Inizio scuola primaria: diversità di stile genitoriale
Ciao! Ho bisogno di sfogarmi dopo un pomeriggio difficile! Quanto è difficile confrontarsi con persone che non educano allo stesso modo!
Oggi primo invito ad una festa di classe: inizio scuola primaria, nuova scuola, nuovi amici, nuove famiglie.
Prima della festa mi ritrovo in attesa di entrare alla festa con un paio di mamme e rispettiva prole. I bimbi iniziano a giocare, lotta, corsa, karate... una mamma in particolare richiama di frequente il figlio dicendo che non deve giocare così, mentre io invece non intervengo perché per me sono giochi comuni normali che non hanno nulla di violento (consiglio il libro di Daniele Novare sull'argomento Litigare fa bene).
A un certo punto una mamma da lontano dice con tono da maestrina "hey Marianna che dici vogliamo dire anche qualcosa a Niccolò?". Una persona conosciuta 5 minuti prima! Allora prendo Niccolò e mi allontano per far calmare l'eccitazione. Ma camminando ho detto lui che se non si fosse calmato non saremmo andati alla festa. La paura del giudizio altrui ha preso il sopravvento su di me. Ovviamente alla festa ci siamo andati, mi sono seduta in disparte e nessuno mi ha rivolto la parola.
Anzi no dopo 2 ore circa una di queste mamme mi dice con tono accusatorio "fai calmare Niccolò è la seconda volta che colpisce mio figlio, vediamo di non intossicarci(rovinarci) il primo compleanno!". Ovviamente in quel caso sono intervenuta perché un conto è giocare un conto far male, ma è la comunicazione che è sbagliata, soprattutto verso una persona nuova nel gruppo che avrebbe bisogno di essere accolta. Ho passato il tempo della festa a controllare mio figlio con l'ansia che facesse qualcosa di sbagliato! Ma soprattutto io mi sentivo sbagliata, giudicata, con gli occhi puntati.
Mi sono sentita esclusa, delusa, arrabbiata, ho persino pensato "ma perché mio figlio è così? Perché non può fare giochi tranquilli? Perché devo avere una ramanzina dalle mamme a causa sua?". Insomma non vedevo l'ora che finisse. Tornati a casa lui invece mi ha detto che si è divertito tanto con i nuovi amici, beh l'ennesima prova che i bambini non hanno sovrastrutture come gli adulti. Spero che questo non pregiudichi la serenità in classe per i prossimi 5 anni!
Intanto ho mandato un invito per la festa del compleanno di Niccolò che sarà tra una settimana, al momento 4 famiglie hanno rifiutato e le altre non si sono espresse. Staremo a vedere...
Grazie per leggermi,per lo sfogo...ho le lacrime agli occhi e non riesco a pensare ad altro. 💚
Team esteso
Ciao Marianna, mentre leggevo la storia che ci hai portato, dal suo esordio alla sua prosecuzione, devo dire che lo stomaco più di una volta l'ho sentito stretto stretto.
Insieme a Rosalba e Martina, vorrei rimandarti anche io un grande incoraggiamento rispetto alla situazione e alle scelte che stai seguendo; spesso decidere "diversamente" presenta un conto molto salato, peggio ancora quando sono coinvolti i bambini, ma voglio dirti anche che se abbiamo deciso di intraprendere una strada controcorrente, abbiamo in noi anche le risorse per affrontarne gli effetti!
Mi sento di sottolineare che ogni volta che ci fermiamo a domandarci se abbiamo fatto la cosa giusta o sbagliata, in realtà la risposta definitiva e certa difficilmente arriva, perchè i valori assoluti non esistono, esiste ciò che in quel momento e circostanza è utile per me, per un mio bisogno specifico.
(Questo vale anche per i genitori di cui ci hai parlato, anche il loro agito è stato posto in essere per rispondere ad un proprio bisogno personale, ed infatti, le parole che hanno detto, i comportamento che hanno avuto nelle varie circostanze, dicono di loro, non di tuo figlio o di te!!)
La situazione che hai vissuto è stata molto forte e pur lavorando in queste dinamiche da tempo, fuori e dentro la scuola, le sento sempre molto potenti.
