Il loop del pianto
Primo post
Ciao sono Alessandra,
Diego ha 3 anni e 9 mesi. È un bambino abitudinario e molto dolce e al compimento dei due anni e 1 giorno è passato da “santo” a “terribili2”. A 2 anni e 3 mesi è nata la sorellina, Virginia
che oggi ha 19 mesi. Tanta tanta gelosia.
A causa di un leggero ritardo nel linguaggio, (fino ai tre anni c’erano poche parole e qualche frasettina) sta facendo un percorso di psicomotricità. Ora è una scheggia! Chiacchierone, giocherellone..
Quello che davvero davvero è il mio tallone di Achille ( quindi il suo) è il loop del pianto in determinati momenti (ora li ho imparati):
1) rientro a casa (esempio dormiva in macchina)
2) comunicazione di un limite
3) fame/sonno
si parte con breve “lagna” ,ricerca di pretesti vari, pianto, urla e ultimamente anche schiaffi verso di me.
Tutti mi dicono che sono troppo “responsiva”, “parlo troppo” .
Da tempo verbalizzo il suo stato d’animo dicendo: sei stanco, se vuoi ti aiuto a calmarti?
Oppure: “vieni, vuoi che ti abbraccio? Proviamo a spegnere le candeline insieme” (per farlo respirare) tra l’altro Questo lo odia.
Insomma quello che non riesce a fare è disinnescare autoregolandosi.
Prima battevo forte le mani e lui riconnetteva “l’onda emotiva”, “usciva dal loop” . Mio marito a volte lancia un urlo, ma io non voglio e ne abbiamo parlato. Anche lì l’obbiettivo è raggiunto… ma a che prezzo?
La questione è cosa posso offrirgli per autoregolarsi. Io ci sono, sono accogliente e davvero lavoro su me stessa.. ma niente da fare non c’è consapevolezza della sua emozione/ bisogno.
Oggi peró mi ha detto mentre piangeva di ritorno dal mare, appena entrato a casa “non ci riesco, non ci riesco”..
Ebbene stiamo finalmente al giro di boa?
Grazie per l’ascolto
Insegnante
Ciao Alessandra,
quello che racconti sembra proprio la situazione che abbiamo vissuto noi per lunghi mesi. Ti abbraccio, so quanto può essere faticoso "il loop del pianto".
Io poi vado fuori di testa quando i bambini piangono, tocca davvero corde profonde in me.
Ti racconto un po' di cosa ci siamo accorti noi, magari puoi trovare qualche spunto che fa al caso vostro.
Io ho sempre cercato di capire, di comprendere, di spiegare, come a voler "risolvere" quel malessere. Nei momenti di loop di pianto devo dire che ha sempre funzionato poco.
Qualcosa è cambiato quando ho imparato ad accettare e accogliere anche quel pianto, capendo che in qualche modo a lui serviva per "buttare fuori", per sfogare. Quindi io c'ero, ma il mio obiettivo non era più "risolvere" e far passare la sua crisi (ovviamente speravo finisse presto).
Non so se riesco a spiegarlo, ma è proprio come se ad un certo punto con tanto esercizio io sia riuscita a disinnescare quel "poverino sta piangendo, la mamma è qui" ecc. ecc. e l'ho sostituito con un atteggiamento più "adulto".
"Io ci sono, se hai bisogno di piangere, piangi tranquillamente, io sono qui".
Rispetto ai rumori forti, anche a me è capitato mio malgrado di battere le mani o alzare la voce. Poi mia mamma mi ha mostrato un modo diverso, lei l'ha sempre fatto anche con noi. Fare la stupita tipo "Oh! Ma c'è un cane che abbaia?" e poi partiva con "deve essere il cane della vicina.. aspetta che vado a vedere se è lui.. stamattina quando è passato il postino...." e avanti.
in quell' "Oh! Ma c'è il cane che abbaia" ci si gioca tutto, mia mamma poi proprio andava fuori come se stesse parlando con me ad esempio.
Ovvio non ha sempre funzionato, soprattutto a mia mamma riesce sempre, a me meno, però ecco agganciarsi alla macchina che passa, l'aereo in cielo, il cane, il gatto che ha rovesciato le crocchette... insomma partire da cose reali per spostare l'attenzione su altro, che non vuol dire ignorare l'emozione, ma appunto disinnescare in qualche modo.
Ti abbraccio, non sei sola. Le nostre fatiche sono simili, a volte mi sono trovata a piangere con lui da quanto non sapessi più cosa fare.
Pian piano lavorando giorno dopo giorno crescono, e i frutti si raccolgono.
Grazie Chiara!
Ti dico che neanche a farlo apposta da 3-4 giorni mi sono inventata la stessa cosa che faceva tua mamma … assurdo!! Per strada gli faccio vedere le targhe delle macchine e chiedo che numeri sono, oppure oh senti quanto vento, e che caldo!!!. e ti diró ha funzionato. Ultimamente peró lui si è accorto che uso questo escamotage e si arrabbia di più perchè sente che sto disinnescando e si innervosisce! Ma quando sono dell’umore giusto rido.. e allora con molta probabilità ci riesco.. altrimenti provo ad allontanarmi.
