Preferiti dei bambini

Ho un problema con il sistema scolastico tradizionale

22 ottobre 2024
5 risposte
Federica cerca un consiglio:

Primo post

Buongiorno telisti e teliste,
Scrivo perchè ho bisogno di sfogarmi. La mia bimba di tre anni fa molto fatica al momento della separazione prima di entrare a scuola. Succedeva spesso anche all'asilo nido. Quest'anno poi ha vissuto diversi cambiamenti: l'arrivo del fratellino a marzo, ha lasciato il pannolino questa estate, a giugno ci siamo trasferiti e dalla Svizzera siamo tornati in Italia, ha cambiato casa, città, scuola...un anno bello tosto per tutta la famiglia. Negli anni abbiamo costruito rituali per una separazione breve ed efficace come un cinque speciale e abbiamo provato a fare lo stesso da un mese a questa parte con l'inizio della scuola dell'infanzia. Ho trovato molto utile il copione di Carlotta "qui sei al sicuro, papà ti viene a prendere dopo pranzo, un abbraccio forte, fortissimo, ti voglio bene" e lei andava. Poi abbiamo cominciato a collezionare una serie di frasi poco piacevoli: la maestra che il primo giorno di scuola le dice di non piangere altrimenti piange anche lei, che mamma e papà tornano dopo un caffè (saremmo tornati dopo 2 ore non 10 minuti e comunque la sto lasciando per prendermi un caffè?), all'entrata quando la lascio le dicono che torno subito (sono le 9 e torno alle 16...). Oltre a questo, nell'ultimo mese, è tornata a casa cominciando a dire cose come "braccia conserte", "vi metto la colla sulla sedia /sulle labbra", "cucite la bocca e fate un bel fiocchetto", dice che i bimbi vengono messi in castigo vicino alla maestra, che non li fanno uscire perché fanno i birichini. Al mattino ho tolto la frase "qui sei al sicuro"... che sia stato quello a peggiorare i saluti? In una riunione recente le insegnati hanno effettivamente comunicato che fanno molta difficoltà, non hanno più la voce (urlano?), che questi bambini non ascoltano, non stanno fermi (in classe e nei 45 minuti del pasto), che gli ridono in faccia... Io non avevo parole... Da una parte percepisco la fatica di essere due sole insegnanti in una classe di 21 bambini, dall'altra non capisco il perché di tanto stupore da parte loro. Questa mattina, quando ho salutato mia figlia in lacrime, la maestra le ha detto di non fare la sciocchina...non ci ho visto più. Ho provato a fare una pausa le ho lasciate andare...ma non ce l'ho fatta... Mi sono fatta richiamare la maestra e con tono pacato le ho detto che non mi era piaciuto che le avesse detto così che, come le avevo anticipato è un momento duro per lei. Lei si è scusata e ha aggiunto che siamo noi a trasmetterle ansia (immagino di sì) perché poi è tranquilla. La mattina vedo arrivare il 95% dei bimbi mano nella mano e, in effetti, non in braccio... Devo essere più distaccata perché "è grande"? Poi ho detto all'insegnante che capisco che sia difficile avere 20 bimbi in classe, che certe frasi non mi piacciono, che trovo poco fattibile che siano fermi 45 minuti, che sono da rispettare come piccoli adulti etc. La conversazione è stata tranquilla ma mi rendo conto di aver agito d'istinto e di non avere usato le parole giuste. La maestra dice che a casa facciamo molta più attenzione alle parole ma in classe devono trovare stratagemmi per richiamare l'attenzione di tutti per ore. Probabilmente è il metodo, il sistema scolastico ad essere poco appropriato. Mi sento impotente. Sto forse esagerando? 

