Preferiti dei bambini

La dittatura della felicità: riconoscerla nei film e libri per l'infanzia

7 marzo 2024
11 risposte
Carlotta aveva voglia di condividere:

Team La Tela

🕸️ Le delusioni possono essere quando arrivate dal gelataio ed è chiuso; quando gli amici non possono venire a giocare a casa; quando pensavate di andare a fare una cosa bella, ma vi ammalate…   

🕸️ «Grazie per essere sempre la mia bambina felice» getta anche moltissima responsabilità sulla bambina: «La felicità della mia famiglia dipende dalla mia capacità di essere sempre felice». E crea un’immagine nella sua mente di una persona sempre felice: «Io sono una bambina felice, non posso essere triste, devo reprimere le mie emozioni».

Che ne pensate? Avete, di recente, notato la dittatura della felicità in libri e film per l'infanzia? Come l'avete contestata con i vostri figli?

PS. Se all'inizio del video sembro un po' infastidita è perché lo ero: avevo registrato quasi tutto e Oliver ed Emily sono arrivati facendo un sacco di rumore. Non ho proprio reagito bene, ma me ne sono resa conto subito e mi sono tranquillizzata e ho chiesto scusa. Ma mi è rimasto addosso il fastidio 😉 Vita vera.  

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Federica    25 mar 2024

Vittoria p. 

Chiara Franzoni    8 mar 2024

Ambassador

Ciao Carlotta!

Grazie!! E' tutto il giorno che facendo altro torno con la mente a queste riflessioni!
Vorrei parlarne per ore e mi piace tantissimo l'idea di avere un podcast dedicato!
Il primo pensiero che mi è venuto in mente, un po' sorridendo di tenerezza, sono io bambina che ascoltavo terrorizzata mia madre leggermi le fiabe dei fratelli Grimm e agognavo il momento in cui lei avrebbe concluso con le fatidiche parole "e vissero tutti felici e contenti".  Già allora la direzione era quella :)

Mi ricordo quando regalarono a Samuele il libro "che rabbia!"....dove la rabbia è rappresentata con questo mostro distruttore rosso.... non mi piacque...non mi risuonava...sono onesta...non glielo proposi mai...

Provai la stessa sensazione di stonatura guardando proprio inside out...non riuscii la prima volta nemmeno a seguirlo bene perchè mi bloccai tutto il film a osservare i personaggi/emozioni e a capire perchè mi infastidissero...Gioia slanciata e trendy...Tristezza molto più bassa col maglione a collo alto e col viso nascosto da enormi occhiali...perchè? che messaggio passano queste caricature?

Pensandoci più approfonditamente ho capito che non trovo positive le impersonificazioni delle emozioni. Perchè stereotiparle così? Perchè la rabbia deve essere rossa? Perchè la felicità è presentata sempre più o meno apertamente come la protagonista? Perchè etichettarle con colori, sembianze o clichè?

Sicuramente ci saranno tantissimi studi scientifici che comprovano associazioni tra colori ed emozioni e semplificarle e "umanizzarle" forse le rende più comprensibili e fruibili ai più piccoli...
...ma forse in realtà i bambini, anche da piccoli, hanno un'innata capacità di percepirle senza che ci sia il bisogno di proporgli una forma stereotipata...

Il "pericolo" che vedo in questo è sì quello di imporre una classifica di "bontà" alle emozioni...con la felicità sul podio...ma anche di standardizzarle ed etichettarle.
Ho sempre cercato di parlare a Samu delle mie emozioni, sin da quando era piccolissimo...cercando di descriverle il più possibile....desidero che delle sue ne colga la molteplicità e le varie sfumature, e il fatto che spesso, se non sempre...non esiste un'emozione "pura"...solo rabbia...solo gioia..solo tristezza...ma che spesso sono fuse e coesistenti...si intrecciano e si impastano...sono in divenire...ciascuno di noi le esprime in modo diverso...sono molteplici...sono sue...non sono entità a parte...sono tutte valide e solo lui, se vorrà, le può immaginare.

Se la rabbia è un mostro che esce dal mio corpo...perchè io bambino dovrei abbracciarla e dialogarci? Se mi propongono 5 emozioni e stop...super codificate e standardizzate...come mi spiego che invece dentro le percepisco complesse, sfumate, mutevoli?

