Consigli timidezza
Primo post
Ciao mamme e papà della tela, é la prima volta che scrivo qui e volevo chiedervi un consiglio su una cosa che siccede spesso i pomeriggi con amici. Mio figlio ha 5 anni e di base é timidino e penso per raggirare qiesta sua timidezza vorrebbe che tutti giocassero come vuole lui che lo guardassero fare qualvosa che sa fare etc..e spesso a metà pomeriggio inizia chiedendomi di dire ai suoi amici se lo guardano fare qualcosa.. Io piu volte ho assecondato qiesta sua richiesta, altre volte ho spiegato che ognuno é libero di giocare come preferisce, di dire si o no ai giochi che propone.. Ma spesso non ne vengo fuori perché segue una crisi soprattutto se c e anche della stanchezza. Volevo chiedervi secondo voi devo assecondare queste sue richieste o spiegargli che deve un attimo ridimensionarsi nelle richieste di attenzioni, spesso risponde anche ai nonni riprendendoli se sbagliano o non chiedendo mai le cose con gentilezza.. Penso le cose siano collegate nell affermazione di se.. Aiuto
Team La Tela
Ciao Giulia, condivido alcuni miei pensieri a partire dal tuo messaggio e ti racconto un piccolo aneddoto di questo weekend. Mia figlia (5 anni e mezzo) ha grande desiderio di approcciarsi a bambini nuovi e me lo comunica spesso, contemporaneamente mi dice che non sa come fare che "si sente timida" (lei mi dice proprio così). Con i bambini che conosce tende anche lei a dettare le regole.
Mi hai fatta pensare che il voler mostrare ad altri bambini qualcosa che sa fare può essere un tentativo di "rompere il ghiaccio" con qualcosa in cui si sente sicuro. Nel caso delle mie figlie questo genere di attenzione è quella che fino ad adesso hanno ricercato con gli adulti con cui venivano a confrontarsi: "zia, guarda cosa so fare"...
Tra l'altro spesso queste situazioni sono proprio fomentate da noi genitori: "perché non fai sentire alla nonna la nuova canzone che hai imparato?" "fai vedere a X il balletto dell'asilo" (io mi sono resa conto che faccio moltissimo questa cosa con le mie figlie 🙈 ultimamente cerco di limitarmi). La differenza è che l'adulto dà retta (o finge di farlo) al bambino, spesso anche ingigantendo l'interesse "ma sei bravissima!!!", i coetanei ovviamente no. Questo i nostri figli però non lo capiscono!
Partendo da questa considerazione non mi sembra quindi così assurdo se mia figlia prova lo stesso approccio con anche i coetanei, senza rendersi conto che non funzionerà allo stesso modo di quando lo fa con un adulto e magari rimanendo quindi anche molto male per la mancata attenzione. Credo valga la pena partire da questa visione per pensare a come approcciarsi alle situazioni che racconti.
Aneddoto se può essere uno spunto in più: sabato Eva voleva parlare con una bimba nuova ma si sentiva impacciata, ha provato delle cose che vedevo non funzionavano.
Ho lasciato che facesse poi mi sono avvicinata e ho modellato con il mio esempio facendo alcune domande alla bambina: "come ti chiami?" "vai all'asilo x? era anche il mio asilo da piccola" "e che classe sei?". Nella mia mente ho mostrato a mia figlia un modo per approcciare le persone facendo domande su di loro piuttosto che spostando l'attenzione su di me. In un secondo momento posso parlare con Eva facendole notare quello che è successo, le consiglio delle domande che può fare o, meglio ancora, chiedo a lei: cosa altro potremmo chiedere a una persona nuova che vogliamo conoscere? Credo infine che possa anche essere importante dire chiaramente che non tutti i bambini trovano interessante guardarci fare delle cose, ma che possono trovare invece interessante altre cose (e provo anche qui a consigliargliele).
