Aggressività passiva (post non relazionato alla genitorialità… o sì?)
Team La Tela
Non avevo in programma di scrivere oggi, ma ho bisogno di un outlet.
Ho appena bloccato una persona su Instagram, la prima persona di sempre. Lo sento un po' come un fallimento, anche se so che non lo è (è per salvaguardare la mia salute mentale, perché le conversazioni sono diventate davvero faticose). Ma lo sento come un fallimento perché sono anni che dedico tempo a questa persona e respiro per rimanere gentile e scrivere parole che mi rappresentano quando dall'altra parte ricevo frasi spiacevoli, giudizi e critiche velate, e quando lo faccio notare, si trasformano in aggressività passiva con domande retoriche, parolacce, le tipiche frasi che sminuiscono e tentano di far sentire sbagliato l'altro come: «Eccola lì, a gridare al lupo al lupo», «Se ti fa sentire meglio…», «Il giudizio l'hai dato tu…», «Sei tu che sei maleducata», «Tu vuoi solo avere ragione», «Io non ho mai detto che…» e poi quando le riporto la frase dove ha scritto quelle parole, «È solo la tua interpretazione…».
Conosco bene l'aggressività passiva e quelle frasi perché ci ho convissuto fino ai 18 anni che sono uscita di casa.
Alex
conosce bene l'aggressività passiva perché ci ha convissuto per anni finché non ho deciso di fare il lavoro necessario per riconoscerla e cambiarla in me (anche grazie al suo aiuto e alla sua pazienza).
Eppure non so ragionare con l'aggressività passiva. Tocca corde profondissime dentro di me, mi riporta a quel senso di ingiustizia che provavo da bambina e adolescente e alla necessità di far prevalere il giusto. Il mio primo istinto è rispondere con aggressività passiva, ma oggi finalmente riesco a cancellare la frase già scritta e ridirigere la mia conversazione sulla gentilezza. Ma quella sensazione di sentirmi schiacciata dal senso di ingiustizia non riesco a ignorarla e mi fa ancora sentire scomoda, riconosco nel corpo le stesse sensazioni che portano alla rabbia e alla frustrazione.
E oggi, dopo anni, ho deciso che non ne avevo più voglia e ho «ceduto»: ho scritto a questa persona che non posso evitare di vedere e leggere i suoi messaggi senza bloccarla perché questo è il mio account e che quindi per favore smetta di scrivermi. Non l'ha fatto e l'ho bloccata.
Al di là di questa persona, che forse era una decisione che dovevo prendere mesi e mesi fa, non mi piace la sensazione, mi sembra di aver lasciato qualcosa in sospeso. Ma forse è solo un altro fattore da processare, proprio come capire perché l'impotenza di fronte al senso di ingiustizia mi fa sentire così… (non so che emozione sia, devo guardare la ruota delle emozioni!). Non mi piace nemmeno perché l'emozione che nasce da quel senso di ingiustizia ogni tanto si intromette ancora anche nella mia relazione con Alex (anche se con lui ho imparato a comunicarlo e trovo in lui una persona che sa mettersi in dubbio).
Avete consigli? Avete mai provato quel senso di ingiustizia di cui parlo? Come si fa pace con quell'emozione (forse iniziando a capire che cos'è? 🤪)? Come si lascia andare il senso di ingiustizia? Avete esperienze a parlare con persone passivo aggressive?
Se vi va e quando vi va, vi leggo. 💜
Ps. Prometto che non scrivo tutti i giorni eh! 😅
Ps2. Ho resistito così a lungo con questa persona sconosciuta su IG, perché credo che con gli adulti valga lo stesso principio che con i bambini: se ci fanno fare fatica, è perché loro ne stanno facendo altrettanta o di più. Forse ora non ero solo più disposta a farmi carico della sua fatica.