Ti condivido delle riflessioni che secondo me aiutano moltissimo quando ci sono contesti del genere e molto complessi:
1. Individua il motivo per cui ti trovi in uno specifico contesto (es. sono un genitore che accompagna suo figlio ad una festa, all'inizio del suo anno scolastico in cui non conosciamo ancora nessuno, ecc.)
2. Ascoltati (come hai già fatto) per capire cosa sei disposta ad offrire in quello specifico momento (es. mi sento profondamente offesa)
3. Individua l'obiettivo (es. supportare il percorso scolastico e relazionale del mio bambino)
4. Seleziona gli strumenti per rendere sostenibile il vostro percorso verso la meta scelta (per questo ti rimando anche al servizio 1 a 1 disponibile qui, in cui puoi avere un sostegno diretto e mirato per la situazione).
Ti lascio con una frase molto significativa per me:
"Il conflitto porta con sè possibilità e bellezze inaspettate, ma per poterle vedere, ha bisogno di essere sostenuto e valorizzato!"
Marianna ti ringrazio per il tuo sfogo iniziale che sta diventando un piccolo pezzo di strada condiviso con La Tela 💜
A presto
Karen 🌷
Ciao Marianna, percepisco dalle tue parole la fatica di quei momenti e dei momenti che li hanno susseguiti.
Intanto, datti un abbraccio interiore perché hai impiegato energie preziose per arginare la difficoltà e la destabilizzazione che nasce dal sentirsi oggetto di giudizi esterni, modulando le emozioni faticose per evitare di colpevolizzare il tuo piccolino. Già avere consapevolezza di questo ti aiuta a vedere quante risorse hai da mettere in campo (che hai già messo in campo!).
Quando ci sentiamo preda del giudizio, consiglio di farci innanzi tutto due domande:
Di chi è quella voce giudicante che sento? Degli altri o anche mia?
Se è esterna, ci ricordiamo che spesso le persone giudicano perché hanno emozioni ed esperienze negative collegate ad un certo tipo di situazione (ad es. hanno paura di come i loro figli reagiranno a situazioni diverse da quelle usuali; hanno paura a loro volta del giudizio di altri genitori sulla organizzazione della festa e la gestione del bambini, etc.). Possiamo intuire le loro paure ed emozioni, e restituiamo loro la responsabilità di tutte queste cose. Non sono paure ed emozioni di cui dobbiamo e possiamo prenderci carico!
Poi arriva la voce del nostro giudizio interiore: cosa ci sta dicendo? Magari sta mettendo in dubbio lo stile educativo con cui stiamo crescendo le nostre piccole persone, magari ci stiamo ricollegando ad episodi sgradevoli del passato (anche del nostro passato da bambini) diversi da quella che stiamo vivendo.
Rispetto al nostro giudizio interiore, ci domandiamo:
- c'è qualcosa che voglio veramente cambiare o posso controllare in modo diverso? (ad es. preparare di più la nostra piccola persona in vista della partecipazione alla festa, preparare maggiormente me stessa alla possibilità di incontrare persone poco gentili o con opinioni diverse dalle mie sull'educazione dei bimbi, etc.)
- c'è qualcosa che posso influenzare in un altro modo? (ad es. parlare con i genitori disponibili all'ascolto di quanto sia naturale che i bambini si lascino andare a forti emozioni anche positive, ad es. quando sono molto eccitati in un occasione di una festa di compleanno).
- c'è qualcosa che invece...lascio andare perché so che non voglio occuparmene e non fa parte delle cose per me importanti adesso? E...la lascio andare! (immaginando che scorra via, proprio come una fogliolina nel fiume!)
Una volta fatta un po' di chiarezza su queste vocine giudicanti che spesso ci fanno visita, possiamo decidere se e come portare all'esterno la nostra comunicazione.
Nella situazione che raccontavi, può sempre esserci la ricerca di un dialogo di confronto con le persone che hanno utilizzato sarcasmo e allusioni nel rivolgersi a noi. Mostrare come si può comunicare diversamente fa spesso (non sempre!) evolvere rapidamente queste conversazioni, trasformandole in esperienze di confronto anche costruttivo.
Un feedback cd. "a panino" (mixato con la comunicazione non violenta) può essere un'ottima base di partenza in situazioni simili a quelle che descrivi (magari da utilizzare nel secondo round, anche a seguito di una risposta più emotiva!):
"I bambini si stanno divertendo molto, c'è decisamente molta eccitazione nell'aria!
