Giocare alla guerra
Insegnante
Ciao comunità,
Ho di nuovo bisogno di consigli (qui all'asilo i bambini sono una fonte inesauribile di domande!!).
Ultimamente il mio gruppetto (5 bambini di 3-5 anni) fa spesso il gioco simbolico della battaglia. A volte impersonano una sorta di giustizieri che cacciano briganti, altre sono pirati ecc. Comunque li vedo giocare a spararsi e un po' mi piange il cuore, visti i tempi in cui viviamo. C'è anche un bambino che semplicemente gioca e scherza sul fatto di uccidere, usare la spada, sparare...
Allora, devo dire che anche io da bambina giocavo ad impersonare personaggi dei cartoni animati che facevano battaglie e questo non significava amare la guerra reale, naturalmente.
Capisco anche che questo tipo di gioco potrebbe nascere da un maggiore bisogno di sfogo e movimento...
Come insegnante, però, mi chiedo se dovrei fermare questo gioco (che tra l'altro è molto caotico e porta spesso a qualche incidente) o se invece un tema vale altro, in questi casi. Che valore ha, per i bambini, giocare a spararsi?
Avete qualche opinione o consiglio a riguardo?
Insegnante
Ciao Chiara, ti ringrazio per aver aperto questa finestra su un argomento che tocca molti e anche me. Non da insegnante, ma da mamma. Mi lego alle tue parole e vi raccconto anche un pò la mia esperienza e le mie difficoltà. Mio figlio adora i giochi alla 'guerra', ora ha 5 anni ma già da almeno due anni è un'attività che ricerca. Ho sempre accolto con favore questi giochi perchè sono catartici e necessari. Ho però anche cercato di dare delle regole che contenessero gesti e sconfinamenti facili, soprattutto a questa età. Per esempio 'si possono toccare le spade dell'avversario, il corpo no'. Ho cercato di utilizzare solo spade di gommapiuma o di costruirle in cartone. Mio figlio ha imparato a dosare la forza, ma lo ha imparato perchè giocando con me lo aiutavo a regolarsi e a volte chiaramente ci siamo anche fatti male, cosa che ci aiutava a sperimentare l'importanza del limite. A volte ho dovuto togliere le spade quando non riusciva a regolarsi oppure quando le usava di proposito in modo inadeguato perchè arrabbiato. Poi un bel giorno ha scoperto che esistono le pistole in plastica, i mitra , i fucili e da lì si è aperto in me un grande interrogativo che rimane vivo più che mai stamattina, a seguito di una scena che mi ha disturbata e che vi racconto. Dall'auto, mentre andavamo a scuola, con le sue pistoline di plastica in mano, vinte alla festa di paese mio malgrado, fingeva di sparare le persone. Io ho sentito una stretta allo stomaco, un rifiuto, un ripudio di quel gioco. Mi ha dato molto molto fastidio e l'ho in parte fermato dicendogli che non si punta sulle persone, ad alcuni potrebbe non piacere, potrebbero pensare ad immagini che riguardano la guerra vera. Che poteva fingere di sparare le auto...(ma in fondo che differenza c'è???).Le mie domande sono tante: perchè uno stetoscopio giocattolo si, e una pistola giocattolo no? In realtà io riesco ben ad accettare che si giochi a spararsi e a morire o a catturarsi, ma perchè mi turba così tanto che finga di sparare alle persone per strada? Perchè in me evoca un atto di estrema violenza. In me, ma magari nel bambino no. Forse riesco ad accettare che possa giocare alla guerra con qualcuno perchè lì c'è un altro che fa l'avversario e gioca consapevolmente con lui, mentre nel caso di sparare random per strada mi evoca una prepotenza. Questo lo ho chiaro. Ma mi domando se sia un limite da porre al bambino. Stamattina l'ho fatto, presa dalla fretta e dal nervoso (è stata una mattina difficile) e gli ho detto che il giocio della guerra va bene ma giocare a sparare alle persone no. Ma ho sbagliato. Infatti grazie anche a voi sto seriamente considerando di dover prendere una posizione chiara innanzitutto dentro di me. E interrogarmi sul perchè mi turbi tanto. La cosa che più mi fa sentire in colpa è la sensazione di non riuscire a connettermi con la visione del bambino e con le sue esigenze, o la possibilità di averlo fatto sentire sbagliato. Grazie a voi tutte! :) E a te Chiara!
Ciao Chiara! Che bello che un'insegnante si faccia queste domande! Io credo proprio che il gioco della guerra vada disincentivato; non ho nessun titolo sono solo mamma e capo scout ma è un tema che mi sta molto a cuore; ho fatto anche una lunga "battaglia " alla scuola materna del mio grande perche non permettessero neanche le pistole d'acqua al centro estivo. Il gioco simbolico riproduce la realtà,giocare a cucinare,a fare il dottore,tutte situazioni che i nostri bambini e bambine sperimentano così come...la guerra. La guerra esiste, non va raccontata in un altro modo secondo me se non per quello che è,una cosa mostruosa, e ormai nelle classi dei nostri figli/e ci sono sempre più bambini/e che la guerra l' hanno vista e sperimentata. Senza contare che la nostra società ha un estremo bisogno di amore e di gentilezza,dobbiamo partire da quando sono piccoli. Capisco il discorso sullo sperimentare le vittorie e le sconfitte ma voglio credere che ci possano e ci debbano essere altri strumenti.
