La libertà di scegliere
Insegnante
Ciao Carlotta e ciao teliste e telisti!
Vorrei condividere con voi una cosa che mi è accaduta questa mattina con mia figlia C. di 11 anni, prima media. Già ieri sera C. mi aveva detto che oggi avrebbe voluto indossare dei bermuda per andare a scuola, dice che i professori in questi giorni hanno dato “il benestare” per questo tipo di abbigliamento (non entro ora nella discussione su come sia corretto vestirsi per andare a scuola nell’ambito del decoro). Premetto che abitiamo vicino a Milano quindi in questi giorni la temperatura non è ancora caldissima, la mattina siamo sui 10 gradi e il pomeriggio 18-20.
Questa mattina effettivamente si è preparata e si è presentata in cucina con bermuda, T-shirt e felpa. Mi ha colto alla sprovvista, non pensavo lo avrebbe fatto realmente anche perché fino a poco tempo fa era abbastanza insicura circa il suo aspetto fisico e i cambiamenti che stanno avvenendo in lei (si vergognava dei peli su gambe e braccia, della peluria sul viso, dei capelli fuori posto, … )
In me si sono mosse due sensazioni opposte: da un lato la soddisfazione nel vedere che era sicura di sé e a suo agio con quell’abbigliamento e dall’altro un’agitazione crescente per quello che avrebbero potuto dirle i compagni e anche i professori.
Non volevo intervenire a gamba tesa vietandole quegli abiti ma volevo anche capire se fosse realmente sicura della sua scelta.
Così, cara Carlotta, mi è tornato in mente un tuo episodio del podcast quando hai raccontato di quella volta che Oliver ha scelto di andare a scuola con le unghie dipinte. E’ stato l’aggancio perfetto!
Ho fatto la stessa cosa che hai raccontato. Come prima cosa ho detto a C. di provare ad uscire fuori per capire se non avesse freddo, lei lo ha fatto e ha detto che stava benissimo. Allora le ho detto che per me non c’era alcun problema se andava a scuola vestita così. Ho aggiunto che sarebbe potuto capitare che qualche compagno potesse fare dei commenti o delle domande sui bermuda, su come mai si era vestita così in aprile fino magari ad arrivare a qualche presa in giro (purtroppo ci sono alunni che hanno questa modalità). Le ho quindi chiesto se era preparata a sostenere queste conversazioni e ricevere questi commenti e se ciò non l’avrebbe turbata.
Lei mi ha risposto di sì, che era pronta e quindi sarebbe andata vestita così!
Ecco in quel momento mi è presa l’agitazione! Non volevo assolutamente che fosse oggetto di commenti e così, a distanza di qualche minuto, le ho ripetuto la stessa cosa, se fosse proprio sicura di saper sopportare la situazione.
Lei allora mi ha risposto: “Mamma ho capito che non vuoi che vada vestita così”. Non era quello il motivo, veramente, gliel’ho spiegato ma le ho ricordato che tipo di compagni ha in classe e non volevo che fosse ferita. Ha deciso di cambiarsi e mettere dei leggings.
Penso di aver perso un’occasione. Non ho avuto fiducia in lei e nelle sue capacità, nell’autostima che piano piano si sta costruendo. Sono stata totalmente inglobata dalle convenzioni sociali e dagli stereotipi.
In ogni caso C. è andata a scuola serena per fortuna.
Forse la prossima volta saprò fare meglio, crederò di più nei miei figli e accetterò di affrontare le conseguenze delle loro decisioni e le emozioni che nasceranno.
Un abbraccio a tutti!