Farsi carico delle proprie emozioni
Ciao a tutti.
Mi sto ponendo da un po’ una domanda.
Provo ad essere sintetica: in genere evito frasi come “se non mangi sono triste”, “se non riordini mi arrabbio”… sono frasi che non ho mai sentito dentro di me, quindi per me è stato semplice non pronunciarle.
Ultimamente però, il mio bimbo (3 anni), dopo momenti di fatica a scuola (tipo quando a volte lo mettono in punizione), ma anche in molte altre circostanze, letteralmente mi picchia! Calci, graffi, schiaffi… a volte mi fa anche male.
Quando è molto nervoso cerco di lasciarlo sfogare liberamente cercando solo di non farmi male.
Successivamente, gli spiego che è non è bello picchiare le persone e che se mi picchia sono triste.
Lui mi ha chiesto il perché della mia tristezza. Gli ho risposto che mi fa male e mi provoca dolore.
Gli ho anche spiegato che se mi abbraccia o accarezza provo gioia.
Beh, ora mi sto chiedendo, in questo preciso ambito, è giusto questo mio approccio o potrei agire in maniera migliore?
Grazie ✨
Team La Tela
Ciao Giusy! Ti rispondo al volo per lasciarti una riflessione:
Cercherei, forse, di non associare le tue emozioni ai suoi comportamenti, in modo che non impari ad agire in base alle emozioni altrui (e quindi a prendersene la responsabilità).
Trovo che sia importante dire “Ahi questo mi fa male, è il mio corpo” e tenergli gentilmente ma fermamente i polsi per fargli capire che picchiare te non è un’opzione. Credo sia anche lecito allontanarsi fisicamente se non smette e dirgli “Sono qui per te, ma non posso stare vicino a te se fai male al mio corpo”, per rafforzare il messaggio che il corpo (proprio o altrui) va rispettato.
Ti ritrovi in quello che scrivo? Ha senso per te?
Ciao Carlotta! Beh, sulla seconda parte… si mi ritrovo… trovo sia giusto.
È sulla prima che onestamente faccio difficoltà, ovvero: “Cercherei, forse, di non associare le tue emozioni ai suoi comportamenti, in modo che non impari ad agire in base alle emozioni altrui (e quindi a prendersene la responsabilità)”
Anche su questa parte mi ritrovo, ma nonostante corso, podcast, copioni, etc… faccio fatica.
Ammetto di andare in difficoltà su alcune parti dell’educazione a lungo termine… ho difficoltà ad integrarle, sento che non sono ancora parte di me, arranco e spesso sono sicura di “sbagliare”… nel senso che penso, delle volte, pur di non cadere nell’educazione tradizionale, di eccedere nel senso opposto.
Non so se sono riuscita a spiegarmi.
Il percorso è lungo, e finché non lo sentirò davvero parte di me, finché non lo avrò integrato, credo per me continuerà ad essere macchinoso.
Beh… mi do tempo… vediamo come procede… nel dubbio… scrivo qui.
Grazie ☺️
Team La Tela
Come ti capisco! È un processo lunghissimo e ci sono alcuni meccanismi che è davvero difficile rimuovere o cambiare. Quindi darci tempo, continuare a provarci e quando non ci riusciamo parlare con i nostri bambini credo sia davvero tutto ciò che possiamo fare.
Credo che il concetto «non prenderti la responsabilità delle mie emozioni» sia difficile perché siamo cresciuti con frasi come «se non mangi tutto mamma è triste», che ci fanno dipendere dalle emozioni altrui e scegliere di comportarci in base a quelle, non perché abbiamo la capacità di scegliere chi siamo. Non è semplice nemmeno da spiegare. ☺️
Per questo, quando e se noto che attacco una mia emozione a un loro comportamento, provo a spiegare che non voglio che sia così: «Le mie emozioni non sono tua responsabilità; non usare le mani per comunicare è tua responsabilità». Così piano piano i nostri bambini imparano che certi comportamenti non sono gentili né accettabili a prescindere da come fanno sentire gli altri: scelgono di non farli perché scelgono che persona vogliono essere, non solo per il senso di colpa di aver causato un’emozione triste.
Anche leggere e rispettare le emozioni altrui è importante, ovviamente, ma quello lo insegniamo già in tanti modi, partendo dal creare un vocabolario delle emozioni e aiutandoli a gestire le loro proprie emozioni. 💜
Che bella riflessione…anche a noi capita che nostro figlio (quasi 2 anni) tiri morsi o ci tiri i capelli (di solito quando è eccitato o fa una cosa che lo “carica”) e stiamo cercando di fargli capire come deviare il bersaglio sui peluche perché quando lo fa su di noi proviamo dolore.
Gli sto ripetendo quando succede: “capisco che tu abbia voglia di tirare dei morsi e che per te sia un gioco, ma se mi mordi io sento dolore. Quando hai bisogno mi dici MORSO e io ti passo un peluche”.
È uno dei casi in cui sto prendendo molto spunto dal percorso della Tela (anche per le parole che uso).
Grazie
Giusy F.
per lo spunto 🙏🏻
Team La Tela
Cara Giusy, penso che esternare le tue emozioni sia valido e giusto (sia per te che per tuo figlio) 💜
Spiegare al tuo bimbo il motivo per cui sei triste non equivale a caricarlo della responsabilità di renderti felice (come nelle classiche frasi "se non riordini mi rendi triste"), ma metterlo di fronte alla realtà di un rapporto causa effetto che oggettivamente dipende dal suo comportamento.
Piuttosto, nei momenti in cui sfoga la propria disregolazione, anziché lasciarlo fare proverei a contenerlo, nei limiti del possibile, e a proporgli modalità alternative di sfogarsi (colpire un cuscino ad esempio).
Quando è calmo potresti provare a spiegare che non puoi lasciare che colpisca te perché è pericoloso e fa male, e che quindi se dovesse ricapitare tu lo bloccherai per questa ragione.
Ti abbraccio e spero che questa fase passi presto 💜
Grazie Rosalba. Mi hai chiarito alcune cose… la tua risposta mi è stata molto utile.
Riguardo il colpire il cuscino, ho usato questa “tecnica” in passato… ma ultimamente non stava funzionando… ho notato che se è molto arrabbiato io funziono meglio del cuscino.
Sono d’accordo in linea teorica con quello che dici. In pratica mi sono effettivamente ritrovata a lasciarlo colpire me per sfogare la sua rabbia. Dopo i colpi spesso avviene la confessione del motivo e torna normale.
Premetto che sono situazioni rare… adesso, ad esempio, è tutto molto più tranquillo…
Rifletto su quanto mi hai detto.
Ti abbraccio, è sempre un piacere leggerti