Lotte per avere l'ultima parola
Primo post
Ciao,
volevo chiedervi un consiglio.
Ho una figlia di 6 anni e mezzo e noto che spesso con la mia compagna quando ci sono dei conflitti mia figlia ad un certo punto tende ad urlare "Basta!" e la mia compagna ribadisce il messaggio precedente, e mia figlia torna sul "basta" e spesso vanno avanti per 5, 10 minuti dove ognuna cerca di avere l'ultima parola.
Visto da fuori mi sembra senza senso.
Anche se, ad essere onesto, da piccolo io sono stato educato da mio padre che diceva sempre "non avere l'ultima parola". Erano i genitori quelli che dovevano averla.
Ora mi sento confuso: io l'ultima parola gliela lascerei perché
1. non mi sembra troppo importante e
2. non vedo modi semplici per non lasciargliela e non invischiarsi in lunghe battaglie che da fuori sembrano ridicole.
D'altra parte ho paura che una bambina a 6 anni che può "comandare" alla mamma quando questa deve smettere di parlare non oso immaginare cosa potrebbe farci passare quando arriva la vera adolescenza.
Voi che ne pensate?
Team La Tela
Augusto, penso di parlare per la maggior parte di noi: «vuoi sempre avere l'ultima parola» era la frase che sentivo più spesso e anche una che, da genitore di bambini che spesso hanno l'ultima parola, ho eliminato dal mio linguaggio.
È possibile che tua figlia stia replicando il modello che vede? Uno di voi due nei conflitti dice «basta» o frasi come «vuoi sempre avere l'ultima parola»? (non devi rispondermi, è solo una riflessione per voi). Se così fosse credo che si potrebbe iniziare da lì, parlandone prima tra voi adulti e poi con vostra figlia: «Sai quando urliamo "basta" perché non vogliamo continuare un litigio? Ci siamo accorti che lo facciamo anche noi e vogliamo provare a cambiarlo, perché non è gentile. Che frase potremmo dire invece di urlare basta?» (scegliete una frase e poi quando la dite la rispettate). Sono d'accordo con te sul fatto che avere o no l'ultima parola non è un metro del rispetto verso l'autorità (io sono stata cresciuta con questa mentalità: non posso avere l'ultima parola perché non è rispettoso e devo portare rispetto a chi è più anziano, anche se non mi rispetta): con i miei figli ho scelto di ribaltare questa narrativa. Se hai l'ultima parola non significa che hai il rispetto. Il rispetto in un litigio lo si ottiene concentrandoci sul nostro comportamento, imparando a litigare bene e scegliendo le nostre parole (per parlare e comportarci come persone che apprezziamo).
Capisco la tua compagna e conosco bene la fatica che fa (è la stessa che ho fatto io), ma so anche che è possibile cambiare narrativa: a me aiuta vedere i miei figli non come persone che mi stanno mancando di rispetto, ma come persone che stanno imparando a comunicare e che in quel momento stanno facendo fatica - questo mi aiuta ad avere empatia anche per me stessa e ricordarmi che anche io sto facendo fatica. Quando faccio fatica la cosa più importante che io possa fare è allontanarmi e processare quel disagio restandoci seduta dentro ma lontana dalla fonte del disagio (mio marito o i miei figli). È solo il cervello più maturo che può fare questo passo ed è davvero possibile imparare, è «solo» lavoro.
Credo che sia importante anche respingere l'idea che i nostri figli ci «comandino» o che noi «comandiamo» loro: non è una gara né una gerarchia. Certo, ci sono aspetti gerarchici della relazione genitore-figlio, ma la nostra posizione di «potere» non significa che possiamo abusarne. L'obiettivo della genitorialità è costruire fiducia reciproca (io mi fido che tu sai gestire questa mia crisi; mi fido che non mi urlerai; mi fido che saprai parlarmi con gentilezza…) e questa fiducia è ciò che favorirà il rispetto e la cooperazione ora e anche nell'adolescenza. Un adolescente che sente di dove dominare i genitori o essere dominato spesso, per non soccombere, sceglierà di trovare modi per prevaricare (perché scoprire chi è come individuo fuori dalla famiglia è il suo lavoro in quella fase di vita). Io vorrei che arrivassimo all'adolescenza come compagni di viaggio invece che come rivali.
In una delle dirette recenti abbiamo parlato dell'importanza di «riparare» e di come possa guidarci nella direzione che abbiamo scelto (soprattutto dopo i conflitti e non solo con i figli), ma chiaramente in questo caso è un lavoro che solo la tua compagna può decidere di fare. Lei è disposta a farlo? Altrimenti lavorerei con tua figlia (in accordo con la tua compagna). La trovi in Comunità > Dirette. Ti lascio qui anche queste lezioni del Percorso:
Wow Carlotta, grazie, la tua risposta era proprio quello che stavo cercando.
A livello logico il passaggio che mi mancava era "avere l'ultima parola" ≠ "aver vinto". Questa equazione era talmente programmata nel mio cervello che la davo per scontata.
Team La Tela
Spesso il primo passo di qualsiasi lavoro è proprio modificare le equazioni 💜💪
Ciao Augusto,
Io più che sull'ultima parola mi soffermerei sui toni usati nelle discussioni. Discutere in famiglia, secondo me, dovrebbe essere un confrontarsi in modo pacato, gentile e funzionale alla risoluzione del problema o conflitto in atto. (più facile a dirsi che a farsi, lo so!)
Quindi fossi in te mi sforzerei di mantenere (o riportare) i toni sui binari di una discussione con le caratteristiche sopracitate. E a quel punto, chi ha l'ultima parola non dovrebbe più importare. Magari al "basta!" della bambina le si potrebbe far notare che non sta usando un tono gentile e che volete arrivare a un accordo (o soluzione, o piano) insieme.
Un'altra riflessione sul verbo "comandare". Io penso che in famiglia nessuno comandi nessuno, quello lasciamolo fare ai caporali dell'esercito! 😊 In fondo, siete una squadra formata da persone che si vogliono bene. che ne pensi?
Grazie Anna 😊