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Mamma ti aiuto…

13 settembre 2024
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Quando ci sentiamo dire: “mamma/papà ti aiuto io” sul nostro viso compare un sorriso sincero.
All’ultima proposta di aiuto di mio figlio il mio sorriso si è velato di qualche dubbio.
Veniamo da settimane, o forse mesi, complessi: tanti cambiamenti, novità, le vacanze, i ritorni, i saluti. 
Siamo una famiglia expat da quasi 2 anni e pure il nostro periodo di assestamento non è ancora terminato.
Nelle ultime due settimane abbiamo affrontato l’ambientamento al nido della più piccola di casa e l’ultima settimana il papà è stato steso da un’influenza mai vista.
L’urlo, la perdita della pazienza, la minaccia, i toni scortesi sono esplosi.
Negli ultimi giorni il mio fagiolo, dall’alto dei sui 4 anni, mi ha chiesto perché fossi sempre arrabbiata e urlassi tanto.
Gli ho spiegato che non ero sempre arrabbiata, gli ho chiesto quando gli ero sembrata arrabbiata e spiegato quali erano le mie emozioni in quei momenti.
Sul perché urlassi mi sono sentita di raccontargli la verità: “la tua mamma non è mai stata picchiata ma i grandi di casa urlavano spesso quando erano arrabbiati, stanchi, spaventati. So che è sbagliato anche questo modo di comportarsi e non voglio fare questo errore con te, quindi mi sto allenando a urlare meno e trattarti in modo gentile e giusto. Purtroppo ci sono giorni in cui sono più stanca o affaticata e perdo più facilmente il controllo. Però sto facendo del mio meglio per migliorarmi”.
Quei due grandi occhi mi hanno fissata e poi quel piccolo essere umano mi ha risposto: “ti posso aiutare io mamma”.
D’istinto ho sorriso e gli ho risposto che ne sarei stata contenta. E in questi giorni effettivamente mi ha fatto da piccolo allarme dicendo “hey mamma! Stai urlando, cerca di essere più calma”.
Poi oggi la pazienza l’ha persa mio marito e mio figlio ha risposto: “papà non puoi urlare così con me! Sto già insegnando alla mamma a non urlare non posso insegnarlo anche a te”.
Questa cosa ci ha fatto molto (sor)ridere. 
Ma poi quel mio sorriso si è velato di un dubbio: non è che si sta prendendo una responsabilità non sua? Non è che forse ho sbagliato ad accettare il suo piccolo aiuto? Sono io che sto scendendo da una ruota, dovrei farcela da sola?
Dall’altro lato però mi sento fiera di come lui riconosca i suoi limiti, le sue esigenze e si senta libero di esprimerle (ancora oggi io fatico a dire: non mi merito di essere trattata così). E quindi chissà se riuscirò ad accettare questo aiuto senza veli sul mio sorriso.

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