Ho notato che più volte mi hai invitato a fare calmare Niccolò. Questo mi mette in difficoltà e mi fa sentire dispiaciuta, perché penso che ad una festa sia normale che i bambini abbiamo comportamenti un po' sovraeccitati ed è mia cura e responsabilità monitorare e contenere quelli di Niccolò, se mi sembra necessario farlo.
Sono certa comunque che con il nostro aiuto questa festa potrà essere un momento felice per i nostri bimbi, magari anche noi genitori riusciremo a conoscerci un po' meglio. Ti va di berci qualcosa insieme?".
Ovviamente non è un copione preciso e non c'è nessuno obbligo né di aprire una conversazione aperta con questi genitori né di rilanciare con la possibilità di conoscervi meglio.
È un piccolo spunto per ragionare insieme, in modo articolato ma anche semplice e propositivo, di tutto quello che gli eventi complicati ci permettono di scoprire, per elevare la nostra consapevolezza e migliorare il modo in cui gestiamo i nostri conflitti e la nostra comunicazione.
Ti abbraccio! 🫴🏽💚
Team La Tela
Ciao Marianna, che fatica 💜
Mi dispiace davvero tanto per questo inizio «burrascoso», che magari non è proprio come te lo saresti aspettata: prendi un bel respiro, confido che piano piano saprai trovare il modo migliore per navigare queste difficoltà (noi tifiamo per te!).
Proverei intanto a concentrarmi sugli aspetti positivi della situazione che si è venuta a creare (il sostegno di diverse famiglie che ti hanno accolta e le insegnanti che hanno riportato la conversazione su binari appropriati... non è scontato e trovo che ci siano le premesse per far vivere ai bimbi un bel percorso scolastico).
Pensa anche che (soprattutto man mano che i bimbi crescono) è molto probabile incontrare spesso famiglie che non la vedono come noi, e che allenarsi a relazionarsi e trovare un equilibrio nella gestione di questi rapporti può essere anche arricchente. Con questo non voglio dire che sia «giusto» essere attaccati e che non si debbano porre dei limiti se avviene, ma magari proverei a concentrarmi su come esprimere il proprio punto di vista con assertività e al tempo stesso gentilezza costruttiva, che sono certa è il modo in cui vorresti approcciarti.
Magari potrebbe essere utile prepararti dei copioni (perché sul momento la frustrazione non aiuta). Penso ad esempio alla festa (o situazioni analoghe): «Capisco che il gioco fatto possa sembrare irruento o quasi aggressivo, ma mi piacerebbe esprimerti il mio punto di vista. Ti va di ascoltarlo?».
D'altra parte, queste sono tra quelle relazioni che non si possono oggettivamente eliminare del tutto (se i bimbi continueranno ad essere in classe insieme) quindi imparare a gestirne le dinamiche diventa utile sia per voi genitori che per il vostro Nicolò.
Ti ricordo anche alcuni contenuti che potrebbero esserti di supporto in questa fase (in parte riguardano la comunicazione e il conflitto nella coppia, ma offrono spunti che si adattano a ogni tipo di relazione):
Ti lascio con un nuovo e grande abbraccio (e quando vuoi siamo qui se vorrai aggiornarci) 💜
Ps. Taggo
Karen Taranto
e
Martina Righetti
, le nostre persone di riferimento sul tema, così da darti spunti in più.
💚💚💚grazie
Insegnante
Marianna, come è andato il compleanno del tuo bambino? Come va la situazione con le altre mamme?
Ciao Martina,grazie per avermelo chiesto. In effetti c'è un seguito alla vicenda. Il giorno dopo la festa c'è stato un incontro di conoscenza del team scolastico. Nel bel mezzo della riunione,una delle mamme che mi aveva escluso il giorno prima,esordisce dicendo che in questa festa ci sono stati dei bambini che si sono PiCCHIATI tutto il tempo e che i genitori non hanno fatto niente. Che hanno visto due gruppi diversi di bambini(hanno già diviso bambini buoni e cattivi),che i loro figli sono spaventati e non vogliono andare a scuola,facendo intendere che ci siano dei bulli,aggiungendo che assistendo a quello che era successo alla festa avevano avuto la conferma di chi fosse il problema. Tutto questo con un tono polemico,di accusa. Non sto qui a dire qual è stata la risposta degli insegnanti(che mi è piaciuta tra l'altro e che soprattutto hanno sottolineato che loro in classe non vedono tutto questo), ma sono stata tutto il tempo in silenzio con una sensazione di crampo allo stomaco e ho ritenuto opportuno non replicare. Nella mia testa girava la stessa domanda "ma perché questo accanimento? Ma perché questa cattiveria? Perché mettere in cattiva luce dei bambini e i genitori con insegnanti a pochi giorni dall'inizio della scuola? Perché vedono mio figlio così?".
