Preferiti dei bambini

L’ho lasciata piangere mentre io guidavo

30 giugno 2024
14 risposte
Martina ha solo bisogno di sfogarsi:

Buongiorno a tutt*, ieri mattina siamo andate al mare e nel tragitto dal mare a casa ha urlato, piangendo disperata e picchiandosi! 😭
Io non mi sono fermata per consolarla perché come prima cosa le volte in cui ci avevo provato poi non voleva tornare sul seggiolino auto e poi perché il tragitto è immerso in un parco naturale e mi mette un po’ paura stare lì da sole. Però mi sono sentita male a vederla in quello stato!!! E se dovesse riaccadere non saprei cosa fare!
Mi sento una pessima madre e penso che razza di madre vede sua figlia disperarsi e non si ferma a consolarla? I sensi di colpa mi svegliano la notte!Voi cosa ne pensate?

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Martina    15 lug 2024

Insegnante

Martina chiedo scusa a te e alla comunità per non aver rispettato le linee guida. Da ora in poi, starò molto, moltissimo attenta. Ti mando energia positiva e affetto. 

Alessandra    13 lug 2024

Cara Martina quanti anni ha la piccola?
Io, con la mia di 19 mesi uso la tecnica di preparazione: “ora andiamo in macchina e tu ti siedi sul seggiolino”. Ripetendo più volte che lei sarà seduta sul SEGGIOLINO aggiungendo ogni volta un particolare per esempio: stiamo andando al mare, costruiremo castelli.. etc etc 
Interrompere la marcia anche a me non servì. Erano le primE volte di viaggi lunghi con lei e ci fermammo in un autogrill appena la presi: un angelo. calma, accucciolata immobile! Rimessa sul sediolino SATANA. Purtroppo quello fu un periodo in cui io e mio marito decidemmo che l’obbiettivo era solo sopportare e arrivare integri alla meta 🩷

Carlotta    4 lug 2024

Team La Tela

Cara  Martina prima di tutto ti abbraccio anche io. Potrei raccontarti tante e tante volte in cui è successa la stessa cosa a me o con Oliver o con Emily, a volte con entrambi: spesso arrivavamo a casa tutti e tre singhiozzando. 😅 Per entrambi i miei figli è stata una fase, poco tempo fa ho ritrovato le mie note con le date e notato che è durata pochi mesi (a me aiutava appuntarmi le volte che andava bene e le volte che no per mettere in prospettiva): nei miei ricordi, però, ti assicuro che quel periodo è infinito, quindi ti sono ancora più vicina.

Se ti va di sapere che cosa facevo io, dimmelo e te lo scrivo volentieri (ma non è una bacchetta magica).

Martina    5 lug 2024

Ciao Carlotta, certo che mi farebbe piacere sapere cosa facevi tu! È un onore ricevere una tua risposta! 😍Ti vorrei chiedere mille cose.. ma proprio oggi ne è successa un’altra: la mia bimba si addormenta nominandola da sempre, solo che oggi ci ho messo tre quarti d’ora ad addormentarsi forse perché non era così stanca e io ero sfinita (pesa 14 kg) e nella mia testa avevo mille pensieri brutti, di non farcela, di non poterne più.. e non so come fermarli e ho sempre paura che la mia bimba senta il mio disagio!!! È un periodo che mi sento tanto stressata e sono sempre a un passo dal piangere, dal sentirmi una madre fallita, dal sentire che il bel rapporto che ho cercato di costruire con mia figlia crolli da un momento all’altro perché sente come sono in questo momento! 
Per il resto ti posso solo dire GRAZIE 🙏🏻 di cuore dell’aiuto che ci dai 💖

Martina    7 lug 2024

Insegnante

Carissima Martina, spero di non dare una risposta troppo forte. Per favore, chiedi aiuto. Aiuto di persona, ad un esperto di genitorialità in carne ed ossa. La comunità de La Tela è stupenda, i contenuti qui, nel podcast, nel libro, sono un aiuto formidabile. Tuttavia, sono allarmata per te. Chiedi aiuto di persona. Tienici informati. 

Martina    7 lug 2024

Come mai mi dici questo?

