Aiuto chi come me?
Primo post
Ciao a tutti de LaTela, ammetto di non essere un assiduo frequentatore della comunità, ma penso di essere arrivato al momento in cui, come si suol dire, gli amici si vedono nel momento del bisogno, e voi potreste essere lì ad ascoltarmi.
Ormai 17 mesi fa è nata la nostra piccola Giada, uno scricciolo che ci ha cambiato completamente la vita, il ruolo del genitore ci ha stravolto, la mia compagna Giorgia, assidua frequentatrice della comunità, ha passato un momento di depressione post partum, io le sono stato accanto ed è stato un periodo brutto per entrambi perché ci siamo ritrovati a dover affrontare tutto da soli, il cambiamento, la depressione, e la lenta rinascita, io come le ho detto tempo fa in quel periodo mi sono messo un caschetto e sono andato in trincea a cercare con le unghie e con i denti a fare stare su la baracca permettendo a lei di concentrarsi su di sé e sul suo benessere psicologico da ritrovare. Lei ci è riuscita è rinata con nuove consapevolezze e anche grazie a Carlotta con nuove certezze soprattutto quella che tutto ciò che è accaduto e che è stato è normale perché non è tutto rosa e fiori il diventare genitori.
Ecco dal momento in cui lei ha iniziato a stare meglio, io mi sono sentito come quei soldati tornati dalla guerra che non riescono a fare pace con il fatto che ora ci sia finalmente la pace, sono sempre in allerta, ogni minimo cenno di malumore di Giorgia mi spinge indietro di un anno, ho intrapreso un percorso anche io per riuscire a fare pace con quello che c'è stato in modo da riuscire a tornare a vivere in un presente in cui oggettivamente non ci manca nulla e in cui non c'è nulla di cui preoccuparsi, e da qualche tempo che però sento forte il mio sentirmi solo perché per qualche ragione divina sembra non esistano padri che hanno vissuto un'esperienza simile alla mia, perché sono circondato da padri felici e spensierati e sento di non riuscire a condividere o comunque a confrontarmi con qualcuno che ci è passato anche solo per capire come riuscire a togliermi il caschetto e festeggiare l'inizio della pace.
Grazie a chiunque leggerà quello che ho scritto, grazie anche a chi vorrà solo dirmi va che è lì la tua pace.
Buonaserata
Insegnante
Ciao Vincenzo,
Penso che una (tante) delle cose difficili della genitorialità è che ti prende alla spalla senza preavviso. Ho due bimbe (3,5 anni e 1 anno) e per mia fortuna non abbiamo vissuto esperienze traumatiche (depressioni, malattie etc) in famiglia. Abbiamo sempre vissuto le difficoltà di tutti (il sonno in primis, ma anche le difficoltà di distacco della grande che è un po’ cozza e tante altre cose) ma finora saltandoci fuori bene. Ho anche cambiato lavoro per essere più tempo a casa andando però a modificare equilibri e facendo, nell’immediato, più danni che altro (anche se mi consolo con la convinzione che sul lungo periodo è stata una scelta vincente). E dopo 3 anni ero convinto di essere ormai sul pezzo eppure da qualche settimana sono scontroso, mi arrabbia troppo e troppo in fretta, soffro tantissimo la mancanza di tempo di coppia (siamo tutti bravi ad accettare di arrivare secondo in teoria, poi la pratica fa soffrire) e tante altre piccole cose in cui non mi riconosco. E aggiungo che per noi papà i momenti di confronto sono pochi: quante volte incontrando dei conoscenti viene rivolta alla nostra partner la domanda “come va?” E noi neanche ci guardano?
Capisco ed è indubbio che molte fasi sono appannaggio della donna (parto, allattamento etc) ma spesso l’impressione di essere ignorati esiste.
Qui a Parma grazie ad un’ostetrica e una psicoterapeuta ho fatto l’esperimento di qualche incontro riservati ai papà per parlare di paternità con la speranza che diventi una cosa fissa. Magari esiste qualcosa anche dalle tue parti…. Penso che in questo casi il confronto porti davvero tanto conforto (scusa il gioco di parole).
Un saluto
Francesco
Team La Tela
Vincenzo 💜 Grazie grazie grazie per questa tua condivisione, la tua trasparenza è stata una coccola. Sai, è interessante che tu paragoni le sensazioni che descrivi all'essere tornato dalla guerra, perché mentre leggevo pensavo proprio a una forma di PTSD (ovvero una risposta emotiva nel presente a un evento traumatico nel passato). Non è affatto una diagnosi, ovviamente, e nemmeno qualcosa di negativo: credo che se iniziassimo a trattare eventi (che in determinati periodi della nostra vita ci «superano» e ci provano), come veri e propri traumi e nodi da sciogliere (piccoli o grandi), allora impareremo un metodo per elaborarli e toglierci il caschetto con più «facilità». Il percorso che hai intrapreso è esattamente quello: l'elaborazione di un trauma per accoglierlo e lasciare che ti mostri nuove versioni di te.
