhi nuovi 😊
Un grande abbraccio!
Insegnante
Grazie Rosalba.
Questa frase: "l'obiettivo non è convincerla a essere d’accordo, ma farla sentire vista e rispettata, anche quando non ottiene ciò che vuole" mi ha colpito e penso sia la radice delle mie difficoltà, che spesso vivo anche nelle discussioni con mia moglie e altri adulti.
Il bisogno che alla fine, dopo una discussione, le persone siano d'accordo con me.
È difficile accettare la verità di questa frase da entrambe le parti la si guardi: è difficile accettare che qualcuno non ci dia ragione, è difficile accettare la decisione di qualcuno con cui non siamo d'accordo.
Ho visto che avete (hai?) cambiato il titolo della discussione.
Non me la prendo, mi rendo conto che era un titolo provocatorio e stonato rispetto ai toni che cercate di avere, ma era volutamente così, spero lo si capisca dai miei contributi.
Team La Tela
Quanto ti capisco! È una sfumatura delle relazioni che tocca da vicino anche me, ci lavoro da tempo (e so che il lavoro da fare è ancora tanto!) 💜
Ps. A volte modifichiamo i titoli solo per cercare di cogliere l’essenza del post, così da renderlo più chiaro anche per gli altri genitori che scorrono il forum 😉
Ciao! La mia grande ha 3 anni e mezzo e spesso siamo nella medesima condizione, una bambina che si punta e non la smuovi, con una proprietà di linguaggio esagerata e la convinzione di poter sempre dire quello che pensa e fare quello che programma😂 un mix letale se ne sei genitore ma credo siano grandi doti nella vita adulta.... Per cui capisco la frustrazione anche la sensazione di tarparle le ali..
Insomma tornando a noi, una volta ho ascoltato una diretta di "mammasuperhero", che ha un approccio di educazione a lungo termine, e ha detto una cosa che mi è rimasta molto impressa "DAI CON LA FANTASIA QUELLO CHE NON PUOI DARE NELLA REALTÀ"
Esempio: ogni tanto la mia non vorrebbe andare all'asilo, ma stare a casa, invece del "ma no ma cosa dici, i tuoi amici, le maestre ecc ecc", le dico "Oh sarebbe bellissimo! Che idea stupenda, purtroppo oggi non si può, ma racconta, cosa vorresti fare a casa? " {Giocare con i lego} "wow!! Cosa vorresti costruire?" Ecc ecc insomma mentre lei viaggia di fantasia finiamo di prepararci e se proprio non è uscita dal trip del voglio stare a casa magari preparo sul tavolo appunto i lego e dico " li mettiamo qua così quando torni li vedi e ti ricordi che ci volevi giocare!"
Prova.. magari funziona 🤞🏼
Insegnante
Grazie, ci proverò, anche se la fantasia e l'improvvisazione non sono proprio i miei punti forti.
Ma la genitorialità mi sta facendo scoprire risorse inaspettate 😅
Eh lo capisco, soprattutto quando si sente che si sta perdendo il controllo della situazione.. Ma la cosa interessante di questo sistema è che non la devi mettere tu la fantasia! Tu fai solo domande 😁
Lo so perché io faccio fatica a stemperare la situazione tipo con canzoni e scherzi quando mi altero, invece così è sufficiente fare domande come se steste conversando
Concordo anche con noi questo tipo di approccio funziona spesso, farla perdere nella sua fantasia e si dimentica di quello che aveva in mente
Ciao Stefano,
anzitutto vorrei dirti: "non sei solo"!
Anche noi abbiamo a che fare con un piccolo "Bastian contrario"; anche noi accogliamo le confidenze di nostro figlio, il quale ci confessa che ha scuola non ha svolto il lavoro assegnato soltanto perché in quel momento non né aveva voglia e/o l'insegnante che gliel'aveva proposto non è stata gentile (a suo dire). Inizialmente io provavo molta collera ma soprattutto facevo una fatica tremenda ad arginare la mia rabbia quando, dopo aver spiegato ed argomentato le ragioni di una scelta, lui continuava ad opporsi per il puro piacere di "ribattere" ed inevitabilmente scattava la lotta diS potere.
Poi mi sono fermata, sono rimasta un attimo a riflettere sul perché non riuscivo a reggere il suo atteggiamento ed ho capito che in fondo il problema è " la mia bambina interiore "; è lei che si infuria per non essere stata mai ascoltata.
Solo quando torno "Io adulta" alla guida del timone, durante le nostre lotte di potere, allora riesco a dare il giusto peso alle sue infinite ed insistenti richieste e sono capace di scegliere quale "lotta" combattere e quale non iniziare per niente!
In verità credo che i nostri piccoli fanno esattamente il loro dovere; è invece compito di noi genitori essere abbastanza stabili e coerenti da " reggere " e tenere testa alle loro argomentazioni.
E credo che in fondo dobbiamo essere fieri di avere bimbi con una tenacia così spiccata, di sicuro nella vita sapranno scegliere cosa è bene per loro senza scendere a compromessi, senza mancare di rispetto a sé stessi ed hai propri valori..anche se in effetti per noi genitori è sì tanto faticoso.
Ma siamo fortunati ad avere uno spazio così prezioso per confrontarci e farci coraggio quando il lavoro si fa duro.
Un abbraccio, spero di esserti stata d'aiuto, per lo meno, come si dice: "mal comune, mezzo gaudio"! 😉