Scuola infanzia: etichette
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Buongiorno teliste e telisti,
a gennaio ci sarò il primo colloquio uno ad uno con le educatrici della scuola dell'infanzia e sto cercando di arrivarci con le idee più chiare possibili. Purtroppo sono molte le cose che non vanno, soprattutto a livello di comunicazione scuola-famiglia.
Mia figlia frequenta una classe eterogenea per età e le educatrici tendono a suddividere i bimbi in piccoli, medi e grandi anche come attribuzione al nome.
Ad esempio ci sono 3 bimbi con lo stesso nome e c'è quindi ad esempio Paolo piccolo, Paolo medio e Paolo grande. Anche quando parlano con noi non parlano mai di bimbi al primo anno, secondo o terzo ma sempre di grandi medi e piccoli. Sto notando che questo influisce molto sul come i bimbi si relazionano tra di loro.
Vi riporto alcune cose tipo "Non ho amiche perchè sono tra i piccoli", "Questa cosa tu non la puoi fare con me perchè sei piccola" etc etc.. A una mia prima segnalazione, devo dire lanciata lì senza costruire bene il discorso mi hanno liquidata con un è più comodo così e si escluderebbero comunque l'un l'altro è questione di età. Come affrontarle in maniera costruttiva?
Inoltre da quando frequenta l'infanzia ha sempre più bisogno di approvazione da parte degli adulti, chiede conferma "Sono stata brava?", "Ma è bello?", "Non mi dici brava?", "Sto buona adesso". Le educatrici utilizzano le parole brava e buona spessissimo (nei giorni dell'inserimento, ho provato a farlo notare ma ovviamente mi hanno liquidato come se non fosse rilevante). Quando le sento dire queste frasi, mi sale una gran rabbia, è come se tutto il lavoro che facciamo a casa venisse spazzato via dalle 9 lunghe ore che lei passa a scuola tutti i giorni. È una frustrazione tutta mia? Come farmi ascoltare dalle educatrici?
Il cambio scuola purtroppo non è un opzione facilmente e praticabile, inoltre non avendo possibilità di scelta sulla sezione di assegnazione, si rischia sempre di cadere dalla padella alla brace.
Sono sempre stata un forte sostenitrice dell'educazione pubblica e della scuola pubblica, ma devo dire che in questi primi tre anni di confronto mi ha fortissimamente deluso. È una frustrazione tutta mia?
Team La Tela
Ciao Alessandra! Stavo rispondendo a qualche conversazione e sono ricapitata su questa: come va a distanza di oltre un anno? È cambiato (migliorato o peggiorato) qualcosa?
PS. Spero che stiate bene, ricordo sempre con grande affetto i giorni passati insieme!
Ciao Carlotta, che bello sentirti.
Purtroppo sul fronte scuola non porto buoni feedback. La situazione con le insegnanti nella gestione del quotidiano è difficile e c'è poca volontà di collaborare. Sono molto scoraggiata . Prima di proseguire vorrei chiarire che sto parlando della mia scuola e delle nostre insegnanti, sono sicura che non è così per tutti.
Tutto va bene finché noi genitori ci adeguiamo alle loro richieste, se manifestiamo invece qualche esigenza più concreta che va al di là della banale richiesta logistica tipo non fatela dormire oggi che esce presto ad esempio, diventa difficile e rimane inascoltato. Ti potrei fare mille esempi "mi informate sul vostro programma per la festa del papà così preparo la bimba?" zero risposte, "la bambina mi ha fatto presente che i bimbi/e al bagno si fanno gli scherzetti e lei è a disagio non sa come comportarsi" risposta la bimba ride non c'è disagio (risata come meccanismo di compensazione per loro è una mia invenzione), "c'è stato detto che delle bambine escludono altre perchè non si vestono abbastanza da femmine" altra risposta banale etc etc . In riferimento a quest'ultimo punto ti dico solo che proprio stanotte ha avuto un lunghissimo incubo in cui non voleva mettere le scarpe nere da trekking (che lei adora) dicendo che il nero le fa schifo e il nero non è da femmina e tra le lacrime urlava toglimele toglimele (stavo li di fianco che la accarezzavo senza poter fare altro e nel frattempo mi si spezzava il cuore). Sono veramente scoraggiata, avevo anche pensato di cambiarle scuola (chiarisco che parlo di scuola pubblica) ho fatto gli open day per capire cosa c'era intorno a noi ma il salto dell'ignoto mi ha trattenuto e la situazione a dicembre non era così grave. Non si ha nessun controllo su quale scuola poi si viene ammessi e in che classe assegnati.