Ciao Carlotta, leggo ora questo tuo post e condivido con te che, anche dietro a commenti così aggressivi e sfuggenti, ci siano tanti bisogni ed emozioni inconsapevoli ed inespresse da parte di chi utilizza questo stile comunicativo. È un po' come nella rappresentazione del nostro stato umano utilizzata dal filosofo e maestro armeno Gurdjieff. In questa illustrazione, i cavalli rappresentano le emozioni, il cocchiere rappresenta la mente, la carrozza il nostro apparato fisico, mentre la coscienza è il passeggero.
Gurdjieff sottolinea che, nella maggior parte della nostra vita, il passeggero è dormiente e le emozioni finiscono per guidarci inconsapevolmente.
Noi Telisti, anche grazie a te, sappiamo bene l'importanza di accogliere e legittimare le nostre emozioni, ma effettivamente capire meglio quale esigenza personale si nasconda, ad esempio, dietro stati d'animo trascinanti come la rabbia, il fastidio, la frustrazione, è un processo fondamentale per capirsi meglio e, conseguentemente, poter comunicare con gli altri basandosi sui propri bisogni piuttosto che esclusivamente sulle proprie emozioni.
È una delle attività che noi mediatori aiutiamo le parti in conflitto a fare, nella fase della cd. raccolta degli interessi. Capire il bisogno nascosto dietro una posizione apparentemente inamovibile, infatti, aiuta molte persone ad iniziare a mettersi in discussione e riattivare empatia e comprensione verso la posizione e gli interessi dell'altra parte. Spero di averti dato qualche spunto interessante, da aggiungere ai moltissimi interessanti feedback che hai già ricevuto!
💜
Ciao Carlotta,
sto leggendo in questo periodo un libro che si intitola "Il perdono assoluto" e non so ancora dirti se mi piaccia o meno, ma ha un'interessante visione del ciò che ci accade. Sulle persone che incontriamo e che ci fanno "stare male".
E quando ho letto il tuo post ho pensato subito che siete state una palestra tu per l'altra persona e viceversa. A te, lei ha aiutato in tanti anni ad imparare a gestire questa rabbia passivo aggressiva, mentre la tua gentilezza prima e la tua porta in faccia ora servirà a lei a comprendere certe sue dinamiche per migliorarsi, se vorrà.
Vivila, secondo me, come un grande favore che vi siete fatte a vicenda. Lei con l'aiutare te con ciò che smuoveva nel tuo profondo e tu bloccandola e dandole dei limiti.
Ne approfitto visto che non sono avvezza a scrivere, per dirti che mi hai aiutato tanto a migliorare come mamma (io sono solo aggressiva di fondo eheh) e tu, Alex e il tuo team siete meravigliosi. Un abbraccio!
Ciao Carlotta, mi dispiace per quello che hai dovuto subire da questa persona e penso che tu abbia preso la decisione giusta. Ho letto molti consigli interessanti e utilissimi, volevo aggiungere un piccolo semino (come li chiami tu 😊)sulla gestione dell'emozione scomoda. Secondo me non si deve "farci pace" o "lasciar andare", bisogna semplicemente osservare. Stare con se stessi, visualizzare il punto del corpo dove questa emozioni/sensazione si fa sentire e farle spazio, osservandola semplicemente, senza la volontà di farla sparire. E se sento che questa emozione ha bisogno di ancora più spazio, beh... glielo creo. Di solito, così facendo, le emozioni si attenuano, anche se questo non deve essere il fine dell'esercizio. Sicuramente tutte queste cose già le sai, ricordo che pratichi meditazione da tempo 😊
Concludo facendoti i complimenti, ho notato su Instagram che ti interfacci con tante persone, alcune delle quali decisamente poco educate. Sei fin troppo zen!
Ciao Carlotta, questa condivisione mi è arrivata dritta al cuore, mio padre era così e mio marito è così....le tue parole mi hanno fatto fare un passo avanti nella consapevolezza, grazie! Sono anni che ci lavoro con la terapia individuale ed è dura sciogliere quel senso di ingiustizia e impotenza....Io con le persone così ho pazienza zero, lo avrei bloccato alla prima frase, non pensavo si potesse rispondere in modo gentile!!!!