A proposito di trauma, c'è un libro bellissimo di Gabor Maté sul trauma che si intitola The Myth Of Normal, non so se è tradotto in italiano, ma forse potrebbe piacerti e aiutarti a fare una parte del lavoro.
Team La Tela
Ho controllato e sembra che una traduzione ci sia, editore Astrolabio, ma non mi è chiaro. Il titolo che ho visto è «Il mito della normalità». Non è strettamente relazionato a quello che ci racconti, ma è un affascinante viaggio nel trauma.
Team esteso
Ciao Vincenzo, scrivo un brevissimo commento solo per dirti che questo tuo stesso messaggio avrebbe potuto scriverlo mio marito. Mi ha colpito molto la metafora che hai usato, perché è la stessa che ha usato anche lui, anni fa.
Mi sento di dirti due cose.
La prima: non sei solo, noi capiamo tantissimo la tua fatica. E dai commenti che vedo al tuo post, non siamo gli unici. 💜
E poi, su quel sentirsi circondati solo da genitori felici, un aneddoto: quando è nata mia figlia, per i primi mesi sono stata male, e mi sembrava di essere l'unica. Le mie amiche, le compagne del corso preparto, tutte sembravano avvolte in una nuvola di gioia e estasi. Ricordo che un giorno ero al parco e avevo iniziato a chiacchierare con altre tre mamme che mi ripetevano le stesse frasi di gioia e meraviglia delle mie figlie. Io ero esausta e, forse per il fatto che erano persone sconosciute, ho iniziato a raccontare di quanto invece per me fosse desolante, in quei mesi, quell'esperienza. Momento di silenzio, occhi che si cercano. E a ruota, come un domino, sono piovute una marea di conversazioni oneste, mille volte più oneste sul post parto, di quelle che avevo sentito fino a quel momento. Ecco, usando una frase che dice spesso anche Carlotta, quello per me è stato un prima e un dopo e mi ha fatto capire quanto valore abbia scendere dalle ruote delle aspettative sociali e iniziare a condividere la propria vulnerabilità.
Ps. avevo detto che avrei scritto un brevissimo commento ma è più forte di me, questo argomento mi sta tanto a cuore e spero che in qualche modo la mia esperienza possa aiutare anche te.
Grazie mille Valeria, mi stupisce e mi conforta allo stesso tempo sapere che anche tuo marito usava la mia stessa metafora, significa che le mie e le nostre sensazioni ed emozioni non sono appunto solo nostre ma probabilmente molto più diffuse di quello che possiamo pensare. Questo conforto spero di poterlo utilizzare come strumento per uscire definitivamente da questa maledetta trincea e metterla alle spalle senza mai più voltarmi a guardarla, consapevole che sia stata lì all'inizio di questo pezzo di vita della genitorialità.
Grazie ancora, un abbraccio
Ciao Vincenzo, sono Nicola e ti scrivo sotto mentite spoglie di mia moglie Maria (ma tanto lei è a letto 😜...). Voglio ringraziarti per aver condiviso in modo così trasparente e sincero il duro periodo che stai attraversando. Vorrei condividere con te quello che anche noi abbiamo attraversato in un periodo davvero difficile a cavallo della nascita del nostro secondo figlio Enea (nato a poco meno di due anni dopo la nascita di Matilde). Ricordo ancora molto bene l'estate e l'autunno postumo il bellissimo arrivo del nostro polletto. Ogni giorno che trascorreva era un continuo tenere botta alle incursioni di mia moglie che scaricava addosso il peggio di se, non so se fosse depressione o altro so solo che fu davvero dura... Dopo lungo tempo mi accorsi di essere davvero stanco di ricevere la sua frustrazione in cambio del mio miglior sacrificio possibile... So che toccai il fondo quando iniziai a pianificare il divorzio una volta che entrambi i bimbi avessero raggiunto la maggior età perché non ritrovavo in mia moglie colei che avevo sempre amato da ben 20anni... Certo che non era più lei!!! come dice Carlotta avevamo smesso di fare gli update di ciascuno di noi durante un periodo di forte trasformazione e apnea continua. Così, ad oggi, credo di poter dire che ci abbia salvato e legato ancora di più l'aver aperto un dialogo sincero per condividere come si sentiva ognuno di noi (io le ho detto che ho pensato perfino al divorzio) e ci siamo raccontati come ciascuno viveva la fatica di quei momenti e come leggeva la distanza dell'altro. Ed infine, gli insegnamenti di Carlotta ed il bellissimo mondo della Tela, ci hanno aiutato a capire che non eravamo strani ma solo che avevamo bisogno di normalizzare molte delle situazioni difficili per iniziare a vivere la bellezza dei singoli momenti, che altrimenti ci sarebbero scappati tra le dita... Non sentirti solo... È solo che questo mondo stereotipato ci isola e ci fa sentire fuori luogo... Non so dirti molto altro ma di certo posso invitarti a considerare la possibilità che voi avviaste il vostro programma di update: sono certo potersi rivelare un bel viaggio di riscoperta di voi come coppia e come individui all'insegna della condivisione consapevole dei vostri bisogni.
