Come fate coi nonni?
Primo post
Ciao a tutti! Volevo sentire esperienze e soluzioni che avete trovato per avvicinare i nonni (o altri "collaboratori") all'educazione gentile. Noi siamo molto in difficoltà: nonostante i nostri tentativi di dialogo, di mostrare l'esempio, di portare prove scientifiche... non riusciamo a fare sì che i nostri genitori evitino certi metodi "tradizionali" con la nostra bimba (Etichette, bravo, "ricatti" per ottenere obbedienza...). L'ostacolo più grande direi che è la loro mancanza di educazione al dialogo e alla gestione delle emozioni, per cui ogni tentativo di spiegazione e ogni richiesta viene presa come un accusa o un'offesa. Ma mi sento anche di non ricevere fiducia da loro come genitore. E ad insistere io mi sento pesante ed esagerata... e mi chiedo se sono io che sbaglio. Voi come la vivete questa cosa?
Team esteso
Ciao Chiara! Credo che la sentiamo tutti/e la tua fatica 😁
Non ho letto tutti i commenti e spero di non essere ripetitiva, però ecco vorrei dirti cosa ha funzionato per me. Per me la svolta è stata spostarmi dalla mia frustrazione agli stati d'animo dei miei genitori/suoceri. Ho iniziato a chiedermi: ma perché sono così sulla difensiva? Perché si arrabbiano/non mi ascoltano/mi criticano?
Alla fine mi sono resa conto che per ogni volta in cui io mi sentivo giudicata, anche loro si sentivano giudicati. Ogni volta che provavo a spiegare la mia scelta educativa, percepivo che loro si sentivano giudicati per come invece avevano educato loro. Ci ha salvati, come spesso succede, il dialogo. Soprattutto con i miei, abbiamo parlato tanto, ci siamo confrontati sull'educazione con cui sono cresciuta io, ho spiegato quali aspetti di quell'approccio mi hanno fatto fare più fatica da adulta, ma tutto questo senza giudizio, con estrema onestà e rispetto reciproco.
Vorrei tanto dirti che poi si è risolto tutto, ma no 😂
Nonostante ci provino, spesso ricadono ancora in quei vecchi schemi.
Ma sai cosa? Non credo mi importi così tanto adesso. In quello sforzo che fanno, io ci vedo così tanto lavoro (su se stessi in primis) e così tanto amore, che quelle etichette e quei «brava Auri!» che oggi sento, passano davvero in secondo piano.
Ps: con i suoceri il finale non è così a lieto fine, ma quello è un capitolo a parte 🙈
Insegnante
Grazie Valeria! Mi hai dato speranza. Devo dire che da quando ne sto parlando qui con la community va molto meglio... E anche io ho spostato di più il focus su ciò che ci regalano di positivo questi nonni, sui loro sforzi eroici di tutta una vita.... E tutto è diventato più relativo.
Chiara non sei sola !! Non ho consigli son sincera ma ti racconto un'esperienza recentissima .
Ho un piccolo rituale con mia figlia la sera prima di addormentarsi ed è quello di chiederle come si è sentita durante la giornata e se vuole raccontarmi qualcosa
e lei mi dice : sai mamma sono stata cosi' cosi oggi , perchè mentre facevo il castello il nonno non mi ha lasciato fare quello che volevo e voleva fare tutto lui, ma la mia idea era diversa.
Ecco mio padre tende a rispondere per gli altri , la sua è l'idea giusta, anticipa le cose perchè lui le sa fare meglio. Mia figlia chè invece è abituata a me che cerco , non sempre riesco, di lasciarle il tempo necessario, di non anticipare le risposte, di esortarla a provare ...chiaramente con mio padre si innervosisce.
