Preferiti dei bambini

L'empatia non è (solo) ciò che pensi!

6 maggio 2025
16 risposte
Carlotta aveva voglia di condividere:

Team La Tela

Nel mio percorso di evoluzione degli ultimi mesi, ho spesso sbattuto il muso contro una verità scomoda:

«Puoi provare un’empatia profonda per qualcuno e, nonostante questo, lasciarlo con la sensazione di non essere visto».

È stata una verità dura da accettare per me, perché mi ritengo una persona che osserva anche i bisogni degli altri e li prende a cuore. Eppure, negli ultimi mesi ho notato che non so farlo con mio marito: vedo la sua vulnerabilità, ma se tocca corde profonde e dolorose dentro di me, allora provo ad aggiustarla, giustificarmi e giustificarla, anche giudicarla (soprattutto se siamo in disaccordo in quel momento), lasciando così lui con una sensazione di non essere visto né ascoltato, invisibile (ricordati questa parola perché ci torno nel pensiero a ragnatela).

Da allora mi sono osservata a fondo anche con i miei figli: sono certo più brava a offrire empatia – ho lavorato tanto per rimanere insieme e in silenzio su quella panchina del disagio – ma il mio primo istinto è comunque risolvere, aggiustare, razionalizzare, aiutare, anche giudicare a volte («Capisco che trovi ingiusto che Oliver non ti abbia aiutata a mettere in ordine, ma quante volte tu non aiuti lui?»).

E così in questi mesi la mia ragnatela di pensieri sull'empatia è cresciuta e cresciuta. Oggi ve ne lascio alcuni fili qui – quelli per me più scomodi, forse – per aprire una conversazione o anche solo avviare una riflessione.


 

L'empatia è come un aereo, deve atterrare

So che cos'è l'empatia, la conosco e la pratico – non penso sia innata. Prima di tutto, l’empatia è un cambio di prospettiva: la capacità di spostarsi dal proprio punto di vista e immaginare il mondo attraverso gli occhi dell’altro, infilarci nella sua pelle e camminarci dentro.

Questa è l’empatia cognitiva. 
A volte l’empatia è emotiva — riflettiamo l'emozione altrui. 
Altre volte è somatica — ci fa «male» il corpo quando vediamo qualcuno farsi male.

Insomma, l’empatia – in ogni sua sfumatura – ci permette di comprendere qualcuno anche quando il suo mondo è lontanissimo dal nostro.

Ma c'è un ma. 

Provare empatia e venire percepiti come empatici non sono la stessa cosa.

Puoi immergerti nel cambio di prospettiva e, ciononostante, l’altra persona può sentirsi invisibile. Non significa che tu abbia fallito, ma che l’empatia da sola a volte non basta.

L’empatia diventa reale quando «atterra nell'altra persona» – quando la sente nel corpo, quando il suo sistema nervoso le dice «ci capisce, siamo al sicuro». Significa sintonizzarci non solo con la nostra intenzione, ma anche con l’esperienza che l’altro ha della nostra intenzione.

Ti offro 3 modi per colmare il divario – non facili, io non li so ancora fare tutti con Alex, ma ci sto lavorando attivamente:

  • Ascolta davvero, senza preparare la risposta mentre l’altro parla (questo si chiama ascolto attivo): se decidi di prendere appunti mentre l'altro parla, comunicaglielo in anticipo e scrivi le frasi che dice lui/lei, non le tue risposte. 
  • Lascia spazio al disagio senza precipitarti a risolvere il problema: se tocca corde dentro di te (per esempio, se il dolore che ti comunica dipende da te, lo hai causato tu), il tuo istinto sarà quello di difenderti, giustificare, protestare. Invece, rimani seduto, fermo, sulla panchina del disagio e rallenta: se hai bisogno di una pausa chiedila, usa un modo per calmare il tuo sistema nervoso e poi torna quando sai che puoi gestire quella conversazione con empatia vera. 

Hai già visto la nuova lezione sui modi per regolare il tuo sistema nervoso? Ho deciso di crearla perché, lo sappiamo, la caratteristica più importante di un adulto emotivamente maturo è che sappia regolare il proprio sistema nervoso. Questi modi fanno parte da tempo del mio lavoro quotidiano e mi stanno aiutando molto, spero aiutino anche te.

  • Riconosci l’emozione anche nel disaccordo: non serve essere d’accordo per poter dire «Ti vedo» (questa è per me la parte più difficile con Alex). Fai una pausa e un respiro e descrivi (o traduci) l'emozione che ti ha comunicato: «Ti senti inadeguato. Ti vedo». In quel momento non serve aggiustarla né trovare una soluzione (potrete farlo dopo), basta vedere l'altra persona. 