Martina    7 lug 2024

Insegnante

Martina,  lo dico perché dalle tue parole ( in questo ed in altri post ) traspare un reale bisogno di supporto emotivo, di calore, di amicizia e scambio di esperienze. Sei una brava mamma, si capisce dal fatto che tecnicamente non fai errori e tratti bene la bambina… almeno da quello che leggo. Fai un ottimo lavoro e ti è stato ribadito da me e da altre persone della comunità. Dall’altra parte ti sento esausta, logorata, quasi in burn out. Il mio non è un giudizio, bensì un sentimento di comprensione e affetto. Mi sono permessa di suggerire di chiedere aiuto perché anche io mi sono trovata a provare emozioni come le tue e ho avuto necessità di prendermi cura di me stessa. Sfatiamo questo mito che le mamme sono brave, forti, coraggiose e sanno tenere in piedi tutto. Non è così. A volte passiamo un momento di fragilità, di stanchezza enorme, di malinconia, di accumulo di pensieri, emozioni e ci sentiamo sole.  confrontandoci con una persona
 che per lavoro vede, sostiene, accompagna i genitori e le famiglie, possiamo ridimensionare il peso che portiamo, sciogliere quei vecchi nodi che sono ancora lì e magari tirano più del solito.  Se non vuoi farlo, ok, va bene, ci arriverai con il tempo e la consapevolezza. Intanto, inizia facendo il percorso qui su la Tela. Molti contenuti sono anche audio, non solo da leggere, quindi puoi ascoltarli mentre passeggi con il passeggino, mentre guidi, mentre sei in bagno, mentre la bambina fa un pisolino. Ecco, ad esempio: di solito, appena i bambini dormono un’ora il pomeriggio, corriamo a fare la lavatrice, stendere i panni,ecc.. bene, metti le cuffie e ascolta le parole di Carlotta.  Un abbraccio. 

Valeria    8 lug 2024

Team esteso

Ciao Martina , volevo segnalarti che il tuo commento non è in linea con le nostre linee guida. Qui su La Tela abbiamo deciso di evitare di suggerire a qualcuno che ha bisogno di aiuto se non lo richiede esplicitamente (soprattutto senza conoscere la reale situazione della persona, ma solo ipotizzandola). Ecco perché abbiamo creato le categorie per i post e suggerito opzioni (le vedi quando apri il box per scrivere un commento): in questo modo siamo sicuri di rispettare ciò di cui ha bisogno chi scrive. Nei post in cui si cerca solo un po' di empatia, come in questo caso, puoi lasciare una parola di incoraggiamento o condividere una tua vulnerabilità o aneddoto personale. Sono piccole azioni, ma avvicinano molto. 💜 

Carlotta    8 lug 2024

Team La Tela

Ciao di nuovo, Martina e grazie per la tua risposta. Sento anche io, come Martina , tutta la tua fatica e ci tengo a dirti due cose:

1. Non smettere di condividere le tue vulnerabilità: qui trovi supporto senza giudizio, è uno spazio sicuro. In questo caso, Martina non ha rispettato le linee guida della risposta: hai scritto un post pubblicandolo come «Ho bisogno di empatia» e mi dispiace che il tuo desiderio di ricevere solo empatia/supporto e non consigli/soluzioni/opinioni non sia stato rispettato. Colgo l'occasione per ricordare a ogni persona della comunità di leggere attentamente le linee guida prima di rispondere: grazie per la vostra comprensione ( Martina , non ho dubbi che sia stata una svista e grazie per la tua presenza attiva qui sul Forum);

2. Sentirsi sopraffatti in un momento o nell'altro della genitorialità è assolutamente naturale, quindi non allarmarti: è capitato anche a me di avere pensieri come i tuoi in alcuni periodi della mia vita e già dirli ad alta voce gli toglie potere). Non allarmarsi non significa ignorarli: questi pensieri richiedono la tua attenzione, una tua analisi, perché solo tu puoi sapere quanto sei lontana dalla persona che sai di essere (nella versione che tu reputi emotivamente «equilibrata», ovvero quando non ti senti sopraffatta o sull'orlo delle lacrime). Questa – quanto mi sento lontana dalla versione di me che conosco nel mio personale equilibrio? – è una domanda iniziale valida per capire se, per esempio, come suggerisce Martina, potresti essere sull'orlo di un burnout (è comune ed è utile riconoscerne i primi campanelli: credo che sia proprio per questo che Martina abbia deciso di scriverti quel messaggio).

