Disaccordo con altro genitore su modalità educative
Ciao a tutti,
io volevo sapere come gestite eventuali disaccordi con l'altro genitore su modalità educative.
Diciamo che complessivamente siamo in linea ma io mi sono molto nutrita in questi anni di approfondimenti, podcast, corsi, perchè mi ha proprio preso molto il percorso dei bambini, pur non rimanendo "estrema" nelle scelte educative (ovvero non ho un indirizzo specifico ma più basato su principi generali di accoglienza ed educazione gentile). L'altro genitore non è interessato ad approfondire, spesso mi giudica "esagerata" o professoressa se intervengo; ammetto che in questi anni nonostante mi reputasse così si è molto più allineato su principi di base alle mie modalità. tuttavia rimane motivo di scontro e di disistima quasi. Come si fa a un certo punto quando non puoi ottenere di più?
E poi.. a volte mi viene il dubbio di essere molto accogliente (specie con un bambino altamente sensibile) e di offrire poche occasioni di allenamento alla frustrazione che invece è fondamentale che colga: cosa potrei fare? in che modo, con esempi concretissimi, si può allenare alla frustrazione un bambino dai 3/4 anni?
E poi.. mio figlio quando è sregolato non ama la verbalizzazione. tuttora a 4 anni non gli viene quasi mai da dire, anche quando poi torna in sè, "sono arrabbiato", nonostante io cerchi di trasmettergli che va bene essere arrabbiati, che si è arrabbiato, che non si usano le mani e non si urla però. Ma come posso allenare lui a esprimere le sue emozioni anche verbalmente? Ha senso che me lo aspetti a 4 anni?
Grazie!
Team esteso
Ciao carissima,
innanzitutto ti mando un grande abbraccio virtuale: le tue parole (soprattutto sul disaccordo di coppia) avrei potuto scriverle io.
Un paio di input random su questo primo tema:
- Hai provato a chiedergli nello specifico quali sono i tuoi comportamenti che lo portano a definirti come "professoressa"? Quando io l'ho chiesto a mio marito ho notato che in effetti a volte agisco e gli parlo con la pretesa quasi di "volerlo educare". Accogliere le sue emozioni mi ha aiutato a riflettere e a lavorare su alcune mie modalità di comunicazione che non erano proprio il massimo (non è la soluzione a tutto, ma aiuta nel confronto).
- Avete considerato di intraprendere un percorso insieme (ad esempio di parent coaching) per riflettere sul vostro approccio comune all'educazione di vostro figlio? Credo sia un bel modo di condividere sia le fatiche della genitorialità ma anche del tempo di qualità e crescita. Magari potresti provare a proporlo.
Mi tocca da vicino anche il punto sulla frustrazione. Rosalba ha già scritto ciò che ti avrei consigliato anche io, ma vorrei aggiungere un pezzettino. Hai mai provato a riflettere sul perché non lasci a tuo figlio occasioni di sperimentare frustrazione? Per me questo tipo di ragionamento fa tutta la differenza ed è un presupposto importante per ragionare su cosa posso fare poi, nel concreto, per evitare i miei interventi.
Ad esempio, ultimamente ho notato che non intervengo tanto per stanchezza (cosa che succedeva spesso un tempo) ma perché tendo a riflettere la mia storia personale di bambina (e adolescente) su mia figlia. Mi ritrovo a provare dispiacere al pensiero che possa sentirsi non in grado di fare qualcosa e magari rinunci... proprio come succedeva a me, quando la bambina ero io. Prova a fare questo piccolo esercizio (magari aiutandoti con la scrittura), può essere interessante. Magari emerge qualche consapevolezza in più e mettere in pratica tutti i suggerimenti più concreti diventa un po' meno difficile.
Ti faccio un grande in bocca al lupo 💕
Team La Tela
Ciao cara 💜
Il disallineamento con l'altro genitore è un capitolo grande e faticoso per molte famiglie.
Occorre davvero un grande lavoro, di ascolto e comprensione, che va avviato da parte di entrambi.
All'interno del Percorso per educare a lungo termine ci sono molti contenuti dedicati proprio a questo argomento, possono esserti utili e quindi ti lascio qui sotto alcuni link (e ne trovi tanti altri nella categoria Relazioni Adulte):
- Come coinvolgo il/la partner nel mio metodo di educazione?
- Come avviare una conversazione costruttiva con il\la partner
- Impara «come» litigare (esercizio)
- La parola a Elisa Pella: il conflitto in famiglia
Per quanto riguarda invece il tema dell' «allenamento alla frustrazione»: in che senso pensi che il tuo essere accogliente non lo renda resiliente? Puoi fare un esempio concreto?
In realtà essere accoglienti non significa «aggiustare» o provare ad aggiustare quello che non va, ma piuttosto stare vicino ai nostri bimbi in modo empatico, facendoli sentire visti e capiti nei loro momenti di disregolazione/rabbia/tristezza/frustrazione.
Se il tuo bimbo è frustrato, la tua presenza può aiutarlo a sentirsi compreso, ma non nel senso di provare ad annullare la sua frustrazione.
Ti faccio un esempio: se mia figlia si sta frustrando perché non riesce a costruire il Lego secondo le istruzioni, magari le dico che mi dispiace, o che anche a me da piccola capitava di arrabbiarmi quando non riuscivo a fare un gioco come avrei voluto.
In questo modo accolgo la sua frustrazione, ma non vado ad annullarla.
Non mi sostituisco a lei, ad esempio costruendo al suo posto, a meno che non mi chieda lei stessa un aiuto, e in quel caso la aiuterei ma le direi anche che magari tra qualche tempo potrà riprovare da sola, che occorre un po' di allenamento oppure basterà crescere un po' e tutto diventerà più semplice.
Non so se già lo hai visto, ma ti lascio qui un reel in cui Carlotta parlava proprio di questo (nel reel si parla di non aggiustare il dolore, ma vale anche per la frustrazione 😉).
Infine, ecco alcuni spunti interessanti nel Percorso:
- Un mantra per aiutare a tollerare la frustrazione
- Due esercizi pratici per aiutare a gestire la frustrazione
- Perché è importante insegnare a tollerare la frustrazione
Un abbraccio 💜