Un’empatia che atterra crea connessione. Fa sentire un bambino al sicuro, un partner visto e ascoltato, un team riconosciuto, uno sconosciuto come un vicino.

In un mondo di opinioni lampo e attenzione frammentata, questo è un atto quasi rivoluzionario.

Pensiero a ragnatela: «Mi fai sentire invisibile!»

La mia ragnatela di pensieri, mentre scrivevo, ha tessuto un filo con una frase comune: «Mi fai sentire [inserisci la tua emozione]».

Sapete che sono una promotrice del non prendersi carico delle emozioni altrui e di insegnare anche i nostri figli a non prendersi carico delle nostre.

Questo non è l'opposto di empatia! Non significa che ci laviamo le mani di come ci comportiamo perché se l'altra persona si sente così per un mio comportamento, è una sua emozione e io non ne sono responsabile. No. 

Una cosa non esclude l'altra:

Possiamo imparare a non farci carico delle emozioni altrui, perché solo allora possiamo separarle dalle nostre e offrire empatia vera.

E allo stesso tempo possiamo prenderci cura delle emozioni altrui, perché in qualsiasi relazione è inevitabile che plasmiamo i sentimenti gli uni degli altri. Questa non è colpa: è potere. La vera domanda è: che cosa facciamo con questo potere? 

Io lo voglio usare per far sentire le persone che amo viste, ascoltate, accolte – o almeno non invisibili. 💔
Lo voglio usare per creare confini personali validi e ricordarmi che anche io merito di essere vista, ascoltata, accolta. 
Lo voglio usare per imparare a essere un adulto emotivamente maturo. 

Tu come lo vuoi usare?

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Emma S.    9 giu 2025

Insegnante

Grazie per aprire questo argomento, mi sta molto a cuore. Prima di scrivere -come spieghi, Carlotta, tocca corde in me- ho fatto passare qualche giorno e ho letto e riflettuto molto su cosa sia l’empatia, molto di moda, in effetti. Credo che l’empatia faccia riferimento soprattutto al livello emozionale del concetto che spieghi, nel senso che è la capacità che possiamo arrivare ad avere per provare le emozioni altrui senza lasciarci trascinare da loro (ciò che intendi per farci male) e non comporta che l’altro sia consapevole che noi la stiamo provando, cioè, senza che “atterri”. Per come la vedo, questa ultima cosa sarebbe una forma di amore, l’enpatia -sentire e capire l’altro- ci permette di amare meglio l’altro: offrendogli ascolto, facendolo sentire visto/acolto/sentito… possiamo anche non fare niente (non amare quindi) l’altro dopo provare empatia. Intendo “amore” come una scelta, un’azione che scelgo di fare anche se in quel momento non mi va o non ho voglia. Ad esempio, posso provare empatia per una mamma che perde un figlio e che non conosco, e non fare niente a riguardo. 
Ho pensato anche a ciò descritto come empatia cognitiva, che sarebbe come un “capisco cosa senti-dici ma non condivido” oppure “capisco il concetto mentalmente ma non lo posso sentire corporalmente”, -cosa che mi capita spesso- che non lo definirei come empatia.

La tua rifflessione mi ha fatto anche pensare all’immagine che abbiamo di noi stessi, a quanto siamo convinti di questa immagine e quanto sia difficile renderci conto che non è proprio così, che magari l’altro ci percepisce diversamente e non ce lo ha mai detto/potuto dire o forse nemmeno se n’è reso conto. In questo senso, un lavoro molto bello di amore verso l’altro penso sia, al meno per me lo è, l’aiuto di qualcuno al di fuori della scena che ci mostri ciò che non vediamo di noi. 

Un abbraccio! E grazie dell’opportunità per riflettere🌟

Carlotta    28 lug 2025

Team La Tela

Grazie per il tuo commento così ricco e profondo, Emma! Apre uno spazio di riflessione importante — proprio come speravo facesse questa conversazione.

Mi ha colpita la distinzione che fai tra empatia ed amore: il fatto che l’empatia possa esistere senza necessariamente trasformarsi in un’azione, in una scelta d’amore, è una sfumatura che spesso dimentichiamo. Come dici tu, posso sentire profondamente il dolore di qualcuno — anche di uno sconosciuto — senza per questo agire, e questo non rende meno autentico ciò che ho provato.