Grazie Carlotta. Grazie Vincenzo.
Nicola.
Ciao Nicola, leggere finalmente una risposta da un padre non sai quanto mi renda felice, hai ragione in questo mondo stereotipato la solitudine in cui mi ritrovo è quasi insostenibile, ti senti un'isola circondato da un oceano immenso, ma la cosa più triste è che vicino a quest'isola qualcuno ci passa ma non è compatibile con la vita su quest'isola. Un pensiero un po' articolato stile ragnatela di Carlotta. Noi abbiamo anche intrapreso un percorso di terapia di coppia perché ci siamo ritrovati ad un punto in cui gli stessi bisogni sono condivisi in modo diverso e nessuno dei due era in grado di interpretarli nel modo giusto. Mi piacerebbe davvero tanto poter scambiare due chiacchiere con te, perché trovare qualcuno di compatibile con quest'isola che sono è davvero difficile. Grazie mille per il regalo che mi hai fatto con la tua risposta. So che c'è un modo di tornare alla serenità di un tempo, sto ancora cercando il mio, ma sapere che ci si può riuscire mi consola un po' di più. Un forte abbraccio.
Team La Tela
Ciao Nicola attraverso il profilo di
Maria
🙂, che bello vedere la tua risposta, grazie per aver condiviso! Se ti va, ti chiedo di unirti alla comunità con il tuo account (e nome) e per farlo abbiamo una super opzione che è la condivisione in famiglia! Se vai nel menù del profilo di Maria (dove c'è la foto in alto a destra, per intenderci), puoi scegliere Condivisione, condividere con il tuo account, e vedrai tutto quello che vede Maria ma sul tuo account personale: vedrai anche il percorso (e ricorderà dove sei tu e potrai salvare lezioni che interessano di più a te) e potrai partecipare al Forum proprio come Nicola. Sarebbe molto bello avervi qui «entrambi». 💜
Grazie mille Carlotta!
Et voilà! Mi sono aggiunto e "congiunto"! Fantastico!
Insegnante
Caro Vincenzo,
oltre a dirti che penso che quello che avete vissuto e che tu stai vivendo sia veramente “normale” , ti voglio fare i complimenti . Un marito e un padre che dimostra una tale sensibilità verso la sua compagna non è cosa così scontata e tua moglie e tua figlia sono fortunate ad averti al loro fianco. Non essere troppo duro con te stesso, non pretendere troppo da te e accogli con amore queste tue emozioni . Mantieni sempre vivo il dialogo con la tua compagna, non temere di parlare con lei di come ti senti perché le difficoltà si affrontano insieme e come tu hai aiutato lei ora magari lei potrà aiutare te ❤️ e sono d’accordo che un piccolo percorso di sostegno psicologico alla genitorialita’ e alla coppia non possa che farvi bene 😊 dopo tutto , chi può dire di non averne bisogno ? 😅 ti mando un abbraccio ❤️
Grazie Ilaria, ho sentito fin da subito che essere un padre/madre nel momento di difficoltà della mia compagna era l'unica soluzione ammessa per non sprofondare tutti, e so che se è stato necessario per uscirne tutti, chi più chi meno, indenni.
Ora siamo una famiglia che condivide splendidi momenti insieme, solo io sono rimasto un po' indietro e ogni tanto mi soffermo a guardare quello che mi circonda consapevole che sono un uomo e padre fortunato, ma che deve lavorare ancora un po' per togliersi di dosso un po' di scorie del passato. Un abbraccio
ciao Vincenzo,
Io non sono un padre ma una mamma; ci tenevo però a scriverti perchè abbiamo vissuto qualcosa di simile a quello che è accaduto a te e tua moglie.
Io ho sofferto di depressione durante la gravidanza e anche dopo la nascita di nostra figlia Sara. Anche mio marito ne ha risentito e ha passato un momento difficile da cui sta uscendo solo ora (Sara ha 2 anni e 3 mesi). Secondo me sono due le cose che aiutano a uscire dalla trincea (come dici tu): un aiuto psicologico e la meditazione mindfulness. Imparare a stare nel presente è una capacità che davvero può cambiare la vita e regalare molta serenità.
Un abbraccio ♥️
Ciao Anna, grazie mille per aver dedicato del tuo tempo a condividere la vostra esperienza, sto iniziando a capire che la condivisione è uno strumento valido, caratterialmente sono un tipo che sta sulle sue per altre esperienze passate che ne hanno accentuato questa dinamica che in questo momento sento ritorcermi finalmente contro così magari da riuscire a migliorare questo aspetto. Il presente so che è un posto meraviglioso dove non manca nulla, difficile è goderne a pieno. Mi ci sto impegnando e spero di capirlo definitivamente al più presto.
Un abbraccio