In merito al risolvere il suo problema hai ragione, ci sto lavorando! Non posso e non devo risolvere le sue emozioni. Il problema è che lui mi chiede le cose “voglio questo quello quell’altro” .. e a vado ai matti! Diversamente la sorellina fa un pianto urlatorio e lancia tutto (20 mesi.. è nel pieno) e allora mi allontano quel po’ per metterci in sicurezza e le offro pian piano i suoi oggetti del confort: Ciuccio e coperta. E se accetta siamo dinuovo superAmiche. Diego invece tocca quelle corde … argh!! Che tortura!!!
Grazie davvero ❤️
Ciao Alessandra,
nel tuo racconto rivedo tantissimo la mia primogenita, che ora ha 9 anni, a parte il ritardo nel linguaggio che lei non ha avuto, e il fratellino che nel nostro caso è arrivato ai suoi 3 anni e 1 mese.
Tutto quello che descrivi (le situazioni del pianto, l'impossibilità a calmarsi/autoregolarsi, perfino l'odio per la tecnica del respirare) per me è assolutamente normale perchè... è quello che abbiamo sempre vissuto!
L'unico consiglio che davvero ti posso dare è di armarti di tanta tanta pazienza, perchè alla fine è l'unica cosa che puoi fare in più, e in un certo senso è ciò di cui hanno bisogno... oltre alla comprensione...
Se ti dice che non ci riesce, credici perchè è proprio così... anche la mia, a 9 anni, ancora non riesce spesso ad autoregolarsi, è sicuramente molto migliorata ma in certi momenti ancora troppo forti per lei, non ce la fa.
Ci vuole fondamentalmente solo tanta comprensione/accettazione da parte nostra, e tanta pazienza.
Concordo con il verbalizzare il meno possibile, anche io tendo a parlare troppo / chiedere troppo, questo le crea ansia (che probabilmente vivo e le trasmetto io attraverso questa modalità) e non fa che peggiorare la situazione. Se invece sono presente e parlo poco o nulla, va meglio. Spesso capita che poi, ore dopo, a volte anche giorni, sia lei a parlarmene (tieni conto che però ne ha 9 di anni, a 3 me lo sognavo!).
E' curioso perchè anche io delle volte ho sperimentato che battere le mani o urlare funzionava per uscire dal "tilt", ma non piace neanche a me come metodo (e comunque non funzionava sempre).
Ti abbraccio forte e ti dico non sei sola! Non sei la sola ad avere un bambino che fa molta fatica a gestire le sue emozioni, non è strano, non è "diverso", è normalissimo... non preoccuparti! Piano piano crescendo, migliorerà nella sua capacità di gestione, col vostro aiuto, esempio, comprensione e pazienza!
Vedrai che, nel tempo, ti accorgerai con soddisfazione dei suoi piccoli miglioramenti e traguardi in questo campo, e ne sarai, per lui, felice! ;-)
Grazie Erica,
Quando ho letto che la tua piccola di 9 ancora fa fatica da un lato mi sono spaventata ma dall’altro lato infondo ho iniziato a fare pace col fatto che potrebbe trattarsi di carattere. E su questo devo lavorarci. Ricordo mia sorella 11enne che quando parlava di alcune cose le scendevano le lacrime, così naturalmente, e a mio padre dava molto fastidio e la riprendeva. Io ero più piccola e mi sembrava strano che piangesse “ per nulla”. Oggi capisco molte piu cose.
A volte ripeto le cose che dice Diego “in tono lagnoso” con un tono sereno e gioioso facendo scattare un sorriso… ma chissà se faccio bene a volte lui ride altre volte gli sono indifferente.
So che devo avere pazienza ma a volte è troppo troppo difficile!
❤️
Ciao Alessandra, sì io ti ho voluto scrivere proprio per aiutarti a "fare pace" con questa cosa, so benissimo che è difficile, credimi... io per prima sono diversissima da mia figlia e i suoi modi di fare proprio non fanno parte del mio stile di approccio alla vita, inoltre spesso vengono accolti con fastidio e incomprensione da altri famigliari o conoscenti, aumentando così ancora di più il disagio (per lei, e per me).
In tutto questo però, io penso sempre che se nemmeno noi, la mamme, siamo disposte ad accogliere e se non comprendere, almeno accettare, gli stati d'animo e i modi difficili dei nostri figli... chi altro può farlo? Da chi si sentiranno accolti in questo mondo? Ecco quindi, è un ruolo faticoso, io sbaglio mille volte ma ci riprovo mille e una, ma sono qui per lei e voglio esserci, e sono sicura che questa e non altre, è la maniera migliore per aiutarli a crescere sereni e, col tempo, fare meno fatica in questi aspetti.
Coraggio non sei sola, a me conforta sempre quando trovo qualcuno che è nella stessa situazione e capisce cosa affrontiamo noi mamme di bambini molto sensibili! :-)