Allo stesso tempo, ciò che cerco di esplorare nella mia riflessione è proprio lo spazio in cui l’empatia non solo viene provata, ma anche ricevuta. Nel contesto della mia riflessione, l’empatia è la capacità di sentire o comprendere l’esperienza dell’altro dal suo punto di vista, e non dal nostro. Ma perché quell’empatia generi connessione, ha bisogno di essere percepita: ha bisogno di “atterrare”. In questo caso è simile all'amore: io posso amare mio figlio profondamente, ma mio figlio si sente amato da me?

Qui la domanda per me non è solo: Sto provando empatia?, ma anche: L’altro si sente compreso da me? Perché possiamo essere immersi nell’ascolto e nella comprensione dell’altro, eppure — se qualcosa nella nostra presenza o nella nostra comunicazione non lo fa sentire visto, accolto, al sicuro — quell’empatia resta nella nostra esperienza, e non entra nella relazione. Non crea legame. È lì che, a mio avviso, l’empatia “atterra” o meno.

A tale proposito, la tua riflessione sull’immagine che abbiamo di noi stessi è preziosa. A volte siamo convinti di chi siamo, di come comunichiamo, di quanto siamo presenti per l’altro... ma la percezione che l’altro ha di noi può essere molto diversa. E accorgercene (o che qualcuno ce lo faccia notare) può creare disagio, ma è anche uno dei più grandi regali che possiamo ricevere, se siamo pronti a metterci in discussione con apertura e fiducia.

Un abbraccio grande,
Carlotta

Francesca Deane    2 giu 2025

Team esteso

Grazie per questa riflessione stupenda. Io in passato pensavo che empatia fosse esprimere con le parole una sorta di riconoscimento e quello è certamente il primo passo perché empatia non fa sentire l’altro visto se non è espressa. Però mi rendevo conto anche che il messaggio non atterrava se quelle parole erano un copione vuoto e non c’era un match con quello che sentivo dentro. 

Siamo animali, in fondo, l’energia, le vibrazioni e il body language dicono la verità di come ci sentiamo e tante volte nel mio caso l’altro coglieva quel messaggio più potente e le parole non funzionavano.

Quando ho cominciato a coltivare l’empatia dentro, avere veramente accoglienza verso l’altro, tre cose sono successe: 1) meno emozioni scomode verso quella persona e più connessione. Penso che ci riporti proprio a quel senso di umanità per cui siamo un tutt’uno, non in competizione. 2) si percepisce l’altro rilassarsi e aprirsi: si apre uno spazio di vero ascolto e condivisione.
3) sono molto più accogliente con me stessa: si dice che non possiamo mostrare empatia agli altri se non riserviamo prima a noi quel trattamento - per me sta diventando la più alta forma di self-care.

Però, è un sacco difficile. Io penso ancora di riuscirci una frazione delle volte. E un lavoro che dura forse tutta la vita, facciamo del nostro meglio ❤️

Carlotta    28 lug 2025

Team La Tela

Grazie Franci, per esserti unita a questa conversazione e per averla arricchita con il tuo sguardo prezioso 💜 Mi ritrovo tantissimo nelle tue parole!

Valentina Lamonaca    16 mag 2025

Ambassador

Condivido profondamente con te Carlotta perché succede anche a me.
Posso comprendere profondamente le emozioni di chi mi sta accanto ma far sentire non visto o considerato l' altro quando anch'io mi sento vulnerabile ed attaccata.
Ma abbiamo il "potere"  di prenderci cura degli altri ed allora "dobbiamo essere in grado di riparare con chi ci sta accanto" , cadendo e rialzandoci.
Non ci resta che provare !
Un caro saluto a tutti.

Francesca    15 mag 2025

Passato più di un giorno nel mio riscrivere. Faccio fatica a non farmi carico delle emozioni altrui . Mi influenzano, mi ammalano e cerco di prendermene cura . Ma poi quando tocca a me? Chi c’è ? La sensazione di essere un cestino di spazzatura emotiva strapieno. Devo lavorarci sul farmi rispettare in generale 

Carlotta    28 lug 2025

Team La Tela

Penso che la conclusione a cui sei arrivata nelle tue riscritture sia preziosa e la domanda che ti poni sia molto importante! Penso che sia un compito di ognuno di noi capire:

  • Quali relazioni nella nostra vita sono sostenibili (quelle che ti usano come un cestino non lo sono); Hai ascoltato questa lezione?

  • Se stiamo impostando confini personali validi. A volte dobbiamo deciderlo a priori: passi quel che passi, a meno che non sia una emergenza, oggi do la priorità a me e dico no. E mi ricordo che NO è già una frase completa!