Sono uscita in lacrime,un papà mi è corso dietro dicendomi che era dispiaciuto per l'accaduto e che mi era vicino. Tornata a casa ho ricevuto una raffica di messaggi da genitori solidali con me,che non condividevano questo tipo di comunicazione e questo modo di fare. Gli sono grata, grata per aver ricevuto del buono in questa situazione spiacevole.
La sera stessa chi ci aveva etichettato e giudicato ha risposto che sarebbe venuto alla festa,ma io ero incredula! Senza rivolgermi la parola,senza chiedere un confronto dopo 2 giorni di accanimento nei nostri confronti semplicemente volete venire alla festa? A quel punto ho pensato al mio bisogno in quel momento. Ho percepito solo energia negativa da queste persone e ho pensato che volevo allontanarle,che non per forza dovevano entrare nella mia vita. Ho risposto che non ero pronta ad accoglierle,così su due piedi, ero ancora arrabbiata e in lacrime per come ci hanno trattato! E quindi ho chiesto di non venire. È questo il "sano egoismo" di cui parliamo? Questo significa mettere paletti alle relazioni tossiche? Mi dispiace per I bambini che in questo modo sono stati esclusi, ma non ero pronta ad accogliere con un sorriso e fingere,i loro genitori,come nulla fosse, che prima ci hanno escluso,poi etichettato,giudicato.
E ora sto pensando già a come rimediare con i bambini.
Grazie per leggermi.
Insegnante
Marianna, leggendo il tuo racconto, mi si è gelato il sangue. Come è possibile tanto accanimento?? Specialmente quando ci sono dei bambini di mezzo.Marianna, ti stimo. Secondo me hai fatto bene a chiarire che non era giusto prendere certe posizioni, lamentarsi in quel modo, mettere in difficoltà te davanti ad una riunione, e poi, come se nulla fosse, dirti che sarebbero venute al compleanno. Sono certa che avresti apprezzato di più l’onestà e il garbo se una mamma ti avesse detto “ Marianna, prendiamoci un caffè, vorrei parlarti della mia difficoltà con tuo figlio che è molto fisico… ecc…”. Prima di tutto il rispetto e l’educazione. Ti abbraccio forte.
Esatto! Avrei voluto proprio questo,uno scambio e non un attacco. Magari anche le altre mamme sono in difficoltà a gestire questi momenti di poco contenimento, ma se mi avessero espresso le loro perplessità certo non mi sarei tirata indietro. Poi ci tengo a precisare che i bimbi non sono violenti,giocano alla lotta,e non c'è mai uno che vuole predominare e l'altro succube,ma sono complici nel.gioco. diversamente interverrei,se vedessi che un bimbo non ha piacere a giocare così, o se si arrivasse a superare i limiti. Vorrei spiegarlo tutto questo, ma al momento hanno mostrato una chiusura. Non posso convincere e non devo convincere tutti del mio punto di vista,ma se mostrassero un'apertura nei nostri confronti sarei felice di farlo. Grazie
Insegnante
Cara Marianna, ti capisco e mi sono immaginata il tuo stato d’animo. Sono felice che almeno il tuo bambino si sia divertito e non abbia percepito tensioni con i compagni. Vedo che nel post c’è scritto che hai bisogno di sfogarti, quindi non ti do consigli o soluzioni ma un abbraccio grande. Ti dico solo che io ho due figlie, di 10 e 4 anni. Ho esperienza di scene del genere, antipatie tra adulti in cui ci rimettono i bambini, cene in cui mi sono vergognata per i figli di altre mamme e feste alle quali non si presenta quasi nessuno. Mia figlia stessa di 10 anni è stata esclusa da una gita a Gardaland perché io stavo antipatica alla mamma che organizzava tutto. Non c’è una soluzione. Si pensa al bene dei nostri figli e si va avanti.