I miei bimbi maschi,3 e 6 non hanno giochi di armi, abbiamo spesso parlato del perchè non li hanno e devo dire che lo hanno compreso ed accettato molto più serenamente di tante altre cose. Ricordo un post vecchio di Carlotta in cui per spiegare ad Oliver ( o Emily non ricordo) che una brutta parola era una brutta parola,invece di dire " non si dice ecc" prese il vocabolario e,leggendo il significato letterale del termine, Oliver ha deciso di non usarlo. Ho fatto lo stesso quando ho sentito dire a Frenci " ti sparo" con suo fratello. D'istinto volevo sgridarlo e partire con lo spiegone ma,ho preso il vocabolario. Non lo ha mai più ripetuto e sono passati quasi due anni
Un abbraccio
Insegnante
Milena, grazie per questa prospettiva ancora diversa! L'idea del dizionario mi piace tantissimo e mi sembra geniale usarla in questo contesto. Inoltre mi hai fatto pensare che potrei fornire io, nell'ambiente, giochi e attività che permettano di sperimentare "vittoria e sconfitta" in un modo che non coinvolga guerre e battaglie... Mi vengono in mente guardie e ladri, ma anche tutti quei giochi come il lupo mangia frutta... Anche il gioco dell'oca ecc.
Anche il raccontare storie con queste dinamiche ma in contesti diversi potrebbe ampliare il loro immaginario. Ci rifletto.
Grazie di cuore!
Ciao Chiara,
Io ho potuto parlare di questo tema con una psicomotricista che ha seguito mio figlio per un periodo di tempo. Durante le sessioni c'era una parte di "battaglia", è proprio una dinamica che lo psicomotricista ricerca. Il gioco che i bambini riproducono nella battaglia, guerra etc nasce dal loro bisogno di creare delle dinamiche di vincita e sconfitta che poi si rifletteranno nel loro vissuto reale. Inoltre ci ha fatto riflettere, a me e mio marito, sul non dare la connotazione di guerra che abbiamo noi adulti proprio perché loro non hanno come obiettivo uccidere nel senso di eliminare per sempre, non capiscono ancora questo concetto.
La sua spiegazione è stata molto più dettagliata e professionale, io ti riporto quello che mi è rimasto a parole mie..
Spero di esserti stata d'aiuto perché a me questo punto di vista mi ha messo proprio su un'altra prospettiva i giochi che non mi sembravano idonei per mio figlio.
Insegnante
Wow, Elisabetta,
Che risposta preziosa! Grazie mille. Capire i bisogni dietro alle azioni cambia tutto il nostro sguardo sul bambino, eh?
Questa prospettiva che mi dai mi fa capire molto meglio il perché proprio quei determinati bambini cerchino spesso il gioco delle battaglia, in questo momento.
Fantastico! Grazie di cuore
Mi interessa molto questo tema, perchè anche mia figlia quando giochiamo o gioca ha iniziato spesso a dire ti sparo, ti uccido e frasi che mi colpiscono molto. Ho sempre pensato le riprenda dalla TV, o ce le senta dire quando prestiamo poca attenzione a volte, oppure appunto dai giochi con i compagni all'asilo. Mi infastidisce quando gioca così e tendo sempre a dirle che è brutto giocare a sparare, ma leggendo i commenti forse proietto troppo le mie sensazioni e dovrei cercare di lasciarla sperimentare? Non so, ma grazie per gli spunti.
Insegnante
Grazie Federica: è sempre bello scoprire di non essere l'unica ad avere certi dubbi! (Un sospetto mi era venuto, di essere esagerata... Eppure la domanda continuava a sorgermi!). Anche io sto cambiando molto prospettiva leggendo i commenti. Che ventata d'aria fresca!
Ciao Chiara,
anche io mi sono chiesta spesso queste cose osservando mio figlio (4 anni) o i miei bimbi agli scout (8-11 anni).
Ti lascio di seguito alcune mie riflessioni, un po’ a flusso di coscienza.
-Osservo che i bimbi ripetono nel gioco cose che vedono e sentono. Se sono esposti a tv (cartoni, notizie, film) che parlano di guerra o battaglie, è molto probabile che loro giochino a questo. Il gioco aiuta loro a rielaborare la realtà. (Come quando devi andare dal pediatra e poi per qualche giorno il bimbo gioca a visitarti).
-il gioco che spesso è pericoloso all’interno, all’esterno in natura più probabilmente assume una forma meno pericolosa e più creativa (costruzione di fortini, strategia, accordo in gruppo, questo soprattutto tra i bimbi più grandi).
