Sono «gelosa» della nonna
Team esteso
Ciao famiglie amiche Teliste,
sono sempre io, Chiara, l’etologa delle piccole esploratrici e dei piccoli esploratori qua sulla Tela.
Ma come spesso vi dico, prima di tutto sono la mamma di Gaia. O forse… sono la mamma di Gaia e sono (o faccio) anche l’etologa :)
Oggi arrivo con una domanda.
O meglio, con un bisogno concreto di consigli.
Su un tema che, lo ammetto, mi vergogno quasi a nominare.
Ma so che in questo spazio sicuro che Carlotta, Alex e il team hanno costruito, noi genitori possiamo condividere anche ciò che è scomodo. Senza giudizio e con onestà.
Il tema è questo:
da quando seguo La Tela, e cioè da quando è nata Gaia, ho avuto la fortuna immensa di allargare i miei orizzonti sulla genitorialità.
Sono cresciuta come persona, come madre.
Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo: dai libri che leggo, dalle persone che ascolto e con cui mi confronto, dai contenuti che Carlotta ci porta…
e da tanti altri piccoli semi di riflessione che sbocciano qua e là.
Tutto questo mi ha reso una mamma molto consapevole.
Ma questa consapevolezza, a volte, diventa… pesantezza.
Soprattutto quando si riflette sui nonni (conoscete già questa trama del film...? :))) eheh)
I miei genitori sono meravigliosamente aperti e rispettosi del nostro stile educativo.
Seguono il podcast di Carlotta, la conoscono di persona, leggono i post che giro loro e la stimano tantissimo.
Coinvolgendoli passo a passo, sono cresciuti anche loro nella "nonnità" e nello stile educativo. Si approcciano, come possono a tutto il percorso che stiamo facendo con Gaia. E, il più delle volte, si impegnano per rispettarlo.
E io gliene sono profondamente grata, perché so quanto possa essere difficile per loro degli anni '60!
Ma capita, inevitabilmente, che sbaglino.
Che, da nonni, cadano nei “vizi”.
Nel sostituirsi a lei nei suoi bisogni.
Nell'assecondarla, quando io non lo farei.
Nel concederle quello che noi a casa, invece, limitiamo.
Tutte cose che, in un altro momento, con un'altra consapevolezza, non mi sarei nemmeno accorta fossero "errori"
Ma oggi… mi fanno "paura" (è il termine giusto? non credo...ma mi è venuto questo, e lo tengo!)
Perché tra pochi giorni partirò per il Mozambico, per lavoro (il lavoro per il quale ho studiato anni e che mi fa vibrare ogni corda dell'anima)
Come anche l'anno scorso, accompagnerò dei gruppi di turisti a fare safari e questa volta starò via quasi un mese.
Gaia lo sa, ne abbiamo parlato tanto. Abbiamo fatto un percorso per prepararci insieme a questa lontananza.
Durante tutto luglio, quindi, Gaia sarà al mare con mia mamma.
E io, nel desiderio che tutto vada bene, ho caricato mia mamma di un’enormità di responsabilità: educative, pedagogiche, alimentari, emotive…
(che, poverina, già ne aveva di sue...di ansie e responsabilità).
Io gliene ho date così tante altre che ci siamo scontrate più volte.
Come non era mai successo.
E abbiamo avuto paura di incrinare il nostro rapporto madre-figlia, costruito con cura e amore in 32 anni.
Per proteggere quel legame, ho deciso di lasciar correre alcune cose.
Di chiudere un occhio su quei piccoli “vizi” e “errori” che mia mamma sicuramente farà.
Ma guardandomi dentro — e lo scrivo con le lacrime agli occhi — ho scoperto che la mia vera paura non è quella della “diseducazione”.
È un’altra.
Temo che Gaia preferisca stare con mia mamma piuttosto che con me.
(che vergogna scrivere questa frase!)
Temo che quei gesti la leghino ancora di più a lei.
E mi facciano diventare… meno.