Non ho consigli da darti, perché meglio di così per me è impossibile, sei già wonder woman. Un abbraccio.
Leggendo il tuo messaggio Carlotta mi è venuta una stretta alla pancia, ho riconosciuto il comportamento che tu descrivi passivo-aggressivo e forse per la prima volta ho dato un nome al comportamento di una persona a me molto vicina .
Vorrei approfondire di piu' su questo argomento e mi riferisco anche al messaggio di Silvia , qui sotto che cita Rosenberg. Avete testi da consigliare ?
Con questa persona non riesco proprio a dialogare e ultimamente la situazione è talmente peggiorata che non ho nemmeno piu' voglia di relazionarmi con lui . Ma devo farlo per forza e quindi devo trovare la strategia giusta.
Sai quante volte ho pensato , caspita ho imparato cosi' tanto a gestire le mie emozioni nei confronti di mia figlia , riesco a riferirmi a lei con pazienza e gentilezza , cerco di rispondere con una domanda e non con un'affermazione, insomma cerco di mettere in pratica quello che sto imparando da tempo da te.
Perchè non riesco a farlo con un adulto ? perchè è cosi difficile ?
seguiro' questo tema con grande interesse e spero di ricevere consigli da tutti voi del gruppo !!
Spero abbia senso anche per voi quello che ho scritto.
Team La Tela
Silvia R.
vuoi fare tu gli onori di presentare Rosenberg e di consigliare il suo bellissimo libro che mi hai regalato?
Certo con piacere.
Intanto in estremissima sintesi Rosemberg propone un approccio alle relazioni che si chiama Comunicazione Non Violenta (o linguaggio Giraffa) che ha come obiettivo quello di connettersi agli altri (e se stessi) sul piano dei bisogni piuttosto che su quello dei comportamenti e dei giudizi che ne derivano.
Il che vuol dire -ad esempio- che in situazioni di conflitto piuttosto che sentire le critiche sentiremo la richiesta di aiuto rispetto ai bisogni non soddisfatti (che cercheremo di capire con l'altro e -se ci va- soddisfare). Oppure, guarderemo alla reazione negativa che ci provoca un comportamento altrui (esempio irritazione o rabbia) come ad un nostro bisogno non soddisfatto in quel momento, che potremmo comunicare all'altro spostando la relazione sul piano dell'empatia piuttosto che su quello del "io ho ragione tu hai torto, quello che fai è sbagliato, ....".
Ovviamente l'impatto è potentissimo in ogni relazione (dai conflitti bellici fino alle relazioni coniugali, a quelle con i figli, con i colleghi, ....)
Miei materiali preferiti (in inglese ma ci sono anche le versioni italiane dei libri e qualche audio con sottotitoli):
1) https://youtu.be/l7TONauJGfc?si=La7s-wW1yJD10YFb 80% del messaggio e del processo è in questa conferenza POTENTISSIMA. Lui è un fenomeno per altro.
2) Non Violent Communication - a language of life. M. Rosemberg
3) Words are windows (or they are walls). M. Rosemberg
Spero di essere stata utile e felicissima di sapere cosa ne pensa il resto della community!
Ambassador
Grazissime!!
Silvia grazie mille ! Andrò ad approfondire con grande curiosità !
Grazie 🙏🏾
Insegnante
Ciao Carlotta. Mi riconosco nelle tue parole: pure mio marito conosce l'agressività passiva perché era il mio modo conosciuto di relazionarmi. Anche io provo ancora tanta voglia di rispondere quando qualcuno mi parla in quel modo. È faticoso fermarsi in tempo.
Sono d'accordo con te nel fatto che probabilmente pure quella persona fa fatica con la sua vita e modo di fare. Probabilmente non si è resa conto che ha bisogno di aiuto per cambiarlo e credo che, essendo molto bello da parte tua provare a fargli vedere un modo diverso di reagire, non la puoi veramenre aiutare se lei non identifica il bisogno di essere aiutata.