Non so se sono riuscita a condividere nel miglior modo con voi i miei pensieri...so che è un argomento che mi risuona tantissimo e che amo approfondire qui con voi!
un abbraccio grande

PS. Un libro che ci piace tanto per parlare insieme di emozioni è "il buco" di Anna LLenasle a volte anche "il fiume" di Tom Percival
 

Carlotta    8 mar 2024

Team La Tela

Chiara, wow! Hai descritto benissimo tante e tante riflessioni che sono anche mie, anche nostre del team. Questo video voleva proprio solo concentrarsi sulla tendenza a ringraziare i bambini per essere felici, per rimanere positivi anche quando le cose non vanno. Ma vedo che c’è tanto bisogno di quel contenuto del podcast: userò anche il tuo messaggio per crearlo. 💜 

Ps. A me è piaciuto InsideOut perché l’ho trovato divertente (da adulta), ma non ho ancora voluto proporlo ai miei figli: quando lo farò, la premessa sarà proprio «Se continuano a mostrarci le emozioni stereotipate, non pensate che piano piano ci venga naturale viverle così come ce le mostrano?». Anche se il messaggio finale del film vuole essere diverso, io sono convinta che la rappresentazione delle emozioni contribuisca al messaggio subconscio che la felicità sia quella a cui aspirare, soprattutto nella mente dei bambini che vedono il suo personaggio così «piacevole» (e infatti ricordo di aver letto da qualche parte, anni fa, che statisticamente il peluche della Felicità fu il più venduto). 

Ps. Mi sono permessa di mettere in grassetto alcune parti del tuo messaggio perché erano molto belle. 

Chiara Franzoni    8 mar 2024

Ambassador

Ciao Carlotta,
grazie per le tue parole...in realtà mi ero svegliata molto dubbiosa su questo commento che avevo scritto perchè a differenza di altre volte, in cui penso molto cosa scrivere e pondero molto il temperamento del commento, questa volta invece l'avevo scritto un po' (troppo?) di getto e me ne stavo pentendo...lo avvertivo come aggressivo non so...

Le pause e i grassetti che hai inserito sono proprio il respiro e il fiato che mancava a me nel pensare quelle cose....grazie!

Con onestà  il tema "devi essere felice anche nelle avversità", "forza dai su coraggio fammi un sorriso", "hai tutto perchè sei triste? sorridi alla vita!" si intreccia nel mio vissuto con la "forma" delle emozioni..."stai ingrassando perchè non sei felice?", "come sei brutta quando ti arrabbi", "asciugati quelle lacrime che ti si rovina il tuo bel visino", "quando dici di avere paura hai il viso torvo".....

E' uno dei nodi della mia infanzia e mi rendo conto, anche dall'impeto con cui ho scritto il messaggio di ieri, che faccio fatica a volte a essere lucida e ponderata...è ancora qualcosa che mi provoca rabbia. Per cui perdonami se sono andata un po' fuori tema...questa è la spiegazione del perchè, nel mio cuore, non lo fosse...

grazie ancora...per tutte queste opportunità..
ti abbraccio forte

Maddalena Genco    7 mar 2024

Sono andata alla ricerca di albi illustrati che mostrassero che anche non essere sempre felice va bene. Ho trovato Gastone Musone. Sono animali parlanti ma è un buon modo per cominciare a parlare del fatto che si può anche non essere sempre felici e che questo va bene. Che si può essere stanchi, infastiditi, nervosi ed è legittimo. Essere performanti anche nelle emozioni è una trappola incredibile 

Valeria    7 mar 2024

Team esteso

Forse vado un po' fuori tema ma mi faceva piacere offrire una chiave di lettura diversa. Io non sono una grande fan di Inside Out ma l'ho visto più volte per riflettere sul modo in cui le emozioni vengono rappresentate. In realtà credo che il film voglia proprio sgretolare il mito della felicità a tutti i costi, in cui spesso anche i genitori (come quelli della protagonista) cadono. Il film li rappresenta fallibili e umani, e come a volte forse è successo anche a noi, anche loro sono mossi dal desiderio di tutelare la figlia dalla tristezza e dalla delusione. La trama poi capovolge questo mito facendo capire che la tristezza ha e deve avere un suo posto, che va accolta e ascoltata. Alla fine anche i genitori sembrano prenderne consapevolezza, nella fase di riconciliazone finale.
In Inside Out presentare un'immagine distorta della felicità per poi capovolgerla è funzionale: senza quel fraintendimento e le peripezie successive non ci sarebbe una trama, una metamorfosi finale. Non ci sarebbe una storia. Il che è tutto bello e apprezzabile se lo si considera un film per adulti (per me lo è), un po' meno se lo proponiamo a bambini e bambine.