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Silvia    25 ott 2024

Ciao Federica,

empatizzo molto con la tua situazione perchè ho vissuto una situazione simile sulla mia pelle.
Mi sento, quindi, di riportare qui la mia esperienza ed anche la razionalizzazione e i pensieri che ho sviluppato dopo, mettendo tempo e scelte diverse tra me e quella esperienza. 
Ci tengo a precisare che è solo la mia esperienza e la mia personale opinione non voglio giudicare, nè pretendo che sia valida per tutte/i è solo per aprire più punti di vista e, magari, nuovi spunti di riflessione.
Mia figlia ora ha 9 anni, frequenta il 4 anno di una piccola scuola parentale Montessori e sono grata ogni giorno per aver trovato questa realtà fuori dagli schemi. 
Mia figlia ha sempre avuto problemi con il distacco, a volte capita ancora adesso (non più a scuola, dove va con gioia e entusiasmo ogni mattima, ma, magari, in altri contesti) e dopo una fantastica esperienza al nido (dove comunque capitava che ogni tanto piangesse la mattina per tutti e 2 gli anni che ha frequentato) ci siamo iscritti ad una scuola dell'infanzia tradizionale. La scelta è stata fatta razionalmente, era quella migliore del paese, paritaria con un ottimo programma scolastico ed extrascolastico, andavano i figli dei "nostri amici", era "comoda" per i nonni che ci danno una mano. 
E' stata un'esperienza da incubo, ancora oggi mi salgono le lacrime, a pensare che non ho seguito le mie sensazioni e non sono fuggita al secondo anno. Mi rimprovero di non aver ascoltato i segnali, le mie sensazioni e i feedback di mia figlia. In breve un educazione molto tradizionale, regole su regole su regole e poca attenzione alle reali esigenze dei bambini...mia figlia ha iniziato solare (venendo dall'esperienza del nido molto positiva) e ha finito al 3 anno, piangendo appena apriva gli occhi la mattina e dicendo che non voleva andare, svegliandosi piangendo n volte a notte.
Questa è, solo, la nostra esperienza e non dico che il metodo tradizionale porti probelmi ai bambini, lungi da me, questa è la nostra storia e tanti bambini che hanno frequentato la stessa scuola dell'infanzia si sono trovati bene, ma quello che io volevo condividere sono anche le riflessioni sull'esperienza che ho fatto a posteriori:
- tante volte ho sentito  che Cambiare = Scappare, che devi affronare la situazione, che devi usare tutti gli strumenti che hai per "volgere in positivo" la situazione, ecc ecc ma penso che oggi si può provare a non fermarsi a quello che ho trovato e mi sembra la scelta migliore, alla mentalità che non si abbiano alternative,.....io suggerisco di allargare lo sguardo anche a quello che prima non si era considerato per noi; 
- prima di iscrivere mia figlia alla scuola che attualmente frequenta, non sapevo nemmeno cosa fosse una scuola parentale, non sapevo che c'erano tante realtà grandi e piccole che offrono soluzioni diversi alle proposte tradizionali, e ci sono anche in piccoli centri, in provincia,....
- oggi che frequento una realtà Montessori, che ha anche la Casa dei Bambini, vedo le enormi differenze tra la scuola dell'infanzia che ho vissuto e quella che offre la mia scuola di oggi ai bambini 3-6 anni e sono piena di sensi di colpi per non aver cercato subito, o per lo meno prima, un'alternativa.....la scuola che mia figlia frequenta oggi non è vicina, è parentale (immagini i commenti dei nonni?) e non è nemmeno abbordabile eppure abbiamo superato tutti quelli che, scegliendo la prima scuola dell'infanzia, ci sembravano limiti insormantibili e che oggi ci sembrano compromessi leggerissimi e del tutto gestibili.....ho scoperto (solo in ritardo ahimè) che ero circondata da una varietà di strutture e di proposte, alcune veramente stupende, di cui non ero nemmeno a conoscenza perchè all'inizio pensavo di "non aver bisogno di un'alternativa"
- condivido queste riflessioni perchè forse, avere avuto ai tempi, qualcuno, un'amica, un strumento di condivisione come questo forum, in cui qualcuno mi suggeriva di assecondare il mio sentire e provare a cercare un'alternativa magari mi avrebbe aiutato a scoprire prima alcune strutture/scuole che avrebbero potuto essere una soluzione per noi ....col senno di poi non posso dirlo ovviamente ma, quando ho occasione, provo sempre a portare la mia esperienza perchè spero che possa essere un aiuto avere un punto di vista diverso
- sono convinta che puntare sulla relazione insegnante - famiglia in un clima di collaborazione sia  uno strumento importantissimo, efficace ed, in tanti casi, risolutivo ma se l'impostazione educativa e valoriale della struttura non è in linea con quello che vogliamo offrire ai nostri figli ritengo sia altrettanto valido fare i conti con se stessi e decidere che a me non sta bene (mentre a tanti altri si e va bene così perchè siamo tutti diversi) e provare a cercare un'alternativa più affine alla mia famiglia. E' un pò la valorizzazione dell'errore come fonte di apprendimento. Abbiamo fatto una scelta, pensavamo fosse valida, non ne siamo più così certi, siamo sicuri che non esiste un alternativa? Poi, magari, l'alternativa veramente non c'è o è impraticabile ma posso saperlo solo dopo averla seriamente cercata.
Spero di essere stata utile anche se molto lunga. Ti auguro di trovare equilibrio e serenità
Silvia