Quando mi capita una cosa del genere mi provo a chiedere "perché ci provo così tanto con questa persona? Perché è così importante per me che lei si renda conto del suo "sbagliato" modo di fare?" Nel mio caso, ho fatto molta difficoltà a capire che non è vero che si possa aiutare tutti ad andare verso un posto migliore (e altre risposte).
Grazie della condivisione!
Un abbraccio.
Ambassador
Ciao Carlotta, mi dispiace tanto e se fossi lì con te ti abbraccerei forte e ti direi di andarci a fare una camminata insieme parlando di questo fino a che non è uscita tutta questa emozione...
Mi dispiace perchè non lo meriti, perchè immagino quanto tu ti sia dedicata a questo dialogo e che energie ci hai investito e non è scontato...
Mi dispiace perchè essere costretti a fare qualcosa che non è nella nostra indole (come chiudere le porte a qualcuno) è come vivere un atto di violenza e hai ragione...è profondamente ingiusto
Mi dispiace perchè quella sensazione di fallimento so che rimane dentro e sembra aver reso vano ogni sforzo
Sento molto vicino quello che descrivi ed è una vita che lo provo...il rapporto con mio padre è sempre stato così...quando decisi di lavorarci e superarlo però mi scattò una cosa opposta....Fabio dice che proprio quando riconosco nelle persone questa modalità io mi "metto" ancora di più nella modalità "ci devo riuscire, so di potercela fare".
Credo sia vero...è come se mi dicessi, ho superato questa modalità, so di poterti accompagnare su un piano diverso...fidati...ma se non ti fidi io mi sento come se subissi un'ingiustizia e siamo da capo a dodici...
La verità però è che le relazioni sono fatte di reciprocità e se da una parte non c'è la volontà, cade il presupposto.
Capisco quella sensazione di aver lasciato qualcosa in sospeso e quella emozione nell'impotenza di fronte all'ingiustizia...io per me la assimilo a un mix di frustrazione e impeto....difficile da descrivere...se ti va fammi sapere come l'hai identificata
Questa sensazione di impotenza l'ho provata fortissima anche nel dialogo con le maestre di Samuele lo scorso anno....mi capita spesso ora che mi ci fai pensare...
Consigli? Forse di radicati ed efficaci non ne ho...
Fabio quando mi vede così mi suggerisce di essere più equilibrata nell'idealismo e saper riconoscere meglio chi ho di fronte...dove vale la pena...
L'impotenza per me è un problema perchè è proprio quella sensazione di muro imposto che io ho sempre voluto combattere, sfondare, sgretolare...so di avere le risorse per farlo per cui quando non ci riesco provo un mix di torto subito/responsabilità...forse rabbia..."non me lo merito"...
Forse il segreto è accettare che non si può arrivare dappertutto, interiorizzare che il concetto è importante ma anche il capire chi si ha di fronte (nel bene o nel male), che le idee vivono nelle azioni di chi le sa accogliere e darsi il giusto valore non se si riesce o meno, ma se si è provato.
Come sempre ho divagato e non so se ti sono stata di aiuto, però ti abbraccio fortissimo e sono con te!!!
Chiara non avrei saputo descrivere meglio quel mix di sensazioni che derivano dall'avere a che fare con la aggressività passiva. Forse bisogna a volte solo accettare che c'è chi non è disposto a mettersi in discussione, non ancora almeno. E allora lì si va avanti e, nella vita reale, se quella persona sentirà un giorno la nostra voce riecheggiare allora magari ci verrà a cercare... sui social purtroppo è un'altra storia e credo che tutelare se stessi e il proprio sentire diventi, dopo un po' di tentativi, l'unica cosa che conta! Tutto ciò per dirti Carlotta che per come la vedo io aver dato più di una volta ad uno sconosciuto il beneficio del dubbio è già tantissimo, provarci ancora non è né utile né salutare.
Un abbraccio a noi
Gabriella
Grazie per la condivisione Carlotta, posso solo che leggere anch'io perché ho una strada ancora molto in salita al riguardo. Ringrazio solo di averti incontrata e anche sé questa strada è faticosa proprio perché sono cresciuta con una educazione tradizionale
so che in futuro mi ringrazierò.
