Preferiti dei bambini

Gessi e Incrinature

2 gennaio 2025
4 risposte
Luca Gandini ha solo bisogno di sfogarsi:

Primo post

Ciao a tutti/e,
scrivo qualche riga, un po' per sfogo un po' in cerca di consigli.
Purtroppo in queste vacanze natalizie, mia figlia Alice (sei anni) è scivolata in casa - in un momento di pattinaggio artistico virtuale - e si è rotta il gomito.
Ci siamo portati a casa un bello spavento, un po' di dolore (sotto diversi punti di vista)  e una ingessatura da tenere per tutto il mese di Gennaio.

Le emozioni di mia figlia

Mia figlia ha vissuto la sofferenza fisica e la paura dell'ospedale, con un comportamento che reputo fisiologico per l'età. Tutti siamo spaventati da un evento simile: col tempo riusciamo a prendere le distanze e ridimensionare il tutto perchè, per quanto sia un trauma da non sottovalutare, diciamo che c'è molto di peggio.
A una settimana circa dal misfatto, l'emozione prevalente è la vergogna.
Prova vergogna nel far vedere il gesso, soprattutto agli altri bambini e nutre il timore del rientro a scuola.
Io e mia moglie abbiamo cercato di empatizzare, facendo del nostro meglio, riportandole che anche noi abbiamo avuto il gesso e che capivamo il fatto che si vergognasse, così come la paura di essere presa in giro ma, nel nostro caso, tutte le persone si sono dimostrate solidali. 
Non abbiamo forzato a farle mostrare il gesso, qualora non lo volesse. A Capodanno, in una festa con altri dieci bambini, dopo circa un'ora si è sciolta e non si è fatta più problemi.
Spero che succeda altrettanto con la scuola.
Per fortuna non prova più dolore fisico e spero che tutto si risolva alla rimozione del gesso e con un po' di fisioterapia.

Le mie emozioni

Io sono andato in crisi. Al netto di poche sortite al Pronto Soccorso non mi era ancora capitata una cosa "grossa" nelle vesti di Papà. All'inizio ho cercato di nascondere la mia preoccupazione per non trasmetterle ulteriore ansie. Ieri le ho confessato che in questi giorni mi ha visto un po' triste e preoccupato, perchè ero molto dispiaciuto per quanto successo, ma che non era colpa di nessuno.

E questa è solo la superficie.

Scavando di più è venuto fuori un bel macigno. Da quando ho saputo che sarei diventato papà, sette anni fa, ho iniziato a lavorare molto su di me, per smussare un atteggiamento ansioso e ansiogeno direttamente legato alla mia infanzia e alla modalità con cui sono cresciuto.
In questi anni, mi sono sentito molto migliorato: ho cercato di rendere mia figlia il più libera e autonoma possibile, a volte forzando il mio modo di essere che avrebbe voluto aiutarla/tutelarla/proteggerla in più frangenti.
Questo episodio mi ha portato indietro nel tempo e mi sta facendo dubitare sulla solidità del lavoro svolto su me stesso.
Quando a Capodanno mia figlia correva con gli altri bambini, giocava allegra e spensierata e si divertiva, io vedevo pericoli ovunque e ho fatto tanta fatica a limitare la mia azione protettiva, trovando un giusto compromesso per consentirle di divertirsi e non farla sentire "diversa".

Magari la questione è ancora fresca e deve sedimentare in me nelle prossime settimane. Spero veramente di non aver incrinato quel vaso interiore che stavo modellando con tanta forza di volontà.
Visto che su "La Tela" è il mese dedicato all'arte, mi dedicherò a quella del Kintsugi, per rimettermi in sesto.

Perdonate lo sfogo, ma magari qualcuno di Voi si è trovato in una situazione simile, col massimo rispetto per chi sta affrontando situazioni di salute più complesse e delicate, rispetto al nostro caso.