  • Se possiamo iniziare a uscire dalla nostra zona di comfort e non prenderci carico, solo oggi, in questo momento, di quella emozione altrui. Posso lasciare, oggi, che mia madre sia triste se non rispondo alla sua chiamata quando non sono ancora pronta a parlare o sento bisogno di spazio? Non serve iniziare da tutti i giorni e grandi gesti, l'educazione a lungo termine è una somma di momenti!

 
Faccio il tifo per te! Se non l'hai ancora ascoltata, ti consiglio la categoria Crescita Personale del Percorso.  

Yadira    7 mag 2025

Grazie Carlotta per questa riflessione. È un tasto dolente questo dell'empatia perché me ne rendo conto che c'è né di lavoro da fare. Purtroppo anch'io mi impegno tanto con le mie figlie ma con mio marito e mia mamma faccio gran fatica.
A proposito nn so c'è c'entrano gli stili di attaccamento o meno ma trovo un po' di connessione o forse è una mia sensazione? Sarà perché ho letto il libro "stringimi forte" e adesso rifletto seguendo un po' quelli😂. Ad ogni modo c'è sempre da migliorarsi nella vita e da riparare quando nn siamo le persone che vorremmo essere (anche qui sto imparando ad essere un po' più empatica con me stessa)🫂

Carlotta    7 mag 2025

Team La Tela

Assolutamente sì, l'attaccamento e gli stili di attaccamento c'entrano moltissimo (potremmo dire che l'attaccamento c'entra con ogni nostra reazione e tendenza). 💜

Francesca    6 mag 2025

Sono qui per poterlo apprendere questo potere, ancora non mi appartiene. Ma sono qui apposta per imparare. Quello che è in mio potere oggi è quello di ammettere di  non essere stata vista, ascoltata e accolta nella mia vita dagli altri sicuramente, ma soprattutto da me stessa. Non ho mai ascoltato i miei bisogni, e ho permesso agli altri che ogni cosa potesse  andarmi bene così come era giusto per loro e non per me. Mi sembra di avermi autoinflitto tanto dolore.. e oggi l'empatia che mi sforzo di provare  è proprio verso me stessa. 

Grazie  

Laura S.    6 mag 2025

Sono mesi che ragiono con la mia psicologa sulla mia presunta mancanza di empatia (dico presunta, perché secondo lei è un'etichetta che mi sono auto-affibbiata), questa riflessione è preziosa ed arriva come un regalo nella mia vita. Grazie, come sempre 💜

Elisabetta D.    6 mag 2025

Grazie per i continui spunti di riflessione e i suggerimenti, che ci aiutano ogni volta a partire dal migliorare noi stessi 

Giorgia M.    6 mag 2025

Di ispirazione!
Descrivi perfettamente come mi sento con mio marito ma ahimè come probabilmente lo faccio sentire io. 
Mi hai fatto rendere conto di quanto percepisco questo argomento articolato e complicato per me, ho tanto lavoro da fare e per questo vedo molto distante la possibilità di trasmettere il giusto modo ai miei figli tramite il mio esempio. 
Rimango un po' scoraggiata, forse arrabbiata per un passato che ad oggi mi lascia troppo su cui lavorare. 
Farò in tempo a "guarire" per poter aiutare i miei piccoli? 
Grazie Carlotta per tenere allenati i nostri cervelli 😅😘

Carlotta    6 mag 2025

Team La Tela

Che bella domanda!

Io credo che la risposta sia sì (ci credo davvero, non te lo dico solo per farti sentire meglio). Sai perché? Perché abbiamo a nostra disposizione uno strumento importantissimo: riparare.

Percorso / Mindset
Se sbagli, ripara
Riparare è l'essenza dell'educazione a lungo termine.

Non è una scusa per non evolvere («Ah tanto posso riparare»), ma è un modo per prenderci la responsabilità dei nostri limiti, dire sto imparando anche io, e usare quel potere per costruire ed evolvere.

Faccio il tifo per te!

Percorso / Mindset
Non è troppo tardi!
È troppo tardi solo se non hai voglia di metterti in dubbio e in gioco.
Giorgia M.    6 mag 2025

Grazie per il tuo sostegno! 🙏💚
E per i rimandi preziosi alle tue lezioni 🙏🙏🙏 fondamentale tornarci su per ri-centrarsi e ripartire. 

Francesca    6 mag 2025

Forse fra qualche giorno, riscriverò qui sotto ma per ora grazie