Federica    29 ott 2024

Cara Silvia,
Grazie mille per avermi riportato la tua esperienza. Anche io ho questa vocina interna che mi dice che cambiare scuola significherebbe scappare dalla situazione senza provare a fare la mia parte. D'altra parte però, non voglio che mia figlia viva in un contesto con delle dinamiche che non condividiamo. Lo stesso istituto ha una Casa dei Bambini, nella quale però mia figlia non è rientrata per quest'anno. Stiamo pensando di andare a parlare con la dirigente, riportando le nostre perplessità e bisogni e che preferiremmo spostarla nel plesso Montessori. Vorrei davvero seguire il mio istinto ma ho anche paura di mancare di rispetto a qualcuno ignorando la graduatoria che l'ingresso a tale plesso prevede 😞. Intanto ci stiamo preparando per il colloquio. Ti terrò aggiornata 🤞

Martina    24 ott 2024

Insegnante

Cara Federica, il tuo quesito mi ha dato molto da riflettere. Non perché sia complesso, bensì, perché il tuo sentimento, il tuo vissuto e le tue perplessità, le vivo da qualche anno. Io ho due figlie, una in quinta elementare e una al secondo anno della scuola dell'infanzia, quindi mi rapporto ( e mi scontro, talvolta) con il sistema scolastico tradizionale italiano, da un po'.  Io non ho una risposta specifica per il tuo caso, ma ti dico, un po' a braccio, le conclusioni a cui sono arrivata per me stessa nel tempo.  Faccio un discorso generale, sperando di non essere giudicante. Ovviamente non faccio di tutta l'erba un fascio, ma evidenzio certe cose,  per rendere meglio l'idea. 
- La maggior parte delle insegnanti ha studiato e si è laureata dai 15 ai 25 anni fa. Le conoscenze che venivano loro trasmesse, le evidenze scientifiche a supporto dei metodi loro insegnati, sono obsoleti. Un esempio per tutti: le neuroscienze e gli studi di neuro imaging degli ultimi 20 anni, hanno rivoluzionato la psicologia, la medicina, la pedagogia,..... fino ad arrivare a cambiare anche il modo di vedere, trattare, educare i bambini. Siccome i corsi di aggiornamento ( pochissimi e di scarsa qualità)  che le insegnanti per la fascia 0-6 anni, non vertono in tal senso, i metodi restano "vecchi e anni 80".  Il progetto de La tela teachers è un ottimo inizio, gratuito, per aggiornarsi, in autonomia e assumere maggiori  sensibilità e comprensione verso i piccoli alunni.  Ma ci sono anche numerosi podcast, corsi on line, riviste, che con poco impegno di tempo, potrebbero fare la differenza. 
- Gli insegnanti nuovi, giovani, che vorrebbero applicare e garantire un nuovo modo di educare, più rispettoso, più attento, senza ricatti, senza punizioni, ecc...  non vengono ascoltati o comunque si trovano dei paletti. 
- Io vedo già la differenza tra quando andava alla scuola materna mia figlia maggiore e adesso che ci va la minore. I bambini in età 0-6 di adesso sono molto difficili da gestire per le insegnanti. Sono bambini che non hanno pazienza, screen addicted, con un linguaggio forte e smaliziato. Se nel 2017  i bambini di 3 anni stavano tranquillamente seduti a tavola 45 minuti, mangiando e conversando sufficientemente in pace,  quelli del 2024 non hanno questa capacità. Se nel 2018 i bambini di 4 anni resistevano a 30 minuti di viaggio in pulmino senza esaurire autista e accompagnatrice, adesso non sanno come farli stare buoni, con le cinture, in sicurezza. Ho assistito io stessa a scene di bambini che si tolgono le scarpe e le lanciano addosso all'autista. Età 4-5 anni.  Insomma, anche le insegnanti delle mie figlie ci hanno comunicato di fare molta fatica a tenere a bada questi bambini. Hanno difficoltà anche nelle azioni più quotidiane, nel gestire il gioco, i materiali, i passaggi da un'attività all'altra. Ho ancora impressa la frase delle scorso anno della nostra maestra del primo anni di infanzia " a casa spegnete tv, cellulari, toglietegli dalle mani quei tablet e leggete insieme. uscite appena possibile. andate ai giardini e non al centro commerciale. "
- Il discorso precedente si collega a questo. Vedo sempre più genitori di fretta, distratti, stanchi, esausti di tutto. Magari non urlano con i figli, non gettano su di loro la frustrazione, ma se li tolgono dai piedi in ogni modo: sport ogni giorno, tv, cel, tablet. Lontano da me puntare il dito, perché anche io posso avere bisogno di pace e respiro e mettere un cartone mi può aiutare. Intendo dire che c'è meno pazienza nel mettersi lì, al pari del bambino, capire, osservare. Cosa che invece qui sulla tela viene promossa quotidianamente. 
- Si sta perdendo il senso del tempo lento, dello stare fermi in attesa, del guardarsi intorno, del viaggiare in auto e osservare fuori dal finestrino.  Adulti e bambini sono sottoposti a ritmi serrati, a input rapidi ( fate un confronto tra i cartoni di 30 anni fa e quelli di adesso: sono rapidi, a flash, con cambi di immagini frastornanti). 