Che dire, ormai a casa è tutto un faticosissimo lavoro a riparare più che a costruire e sono esausta. Il momento top delle mie giornate è scoprire quale sarà il trigger che farà scattare la crisi all'uscita di scuola con la quale butterà fuori tutta la frustrazione accumulata nella giornata. E a parole trovo molta solidarietà tra gli altri genitori, ma nei fatti poi c'è solo molta superficialità che mi fa rabbia e tristezza.
Vedere come cambia la mia bimba dopo che si è "disintossicata" dalla scuola per qualche giorno è disarmante, quando sta anche pochi giorni a casa con me o i nonni è più calma, fantasiosa, la sua proprietà di linguaggio migliora, migliora la sua concentrazione e anche la capacità di esprimere le proprie tristezze e frustrazioni.
Quando si capirà che la buona scuola può fare miracoli e la cattiva scuola può fare danni incredibili? quando si accetterà che i bambini sono persone con paure, desideri, necessità, idee e pensieri propri? quando sarà il momento per cui si lasceranno a casa le generalizzazioni e si capirà che ognuno di noi è unico al mondo e quella diversità ci rende speciali non soli? E' possibile che il rapporto tra alunni, genitori e insegnanti sia ancora così segnato da una gerarchia non dialogante tra i soggetti coinvolti?
Mi ripeto perché sono sicura che lì fuori ci siano scuole e insegnanti differenti, aperte, accoglienti, preparate, gentili e soprattutto estremamente professionali, tutto questo è frutto della mia personalissima esperienza.
A tutto questo però va aggiunto che piccoli fari di luce ci sono. Nella loro classe quest'anno c'è un'insegnante di sostegno che sta avvicinando i bimbi all'arte con laboratori specifici sui principali pittori (le ho dato anche il link a La tela Teachers chissà se si è iscritta) e nel suo piccolo sta facendo moltissimo. Spero tanto ci sia anche l'anno prossimo.
Carlotta
grazie per avermi ascoltato e per gli strumenti che mi hai trasmesso, la me di qualche anno fa non avrebbe saputo cogliere neanche la metà dei segnali che mia figlia mi sta lanciando.
P.S. Tea spesso mi chiede dove sono adesso Oliver ed Emily i bimbi "avventurosi" e vi seguiamo sulla mappa del mondo, sognando il nostro prossimo viaggio. Un bacio a tutti
Ciao Alessandra e grazie Carlotta!
Eccomi!
Innanzi tutto...questo racconto rievoca in me la situazione vissuta circa due anni fa, quando mia figlia Cora ha iniziato a frequentare la scuola dell'infanzia (da molti chiamata ancora "scuola materna", e già ci sarebbe da scrivere volumi solo su questo!).
Mi ritrovo con molte parti di quello che scrivi: l'etichetta della "piccola" faceva andare in crisi Cora, che ha anche iniziato a chiedere conferme sul fatto di essere anche lei "brava" e "educata" (parole che noi cerchiamo di usare con il contagocce).
Per questo tipo di comunicazioni, chiedere un colloquio individuale con le educatrici/gli educatori è un buon punto di partenza. Parlare nei tempi concitati dell'apertura e chiusura della scuola o in riunioni con altri genitori potrebbe rendere meno efficace la nostra comunicazione (difficile scegliere le parole nella fretta o in un fugace intervento di gruppo...). Inoltre, chi ci ascolta potrebbe essere meno predispost* a un dialogo aperto e profondo in contesti del genere (e potrebbe mettersi sulla "difensiva").