Ecco lo racconto per dirti che non sei sola. Io provo a gettare dei semini con i miei genitori ma ..nel mio caso la bambina li vede 1-2 volte a settimana quindi non mi fascio la testa . Se stesse con loro tutti i giorni avrei altre preoccupazioni
Che argomento faticoso, come vi capisco! In questi casi, per me è stato utile iniziare ad utilizzare alcuni principi tratti dalla comunicazione non violenta (uno stile comunicativo teorizzato da Marshall Rosenberg in più libri, fra cui il più famoso dal titolo "Le parole sono finestre e non muri"). In sostanza e in linea molto generale, si tratta di comunicare secondo il seguente pattern: fatto + emozione suscitata da quel fatto + esigenza + richiesta. Ti faccio un esempio pratico: "cari nonni, abbiamo notato che quando passate del tempo con i bambini a volte capita che... Questo ci fa sentire dispiaciuti/frustrati/arrabbiati/tristi etc. perché avremmo bisogno di sentirci riconosciuti nelle nostre scelte educative/ascoltati/compresi/rispettati etc. Perciò vi chiediamo di provare a gestire emdiversamente queste situazioni, ad esempio facendo etc etc etc.". Ti assicuro che questo modo di comunicare pone al centro i tuoi bisogni e le tue emozioni, ed evita derive colpevolizzanti e biasimanti in cui a volte si rischia di perdere di vista la vera esigenza sottesa ad una certa richiesta. Sono qui se vuoi approfondire in qualsiasi modo! Martina
Ciao, ieri ad esempio mi è successo un episodio con una delle nonne. Ho un bimbo nel pieno dei 2 anni che in questi giorni fa un po' fatica visto recente inserimento al nido.. Ieri la nonna ci ha accompagnati fino alla macchina ma mio figlio proprio non voleva saperne di salire e sedersi.. Ha iniziato a piangere e disperarsi.. Dopo diversi tentativi di "convincimento" da parte mia, la nonna ha insistentemente suggerito che lo forzassi a sedersi, indipendentemente dal suo stato d'animo.. Stavo cedendo vista la mia e sua frustrazione, ma poi ho pensato alle parole lette al corso.. Non avevo fretta e non le avevo veramente "provate tutte". Ovviamente la nonna mi ha dato quel suggerimentoperche per lei era l'unico modo,ma io conosco delle alternative. Così l'ho ringraziata per l'aiuto e le ho detto che noi eravamo a posto e che poteva andare, ma lei purtroppo è rimasta dietro l'angolo a guardare. Dopo che si è allontanata il mio senso di disagio è diminuito fortemente,sono riuscita a parlare a mio figlio con empatia e dopo un po' si è seduto da solo.. Il fatto che non si sia veramente allontanata voglio prenderlo come un gesto di curiosità più che di sfiducia.. La mia responsabilità è verso mio figlio e non verso i nonni.. Mi riprometto a freddo di spiegarle il perché l'ho fatta allontanare e le cose che ho provato per far calmare mio figlio.. Educare con calma anche i nonni😂
Anche noi condividiamo questa fatica, soprattutto coi nonni che hanno altri nipoti cresciuti con metodi "tradizionali". Dopo due anni e mezzo e tanta sofferenza non lo nascondo per me la strada è stata lavorare su di me per essere ferma e sicura nelle scelte educative al punto di non sentirmi messa in discussione come mamma e non dovermi giustificare con loro. Nel pratico invece limitiamo il tempo di affidamento esclusivo ai nonni (potendolo fare ovviamente) e ci affidiamo ad un nido montessori che ci supporta nelle nostre scelte. La fatica in certi momenti rimane ma è più gestibile per noi.
Insegnante
Grazie Marta! Sai sarebbero anche le mie scelte... Invece purtroppo il nido Montessori è appena stato chiuso e devo dire che il nido comunale a cui stiamo mandando Nora mi crea problemi simili a quelli che vivo coi nonni. Ho notato dettagli di metodo con cui non sono d'accordo: numero eccessivo di bambini per insegnante (che è da sola), etichette (per fortuna positive), elogi in continuazione, l'insegnante che interrompe il bambino mentre lavora, troppo tempo al chiuso.... E totale mancanza di dialogo con noi genitori. Le poche richieste che ho avanzato (come supportare il suo bisogno di movimento uscendo di più o con giochi adatti) sono state prese sulla difensiva. Questa cosa di non trovare adulti a cui affidare serenamente mia figlia mi prosciuga e mi fa sentire molto sola.