Potrei portare altri esempi, ma il mio discorso verte sul fatto che si sta creando una forbice tra genitori che si impegnano da morire, che stanno attenti a parole, etichette, si auto osservano e si formano per migliorare e un gruppo di genitori che non ce la fa, che arranca, che delega l'educazione totale agli insegnanti e  l'intrattenimento agli schermi . Il risultato è una forbice tra bambini con una certa sensibilità, attenzione, bisogni ed educazione e bambini che non hanno limiti, pazienza e che le maestre faticano a gestire.  Ripeto che il mio è un discorso " a grossomodo", a grandi linee, per far capire la realtà che le insegnanti si trovano a vivere. 

Spero di non essere stata eccessivamente prolissa e di aver dato una risposta. 

Federica    27 ott 2024

Cara Martina, grazie mille per avermi dedicato del tempo con la tua risposta. Mi hai permesso di vedere la situazione da un'altra prospettiva e di conoscere l'esperienza di chi ci è passato prima di me. Credo di non essere ancora uscita dalla bolla che mi sono creata e probabilmente non ho aspettative realistiche considerato la situazione più in generale. 

Giulia B.    10 nov 2024

Martina, ti scrivo perché ci tenevo molto a dirti che mi ha colpito la tua analisi della realtà che si trovano a gestire le insegnanti. Mia sorella è un'insegnante della scuola primaria, molto giovane ma anche in lei so che accanto a tanta (tantissima ti assicuro!) passione e amore per questo lavoro c'è anche sempre ben presente quell'idea del "in qualche modo bisogna fare perché le cose in classe vanno fatte e l'insegnante è una sola". Non avevo mai riflettuto che insieme a tanti (spero!) bambini abituati alla noia in senso buono, a pochi schermi, al gioco libero, all'accoglienza ecc.. in effetti ce ne saranno anche tanti in cui tutto quello che serve per tollerare frustrazione, attesa ecc.. non è stato coltivato. E se non è stato coltivato lontanamente a casa dove il rapporto adulto bambino è 1 a 1 (o poco meno in base al numero dei figli) in effetti diventa difficile farlo a scuola dove i bambini da seguire sono così tanti. 
Purtroppo noi genitori che ci informiamo, studiamo, siamo curiosi, quando vediamo qualcosa che non va ce la prendiamo con un sistema o con delle insegnanti, ma in effetti la questione è davvero molto ma molto più complessa. Ci sta dietro tutta la questione di ritmi di una società a cui la maggior parte si continua a adeguare anche se non ce la fa più, mi piacerebbe che in più persone scendessero da tante ruote, forse questo farebbe molta più differenza. Non avevo mai inquadrato la questione sotto questo punto di vista, grazie per avermi dato questo spunto!!