PS. Mi sono stupita perché l'altro giorno ad un attacco bervale di uno straneao ho preferito lasciarlo andare e non accogliere la sua provocazione
Anche sé nn mi sono riconosciuta mi sono detta. Bene, c'è la puoi fare. Avanti così 😂
Quindi grazie ancora per questo semino ❤️
Ciao Carlotta.
Mi sento solo di dire che non esiste solo il bianco il nero.
C’è il grigio… per non parlare dei colori e di tutte le sfumature.
Ogni situazione credo vada valutata in modo a se stante.
Aggiungo che in passato mi è capitato di prendere decisioni simili alla tua e le ho vissute come una liberazione.
Un abbraccio 🤗
Ps. Fa sempre piacere leggerti.
Cara Carlotta,
grazie di essere stata così vulnerabile! Il tema dell’aggressività passiva mi tocca così da vicino che non riesco a scriverne senza sentirmi scomoda. Spero tu riesca a fare chiarezza e grazie di aver avviato questa conversazione nella tua meravigliosa community. Un abbraccio. Giulia
Team La Tela
Sai... non ho consigli, perché vivo questo tipo di situazioni nello stesso identico modo in cui le vivi tu! 🙈
Anzi, a questo proposito io sento ancora che di strada ne ho proprio tanta da fare per non rispondere in questi casi in maniera a mia volta aggressivo passiva (dalla tastiera riesco ma in una conversazione in presenza spesso invece no).
È una di quelle cose rispetto alle quali so la teoria ma ancora sbaglio tantissimo quando bisogna mettere in pratica.
Leggerò quindi anche io con piacere i consigli della nostra comunità! ☺️
Ciao Carlotta,
Mi spiace per questa sensazione spiacevole che provi. Deve essere davvero triste.
Due riflessioni:
1- penso che come insegnamo ai nostri figli che non devono per forza stare con chi non li fa stare bene, questo valga anche per noi, e anche sui social, dove non "stiamo" con le persone in senso letterale, ma lo stesso instauriamo relazioni che hanno un impatto sulla nostra vita (guarda cosa succede qui in questa community!!). Quindi stai solo seguendo un principio che applichi anche nella vita "vera".
2- cosa direbbe il nostro amato Rosemberg? Giraf ears on: dietro un comportamento c'è un sentimento (sta facendo fatica come osservi tu) e dietro questo c'è un bisogno. Non sentire le critiche, sono solo richieste di aiuto che vengono da un bisogno non soddisfatto (di sentirsi ascoltati? Di confermare che le proprie idee valgono? ...). E tornando al punto 1, è tuo diritto non offrire (piu) questo aiuto se la cosa non ti fa stare bene.
Un abbraccio
Silvia
Team La Tela
Grazie
Silvia R.
: le tue riflessioni sono arricchenti! (Rosenberg andrebbe ripassato periodicamente, me lo dico sempre.)
Grazie del feedback!
Io periodicamente mi rileggo o ascolto qualcosa 😀. Non sempre facile da applicare soprattutto in real time, ma quando ci riesco vivo moooolto più serena!
Ciao ! sono molto interessata al tema, mi consigliereste testi da leggere o ascoltare di Rosenberg? o per ora ho letto solamente Crescere i bambini con la comunicazione non violenta. Conoscete testi che riguardino la comunicazione tra adulti ? grazie mille ne ho molto bisogno
Team La Tela
@fabia ti consiglio Le parole sono finestre (oppure muri): per me è tipo una Bibbia! 😁
1) https://youtu.be/l7TONauJGfc?si=La7s-wW1yJD10YFb 80% del messaggio e del processo è in questa conferenza POTENTISSIMA. Lui è un fenomeno per altro.
2) Non Violent Communication - a language of life. M. Rosemberg
3) Words are windows (or they are walls). M. Rosemberg
Grazie !!!