Se avrai voglia di raccontare l'evoluzione di queste esperienze mi farà piacere! A presto!
Ciao miriam, grazie della tua risposta, mi hai dato un nuovo punto di vista su cui concentrarmi.. Forse effettivamente deriva dalla sua abitudine nel mostrare cosa sa fare, fomentato piu piccolo anche da me senza rendermene conto.. Ci faró più attenzione davvero, ti ringrazio molto 😊
Team La Tela
Figurati, risponderti mi ha dato modo di "leggere" i miei pensieri e ragionarli meglio anche per me stessa ☺️
Team La Tela
Ciao Giulia,
la primissima cosa che mi sento di dirti è di provare a fare uno sforzo per eliminare progressivamente dalla tua mente l'idea (etichetta) che tuo figlio sia timido, perché questa modalità di percezione non ti aiuta a gestire meglio queste situazioni, anzi, probabilmente concorre a rinforzare un'idea che a sua volta sembra generare i comportamenti indesiderati.
Mi chiederei se è davvero così (siamo sicuri che il fatto che tuo figlio desideri così fortemente essere «visto» dagli amichetti derivi dalla timidezza?), e anzi, in realtà scoprire se sia così o no non porterebbe comunque a nulla di utile.
Ti lascio qui alcuni contenuti del percorso su questo argomento:
Probabilmente provare invece a concentrarti solo sul comportamento potrebbe essere più efficace.
Quello che farei se lui ha difficoltà a «rompere il ghiaccio» per iniziare a giocare con gli amichetti è spiegargli che se vuole tu gli starai accanto nel momento in cui si avvicina agli altri bambini, e poi sarà lui a decidere se e quando parlare con loro per chiedere ad esempio di giocare insieme.
Generalmente questo è l'approccio che usavo con mia figlia, con cui quando era più piccola a volte accadevano al parco giochi dinamiche simili: voleva magari approcciare un bimbo o una bimba e mi chiedeva di farlo al posto suo.
Di solito mi rendevo appunto disponibile a starle accanto mentre lei avviava (da sola) la conversazione. Per noi era un approccio che di solito funzionava, perché lei si sentiva accolta e supportata da me, e faceva i passi successivi con i suoi tempi.
A volte decideva di non parlare con il bimbo o la bimba con cui avrebbe voluto parlare, e io le dicevo che andava bene anche così e che se voleva avrebbe potuto riprovarci in un altro momento o un altro giorno, se lo avessimo incontrato di nuovo.
Su questo tema, potrebbero esserti utili gli spunti che la nostra
Viola Koyuncuoglu
offre nel suo workshop Focus - «Nuove esperienze: quando non vogliono lanciarsi». È un workshop focalizzato su varie situazioni in cui i bambini fanno fatica a lanciarsi e su come si può supportarli con empatia.
Infine, per quanto riguarda i momenti di crisi in cui lui «pretende» ad esempio di giocare come preferisce, anche se gli altri non vogliono: sul momento, come in tutte le crisi, la cosa migliore che puoi offrire è la tua calma e l'empatia verso le sue emozioni, ma comunque senza avvalorare l'idea che gli altri debbano accogliere necessariamente le sue richieste. Solo dopo, quando siete in un momento di calma, ti direi di avviare (o proseguire e approfondire) la conversazione sul consenso e sul rispetto delle scelte altrui (conversazione che potresti anche avviare ad esempio prima di andare al parco giochi, in modo da puntare anche sulla preparazione).
Ti lascio qui alcuni contenuti sui limiti, che potrebbero aiutarti (una è la newsletter di marzo, che parla proprio di questo argomento in modo approfondito - non so se hai già avuto modo di leggerla):
- Come sono i limiti efficaci
- Tre strumenti per far rispettare i limiti
- La Tela di marzo: il mindset dei limiti a lungo termine
Un abbraccio 💜
Grazie rosalba dei preziosi consigli, provero a metterli inatto 😊