Immagino sia molto dura così, tutto il "peso" educativo rimane sui genitori e anzi ci si sente di dover mettere anche le pezze a quanto fatto dagli altri adulti. Sul rapporto bambino adulto ahimè anche al montessori siamo messi così, e gli spazi sono piccini essendo un privato 😓 chissà che un giorno nella patria della Montessori i nidi montessori saranno pubblici e diffusi 🤞
Ciao, io ho il tuo stesso "sentire" coi nonni (educazione tradizionale rigida e punitiva) ed in parte col marito che è aperto alla nuova educazione ma non cosi tanto. Io dopo palesi scontri aperti ho deciso di iniziare da me e dalla nostra famiglia e spero che l'esempio e i risultati sulla nostra bambina servano anche a loro a motivarli a cambiare rotta. Mia figlia comunque mi dimostra che capisce la differenza ed alcune volte risponde o parla con i nonni con le nuove modalità che faticosamente cerchiamo di praticare. Questo li sciocca ma li fa riflettere vedo e a noi motiva a proseguire sulla strada intrapresa. A luglio ervamo da un po nella casa al mare con loro (io e mio marito in smart working) e un giorno mia mamma le ha detto l'ennesima cosa urlando spazientita...Emma le.ha risposto "nonna non mi piace come mi stai parlando prova a ridirmelo in un altro modo"...io e mio marito dall'altra stanza ci siamo guardati con occhi a cuore! L'esempio e la.mente aperta anchr verso i nostri genitori sono la strada migliore penso.
Insegnante
Che bello, Silvia: grazie di questa ventata di speranza. Che soddisfazione per voi! Proprio un incoraggiamento a proseguire su questa strada.
Ciao Chiara,
Io vivo lontana dalla mia famiglia quindi non ho questo stress "quotidiano". Però ovviamente quando siamo riuniti situazioni del genere capitano anche a me.
Provo a cambiare la prospettiva e invece di portare evidenze che mi possano dar ragione (perche loro tanto hanno le loro no? "Si è sempre fatto cosi", "siete cresciuti tutti bene lo stesso"), cerco di comunicare loro la tristezza che mi provocano le loro azioni, perché ho bisogno che i miei sforzi vengano apprezzati e supportati da un fronte comune. Magari invece di voler provare che invece hanno ragione loro, ascolteranno la mia richiesta di aiuto.
Seconda cosa, celebro il successo. Se qualcosa che faccio porta evidentemente (e rapidamente) ad un risultato positivo (ad esempio nella gestione di una crisi?), lo faccio presente. "Evviva!!! Abbiamo risolto il problema!!! Iuhuuu!!!". Ogni riferimento al genitore presente che avrebbe fatto diversamente é puramente casuale 😀.
Ambassador
Ciao! Riscrivo qui per condividere una cosa successa 5 minuti fa...
Sento mio padre e Samuele in giardino che parlano. Samuele ha appena iniziato la prima elementare e mio padre gli chiede "chi è il più bravo della classe? sarai sicuramente tu!"
Dopo questa frase...contemporaneamente... sono successe una cosa bella e una brutta...
La bella è che Samu ha risposto "Nonno che vuol dire questa domanda? Ognuno è capace di fare qualcosa, la cosa che mi piace adesso è scoprire cosa"
La brutta notizia è che in un istante dentro di me stava per esplodere un vulcano...
Ce la farò...
Insegnante
Grande Samuele! E anche tu, Chiara, perchè sono i frutti del tuo impegno. Ce la farai di sicuro.
Team La Tela
Ma che meraviglia la risposta di Samu! Quando i frutti dell'educazione a lungo termine si palesano concretamente davanti ai nostri occhi (e orecchie) e sempre una grande emozione!
Ed è una risposta anche tua, cara Chiara, perché il vulcano comunque lo hai gestito egregiamente! 👏
Insegnante
Wow, grazie a tutte delle preziose parole! Penso le rileggerò più e più volte perché sono ricchissime. Questa cosa di lasciar andare.... quanto è liberante?
Leggendovi ho pensato che siete tutte delle eroine, veramente! Ognuna con la sua difficoltà affrontata con tutta la propria forza e con fiducia nella possibilità di dare ai nostri bambini una vita bella e piena.
Io nel frattempo ho deciso di fare un ultimo tentativo coi miei genitori, condividendo con loro alcune lezioni del percorso... non tanto per cambiarli (credo! Ci sto ancora lavorando!! 😅), quanto per essere capita e rispettata come mamma. E poi sospetto che a volte non si impegnino a rispettare le mie richieste perché non sanno realmente come fare... e non le capiscono. Vi farò sapere come andrà!