Grazie,
Luca

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Miriam    28 gen 2025

Team La Tela

Ciao Luca, 
mi sono rivista molto nel tuo racconto, da madre che lavora parecchio sul trovare l'equilibrio tra lasciare libere le sue figlie di esplorare e il desiderio di proteggerle (da tutti i punti di vista). 
Dici che speri di non aver incrinato quel vaso interiore che stai modellando con tanta volontà, quello che arriva a me è proprio che tutto questo lavoro che si legge tra le righe è parte fondamentale del tuo processo di evoluzione. 
Iniziamo scegliendo di fare "il lavoro" su di noi come genitori e individui, proseguiamo prendendo consapevolezza di ciò che ci fa fare fatica, ci blocca o ci fa paura e infine ci mettiamo in gioco attivamente in questa trasformazione. Quel dialogo aperto e vulnerabile con tua figlia per me è l'esempio di quando quel vaso tu stia continuando a modellarlo con cura. Anche scrivere qui per cercare un confronto lo è, e ovviamente lo è il tuo desiderio di continuare prendendoti cura di te. 

Due anni fa a mia bimba ha rotto la clavicola (in un banalissimo modo, un po come la tua). Sembrano piccole cose e da un certo punti di vista lo sono, ma il processo di guarigione, fisica e non, richiede il suo tempo e va bene cosi. 

Spero che ormai siate verso la fine di questa disavventura, grazie di esserti preso il tempo di condividere questo pezzetto di te/voi con noi. 

Luca Gandini    28 gen 2025

Ciao Miriam,
grazie per la tua risposta, che mi ha fatto scendere una bella lacrimuccia.
Rispondo qui e ringrazio anche  Rosalba , per aggiornarvi.

Ieri abbiamo tolto il gesso: c'è stata un po' di paura perchè aveva ancora impressa la sensazione di dolore provata nel metterlo, ma tutto è andato bene ed è stata felicissima di aver ritrovato la sua libertà di movimento, anche se con qualche fisiologico fastidio.

E' stato un mese lungo, in cui tutti abbiamo imparato ad adattarci ad una situazione nuova e, in qualche modo, credo ci abbia fatto maturare nel nostro percorso familiare: una ulteriore conferma che la crescita passa spesso da una caduta, fisica o virtuale.

Nota di colore: anche la nonna è ingessata (piede; sì, un inizio anno col botto) e mia figlia ha voluto chiamarla per tranquillizzarla dicendole che andrà tutto bene, quando sarà il suo turno di togliere il gesso, visto che lei c'era appena passata. Vogliamo chiamarlo "un gesto spontaneo di empatia"? Mi piace crederlo così (pacca sulla spalla).

Grazie per il vostro sostegno.
Un grande abbraccio.
Luca

Miriam    29 gen 2025

Team La Tela

No pure la nonna! 🙈
Che dolcezza la chiamata di conforto 💜

Rosalba    17 gen 2025

Team La Tela

Ciao Luca, grazie per questa bellissima condivisione di vulnerabilità, ti abbraccio forte 💜

Come è andata poi dopo il rientro a scuola? Raccontaci se ti va.

Credo che le situazioni in cui i nostri figli sono in pericolo fisicamente e/o provano dolore per cose «grandi» sono quelle più imprevedibili, che metterebbero a dura prova la stabilità emotiva di qualsiasi genitore, anche chi ha gli strumenti e fa (anche da tempo) il lavoro di crescita personale. Ci stanno, le paure e i dubbi che ti hanno attanagliato, e spero che pian piano la nebbia si sia dissolta. Tornare alle modalità dell'educazione che abbiamo ricevuto non significa non aver fatto, negli anni, un «buon lavoro», e anzi, che tu ti sia posto tutte queste domande è proprio indice di profonda auto analisi che sei in grado di fare, proprio anche grazie a tutto il lavoro che hai fatto e stai facendo su di te. 

Ti lascio qui alcuni contenuti del Percorso, che nei momenti di scoramento come questo che hai attraversato sono carezze e riflessioni che fanno bene al cuore (e faccio il tifo per te!):