Con mio figlio e i suoi amici propongo quindi spesso di spostarsi all’esterno quando il gioco che stanno facendo all’interno sta diventando pericoloso.
-Nel tempo poi sto cercando di prendere distanza dall’idea che ho io da adulta di guerra (e le sue drammatiche conseguenze) e invece quello che vedo fare ai bimbi. Il modo in cui loro giocano ha davvero poco a che vedere con la vera guerra o con il voler davvero sparare a qualcuno.
Infine vorrei raccontarti un aneddoto di famiglia che allarga ulteriormente lo sguardo. Quando mio fratello era piccolo (più o meno l’età dei tuoi bimbi a scuola) girava spesso completamente armato per casa: fucile e arco a tracolla, pugnale e sciabola infilate nei pantaloni. Un giorno, dopo essersi armato di tutto punto, dice a mia mamma: “adesso sono pronto per scendere in cantina!”. Questa cosa mi ha fatto molto riflettere. Lui utilizzava le armi per sentirsi sicuro e affrontare le sue paure!
Spero di esserti stata utile e grazie per aver aperto un discorso così spinoso!
Insegnante
Ciao Silene,
Grazie, le tue parole mi hanno allargato molto lo sguardo.
Qualcosa già intuivo (il gioco simbolico come mezzo per elaborare..), ma ero molto confusa a riguardo. Mi ha colpito soprattutto questo aneddoto su tuo fratello: il gioco simbolico dell'essere "combattenti " come una via per sentirsi più forti, affrontare le proprie paure... Essere anche gli eroi della storia, uccidendo i draghi... Mi richiama alla mente i miti e gli archetipi. Insomma, forse è proprio qualcosa di catartico di cui l'essere umano ha bisogno.
E hai proprio ragione: è evidente che il loro gioco è totalmente ignaro della sua somiglianza alla vera guerra.
Grazie di cuore!
Team esteso
Ciao Chiara,
questo tema mi interessa moltissimo, proprio qualche mese fa ho assistito a questa scena in cui c'erano mia figlia Aurora (4 anni) e il cuginetto Leo (2 anni) che giocavano "alla battaglia". Osservandoli mi è venuto da pensare che (almeno nella variante che riproponevano loro) quello fosse un gioco che permetteva di riprodurre una sorta di dinamica antagonistica (si rincorrevano, si nascondevano, raramente si colpivano, il senso della battaglia era più dato dal puntarsi giocattoli che dicevano essere pistole o spade - non ricordo in questo momento). In quel momento ho preferito osservare e non intervenire, ma mi sono appuntata che la prossima volta avrei potuto suggerire qualche variante (nel linguaggio, negli strumenti usati o proprio nella dinamica del gioco). Salvo poi approfondire questo tema molto da «Cose difficili» in un altro momento o quando sarebbero arrivate le loro domande.
Non so se è chiaro il senso del mio discorso, ma se ti risuona qualcosa mi farebbe piacere confrontarci perché ammetto di non avere le idee chiarissime sul tema 🙈
Insegnante
Ciao Valeria,
Che bello, grazie per avermi condiviso il tuo punto di vista e non avermi fatta sentire sola nella confusione di fronte a questa dinamica.
Leggendo i vari commenti, mi si è aperta una visione molto più ampia sul gioco della battaglia. Alla fine la tua intuizione sembrerebbe giusta: si tratta del bisogno di creare la situazione "vittorioso" e "sconfitto" e immagino ci siano varie altre sfaccettature della cosa... Ma in ogni caso è qualcosa di cui i bambini hanno proprio bisogno.
Se hai voglia, leggi gli altri commenti: per me sono stati preziosi.
Un abbraccio!
Team esteso
Ho letto, interessantissimi i punti di vista emersi!
Mi sono anche ricordata da cosa era nata la mia intuizione: i bambini che osservavo io giocavano anche a "scambiarsi il ruolo", dicendosi tipo: "ok, adesso tu fai quello che perde e io sono quello che vince". Evidentemente è proprio una dinamica che hanno bisogno di esplorare. Ora ovviamente mi si è aperto un mondo e mi è venuta voglia di approfondire mille cose 😂
Insegnante
Anche a meee! 🤩
Team La Tela
Ciao Chiara, grazie di questa domanda che arriva "dall'altra parte", quella delle insegnanti che come noi genitori vedono queste dinamiche e si fanno le domande. Questo perché è una domanda che mi sono fatta anche io da mamma ascoltando i racconti delle mie figlie quando tornano da scuola o vedendole a volte giocare tra di loro imitando quegli stessi giochi.
Come te faccio fatica a darmi le risposte e mi sembra di provare le tue stesse emozioni, un po' mi piange il cuore, un po' ricordo con un sorriso dei giochi che facevo da piccola con i miei fratelli, un po' capisco che per loro è un gioco e un po' mi chiedo se non si possano fare giochi anche diversi da questi.
Non ho ancora un'opinione, spero che qualcuno abbia qualche spunto per noi.
Insegnante
Grazie Miriam! Mi fa bene sapere che condividi le mie domande. 🙏