Inside Out a parte, io spesso mi chiedo: abbiamo davvero bisogno di tutta questa complessità? Io se da una parte apprezzo il tentativo di alcuni prodotti per l'infanzia di spiegare - attraverso simboli e metafore - dinamiche complesse, dall'altra mi chiedo se non sarebbe più efficace proporre rappresentazioni oneste senza troppi livelli di significato e spiegazioni che spesso anche un adulto fa fatica a comprendere. Questo lo noto davvero in tanti libri e cartoni, animati spesso dalla volontà di spiegare, quando sarebbe molto più efficace mostrare.

Ps. Per completezza aggiungo che ho visto Inside Out con Aurora (non sono mai stata - per egoismo - una grande applicatrice del principio "realtà fino ai 6 anni" 🙈) e di fronte a scene come quella che hai mostrato abbiamo riflettuto proprio sul fatto che nessun membro della famiglia ha la responsabilità della felicità o della tristezza degli altri, ma tutti possiamo offrire la nostra presenza e il nostro aiuto se qualcuno fa tanta difficoltà a stare in quell'emozione. 

Dalila    7 mar 2024

Team esteso

Anche io avevo percepito questo significato nel cartone, capire che la tristezza è parte della vita ed è necessario viverla e non scapparne.
A me è piaciuto molto Inside Out e adesso mi hai fatto riflettere.
Avevo notato anche io che è in effetti complicato per i bambini più piccoli capire il vero significato del cartone e infatti ricordo di averlo spiegato più volte sia a Charlie che a Petra che all’epoca avevano 6 e 3 anni.
Grazie per gli spunti di riflessione a entrambe 💛

Valeria    7 mar 2024

Team esteso

Sono curiosissima di vedere come presenteranno l'ansia nel sequel che esce prossimamente 😁

Dalila    7 mar 2024

Team esteso

Ti anticipo in anteprima che mi hanno chiamato per rappresentare il personaggio dell’ansia 🤣🤣

Carlotta    7 mar 2024

Team La Tela

Io invece ho amato il film Inside Out! E allo stesso tempo sono d’accordo su tutto quello che scrivi: la scena l’ho proprio solo presa come spunto per una riflessione su quella frase che sento spesso e che mi è anche capitato di dire. 💜 

Ultimamente sto entrando in tante librerie e purtroppo la rappresentazione delle emozioni nella maggior parte dei libri mi convince poco. Magari ne parleremo più approfonditamente in un episodio del podcast ☺️ 

teacher copy
Davide    9 mar 2024

Insegnante

Riflessione che si intreccia con molti discorsi, Valeria : grazie!
Ne prendo uno un po' laterale, forse, ma che sento molto nelle mie corde.

Abbiamo davvero bisogno di tutta questa complessità?

Percepisco spesso anche io nei prodotti culturali per l'infanzia l'intento di dare risposte invece che offrire spunti su cui ragionare (o spiegare invece che mostrare, come dici tu).
Non parlo di Inside Out,  che ho visto anni fa ma che non conosco molto bene, e che viene usato in questa discussione proprio per aprire ragionamenti.
Credo sotto sotto ci sia l'idea (comune ma parzialissima, a mio modo di vedere) che l'apprendimento dipenda dall'insegnamento.
La stessa idea per cui se non si va a scuola non si impara, con buona pace dei neuroni specchio, del problem solving, dell'istinto di sopravvivenza e via dicendo.
E vivendola da dentro (sono un professore alle superiori), posso dire che vedo come la scuola ( o meglio: molte scuole ma non tutte, e non sempre) incentivi questo modo di pensare, mantenendo così gli studenti in una condizione di dipendenza.
Questo è uno dei motivi per cui io invece apprezzo l'approccio dell'esporre i più piccoli a quanta più realtà possibile: raramente la realtà ha l'intento di insegnare cose, molto più spesso presenta situazioni dalle quali possono partire valutazioni, decisioni, ragionamenti.
Il che si traduce anche nel fare i ragionamenti sulle emozioni a partire da situazioni realmente vissute con i bimbi in cui è stato possibile osservare le dinamiche in gioco.
Quindi la mia risposta è che non abbiamo tutto sto bisogno di complessità, almeno da piccoli; quando il senso critico è più sviluppato e la conoscenza della realtà permette di capire meglio cosa ci sta dietro alla produzione di un cartoon, per esempio, allora è molto interessante guardarlo, criticarlo, capirlo, specchiarcisi.
Troppo radicale? Boh, se vi va ditemi la vostra.