E poi voglio lavorare sulla fiducia verso Nora e sul dialogo con lei, per quanto abbia ancora 11 mesi.
Aneddoto: l'altro giorno ha guardato con mia mamma un libro sulle emozioni, in cui ci sono bambini che esprimono emozioni diverse. Sentivo mia mamma reagire davanti all'emozione della tristezza e a quella della rabbia con un "no, sciocchino, perché sei triste?" Oppure"Non essere arrabbiato"... Quando poi ho guardato io il libro con Nora, davanti alla tristezza si fermava, mi guardava e diceva "No, no, no".
Aiutooo! Io sono morta dentro... poi ho iniziato a reagire nel modo che avrei voluto: "Va bene piangi pure se sei triste! Sfogati, noi siamo qui".
Sono fiduciosa... anche se a volte mi sembra di dover fare il lavoro doppio per aiutarla a reagire ai miei genitori.
Ambassador
Come ti capisco Chiara! Davvero col cuore! Mi ha colpito della tua storia quando scrivi "l'ostacolo più grande direi che è la loro mancanza di educazione al dialogo e alla gestione delle emozioni" perchè è proprio qui anche la nostra difficoltà. Mi ci sono riconosciuta molto.
Il percorso fatto come genitore in questo ultimo anno qui sulla Tela per me è stato determimnante. Anche io all'inizio proponevo loro i contenuti che ascoltavo o leggevo, mi ricordo di una volta che ero in macchina coi mei genitori e ascoltammo il podcast sul "bravo"...parlammo di questo per due ore...uscii dalla macchina che se avessi fatto 20 km di corsa sarei stata meno stanca e fu il giorno che capii una cosa dolorosa e insieme frustrante, ma necessaria per la mia sanità mentale ed emotiva...non li posso convincere, non li posso controllare...posso continuare a dir loro come la penso, ma stop.
Mi dovevo dare uno stop...Fabio in questo è stato fondamentale perchè lui osservava i nostri dialoghi e discussioni e quando eravamo soli mi diceva...sei tu bambina che parli a loro del male che hai ricevuto, stai utilizzando le tue consapevolezze di adulto per ricevere uno scusa che non arriverà...
Era vero...per cui, grazie al corso di Carlotta e all'infinito dialogo con Fabio mi sono rasserenata. Posso controllare solo me e quello che provo quando vedo i miei genitori reiterare comportamenti che ritengo sbagliati e fanno risuonare in me l'eco di bambina.
Le cose così sono cambiate, anche nella relazione con loro, mi faccio raccontare più volte da loro la loro infanzia, che già conoscevo ma che non avevo letto alla luce delle mie nuove consapevolezze e questo me li avvicina e me li fa comprendere meglio. Guardo i loro comportamenti con meno rabbia e fastidio e con più accoglienza emotiva.
Fondamentale è stata la fiducia in questo percorso e in noi, soprattutto in Samuele, che comunica molto e con cui parliamo spesso dopo essere stati coi nonni delle cose che non fanno parte della nostra famiglia ma che vive all'esterno.
La nonna voleva che finivi il piatto? Tu sai che noi ascoltiamo il nostro corpo, noi mangiamo quanto il nostro corpo ci dice. Se non finisci il piatto non c'è nessun problema, ti sei ascoltato!
E così Samuele ha cominciato a dire autonomamente, grazie nonna, sono sazio.
Piano piano confido in lui e nel potere dei nostri semi famigliari.
L'unica cosa che mi resta ancora difficile da accettare, perchè è una cosa in cui anche io sto ancora lavorando è la rabbia che sento quando non permettono a Samuele di ascoltarsi e vivere il disagio. Appena Samu prova un momento di disregolazione loro lo "cancellano"...cercano di distrarlo, sminuiscono a parole la sua emozione "ma dai su non è niente"...ecco questo faccio davvero ancora fatica a a essere regolata nella reazione. Quando siamo presenti io e Fabio, verbalizziamo subito a voce quello che desideriamo succeda e poi spesso cerco di allontanarmi con Samu per avere lo spazio giusto che meritiamo (andiamo in una stanza oppure ci allontaniamo momentaneamente).
Un grandissimo abbraccio! Sono con te!
