Preferiti dei bambini

La coppia santa.

26 febbraio 2025
0 risposte
Matteo aveva voglia di condividere:

Sento una profonda gratitudine, Carlotta, e vivo interesse, per la ricerca che stai portando avanti, per questo incredibile laboratorio comunitario che hai messo su. 

Trovo estremamente fertili i pensieri che condividi. 

Ne susciti in me tantissimi altri. 

Crescono in un’altra dimensione rispetto a quella sondata da te, ma spero che non li troverai fuori luogo, perché l’intenzione è la stessa, e la complessità della vita sollecita approcci multidimensionali.

Tu studi le traiettorie nello spazio e come modificarle, i miei pensieri girano intorno a cosa accade se modifichiamo lo spazio. 

Cambiando metafora, tu studi come evolvere i passi di questa danza, io mi chiedo come si trasformano se assumiamo una postura diversa: se teniamo il baricentro basso a terra, o lo solleviamo verso il cielo; se blocchiamo busto e bacino, o pieghiamo le ginocchia e svincoliamo il bacino dal resto.

Tutti concordiamo che l’amore verso i figli debba essere incondinzionato, vogliamo che sia così, è la stella cui facciamo riferimento per orientarci in mezzo alle difficoltà che incontriamo. 

Per certi versi è un ideale irraggiungibile, una forma di santità, ma questa obiezione non la consideriamo rilevante, parlando di figli, come è giusto.

Ma non è ovvio assumere questo polo per ogni relazione?

L’amore incondinzionato, io ti amo qualunque siano i tuoi sentimenti, qualunque cosa tu faccia o dica a me e al mondo, io ci sono sempre, sono la terra sotto i tuoi piedi, ti sostengo e ti accompagno ovunque vai: non è il punto all’infinito di qualsiasi amore?

Depongo l’orgoglio, la corazza e le armi: sto nudo davanti a te. 

Se fai del male a me o altri, è perché non sai quello che fai: non mi offendo, non reagisco, mi adopero finché insieme diverremo a santità.

Mi consacro a te, ho cura di te, voglio soddisfare ogni tuo bisogno.

In cambio non chiedo nulla, e tu sei libera di fare ciò che vuoi.

Non è questo il punto all’infinito dell’amore?

Assumo questa postura, ed è la medesima nell’amore che provo verso me stesso, verso te e verso tutto il mondo: cambia l’articolazione, permane il senso. 

Non mi curo dei miei bisogni, ne avrai cura tu se vorrai, o altri, ma non io, non sono io che devo soddisfare i miei bisogni, non è questo il mio fine, il mio fine sei tu. 

Così mi getto nel mondo, fuori di me, verso tutto. 

Così i mille lacci dell’io che vuole per sé, che duole per sé, non trovano spazio cui aderire, dileguano.

Cosa resta allora di tutto quel difendersi, offendersi, aggredire e ferire?

Nella misura in cui mi tendo verso questa postura, indipendentemente da ciò che fai tu, unilateralmente, come cambia la nostra relazione?

E nella misura in cui tu fai lo stesso verso di me?

Arrendersi, accogliere, curare, cos’abbiamo davvero da fare? cosa è che ha senso fare? se non amare attivamente?

L’amore incondinzionato è la via. 

Proprio perché iperbolico, assurdo, irraggiungibile e provocatorio questo amore può essere la forza che riplasma lo spazio delle nostre relazioni.

Cosa ne pensi?

Cosa ne pensate?

Vuoi partecipare alla conversazione?
Accedi o iscriviti per rispondere e interagire con la comunità.