Meno importante, meno divertente, meno dolce, meno necessaria, meno “unica".
Stiamo parlando di "vizietti" che io faccio fatica, da 3 anni a non fare e assecondare, proprio nell'educazione a lungo termine che abbiamo deciso di intraprendere: tenerla in braccio quando lo chiede, accontentarla in ogni desiderio, non lasciare che si annoi, colmare ogni vuoto, soddisfare ogni frustrazione ecc...
Ed è normale che poi preferisca la nonna, se la nonna la rende felice sempre e mamma invece la fa "faticare". Se mamma ti dice che devi stare con la fame, se non hai mangiato quando era l'ora di mangiare e nonna invece ti riempie la pancia a qualsiasi ora tu lo chieda. Se mamma ti dice che dobbiamo andare via dal parco giochi e nonna ti fa stare all'infinito... Insomma, avete capito :(
Mi vergogno a dirlo, ma guardandomi dentro l’ho capito: sono gelosa.
Sono gelosa del rapporto tra mia madre e mia figlia.
Questi vizi "diseducativi" oltre a preoccuparmi perchè abituano Gaia a fare e comportarsi in modi che noi stiamo cercando di arginare, in realtà mi fanno paura perchè sono meccanismi che fan sì che Gaia inevitabilmente preferisce stare con la nonna!
...Oggi ha preferito dare la mano a lei, e non a me.
E per me è stato un colpo al cuore.
Non come figlia.
Come madre.
Da una parte sono commossa, orgogliosa e fiera di quello che sto donando ad entrambe: una nipote e una nonna, un legame che porteranno nel cuore per tutta la vita.
Dall’altra, però, faccio fatica a reggere il confronto.
“Ma la nonna questo me lo fa fare.”
“Questa cosa me l’ha insegnata la nonna.”
“Quando arriva la nonna?”
“Quando andiamo dalla nonna?”
"Voglio la nonna!"
Queste frasi mi fanno male. E me ne vergogno profondamente.
Probabilmente ci sono mie insicurezze profonde, nell'essere madre e nei sensi di colpa che dormono prepotenti dentro di me.
Scusate, mi rendo conto che sto scrivendo un flusso disordinato, forse senza vera conclusione. E che non so nemmeno esattamente quale consiglio chiedervi.
Ma vi chiedo comunque:
È mai successo anche a voi?
Vi siete mai sentite così?
Avete mai provato quella strana fitta, nel vedere i vostri figli preferire i nonni?
È normale? È giusto che i nonni abbiano questo ruolo “buono”?
È giusto patirlo?
So che forse è proprio attraverso queste ferite che i nostri figli ci aiutano a guarire.
Ma non vorrei provare certe emozioni.
E volevo confrontarmi con voi, proprio per questo.
Grazie per aver letto fin qui.
Vi abbraccio.
Chiara
Team La Tela
Chiara, ho voluto offrirti la stessa vulnerabilità che tu hai offerto a noi. È lungo, è confuso, è caotico: non è dalla Carlotta professionista, ma dalla Carlotta amica e donna e mamma.
Non ci sono soluzioni né strumenti nel mio vocale, ma una domanda:
Che cosa vuole insegnarmi questo disagio di me?
La mia risposta mi ha portata a lavorare sulla mia autostima (!), sul mio dialogo interiore che silenzia la voce che mi dice «Non sei abbastanza, sei sbagliata, sei una pessima madre, sei un genitore peggiore di tuo marito».
E poi quel disagio mi ha insegnato a trovare leggerezza, flessibilità e «gioia incontaminata» dove posso (imparandola da Alex e uscendo un po' dalla mia zona di confort) e allo stesso tempo accettare la parte di pesantezza e rigidità che il mio ruolo di bussola comporta (chiedendo ad Alex di condividere un po' di questo carico). Una cosa non esclude l'altra.