Ambassador
“sei tu bambina che parli a loro del male che hai ricevuto, stai utilizzando le tue consapevolezze di adulto per ricevere uno scusa che non arriverà” quanto è vero 🥺
Ti ammiro tantissimo, Chiara, perché sei stata in grado di imparare ad accogliere emotivamente i tuoi genitori. E sono sicura che riuscirai ad affrontare anche ciò che rimane e che ti dà ancora fastidio.
Certo, è frustrante pensare che lo sforzo maggiore lo dobbiamo fare noi per le "colpe" di altri, ma sapere che proprio da questo può partire il cambiamento e che possiamo farne parte è stimolante e gratificante!
Ti mando un abbraccio ❤️
Era un post che avrei aperto anche io prima o poi! Stavo aspettando solo perché sto recuperando tutti i contenuti sul tema che ci sono qui sulla Tela.
I miei genitori, quando hanno saputo che io ero incinta (prima nipotina), hanno deciso di fare il gesto eclatante di chiudere baracca e burattini a Palermo (dove hanno vissuto per 70 anni) e trasferirsi a Modena per starmi vicini, aiutarmi con Giada e godersi il loro nuovo status di nonni.
Non vi dico cosa ha scatenato questa scelta: sono stati santificati ed eletti a nonni e genitori modello perché hanno fatto questo cambiamento di vita drastico.
La mia reazione è stata ambigua: se da un lato ero felice perché la mia famiglia di origine tornava ad avvicinarsi a me, dall'altro mi sono sentita prevaricata già prima ancora di diventare mamma perché *mai e poi mai* mi hanno chiesto cosa ne pensassi e se fossi d'accordo. Mi hanno imposto la loro decisione senza che io potessi dire o fare nulla. Ed è qualcosa che subisco da sempre e che mi ha causato tanti traumi che sto cercando di elaborare solo adesso che si sono fatti vivi con la mia genitorialità.
Adesso Giada ha otto mesi e l'essermi trovata in un periodo di depressione post partum ha accentuato ancora una volta questa sorta di "potere" che sentono di avere nella mia famiglia (il nostro trio). Infine a giorni tornerò a lavoro e dovrò per forza "approfittare di loro" perché tengano Giada mentre noi lavoriamo.
Io sono una neofita dell'educazione a lungo termine. Mi sto ancora documentando nella speranza di avere ancora tempo prima che Giada interiorizzi maggiormente tutti i concetti che noi vogliamo trasmetterle.
Ma è già una guerra silenziosa con i miei genitori: mio padre che si disinteressa completamente di ciò che io dico (e non sono ancora scesa nei dettagli: ho proprio solo dato accenni di un'educazione che è diversa da quella loro ma non è nemmeno lontanamente vicina a quella a lungo termine!). Mia madre che tenta di capire ma è come se dovesse imparare una lingua straniera e non ne avesse gli strumenti.
Anche io spesso mi sento sopraffatta, irritata, sconfortata e odio dover fare di tutto una questione.
Mi rendo conto che nel giro di un'ora dovrei "contestare" ogni. Singola. Parola. E. Gesto.
Mi sembra che sia davvero come raccogliere l'acqua del mare con un cucchiaino.
Però la Tela mi sta già aiutando: ho letto alcuni contenuti che ti stimolano a "lasciare andare", ad accettare che non è detto che i familiari si conformeranno mai alle tue scelte e che va bene così, perché sarai tu a far crescere radici sane in tuo figlio cosicché sia in grado di sviluppare spirito critico e capire che in quella famiglia si fa in quel modo ma nella nostra si fa in un altro modo. Questo concetto (letto appena un paio di giorni fa) mi ha aperto la mente ed è come se avessi capito finalmente che la guerra non è necessaria e che il bene si costruisce con la pace.
Ti sono vicina, Chiara. Le sensazioni che provi sono anche le mie. Sto imparando a fare la mamma mentre devo ancora far guarire la me bambina che i miei genitori non hanno mai accolto con gentilezza, empatia e fiducia. Ma io credo in te (in noi) e nella tua forza e sono certa che riuscirai a fare del tuo meglio. Non sentirti *mai* sbagliata. Un abbraccio dalla logorroica. 😂
Ambassador
Oh Giorgia, non sai quanto mi ritrovo nelle tue parole!