Se senti che la risposta potrebbe essere sì, ci sono parecchie cose che puoi fare prima di chiedere aiuto professionale:

  • Chiedere aiuto all'altro genitore e fare una lista delle faccende/attività di cui può prendersi carico in questo periodo per alleggerire te; 
  • Chiedere aiuto a nonni/babysitter con frequenza maggiore, ricorrente e programmata per avere più tempo per te (di nuovo, non deve essere per sempre, è per uscire da questo periodo); 
  • Dare la priorità al tempo per te stessa (usando l'aiuto di cui sopra): questo è tempo che usi non per fare faccende o lavoro arretrati, ma per fare qualcosa solo per te stessa, senza altro scopo – per esempio, per me stessa anche andare dall'estetista non rientrerebbe in questa categoria perché è generalmente un'azione che farei per un'aspettativa sociale.
  • Ascoltare le lezioni nella categoria Crescita Personale, specialmente quelle dedicate alla mamma. Ascoltarle proprio con l'approccio del volerle implementare nella tua quotidianità. Puoi partire da questa e andare avanti:
Percorso / Coppia
Ristabilisci le priorità
Puoi guardare alla tua vita e ristabilire le priorità per mettere il tuo benessere al primo posto.

Aneddoto in macchina 

Inoltre, nello specifico dell'aneddoto di crisi in macchina, io spesso facevo così (e vedrai che molte cose mirano alla «prevenzione», più che alla «cura»):

  • Provavo a partire quando i miei figli erano stanchi e sapevo che avrebbero dormito in macchina;
  • Cercavo di arrivare alla macchina con una stato mentale calmo: magari facevamo un gioco, tipo contiamo quanti passi ci vogliono per arrivare alla macchina, per «distrarre» il cervello dal fatto che stiamo per fare un'attività che in passato non è stata piacevole; 
  • Li lasciavo salire in macchina da soli e «chiudersi le cinture da soli»: spesso questo creava collaborazione invece che chiusura (lavoriamo a un obiettivo comune, ovvero partire.

Tutto questo spesso aiutava già a promuovere la calma in previsione del viaggio. Chiaro è che non sempre funziona (dipende da molti fattori, tra cui l'età) e certamente è possibile che inizino a piangere disperatamente quando già stiamo guidando. Se questo succede:

  • Mi concentravo sul mio respiro e sulla calma (per esempio con il gioco del 54321) perché guidare con una persona che piange così forte da diventare paonazza può distrarre dalla guida e diventare pericoloso. A volte questa – «ignorare il pianto» e concentrarmi su di me – era l'unica opzione, perché magari non potevo fermarmi (per esempio sull'autostrada senza aree di sosta che avevo vicino a casa) o magari il viaggio era brevissimo e sapevo che saremmo arrivati in fretta (ma loro non potevano saperlo e spiegarlo in un momento di crisi non cambiava nulla);
  • Quando potevo fermarmi, spesso sceglievo di farlo: parcheggiavo, scendevo dalla macchina, li toglievo dal seggiolino («Mi dispiace che ti senti così, sono qui per te») e mi sedevo con loro sul sedile posteriore o sul mio sedile: respiravo ad alta voce e aspettavo che si calmassero. Cercavo poi di ottenere la loro collaborazione: «Oh mannaggia, non siamo ancora arrivati al mare, abbiamo ancora X minuti. Mentre sali nel seggiolino, mi dici che cosa vuoi fare al mare quando arriviamo?»… Quindi riprovavo con il processo di preparazione elencato sopra, ovvero mantenere il cervello calmo e ottenere collaborazione = che facciano loro, autonomamente, le azioni per salire nel seggiolino ecc.
  • Mi ricordavo che è una fase e passerà: tanti bambini e bambine passano per questo rifiuto del seggiolino e della macchina, soprattutto nella fase dell'auto affermazione (in cui vi trovate): se potessero parlare come noi adulti, forse ci chiederebbero: «Come faccio a esprimere la propria volontà e indipendenza "imprigionato" in questo seggiolino?» 🙂. Spesso questo pensiero mi aiutava a mettermi nel loro panni e accompagnarli nella crisi con empatia e comprensione.

Spero di averti aiutata un pochino. Ti consiglio di ascoltare le categorie del Percorso «I terribili 2», «Crisi» e «Disciplina» che potrebbero aiutarti molto in questa fase, perché è tutto interconnesso: puoi ascoltarle tutte d'un fiato (puoi anche mettertele nelle cuffie mentre fai altro, come ti ha suggerito Martina – grazie Martina !) e poi tornare a quelle lezioni che ti hanno dato una sensazione di aiuto più grande.

Valeria    4 lug 2024

Team esteso

Ciao Martina, se fossi lì ti abbraccerei forte: posso solo immaginare quanta fatica ti sia costata continuare a guidare. Anzi, in realtà posso immaginarla molto bene.

