La morte spiegata a bambini e ragazzi. Book club con Elvira Ripamonti
Ciao telistə!
In questo book club vi portiamo un libro su un tema importante che, come adulti, facciamo spesso fatica a navigare: la conversazione sulla morte con nostrǝ figliǝ.
Il libro è La morte spiegata a bambini e ragazzi, di Elvira Ripamonti, psicologa e psicoterapeuta che si occupa di accompagnamento nel lutto e delle conversazioni difficili con bambini, ragazzi e famiglie.
Questo libro e del lavoro di Elvira è che si sviluppano in una direzione che su La Tela condividiamo profondamente: i bambini non vanno «protetti» dalle verità scomode e il silenzio spesso spaventa più della verità stessa.
Moltǝ di noi sono cresciutǝ in famiglie in cui la morte era qualcosa di cui non parlare. Si abbassava la voce, si cambiava discorso, si usavano parole confuse come «si è addormentato per sempre», «è andata via», «è mancato». E così abbiamo imparato che il dolore va nascosto, che alcune domande sono considerate troppo scomode e che certe emozioni vanno «aggiustate».
Questo libro invece apre la porta a una possibilità diversa: imparare a stare nella conversazione della morte senza fuggirla. Imparare che possiamo accompagnare bambinə nel dolore, nella perdita, nella paura, magari anche senza avere tutte le risposte. E che ciò di cui hanno più bisogno è non sentirsi solə dentro a quello che provano.
È un libro pieno di strumenti concreti, esempi e riflessioni su come parlare della morte, del lutto, della malattia, della paura e dell’assenza con onestà e chiarezza.
Insieme a Elvira esploreremo il libro, le domande che solleva e il modo in cui queste conversazioni possono trasformarsi, nelle famiglie, da tabù a momento di connessione.
mentre aspetti la diretta, se hai l'abbonamento a Tutta La Tela, puoi anche andare a vedere la nostra guida anti tabù:
Ti aspettiamo su La Tela! 💜
Due note sui nostri book club
- Lasceremo spazio alle vostre domande: potete farle in diretta o lasciarle qui sotto nei commenti.
- I nostri book club sono gratis e aperti a tuttə e non verranno registrati. Li abbiamo pensati come una tappa della presentazione del libro. Vi invitiamo a tenere accesa la telecamera per creare quell'atmosfera.
Buongiorno,
sono Tiziana, mi sento molto frastornata perchè due giorni fa ho avuto la notizia che un compagno di scuola di mio figlio (5° primaria) ha avuto un grave incidente ripotando frattura della parte posteriore del cranio. Attualmente è in coma farmacologico, ha subito un operazione d'emergenza. Il problema è che mio figlio per il momento si è chiuso e mi ha espresso il desiderio di non volerne parlare. Lo rispetto, ma a scuola non so ancora come hanno affrontato il discorso. Finalmente domani dovrei parlare con le maestre e capire. Una cosa che non mi è piaciuta affatto: hanno "sospeso" la recita di fine anno e la cena per salutare le maestre. Posso capire la cena, ma la recita; non poteva essere un modo per celebrare il percorso di questi 5 anni insieme, di vita con divisa. Il bambino fortunatamente è ancora in vita, mi auguro che si riprenda al meglio, anche se so che la vita è fragile, ma qui mi sembra che lo diano per morto. La morte fa parte della vita, in qualche modo è anche necessaria per dare un senso, una dimensione alla vita stessa. Credo.
Non so cosa pensare, avete qualche indicazione, suggerimenti? Grazie
Cara Tiziana,
quello che descrive è una situazione molto delicata e comprendo bene il senso di smarrimento che sta vivendo.
Per quanto riguarda suo figlio, il fatto che per ora non desideri parlarne non mi preoccuperebbe particolarmente. Quando accade qualcosa di improvviso e traumatico, alcuni bambini sentono il bisogno di raccontare subito, altri invece preferiscono prendersi del tempo, osservare, elaborare in silenzio e avvicinarsi gradualmente all'argomento. Il fatto che le abbia espresso chiaramente il desiderio di non parlarne è già una forma di comunicazione. Credo che la cosa più importante sia continuare a fargli sentire che lei è disponibile ad ascoltarlo ogni volta che ne avrà bisogno, senza forzarlo.
Riguardo alla scelta della scuola di sospendere la recita e la cena, prima di esprimere un giudizio attenderei di comprendere meglio quali motivazioni abbiano guidato questa decisione. A volte provvedimenti di questo tipo non nascono dall'idea che il bambino sia destinato a morire, ma dal tentativo — più o meno condivisibile — di dare spazio all'impatto emotivo che un evento così grave ha avuto sull'intera comunità scolastica.
Personalmente penso che, nelle situazioni di crisi, sia importante trovare un equilibrio tra il riconoscere il dolore e il continuare a vivere. Celebrare il percorso di questi cinque anni insieme non sarebbe necessariamente stato in contrasto con la preoccupazione e l'affetto per il compagno ferito. Anzi, in alcuni casi i rituali condivisi possono rappresentare un modo per sentirsi uniti e attraversare insieme anche momenti molto difficili.
Credo però che il nodo centrale, in questo momento, non sia tanto la morte quanto l'incertezza. Questo bambino è vivo, ma è gravemente ferito. Non sappiamo ancora quale sarà il suo percorso di ripresa. Restare in questo spazio di attesa, senza negare la paura ma senza anticipare scenari che ancora non conosciamo, è probabilmente il compito più difficile per tutti: genitori, insegnanti e bambini.
Domani il confronto con le maestre le permetterà certamente di comprendere meglio come la situazione sia stata affrontata in classe. Nel frattempo, continui a offrire a suo figlio una presenza calma e disponibile: spesso i bambini hanno bisogno di sapere che le domande possono essere accolte quando arriveranno, non necessariamente nel momento in cui gli adulti se le aspettano.
Un pensiero affettuoso va naturalmente a questo bambino, alla sua famiglia e a tutti i compagni che stanno vivendo un'esperienza così difficile e inaspettata.
Grazie mille, le sue parole mi hanno avvolto come in una calda coperta dove potermi rifuggire in sicurezza. Un abbraccio. Tiziana