Ps. Non ti ho parlato del viaggio in Mozambico, ma penso che tu sappia che è il catalizzatore di questi pensieri. Te lo dico lo stesso: non sei una cattiva mamma, perché lasci tua figlia per un mese. Quando questo pensiero Guardati allo specchio e di' alla tua immagina: «Oggi non mi racconto quella storia». Perché non è vera. 💜
Ti stimo, ti apprezzo, faccio il tifo per te.
Team esteso
Ci ho messo un po’ a rispondere, Carlotta, amica mia.
Ci ho messo un po’ perché ho ascoltato e riascoltato il tuo messaggio con tutte le parti di me: prima con il cervello, poi con il cuore, e infine con la pancia. Ogni volta ha risvegliato emozioni diverse, lasciandomi qualcosa di nuovo.
Prima le lacrime, poi la gratitudine, poi ancora sorrisi di consapevolezza e comprensione.
Prima di scrivere, con un po’ di vergogna, quel messaggio sul Forum, mi sentivo sola e tremendamente in colpa. Ora, grazie alle vostre parole, ho capito che quello che sentiamo non è soltanto un fuoco che arde dentro di noi, ma che tutte le case sono in fiamme. E che queste emozioni, proprio come hai detto tu, danno ancora più valore all’amore profondo che proviamo per le nostre figlie e i nostri figli.
Quindi grazie.
Scritto in maiuscolo, urlato, e seguito da uno di quegli abbracci lunghi che ci siamo date dopo le chiacchierate notturne in sala colazioni.
Ricordo bene il racconto dei disegni di Oliver ed Emily, in cui tu non c’eri perché “stavi ripetendo il testo del TEDx”… Mi aveva profondamente commossa, perché avevo sentito, cruda e viva, l’emozione che forse provavi tu.
E ascoltando ora il tuo discorso sulla “rigidità”, mi è venuta in mente un’immagine: il “senso del dovere”.
Lo sento fortissimo dentro di me.
Non posso gioire per la nuova bambola, permetterti di strappare un fiore, leggere un libro in cui una scimmia è amica di un umano, ammirare un vero albero di Natale… perché il senso del dovere che sento nell’educarti e trasmetterti i miei valori è più forte, più “prepotente”, della gioia della spensieratezza.
E forse, alla fine della storia, ciò che provo verso mia mamma — e che forse anche tu, nei confronti di Alex — è una forma di invidia buona, amorevole. Un’invidia per quella leggerezza (forse figlia di una consapevolezza meno “pressante”) che permette loro di vivere i bambini con una serenità che a noi, a volte, manca.
Lascio sedimentare questi semini nuovi, che so già faranno nascere querce di cura e amore.
Grazie, davvero.
Ti voglio bene.
Team La Tela
Tu sai che ogni parola di quello che hai scritto mi arriva dentro 💜
Team La Tela
Cara Chiara,
grazie di cuore per aver condiviso con tanta apertura e vulnerabilità il tuo sentire. Le tue parole arrivano dritte al cuore, perché toccano qualcosa che credo tante di noi, me compresa, hanno vissuto o stanno vivendo.
Anche a me è successo – con la mia prima figlia – di provare quella fitta sottile, quel senso di “gelosia” verso la nonna. Mentre io ero al lavoro, lei passava le giornate con i miei suoceri e quando tornavo a prenderla… come per incanto, la pasta della nonna era più buona, la minestra più saporita, le coccole più dolci. E io lì, con il cuore che si stringeva un po’, sentendomi… “meno”. Meno accogliente, meno speciale, meno scelta. Quella sensazione la conosco bene. E ti capisco profondamente.
Poi ho fatto un passo indietro e ho iniziato a osservare davvero: a osservare loro, il legame che stavano costruendo – bellissimo, unico – e a osservare me. Ho riconosciuto che anche a me, da bambina, piaceva di più la minestra della nonna. Che forse non aveva senso "competere", ma poteva invece essere l’occasione per creare qualcosa di nuovo, solo nostro. Piccole abitudini, rituali, sapori e modi che solo io e lei potessimo condividere.
