In salotto con Teresa Potenza: essere genitori nell'era dell'IA
Abbiamo la paura sbagliata!
Dovremmo avere paura dell'intelligenza artificiale?
Come possiamo accompagnare i nostri figli in un mondo in cui questi strumenti sono già presenti nelle loro vite?
Durante questa diretta, Carlotta e Teresa Potenza hanno risposto a queste domande partendo da una premessa: l'intelligenza artificiale non è un tema del futuro – è già nelle nostre famiglie.
Moltǝ ragazzǝ la usano già per studiare, fare ricerche o trovare risposte; sempre più strumenti digitali la integrano automaticamente. Proprio per questo, il punto non è decidere se esisterà o meno nelle vite di nostrǝ figliǝ, ma capire come accompagnarlǝ a costruire un rapporto consapevole con questa tecnologia.
Abbiamo paura di ciò che non conosciamo
Le paure che ruotano intorno all'intelligenza artificiale sono comprensibili. È un processo che si è ripetuto ogni volta che una nuova tecnologia ha fatto il suo ingresso nelle nostre vite: dalla scrittura stessa fino a internet.
La questione, però, non è decidere se avere o meno paura dell’intelligenza artificiale. La vera sfida è capire come accompagnare noi stessi e i nostri figli in questo cambiamento, sviluppando gli strumenti necessari per comprenderlo e navigarlo con consapevolezza.
L'intelligenza artificiale è uno specchio (e un amplificatore)
Un concetto che ha attraversato tutta la nostra conversazione è quello dell'amplificatore: l'intelligenza artificiale non crea dal nulla, amplifica quello che c'è già.
Se i nostri figli non sono abituati a venire da noi genitori quando qualcosa non va (e se quando lo fanno si sentono giudicatǝ, inadeguatǝ, sbagliatǝ) l'intelligenza artificiale rischia di diventare un alleato molto più «allettante»rispetto a noi.
Quando una persona fa fatica, quello che trova sull'IA è una soluzione rapida; quello che invece trova da noi, se abbiamo costruito la relazione, è una persona capace di stare con loro in quel momento, di accogliere e «tenere in mano» il loro dolore senza cercare di risolverlo.
Il learning space: come imparare a stare nella fatica può aiutare
Il learning space è lo spazio di apprendimento: imparare qualcosa (da zero o per continuare a perfezionarlo) è faticoso. È uno spazio in cui abitano frustrazione, delusione, momenti di scoraggiamento. Se i nostri figli non sono abituati a stare in quello spazio, è probabile che useranno l'intelligenza artificiale per ottenere risposte in modo facile e veloce. Questo non avviene per pigrizia, ma perché il loro cervello non ha ancora imparato a tollerare quella fatica.
Questo tema si collega direttamente a un concetto fondamentale per la genitorialità: la noia. Imparare a stare nella noia significa anche imparare a tollerare la frustrazione, l'attesa, non avere una risposta immediata.
È una competenza che diventa particolarmente preziosa in un'epoca in cui molte risposte sono disponibili in pochi secondi. Ecco alcuni dei contenuti che puoi trovare su La Tela:
Il nostro esempio (anche quello scomodo)
Teresa ha raccontato un aneddoto: in prima media, suo figlio le aveva chiesto di usare l'IA per una ricerca scolastica. Invece di vietarlo, hanno esplorato insieme lo strumento: hanno verificato le informazioni, individuato errori e riflettuto su quali usi potessero essere davvero utili e quali no.
Ancora una volta: quello che conta è la relazione.
L'esempio che diamo ai nostri figli è molto importante. Se quando non sappiamo rispondere a una domanda apriamo Siri o chiediamo a Claude, non dovremmo poi stupirci se loro fanno lo stesso. L'intelligenza artificiale amplifica il nostro esempio.
Un altra cosa molto importante è mostrare i nostri errori: «Ieri sera ho fatto binge watching fino alle tre di notte e non riuscivo a smettere», «Ho aperto i social per mandare un messaggio e mezz'ora dopo ero ancora lì senza accorgermene», «Ho lavorato con l'IA pensando di velocizzare e invece sono dovutǝ ripartire da capo». Raccontarlo ai nostri figli, come esempio di qualcosa che stiamo imparando insieme, è uno strumento di consapevolezza reciproca utile e prezioso.
I lavori del futuro non presupporranno più la conoscenza, ma solo la capacità di usare l'IA?
Se è vero che alcuni compiti verranno sempre più automatizzati, ciò che farà davvero la differenza sarà la capacità di pensare, distinguere, interpretare e portare il proprio bagaglio di esperienza e conoscenza. In altre parole, non sarà sufficiente saper usare l'intelligenza artificiale: sarà sempre più importante sapere quando fidarsi, quando dubitare e quali domande porre.
Lo stesso vale per la scrittura. Se i nostri figli crescono vedendola solo come un compito imposto, è probabile che cerchino scorciatoie. Se invece imparano a viverla come uno strumento per comunicare, creare ed esprimere idee, l'intelligenza artificiale potrà diventare un supporto senza sostituire ciò che rende unico il loro contributo. Ancora una volta, la tecnologia tende ad amplificare ciò che già esiste.
🛠️ Mini - prontuario di strumenti concreti
Ecco una sintesi di alcuni strumenti utili che sono emersi durante la diretta:
Usa l'IA (prima di insegnarla). È difficile accompagnare i figli in qualcosa che non conosciamo. Possiamo allenarci ad utilizzare l'IA con spirito critico, osservando errori, limiti e incongruenze, invece di accettare automaticamente ogni risposta: questo ci aiuterà ad accompagnare i nostri figli.
Imposta confini chiari. Se i nostri figli usano l'intelligenza artificiale per le ricerche scolastiche, anziché dire: «Che ne dici se magari la prima bozza provi a farla tu?», puoi dire: «Nella nostra famiglia, la prima bozza la facciamo noi. Poi puoi usare l'IA, ad esempio per notare incongruenze». I limiti nell'era dell'intelligenza artificiale funzionano esattamente come i limiti nell'educazione.
Usa l'IA come revisore, non come autore. Un uso prezioso e responsabile è chiedere all'IA di analizzare qualcosa che abbiamo già scritto: trovare le incongruenze, segnalare le mancanze, suggerire connessioni che ci siamo persi.
Posticipa l'utilizzo. Se nostrǝ figlio fa una domanda, invece di aprire subito il telefono, proviamo a fermarci un momento e a ragionare insieme. Poi, se serve, andiamo a verificare. Questo è già un esercizio di pensiero critico.
Verifica sempre. L'intelligenza artificiale sbaglia spesso: il messaggio da portare ai nostri figli non è «Può sbagliare», ma «Sbaglia, quindi dobbiamo sempre andare a verificare».
Continua a utilizzare (anche) altre fonti. Pratichiamo l'apprendimento e la ricerca attraverso libri, biblioteche, documentari e fonti diverse, integrando eventualmente ciò che troviamo online.
Risorse di cui abbiamo parlato
Masterclass di Silvia D'amico sugli schermi + masterclass di Giulia Dall'Aglio sul primo smartphone (incluse in Tutta La Tela):
Dirette precedenti con Giulia Dall'Aglio su digitale, schermi e videogiochi:
Lezioni dedicate agli schermi nel Percorso per Educare a Lungo Termine.
Episodi del podcast Educare con calma sul primo smartphone con Giulia Dall'Aglio: