Emozioni e difficoltà nelle nuove esperienze
Primo post
Buongiorno, scrivo per la prima volta per raccontare di una tendenza che mia figlia di ormai quasi 3 anni mostra sempre più spesso.
Frequentemente le attività/gite/iniziative che decidiamo di organizzare, con solo buone intenzioni, non vengono vissute con entusiasmo, ma piuttosto con opposizione, scontrosità e malumore.
Nelle ultime settimane di vacanze questo è capitato molto spesso, anche perché sono state più numerose le occasioni diverse dalla solita routine (pranzi e cene con parenti e amici, gite, attività in biblioteca/paese...).
Cerco sempre di prepararla e coinvolgerla e il più delle volte, inizialmente, mostra entusiasmo. Ma quando si sta per uscire o si incontrano altre persone arriva puntuale il cambiamento di atteggiamento: si nasconde, si oppone, dice di aver paura e di voler tornare a casa...
Trovo molto difficile restare calmo e sereno quando, dopo essermi sforzato di decidere e organizzare, devo affrontare il suo malumore che si manifesta ovviamente con continue crisi per qualsiasi cosa, o con il rifiuto a partecipare o parlare.
La risposta automatica sarebbe: "ok, affari tuoi, non facciamo più nulla e restiamo a casa, che è anche meno faticoso".
A volte, con impegno, riesco a mantenere la calma e dirle che, ad esempio, oggi siamo venuti a trovare degli amici che ci hanno invitato e che se non ha voglia può evitare di salutarli o chiedergli di lasciarla tranquilla da sola per un po' (anche se non mi sembra il massimo della cortesia nei confronti degli altri..).
Oppure che siamo venuti a vedere il presepe vivente ma che, se ha paura, può stare in braccio a me e non guardare le persone e gli animali.
Pensate dovrei accettare il momento e evitare o ridurre le proposte? Però mi dispiace limitare le esperienze, soprattutto quando disponibili per un breve tempo.
È giusto "lasciare a lei la scelta"?
Grazie, buon anno
Team esteso
Ciao Stefano :)
Mi dispiace per questi momenti, che come ha ben detto Rosalba, sono fasi che possono attraversare molti bimbi. Alle volte può essere la stanchezza accumulata durante la settimana, altre, il desiderio di stare a casa o in ambienti "familiari" con poche interazioni per ricaricarsi nella loro zona di comfort.
Nel Focus ci sono molti suggerimenti e approfondimenti - come anche negli altri tag che ha messo Rosalba. Ad esempio: le transizioni possono essere complicate per alcuni bambini poichè i cambiamenti possono portarli ad avere meno il controllo della situazione.
Personalmente posso dirti che mio figlio è un bambino che ha bisogno di sapere cosa si farà con un certo anticipo, in questo modo mi accorgo proprio che sentendosi tranquillo, si rilassa.
Altre volte, durante le uscite, mi chiede quando andiamo o torniamo a casa: lì mi accorgo della sua stanchezza o della sua stufaggine (soprattutto quando le persone iniziano a fargli domande cui non vuol rispondere).
Propongo sempre il dialogo cercando di capire come si sente, dando valore (e voce) alla sua esperienza emotiva.
Un passo alla volta.
Viola K.
Insegnante
E' vero.
A volte è evidente che hanno bisogno e voglia di stare a casa tranquilli, come noi abbiamo voglia a volte di stare in pigiama tutta la mattina.
Durante le feste, dopo la confusione della vigilia e del natale, abbiamo evitato di fare attività per 3-4 giorni, rimanendo in casa e andando solo al solito parco giochi o alla solita biblioteca, e lei si è molto rilassata.
Non è facile rispettare i loro tempi, soprattutto quando alcune uscite/attività vanno fatte per forza, o quando si decide che sono occasioni da non perdere (ad esempio, nella settimana di capodanno eravamo tutti in ferie e abbiamo voluto fare alcune gite che rimandavamo da tempo, ma con grandi difficoltà).
In questi casi cercherò di seguire i vostri suggerimenti sulla preparazione e sulla gestione delle transizioni.
Mi chiedo spesso una cosa però: dare così tanta importanza e validazione alle loro emozioni e alle loro difficoltà non rischia di accentuarle e ingrandirle? Io tante volte non ne sono sicuro...
Team esteso
Ciao Stefano.
Comprendo le tue perplessità sull'eventualità di "accentuare o ingrandire" le loro esperienze emotive.
Quando un bambino percepisce che i suoi genitori comprendono le sue emozioni e sensazioni, anche se non condividono necessariamente il suo punto di vista, si sente protetto e sicuro.
Questo clima di fiducia lo aiuta a sviluppare la consapevolezza di sé e a gestire con efficacia le proprie emozioni.
Quando un bambino si sente triste, arrabbiato o frustrato, e noi riconosciamo e legittimiamo il suo sentire, gli possiamo trasmettere un messaggio potente: «Ciò che provi è importante e va bene». Un bambino che si sente compreso, si sente meno solo nel suo mondo emotivo e questo lo aiuta a capire che non c'è nulla di sbagliato in lui.
Ti porto l'esempio di un bimbo che si arrabbia perché non può avere un giocattolo. Validare la sua frustrazione non significa dargli il giocattolo a tutti i costi, ma, dopo aver accolto il suo stato d'animo con ascolto e comprensione, lo aiutiamo a comprendere le ragioni della nostra decisione e a trovare insieme delle soluzioni alternative. In questo modo, il bambino imparerà a gestire le sue emozioni in modo costruttivo e a trovare delle strategie per affrontare le frustrazioni successive.
C'è una cosa che mi dice mio figlio: «Quando mi sento ascoltato, mi sento importante e so che non sono solo».
Spero di averti dato uno spunto di riflessione in più :)
Viola Koyuncuoglu
Insegnante
Certo, è chiaro e condivisibile (e condiviso da me!) .
Mi chiedo però: non è nostro compito anche "insegnare" quando è opportuno oppure no arrabbiarsi, rattristarsi, emozionarsi, ecc...? Di fronte a una crisi per un giocattolo negato non è importante anche cercare di trasmettere con gentilezza che quello non è un buon motivo per arrabbiarsi? Lo impareranno da soli crescendo?
Per tornare alla difficoltà che abbiamo vissuto: non è importante far capire che non c'è motivo di emozionarsi così tanto da nascondersi quando si rivede la zia che non vedevi l'ora di rivedere?
Ciao, anche noi con la bimba (3anni) siamo in una situazione simile, anche se sembra in miglioramento. A noi ha aiutato molto parlare di quello che faremo, cosa accadrà, preparandola anche agli inconvenienti, tipo: potremmo trovare traffico, potresti avere freddo, ci saranno molte persone. E quindi poi parlare di cosa possiamo fare in queste situazioni. Anche dicendole: ci saranno molti parenti che ti vorranno salutare e ti faranno domande. Se non va di rispondere me lo dici e rispondo al posto tuo. Ma anche tipo: chissà se vedremo degli uccellini o dei cani! Io avrei proprio voglio di andare a mangiare una cioccolata calda, chissà se riusciremo a trovarla. Dopo un po' di solito troviamo quello che le interessa e riusciamo a uscire tranquilli. Anche per andare dai nonni c'è stato un periodo che voleva stare a casa (anche se nei giorni precedenti era tanto contenta di andare). Allora aiutava parlare di cosa faremo nella giornata, e poi: chissà cosa ci cucinerà la nonna, magari la pasta al ragù come l'altra volta! E magari riusciamo ad andare al parco giochi con gli scivoli alti! Ti ricordi che l'altra volta ti eri divertita tanto?
Però le uscite/gite due giorni di seguito non le facciamo più perché abbiamo visto che sono troppo 'stressanti' per lei.
Spero di averti dati qualche spunto utile.
Michela
Insegnante
Grazie, sono consigli utili che cerchiamo già di mettere in pratica, anche se non è sempre facile e non sempre abbiamo successo.
Insegnante
Grazie, sono consigli utili che cerchiamo già di mettere in pratica, anche se non è sempre facile e non sempre abbiamo successo.
Team La Tela
Ciao Stefano, vorrei innanzitutto rassicurarti sul fatto che molto spesso questa è una fase che attraversano tanti bambini proprio (soprattutto) in questa fascia di età, in cui pian piano stanno imparando a «lanciarsi» verso il mondo ma non hanno ancora gli strumenti per gestire le proprie emozioni, a volte davvero grandi.
E quindi fanno fatica, e la facciamo anche noi. 💜
Non so se hai già avuto modo di vederlo/ascoltarlo, ma su questo tema specifico esiste un Focus, creato da
Viola Koyuncuoglu
, che ha già aiutato tante famiglie a navigare questa difficoltà:
Ti lascio anche alcuni contenuti del Percorso che potrebbero essere un aiuto per provare a vedere questa difficoltà passeggera da altre prospettive:
Qui sotto parliamo di transizioni (tra l'altro sono nuovissime lezioni appena aggiunte al Percorso): anche il momento di passaggio dall'ambiente «confortante» di casa a quello di una gita in famiglia o un incontro con altre persone di fatto sono transizioni che possiamo provare a gestire con questi strumenti.
Insegnante
Grazie, sono contenuti che avevo già letto ma è sempre utile un "ripasso".
E grazie anche per il riferimento a
Viola Koyuncuoglu
, la seguirò sicuramente.
Ciao Stefano,
mi ritrovo molto nella tua esperienza.
Tante volte mi arrabbio perchè, con mia moglie, cerchiamo esperienze nuove da far vivere alle nostre figlie, che spesso trovano un motivo per non godersi appieno l'evento (o almeno secondo l'aspettativa della nostra proiezione).
Visto che dobbiamo cercare di lavorare in primis su di noi, io cerco di abbassare le mie aspettative: parto dal presupposto che difficilmente le mie figlie mi ringrazieranno, anche perchè non sono tenute a farlo, ma mi aggrappo alla speranza che rimanga in loro un ricordo positivo anche se non hanno la voglia o gli strumenti per dimostrarmelo nell'immediato.
Spesso capita che, a distanza di giorni o di mesi, soprattutto con la figlia grande, si ritorni a parlare di una esperienza passata, il che mi fa ben sperare sul fatto che a volte serva un tempo tecnico per metabolizzare.
In parallelo, dando l'esempio quando riesco, sto provando ad allenare la gratitudine ma il percorso è lungo e irto di potenziali cadute e ricadute.
In sintesi, ti consiglio di non precluderVi esperienze, a meno che tua figlia mostri riluttanza sin dal principio, ma non mi sembra il caso che hai descritto.
Ciao,
Luca