Nel tempo sono emerse cose che non rispecchiavano i nostri valori educativi, ma abbiamo scelto di selezionare poche regole, chiare e irrinunciabili. Abbiamo parlato con i nonni con amore e chiarezza: dicendo loro quanto apprezziamo tutto il tempo che passano con nostra figlia, ma che ci sono alcune cose su cui chiediamo coerenza (come per esempio la tv solo nel weekend, o una certa modalità nell’approccio ai dolci o ai regali). E con il tempo, con il dialogo, abbiamo trovato il nostro equilibrio.
È umano sentirsi come ti senti tu. È profondamente umano voler essere il "porto sicuro", ma anche la preferita, la più amata, la più scelta. Ed è bellissimo che tu riesca a guardare queste emozioni con onestà, senza respingerle.
Un ultimo pensiero: Gaia non ti "sceglierà di meno" perché la nonna la accontenta di più. Ti sceglierà sempre perché sei la sua mamma. Perché sei la sua radice, il suo rifugio. Anche quando sembra preferire qualcun altro: dentro, il legame che avete è ineguagliabile.
Ti mando un abbraccio pieno di comprensione e sorellanza. E grazie ancora per aver condiviso qualcosa che in molte viviamo… ma che troppo spesso teniamo dentro in silenzio.
Con affetto,
Milena
Team esteso
Le tue parole, Mile, le tue parole!!! Che potenza hanno. Grazie mille, grazie per la comprensione e per il supporto <3 Lascio che questi semini creino radici dentro di me... hai fatto nascere qualcosa di profondo in me. Ti abbraccio e ti voglio bene!
Team La Tela
Anch'io ti voglio bene 🫶
Ciao Chiara,
grazie mille delle tue parole. Immagino quanto possa essere stato difficile scrivere ed ammettere tutte queste cose. Ti capisco benissimo.
Anche mia figlia passa molto tempo con i nonni materni che ci aiutano nella sua gestione quotidianamente ed ora che è finita la scuola ci passerà ancora più tempo, praticamente sta molto più con loro che con noi.
Mia figlia è molto attaccata ai nonni e molte volte mi sento dire frasi del tipo: "non vedo l'ora che sia domani per stare con nonno" oppure quando la accompagno prima di andare a lavoro mi incita ad andarmene, impaziente di rimanere da sola con loro.
Ovviamente questo non mi fa fare i "salti di gioia" e a volte mi dà anche un senso di "gelosia", se così possiamo chiamarla.
Ma poi mi fermo a riflettere e mi auguro che il suo rapporto con i nonni non debba sostituire quello con me. Loro sono quelli "permissivi", quelli che la fanno giocare sempre e comunque. Io però rimango il suo punto di riferimento per la maggior parte delle cose che riguardano la sua vita, e questo mi è sufficiente ad allontanare la gelosia.
Sono invece felice se potrà avere dei bei ricordi con i suoi nonni.
Spero che queste parole ti possano portare un po' di serenità alla vigilia della tua partenza.
Penso anche che sia proprio dovuto a questo tuo viaggio in solitaria e distacco prolungato che ora le tue paure e ansie più nascoste si fanno sentire. Anche io ogni volta che mi allontano da mia figlia per diversi giorni per lavoro (sono biologa marina e adoro il mio lavoro) mi sento assalire da molti sensi di colpa e la paura mi assale.
Vedrai che invece andrà tutto bene e tua figlia non vedrà l'ora di riabbracciare la sua mamma.
Un abbraccio forte
Elisa
Team esteso
Elisa!...sarà il destino di noi "donne della natura"? :) Che potenza ha leggere questo messaggio. Ti ringrazio di cuore, davvero! Probabilmente tutto questo sentimento è aumentato proprio dalla partenza e da quei sensi di colpa tanto simpatici che lavorano lì, sotto al cuore, dove fa più male.
Ti abbraccio e ti ringrazio immensamente!