A me è successo qualcosa di simile, qualche anno fa. Mia figlia Aurora al tempo aveva tre anni e ha avuto una crisi più o meno di questa portata, in macchina. Io avevo appena ripreso a guidare (dopo più di 10 anni!) ed ero in una strada dove un punto per parcheggiare non si trova nemmeno a pagarlo a peso d'oro. In quel momento ho dovuto fare appello a tutte le mie forze per rimanere calma e non fare gesti poco sensati (come fermarmi in doppia fila e bloccare il traffico 🙈), il mio unico obiettivo era riportarci a casa, dove alla fine non ho avuto più bisogno di calmarla perché strada facendo si era calmata da sola. Ovviamente, anche io senso di colpa a mille: «Vedi, si è dovuta calmare  da sola, ma che madre non si ferma e consola la figlia in crisi, ma che ti costava fermarti nel primo spazio decente...» e così via. 

Restando un po' in quella scomodità ho poi realizzato che quel senso di colpa non era mio, era il riflesso della tristezza e della rabbia di mia figlia. Io in fondo avevo fatto la cosa più sicura per me e per lei: continuare a restare in una situazione di (mia) calma per portarci a casa. Che è un po' quello che hai fatto tu, e non è neanche tanto semplice. Se ti fossi fermata per consolarla ma fossi stata in preda all'ansia per il fatto di trovarti in quella strada, come avresti potuto trasmettere a tua figlia la tua calma? 

Questa è solo la mia esperienza e le riflessioni che ne sono derivate, spero possa essere un po' utile anche a te per toglierti un po' di quel peso che senti :)

Martina    4 lug 2024

Grazie Valeria, ho sentito il tuo abbraccio a distanza e hai capito perfettamente la situazione! 
C’è poi da dire che ultimamente la stanchezza di notti in cui si dorme 2-3 ore fa la sua parte nel vedere tutto amplificato!

Anna Pifferi    30 giu 2024

Ciao Martina, 

anche mia figlia in macchina era così. Per un po' nulla ha funzionano, poi ha iniziato a calmarsi con canzoncine (non video). Puoi provare a parlarle o cantarle qualcosa. Falle sapere che tu ci sei e sei lì per lei.
L'importante è che tu stia calma, la calma del genitore aiuta tanto! 

Ti mando un grosso abbraccio ♥️

Martina    30 giu 2024

Insegnante

Martina, sento la tua sopraffazione. Leggo dai post che scrivi che sei stanca e spaesata. Ti sento anche sola, nel senso che mi sembra che tu abbia bisogno di un gruppo di mamme in carne e ossa per confrontarti, supportarti, darsi uno sguardo di intesa e comprensione durante una crisi. Secondo me, più che sentirti in colpa, metterti ogni minuto in discussione, dovresti capire che la genitorialità è costellata di scene, crisi, pianti, ma anche tanta soddisfazione, amore, condivisione. I bambini piangono, ma non perché ti vogliono dire “ sei una cattiva mamma, mi stai maltrattando, resterò traumatizzata, finirò in terapia a 15 anni, ecc…”.  La tua bambina piange perché ha nemmeno 2 anni e non sa come altro mostrare la sua contrarietà a qualcosa, il suo desiderio di altro, la stanchezza e la confusione di essere in una situazione diversa dal solito. Per favore Martina, prenditi del tempo per leggere tutti i contributi che trovi su La Tela. Per l’età di tua figlia, ci sono centinaia di contenuti e aiuti. Riguardo al non fermarti in auto: Se il posto non ti sembra sicuro, se la priorità è andare via, allora si sale in auto e si va via. Se invece è possibile fare un giretto nel parcheggio o intorno, pochi minuti per smaltire la crisi, allora si fa. Non esiste una regola, si usa il buon senso e cosa ti suggerisce il cuore.  Ripeto: fai il percorso su La Tela, ascolta il podcast di Carlotta, leggi i libri che sono stati consigliati ( quello di Carlotta in primis) e respira. 

Martina    30 giu 2024

È così come hai detto tu, sono molto sola! Mi sono trasferita anni fa qui a Pisa e le mie amiche le ho lasciate dove sono nata e cresciuta! Per il resto, mi piacerebbe leggere e ascoltare il lavoro di Carlotta (tra l’altro ho anche il suo libro) ma è già tanto avere il tempo per respirare!!!