Dalla nascita di mia figlia a più o meno l’età di tua figlia per me il terreno di scontro con i miei genitori sono stati: allattamento a richiesta (ma sei pazza, ti schiavizza!), sonno (deve dormire nella sua culla, non con te!), autosvezzamento (ma come? Senza un ordine, senza pesare nulla… e ancora con la poppa?!?!!!!).
Pensa che io sono sola, il padre di mia figlia quando ero all ottavo mese di gravidanza ha deciso di lasciar perdere 😅 quindi quando è nata la bimba ero molto molto frastornata, fra la gioia e la disperazione, e per forza di cose ho passato tantissimo tempo a casa dei miei genitori. Il contrasto fra l’approccio che avevo scelto io e il loro modo di fare mi ha fatto soffrire molto soprattutto all inizio. Nei mesi poi mi sono concentrata sulla nostra relazione, fra me e la bimba, e, sì, devo dire che per questo aspetto sono contenta di avere i miei genitori a Firenze mentre noi siamo in eremitaggio a Torino 😅 che è più difficile per certi aspetti, ma per altri mi lascia più serena e senza contrasti.
Ora mia figlia ha 2 anni e 4 mesi, quest estate ho sofferto molto molto meno la compresenza con i miei genitori perché ho scelto di smetterla di cercare di educare pure loro (mission impossibile che non mi compete😅) ma ho deciso di concentrarmi sulle cose belle e sull’amore che ci donano. Ho preso nota e poi nei mesi ora post estate lavoreremo sui temi su cui i miei divergono principalmente dal mio approccio. Penso che tu possa fare lo stesso, quando siete solo voi, in famiglia con il vostro trio, fate squadra con tuo marito, recuperate e consolidate le vostre idee e i vostri valori, e insegnerete alla bimba quali sono gli aspetti per cui voi avete scelto di essere diversi dai nonni.
Non fare come me che all’inizio mi sono proprio arrabbiata con mia mamma per quello che secondo me ha sbagliato con me piccola 😅 aveva strumenti diversi, viveva in una società diversa, ha sempre fatto del suo meglio per il mio bene.
Mi aiuta molto tenere a mente le parole della nostra
Carlotta
del cuore: allo stesso modo in cui lei dice che “non è mai troppo tardi per cambiare approccio”, è vero anche che quello che facciamo non è mai troppo poco! È il solo fatto di essere qui è già segno che siamo parte della rivoluzione.
Non bisogna farsi prendere dall’ansia se non si fa “tutto perfetto” ed essere clementi con noi stesse. Lei ovviamente ci dà indicazioni fondamentali sulla base di quello che ha sia studiato che imparato con l’esperienza negli anni. Ora Oliver e Emily hanno 8 e 6 anni, ma spesso ci ricorda che quando erano piccini anche lei è stata in difficoltà (ed è uno dei motivi per cui io la amo!). A proposito di questo..un’ultima cosa che ti consiglio di fare.. 😅 non so se Carlotta sarà d’accordo… io ogni tanto mi vado a rileggere i post del blog di quando i suoi bimbi avevano l’età della mia e ritrovo spesso le mie fragilità, mi sento più “normale” nelle mie difficoltà e preoccupazioni.
Ti mando un abbraccio!
Maria, grazie grazie grazie per le tue parole e i tuoi preziosi consigli! ❤️ Ti dico solo che ieri ho letto una miriade di vecchi articoli del blog di Carlotta dove parlava della deprivazione di sonno e ho screenshottato una marea di passaggi che ho deciso di raccogliere in un taccuino e trarne poi le mie considerazioni. Trovo questo spazio veramente terapeutico! 😍
Durante la gravidanza mi ha salvato dalla pazzia proprio leggere testimonianze di donne che abbattevano il clichè dello "stato di grazia" e mi sono sentita meno sola. E in questi otto mesi di alti e (tanti) bassi ciò che riusciva a risollevarmi alla fine era sempre leggere di donne che come me avevano vissuto le stesse esperienze/emozioni.
Figurati che ho capito di avere dei traumi causati dai miei genitori solo dopo aver partorito, quando ho riversato su mia figlia tutta la rabbia e la frustrazione di me bambina ferita e la mia psicologa mi diede un "esercizio" che trovai molto utile: «ogni volta che ti arrabbi con Giada, ricorda che lei non ha colpa di alcuna cosa che succede, ma interroga te stessa su cosa porta a galla in te il suo comportamento»
Da lì mi sono interrogata, analizzata e sono venute a galla così tante cose da sommergermi in negativo. Ora sto provando a lavorare sul trasformare la rabbia in accettazione. Voglio riuscire a parlare con Giorgia Bambina/Ragazzina e dirle che non è colpa sua, che lei è giusta così come è e meritevole d'amore così com'è.