Nel colloquio individuale potresti utilizzare proprio la traccia del feedback a panino, mettendo il focus unicamente su come vi sentite voi e come si sente vostra figlia a riguardo; ad esempio:
"Ci è piaciuto il nome che avete scelto per la classe (parte positiva in apertura).
Abbiamo notato che i bimbi vengono chiamati piccoli-medi-grandi a seconda dell'anno di frequentazione della scuola. La nostra bimba ci è sembrata un po' in difficoltà rispetto al fatto di essere chiamata spesso "piccola"; noi siamo abituati a sottolineare come ciascun bambino è competente a ogni età e che tutti possiamo imparare da tutti (parte negativa/feedback).
Ci piacerebbe sapere se sia possibile usare un altro modo per chiamare i bambini, magari da decidere insieme in una riunione di brainstorming di gruppo; siamo aperti e propositivi su questo! Che ve ne pare?" (parte positiva in chiusura + proposta di cambiamento).
Come ti suona? Qui ho mescolato un po' la struttura del feedback a panino con quella del modello DESC (Describe, Express, Specify and Consequences).
Sono qui per te!
Martina
Grazie mille Martina. Dovrò esercitarmi un pochino, perchè tendo sempre ad andare dritta al punto che reputo centrale nella conversazione, non mi viene naturale costruire un dialogo più accogliente. Avere una traccia da seguire è estremamente di aiuto.
Con le maestre devo dire che mi sono un pò arresa sono molto legate ai loro schemi e metodi, cerco di tirare il meglio che si può dalla situazione che abbiamo. Il loro approccio nei confronti dei bambini ha moltissimi aspetti positivi su cui concentrarsi e da valorizzare. Speriamo che l'utilizzo di una diversa modalità comunicativa apra qualche spiraglio in più.
Team La Tela
Ciao Alessandra! Ricapito qui per caso e mi è venuto in mente che questo suona come una conversazione in cui la nostra
Martina Righetti
potrebbe aiutarti (per il futuro): su questo reel abbiamo parlato della tecnica del feedback a panino. :-)
Eccomi, che bello trovare questo messaggio al rientro dalle vacanze (abbiamo fatto un grande detox tecnologico). Grazie per il consiglio, cercherò di farne tesoro.
Ciao Alessandra, ti rispondo perchè il tema della scuola dell'infanzia è per me caldissimo: non ho trovato per nulla un riscontro positivi, nè nel pubblico, nè nel privato. non mi piace, per nulla. sicuramente esisteranno alcune perfette, infondo dipende tutto dalle educatrici, ma ti posso solo dire che fai bene a mettere in dubbio la scuola in quanto istituzione: non è aggiornata al 100% e possono fare anche loro degli errori.
Io posso dirti cosa credo farei al tuo posto: leggo che non ti è possibile cambiare scuola, ma davvero non è possibile? Riesci a darti un altra occhiata intorno? Poi userei le occasioni che mi si presentano per 'addrizzare' il tiro, sottolineando che magari non bisogna essere sempre bravi ed ubbidienti, che va bene uscire dalle righe ecc... come dici tu 9 ore sono tante. potresti anche proporre un colloquio con le educatrici presentando il problema?
ti faccio un grande in bolla al lupo!
Ti ringrazio per il sostegno. Purtroppo sulla scuola comunale a Roma ci sono molti vincoli, quindi l'eventuale passaggio ad altra scuola è sempre un terno a lotto, non sai mai se effettivamente ti assegneranno la scuola chiesta o alla sezione che più ti è affine. Inoltre hanno cambiato tutti gli educatori pedagogici il 1 gennaio, quindi difficile capire che strada seguirà ogni scuola. L'alternativa sono alcune private, a cifre che però non rientrano nel nostro budget e che comunque non sempre sono la soluzione al problema.
Domani c'è il colloquio, vediamo cosa ne viene fuori. Per non perdere il filo mi sono fatta una lunga lista di questioni che voglio affrontare, ma per non essere dispersiva devo raggruppare in macro temi, altrimenti rischio di non ottenere nulla.
Ambassador
Ciao Alessandra, com'è andato il colloquio? facci sapere se ti va
un grande abbraccio