Ambassador
Mi sa che ci assomigliamo… io la settimana scorsa ho parlato con il mio psicoterapeuta sul perché mi arrabbio ancora di più quando mi arrabbio con mia figlia (che ha 2 anni e sta affermando il suo carattere) e lei non risuona con me, non “si spaventa”, non “obbedisce”.
Se ne parlo quando sono calma, io sono contenta di questo perché significa appunto che mia figlia non ha paura di me. Ma nel momento stesso, io mi arrabbio ancora di più perché ho sotto pelle una necessità fortissima di essere sentita, vista, compresa… e quindi avrei bisogno di vederla reagire alla mia rabbia così come vorrei io proprio in quel momento.
Ma ovviamente la mia necessità di essere sentita nella mia rabbia non dipende da mia figlia, ma dalle esperienze della me bambina che tante volte non si è sentita compresa o accolta nella sua rabbia.
E allora ora l’esercizio che sto facendo è appunto quello di prendermi il tempo nella mia rabbia, di accogliermi io stessa (è normale arrabbiarsi da genitori, e grazie anche a
Carlotta
abbiamo gli strumenti per accogliere noi stessi la nostra rabbia senza aspettare che lo faccia qualcun altro) di ricordarmi che sto gestendo la me bambina e respirare (se sono brava ci inserisco l’esercizio 54321, ma non sempre mi ricordo), senza riversarmi ancora di più su mia figlia, che, appunto, non ha nessuna colpa.
È un lavoro. Ma è entusiasmante sapere di avere una strada da seguire e non trovarci a brancolare nel buio 💪🏼💪🏼☀️
Ambassador
“Mi raccomando non diciamole troppo brava, descriviamo quello che fa e il fatto che le piace - hai salito tutte le scale; vedo che ti piace disegnare!”.
Mia madre - ogni due minuti “brava! Ah no! Eccoci uffa ho sbagliato anxora”
Mio padre, mia figlia e le scale “brrraaaava, bravaaaaaa, bravaaaaaa…. Bravissima!!!!!”
Una frustrata e l’altro mi prende in giro. 😅.
Non dico più nulla, lavoro sul nostro duo e prendo l’amore incondizionato che ci danno, a modo loro. 😅
Vi capisco.. Il problema per me è che anche mio marito purtroppo non è molto in linea con l'educare a Lungo Termine.. il che è anche peggio! 😢
Team esteso
Come vi capisco! Essendo mamma single per noi la nonna è praticamente il "genitore 2"... Le ho anche stampato il pdf del corso per i nonni ma per alcune cose proprio non ci siamo... Spesso appena sbaglio (ad esempio mi viene sempre da dire "allora se non vieni, io vado - dopo aver provato con le varie alternative andiamo saltellando ecc...) e ogni volta mia mamma mi riprende dicendo" vedi che anche tu fai così, vedi che quei metodi non funzionano"... E non importa se le spiego che faccio fatica anche io e che non è facile e ci vuole tempo e pazienza per cambiare e che vorrei lo facesse anche lei... Non cambia! Secondo me davvero bisogna solo accettarlo 😢
Insegnante
Grazie Sara della vicinanza e grazie Carlotta per queste parole preziose! Mi hai davvero dato un incoraggiamento di cui avevo bisogno. Alla fine si tratta di avere fiducia in nostra figlia e in noi come famiglia in dialogo!
Team La Tela
Lì trovi anche alcuni copioni e il primo in particolare lo amo e negli anni ha aiutato tante famiglie a far passare un messaggio importante ai nonni che si sentono giudicati.
Qual è la vostra esperienza con i nonni? Trovo che possa essere una relazione complicata soprattutto in un Paese in cui i genitori non hanno aiuti e spesso devono proprio lasciare i bimbi ai nonni (che meno male che esistono da un lato, ma dall’altro lato la fatica di chi sceglie di educare diversamente è reale!). 💜
Condivido la tua fatica ❤️